Aprite le scuole!

Le scuole forse riaprono a fine mese, oppure no. Forse saranno in presenza, oppure no. Forse i trasporti saranno sufficienti, oppure no. Mesi di discussione tra Stato e Regioni senza nessuna risoluzione; studenti ed insegnanti, giustamente, reclamano i loro diritti. Comunque tra domani ed il 1 febbraio in presenza al 50%, se i possibili ricorsi al TAR lo consentono.

Intanto non c’è fiducia tra gli studenti, come dimostra un sondaggio a cui hanno partecipato quasi 11.000 utenti di Studenti.it tra i 13 ed i 19 anni: solo il 40,6% di loro ha fiducia nel fatto che si possa tornare davvero al 75% di didattica in presenza; il 34,1% non si pronuncia mentre il restante 25,3% ritiene che si troveranno altre scuse per tenere le scuole chiuse.

Ed alcune associazioni (CNCA, Forum Disuguaglianze Diversità, Associazione Culturale Pediatri, ALI per Giocare, Centro Studi Saveria Antiochia Osservatorio antimafia (SAO), Rete I.T.E.R., Associazione Agevolando, Soroptimist Italia) hanno  scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome per chiedere il rispetto dei cittadini secondo il dettato della Costituzione italiana:

“Le conseguenze della tragica esperienza della pandemia ricadranno pesantemente sui giovani, che hanno subìto un brusco arresto nel loro naturale percorso di emancipazione dal nucleo familiare, che spesso hanno perso i loro nonni, punti di riferimento primari nella nostra società, che si troveranno a dover sostenere il peso di un debito che necessariamente oggi lo Stato deve contrarre per fra fronte alle esigenze economiche originate dalla crisi.

Riteniamo, quindi, necessario che le Istituzioni facciano ogni sforzo possibile per mitigare gli effetti di questa situazione, in primo luogo tornando a garantire pienamente il diritto alla scuola”.

Secondo le associazioni la scuola è relazione, che forma i giovani: “La scuola non è solo didattica, ma anche luogo di apprendimento collaborativo, di relazioni e di esperienze. E’ proprio questo specifico contesto relazionale che concorre a formare i giovani cittadini.

Precludere l’accesso a questo spazio avrà conseguenze pesantissime nei prossimi anni in termini di crescita del tasso di dispersione scolastica, aumento delle problematiche e patologie connesse alla fase di crescita degli adolescenti, riduzione della produttività complessiva del paese”.

La scuola ha la visione del futuro: “La scuola produce un bene essenziale per la collettività: il futuro. Lo fa, formando i cittadini che quel futuro stanno già scrivendo.

E’ un bene che dobbiamo coltivare e preservare con ogni mezzo perché sono lo sguardo e la parola dei giovanissimi che potranno indicarci la strada da intraprendere per costruire un mondo più giusto e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Solo una classe dirigente con un respiro corto può pensare che la didattica a distanza sia sufficiente per garantire la produzione di questo bene”.

Le associazioni concludono l’appello le associazioni hanno invitato le Istituzioni a realizzare ‘due azioni’:

“Equiparare la scuola superiore alle attività produttive essenziali, prevedendo che almeno il 50% delle attività sia sempre svolto in presenza (fatti salvo i casi di lockdown totale delle attività produttive).

Inserire gli studenti delle scuole superiori (compatibilmente con le fasce d’età per cui il vaccino è testato) e il personale scolastico tra le categorie prioritarie per la vaccinazione. Questa azione avrebbe una forte valenza simbolica e potrebbe contribuire a ridurre i problemi connessi ai trasporti verso le scuole”.

Inoltre sul sito di Vita.it il dirigente nazionale delle Acli, Gianluca Budano, ha sottolineato che i giovani devono essere la priorità dell’Italia: “Infanzia e giovani generazioni sono falsamente prioritarie nell’agenda del Paese; falsamente perché se ne parla spesso, ma domina la cultura dell’indifferenza travestita dalla trasversalità delle politiche, ossia dal presupposto che tutto quello che si fa tocca i minori e i giovani, per cui ogni investimento, pur non citandoli, li riguarda. Non è così…

Basta con politiche residuali per i minori o assorbite da altre in virtù di un effetto indiretto su di essi qualunque investimento si faccia. Il senso di civiltà di una nazione richiede che il diritto a vivere (e crescere bene) sia centrale, prioritario, inderogabile, riconoscibile.

Chi fa diversamente bleffa, sul proprio stesso futuro. E non scomodiamo la pandemia come alibi, perché anche in guerra, ci ricorda la storia dell’umanità, i bambini vanno protetti”.

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