Il Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli si è dimesso “per motivi di salute”. Scoppio ritardato del caso Don Euro

Il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 25 di oggi, 15 gennaio 2021 comunica: “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli (Italia), presentata da S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Santucci”.
In contemporanea, la Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli ha diffuso il seguente annuncio ufficiale: «Il Santo Padre ha accolto le dimissioni del vescovo Giovanni dal governo pastorale della Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli: le sue condizioni di salute infatti non permettono la prosecuzione dell’incarico. Lo ha reso noto lo stesso mons. Santucci, oggi venerdì 15 gennaio 2021 alle ore 12.00, al termine della riunione del Collegio dei Consultori e dei Vicari foranei, in contemporanea con l’annuncio dato dalla Santa Sede. Il Santo Padre ha inoltre nominato S.E. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo emerito di Piacenza-Bobbio, come Amministratore apostolico durante la sede vacante. (…) A lui il saluto e il ringraziamento per questi anni di intenso apostolato».
Per davvero, è scritto così! “Motivi di salute” e “anni di intenso apostolato”… vedremo.

Mons. Giovanni Santucci (Pietrasanta, 14 maggio 1949), Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli dal 19 maggio 2010 fino al 15 gennaio 2021, quattro anni dopo che scoppiò il caso Don Euro.

Giovanni Santucci è nato a Pietrasanta il 14 maggio 1949. Frequenta il seminario in classe con Giovanni Paolo Benotto, attuale Arcivescovo metropolita di Pisa. Riceve l’ordinazione presbiterale il 28 giugno 1974 dall’Arcivescovo Benvenuto Matteucci per l’Arcidiocesi di Pisa. Fino al 1981 esercita il suo ministero come viceparroco di Vasco Giuseppe Bertelli (poi Vescovo di Volterra) presso la Propositura dei Santi Jacopo e Filippo a Pontedera ricevendo poi l’incarico di Parroco di Maria Ausiliatrice a Marina di Pisa, incarico che manterrà fino al 1989 quando è nominato Rettore del Seminario arcivescovile di Pisa. Nel mese di giugno del 1995 è nominato parroco della Collegiata di San Martino a Pietrasanta. Il 28 ottobre 1999 Papa Giovanni Paolo II lo nomina Vescovo di Massa Marittima-Piombino. Riceve la consacrazione episcopale il 5 dicembre 1999 dal Vescovo Gualtiero Bassetti, suo predecessore, co-consacranti gli Arcivescovi Gaetano Bonicelli e Alessandro Plotti. Sceglie come suo motto “A minimis incipe”, che significa in latino “iniziare dalle piccole cose”. Il 19 maggio 2010 Papa Benedetto XVI lo nomina vescovo di Massa Carrara-Pontremoli e prende possesso della diocesi il successivo 29 giugno. Partecipa come co-consacrante alla consacrazione episcopale di Guglielmo Borghetti (Vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello: colui che permise l’ordinazione di Don Luca Morini, alias Don Euro, grazie al placet dato) e Carlo Ciattini (Vescovo di Massa Marittima-Piombino e suo successore).

Mons. Giovanni Santucci salì alla ribalta delle cronache nel marzo del 2018, in seguito al caso Don Euro, portato alla luce a sua volta da Le Iene ed in seguito da tutti i media.

II caso era partito da Le Iene, quando un giovane escort raccontò il 7 febbraio 2016 in trasmissione [Video Le Iene – Nina – 7 febbraio 2016 – Un prete a luci rosse con i soldi delle offerte: QUI] di aver avuto incontri intimi con Don Luca Morini alias Don Euro e dopo ulteriori indagini il parroco fu accusato di appropriazione indebita, per aver utilizzato i soldi delle elemosine per quegli incontri in hotel di lusso. Denaro dei fedeli utilizzato dunque dal sacerdote per agganciare compagnie a pagamento e trascorrere molto del suo tempo con escort maschili, permettendosi conti da capogiro nei ristoranti e alberghi più “in” di Napoli, Roma e Barcellona.

Le accuse presentatagli dal Pubblico Ministero sarebbero state quelle di appropriazione indebita, truffa aggravata e falso agli atti. Infatti il prelato avrebbe utilizzato i soldi della fondazione di beneficenza “Pii Legati” per sovvenzionare Don Luca Morini alias Don Euro, inoltre avrebbe fatto forti pressioni alla Cattolica Assicurazioni e all’Istituto per il Sostentamento del Clero per fare alzare, immeritatamente, i punti d’invalidità del Morini.
Le accuse invece della Chiesa Cattolica furono quelle dell’inspiegabilità del motivo per cui Santucci avrebbe versato per anni soldi privati e della diocesi sul conto corrente del Morini, il quale, secondo le intercettazioni, lo minacciava di rendere pubblico un dossier in suo possesso su alcuni presbiteri presenti in diocesi, e del fatto per cui, rimosso dall’incarico di parroco dopo lo scandalo, Don Luca ottenne una casa a Marina di Massa da duecentomila euro, acquistata per lui dal vescovo con i soldi della diocesi; inoltre è stata fatta presente l’accusa a Mons. Santucci, o quantomeno il forte sospetto, che egli sapesse delle azioni scandalose e criminali del Morini, ma che, nonostante fosse stato avvertito dai parrocchiani, non avesse attuato alcun provvedimento. Così Mons. Santucci fu rinviato a giudizio nel processo riguardante questo caso giudiziario, nel marzo 2018, assieme allo stesso Don Luca Morini e ad un ex sacerdote, Emiliano Colombi.

Nel novembre 2018, però, grazie ad una legge da poco varata, si dichiarò l’impossibilità a procedere con il processo nei suoi confronti. Infatti la legge in questione prevedeva che, in casi di truffa e appropriazione indebita, non si potesse portare in tribunale l’imputato senza la querela dei soggetti danneggiati, in questo caso la Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, la Fondazione “Pii Legati”, la Cattolica Assicurazioni, l’Istituto Nazionale per il Sostentamento del Clero, che decisero di non fare la querela necessaria nei confronti del prelato, per motivi ancora sconosciuti, viste le iniziali posizioni (Fonte Wikipedia).

“Il suo avvocato sostiene che il vescovo avrebbe voluto arrivare alla fine del processo ed essere assolto ma – ahimè – Curia e Diocesi non hanno sporto querela e lui a malincuore non ha potuto che prendere atto del proscioglimento. Stiamo parlando, intendiamoci, di una cifra irrisoria (1000 euro) ma meriterebbe di essere buttato dentro per inettitudine (è sotto di lui che le porcherie di ‘Don Euro’ sono prosperate) e faccia di m…!” (Mauro Visigalli).

Francesco Mangiacapra: “Le dimissioni di Santucci, pochi mesi prima della sentenza, non mi stupiscono”
di Donatella Beneventi
La Gazzetta di Massa Carrara, 15 gennaio 2021

La Gazzetta di Massa Carrara, nel 2018 a lungo si era occupata della vicenda di don Euro: Vinicia Tesconi, giornalista della testata, aveva seguito personalmente il caso, portato alla luce grazie alla denuncia di Francesco Mangiacapra, gigolò napoletano che aveva conosciuto il prete, il quale, sotto falsa identità, era solito frequentare il mondo della prostituzione maschile servendosi delle elemosine dei parrocchiani. Il processo è un passo della sua conclusione e la sentenza è attesa fra pochissimi mesi.

Mangiacapra, contattato, ha rilasciato la sua dichiarazione, saputo delle dimissioni del vescovo Santucci , coinvolto nella vicenda per aver aiutato economicamente l’ex parroco anche quando era stato deposto dal suo incarico.

“Non mi meraviglia – dice Mangiacapra – che queste dimissioni arrivino pochi mesi prima della prevista data d’uscita della sentenza e mi auguro che non siano per motivi di salute. Mi dolgo, piuttosto, che arrivino tardive rispetto alla vicenda di don Euro”.

“Se non possiamo giudicare – prosegue – il ruolo di Santucci da un punto di vista giuridico perché, dopo essere stato rinviato a giudizio insieme a don Euro, uscito dal processo penale per un cavillo legale, possiamo certamente giudicarlo da un punto di vista morale. Il suo mandato sarebbe stato quello di conciliare l’esigenza della sua comunità di fedeli di conoscere la verità con la natura del suo ruolo di Vescovo che è etimologicamente intrisa di un mandato imprescindibile: epískopein in greco esprime il significato di osservare dall’alto, avendo una visione di insieme che consente di riconoscere la verità e distinguerla dalla menzogna. E il Vescovo oltre che a difendere la verità, sarebbe stato tenuto per fedeltà al Vangelo, non solo a palesarla ma anche ad accettarne le conseguenze negative, senza tentativi mistificatori”.

“Non so – prosegue – quanto queste dimissioni siano spontanee o quanto piuttosto siano state sollecitate dal Vaticano per sottrarre la Chiesa tutta alla responsabilità morale della imminente sentenza penale. Se don Euro non è più parroco e Santucci non è più Vescovo, la posizione della Chiesa è inattaccabile ma, se questo può aiutare i fedeli a riconciliarsi con la fede persa a causa di questa vicenda, allora ben venga anche questa decisione che però mi sembra più politica che religiosa. Con l’uscita di questo vescovo però la Curia di Pontremoli – Massa Carrara non si sottragga a restituire la verità al popolo di Dio. Una verità che appartiene al popolo di Dio e non può essere trattata come un affare di palazzo. La sentenza del processo di Don euro restituirà alla giustizia umana l’accertamento del nome del colpevole, ciò che manca, ancora una volta, è la chiarezza con cui bisognerebbe scusarsi e affermare che l’unica responsabilità va addossata a chi si è reso autore di comportamenti non consentanei agli obblighi assunti dalla propria missione. L’unico colpevole è chi ha tradito le promesse fatte a Cristo nel giorno della sua ordinazione, e forse oltre a lui proprio quel rettore prima e Vescovo poi che è rimasto distratto di fronte all'”esuberanza” del suo presbitero”.

“Mi auguro – conclude – che il prossimo Vescovo sia in grado di fare quanto Santucci non ha fatto: dimostrare alla sua comunità di continuare a rappresentare degnamente non solo l’autorevolezza della propria mitria ma soprattutto i valori morali che essa rappresenta. Sbagliare è umano e ci si può sempre pentire ma il dubbio che logora come un cancro la fede di molti credenti è uno solo: chi persevera tentando di affossare, crede davvero in Dio?”.

Don Euro, ovvero Don Luca Morini. Minacce, intimidazioni, frottole e conti insoluti: così trattava gli escort che ingaggiava per i suoi viaggi hot.

Tutti i dettagli dell’origine del caso Don Euro, diventato caso Santucci (con il coinvolgimento anche di altri vescovi), ho pubblicato in una Nota sul mio profilo Facebook il 5 ottobre 2017 (non avevo ancora aperto la rubrica Blog dell’Editore): Auto, discoteche, ostriche e champagne, gioelli, viaggi e albergo a 5 stelle, gigolò: “Il prete pagava coi soldi dei fedeli”.

Sulla stampa locale si legge: «Nella Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli l’aria è pesante. Da far drizzare i capelli, questa cronaca delle orribili e devastanti faccende di Don Euro. Coinvolte anche dei vescovi. E un vicario generale si dimise “perché il vescovo non interveniva”. Il vescovo mandato da Papa Francesco a ripulire moralmente la Curia di Albenga è colui che ritenne Morini idoneo per il sacerdozio. Ma chi l’ha fatto diventare prete Don Euro? È una domanda che si sono posti davvero in molti, in questi giorni, dopo che la chiusura delle indagini sulle truffe perpetrate da Don Morini a carico dei parrocchiani ha iscritto nel registro degli indagati non solo il Morini ma anche il vescovo della diocesi di Massa Carrara, Giovanni Santucci».

Il giorno successivo alla mia Nota, il 6 ottobre 2017 Don Raffaello Piagentini parla nell’assise dei sacerdoti al cospetto del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, parafrasando un versetto del Vangelo. Dice le stesse cose che il parroco del Duomo di Massa Carrara insieme a altri sacerdoti scrisse nel momento che il caso di “don Euro” stava già diventando scomodo per la Chiesa. In sostanza, anche se con il linguaggio aulico, la domanda è molto chiara. E attuale: «Perché non avete preso le distanze da don Luca Morini? Perché – per dirla col Vangelo – non l’avete trattata come pagano e pubblicano?».

Aiuti a Don Euro, dimissioni nella diocesi
Al processo don Lucio Filippi svela di aver lasciato l’incarico di vicario generale nel 2015 perchè contrario alla scelta di comprare casa a Luca Morini
di Maria Nudi
La Nazione, 10 luglio 2020

Nell’ottobre del 2015 don Lucio Filippi, allora vicario generale, si dimette dall’incarico perché non condivide la scelta del vescovo, monsignor Giovanni Santucci di acquistare una casa per Don Luca Morini. Casa nella quale don Euro, ora Luca Morini perché è stato ridotto allo stato laicale dal Vaticano, vive ancora oggi. Un gesto forte maturato nel tempo, perché don Lucio Filippi, parroco in Lunigiana, non era in sintonia con gli aiuti economici che il vescovo, in modo caritatevole, devolveva a don Euro. Il gesto di don Lucio Filippi è emerso nell’ampia testimonianza che il sacerdote ha reso davanti al collegio nella ultima udienza rispondendo alle domande del pubblico ministero Alessandra Conforti.

Una lunga udienza nella quale sono emersi aspetti amministrativi disinvolti nella gestione delle parrocchie da parte di don Euro e molti particolari “inquietanti” della personalità del parroco che amava gli incontri sessuali con ragazzi molto giovani, non disdegnava la cocaina e la bella vita, la vita costosa, viaggi all’estero. Un tenore elevato che riusciva a mantenere grazie alle richieste di denaro ai parrocchiani e con una gestione disinvolta della contabilità.

«Era uno schifoso», sono le parole forti pronunciate in aula da uno dei testimoni. Oggi questo uomo ha 43 anni e si è messo alle spalle quella esperienza, pur di non testimoniare ha rischiato l’ammenda che gli è stata cancellata: “Ho rimosso tutto quel periodo. Purtroppo quando ho conosciuto Luca Morini, che si è presentato come giudice e che veniva a Padova con una Mercedes, accompagnato dall’autista, ero un escort. Avevo saputo di lui che era un pagatore e che faceva regali costosi attraverso altri giovani che lo conoscevano. Stiamo parlando del 2011 pagava 200 euro a prestazione. Lo ho visto quattro volte, voleva fare anche sesso telefonico. La storia con lui è durata poco. Dai mass media ho scoperto che era un sacerdote e ho deciso di smettere. All’epoca avevo bisogno di soldi, mi ha fatto un paio di regali e ho visto un borsellino con 8mila euro in contanti. Si vantava di potermi aiutare e so che ai ragazzi stranieri, che oggi non saprei come rintracciare, prometteva anche i permessi di soggiorno”. Sesso e cocaina.

Luca Morini è accusato di estorsione, autoriciclaggio, detenzione e cessione di droga e sostituzione di persona. Questi i reati sui quali dovranno pronunciarsi i giudici mentre il vizietto del sesso è un peccato del quale dovrà rispondere davanti a Dio, quel Dio del quale aveva scelto di essere suo pastore.

Il processo è stato aggiornato al 16 settembre, con altri 10 testimoni.

Processo a Don “Euro“ Morini
Anche Gino Mazzi fra i testimoni
Aveva donato soldi in beneficenza al sacerdote
di Maria Nudi
La Nazione, 17 settembre 2020

Processo a Don Euro, Luca Morini e Emiliano Colombi: per la emergenza Covid 19 i cronisti restano fuori dall’aula. La ricostruzione delle testimonianze, 7 i testi dell’accusa, è avvenuta a margine dell’udienza, grazie anche alla disponibilità di legali. “La casa dove abita Luca Morini è stata comprata dalla diocesi nel 2105 con un mutuo, come si fanno altre operazioni immobiliari, per ampliare il patrimonio della diocesi ed è stata acquistata ad un prezzo inferiore rispetto al valore di mercato (210mila euro), non per affittarla a don Luca. Per le condizioni di don Luca gli è stata data in affitto a 500 euro al mese. Affitto che non può onorare, ma speriamo di riprendere il denaro della locazione e delle bollette. Non paghiamo la signora delle pulizie e non provvediamo al suo sostentamento”, Paolo Zaccagna economo della diocesi risponde così alle domande dei cronisti dopo aver deposto in aula. Tra i testimoni dell’accusa, della pm Alessandra Conforti, anche Gino Mazzi, patron della Furrer e volto conosciutissimo della economia apuana. Anche lui, come del resto altri testimoni che sono sfilati nella udienza di ieri, ha donato delle somme per beneficenza a don Euro: “Quando sono state chieste delle somme per beneficenza non ci siamo girati dall’altra parte per un valore etico. Come sono stati utilizzati questi soldi non è affare mio. E quindi non sono rimasto male per niente”.

Postscriptum

Serve trasparenza. Serve trasparenza a 360°, ma una parte della Chiesa Cattolica Romana non lo capisce. Non capisce neanche che i tempi stanno cambiando e se quella parte di Chiesa si ostina a non voler capire, si rende oltre che ridicola anche pericolosa per la comunità dei fedeli tutta. L’impegno dei laici è sempre più richiesto e sempre più importante. Il “capitale” laico diventerà fondamentale in futuro. Lo è già nel presente per certi versi l’attività. Donne e uomini cristiani cattolici romani, che sono la grandissima maggioranza del Popolo di Dio di Santa Romana Chiesa Cattolica, umili servitori nella Vigna del Signore, non si gireranno dall’altra parte. Saranno i primi a denunciare la corruzione, gli abusi e i soprusi dei religiosi che hanno sempre meno coperture in questo senso. Se la Chiesa di Cristo crescerà e cambierà, sarà soprattutto perché la Chiesa avrà fatto un grande bagno di umiltà, di umiltà amara ma necessaria. Perché il punto è sempre quello e ormai è l’obiettivo di chi vuole far parte della Barca di Pietro: esserci, dimostrando di essere credenti e soprattutto credibili. È finito il tempo dell’opacità. È giunto il tempo della trasparenza e della verità, cercate e perseguite dai laici credenti, credibili, incorruttibili.

Lo Staff del Blog dell’Editore

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