Numeri ufficiali Covid-19 del 13 gennaio 2021. Iniziata la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 nello Stato della Città del Vaticano

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni ha affermato quanto segue: “Secondo quanto già comunicato dalla Direzione Sanità e Igiene, questa mattina ha avuto inizio la campagna di vaccinazione contro il COVID-19 nell’atrio dell’Aula Paolo VI”.
Anche Papa Francesco è stato vaccinato contro il Covid-19. Lo scrive il quotidiano argentino La Nación: “Come lui stesso aveva annunciato, il Papa ha ricevuto oggi il vaccino contro il coronavirus in un settore dell’atrio dell’Aula Paolo VI appositamente predisposto”.
Nella foto di copertina, una sala di riumione nell’Atrio dell’Aula Paolo VI come ambulatorio per la somministrazione del vaccino (una curiosità: in questa stanza era installato mio ufficio di coordinamento del Media Center in occasione della Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II nel mese di maggio 2013).
Il Papa emerito Benedetto XVI, secondo quanto riferito dal suo Segretario particolare, l’Arcivescovo Georg Gänswein ieri all’agenzia cattolica tedesca Katholisch.de, si farà vaccinare nei prossimi giorni.
Nei prossimi giorni inizierà la campagna di vaccinazione anti-Covid-19 nello Stato della Città del Vaticano – 3 gennaio 2021

Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi mercoledì 13 gennaio 2021

Totale casi: 2.319.036 (+15.774) (+0,68%)
In isolamento domiciliare:538.670 (-5.022) (-0,92%)
Ricoverati con sintomi: 23.525 (-187) (-0,79%)
In terapia intensiva: 2.579 (-57) (-2,16%) [con 165 nuovi ingressi del giorno] [*]
Dimessi/Guariti: 1.673.936 (+20.532) (+1,24%)
Deceduti: 80.326 (+507) (+0,64%)
[*]  Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.

Siamo tristi e tristemente comunichiamo il superamento di quota 80.000 decessi, che non sono numeri. Sono persone care, che ci hanno lasciato, creando un vuoto incolmabile nelle nostre vite, isolate in isolamento da pandemia. Mai avremmo pensato nel marzo 2020 che avremmo raggiunto a gennaio 2021 questo traguardo, dal quale non siamo fieri di esserci spinti anche oltre.

I presunti numeri emessi dal governo in merito a questa pandemia non ci hanno mai convinto e continuano a non convincerci. Abbiamo sempre considerato il dato più affidabile quello dei decessi e abbiamo sempre messo in dubbio le effettive cause dei decessi che senza debita autopsia non possono essere scientificamente certificate.

Considerando l’andamento dell’ondata di pandemia sempre come “prima ondata”, perché non è mai stata giunti a quota zero, dubitiamo dei numeri emessi la scorsa estate. È possibile che il conteggio “fittizio” dei decessi da parte del governo si sia “ammorbidito” nel tempo estivo, per concedere la vacanza al mare? Restando nel campo delle ipotesi plausibili sì. Ma questa risposta non ci fa gioire, perché questa analisi ci conduce ad una amara constatazione, cioè, che il governo ha sempre dato i numeri in tutti i sensi senza preoccuparsi né di aggiornare il piano pandemico né di predisporre un piano vaccinale mentre il virus ringrazia, dilaga e si riproduce sulla nostra pelle.

Continueremo a monitorare gli eventi e avremo sempre i fatti più evidenti sotto la nostra lente, nella ricerca di una luce infondo al tunnel. Abbiamo la consapevolezza che la guerra è lunga, che ci troviamo in trincea e che siamo costretti a sopravvivere tra un vaccino “accellerato” e una vaccinazione effettiva solo dopo la seconda inoculazione (disponibilità di dosi per chi vorrebbe vaccinarsi permettendo). Restiamo convinti che la vita è sempre il nostro più prezioso valore.

“Prima che mio padre – il 12 marzo 2020 – salisse in Cielo e il suo corpo fosse incellophanato, lui dovette rimanere semi-incosciente, per dieci giorni, su un lettino provvisorio del Pronto Soccorso di Lodi. Immaginare il suo stato d’animo, stolidamente recluso in un luogo dove comunque non lo curavano, senza alcun contatto e alcuna notizia della sua famiglia, è quanto di più vicino all’angoscia io possa pensare.
Avevamo appena perso anche mamma (3 marzo) ma non mi arrabbiai e neanche i miei fratelli lo fecero: a parte la presenza di più pressanti pensieri (Lele, che li aveva accuditi prima che sparissero in una ambulanza, era gravemente ammalato), in quei giorni capivamo che non si sarebbe potuto fare altro.
Quando però, oggi, i soloni che hanno riccamente gestito (e vergognosamente cavalcato) la pandemia, compiendo disastri sotto tutti i punti di vista (economico, sociale, sanitario), presentano un piano, frutto dei loro approfonditi studi.
Quando in quel piano, senza vergogna, scrivono: ‘Quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alla necessità, i principi di etica consentono di fornire trattamenti necessari preferibilmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio’.
Ecco, il mio pensiero è che siano per sempre maledetti loro e chi – magari dal pulpito di una chiesa – raccomanda di seguirne diligentemente le istruzioni” (Mauro Visigalli – Facebook, 13 gennaio 2021).

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia

Media giornaliera dei decessi: 245 (+1)

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

Il punto della situazione a cura di Lab24

Il principio seguito in Corea del Sud (51 milioni di abitanti): non inseguire il virus, ma anticiparlo adottando immediate contromisure quando i numeri sono ancora ridotti e di conseguenza controllabili. Le misure di mitigazione in Corea scattano di fatto a livelli 10 volte superiori a quelli cinesi, intorno ai 1.000 casi quotidiani: la “nuova ondata che ha colpito la Corea”, come è stata definita da molti media occidentali, ha registrato un picco di 1.241 casi giornalieri il 25 dicembre 2020: le autorità sanitarie, ai primissimi segnali di ripresa del contagio a inizio dicembre, avevano previsto il picco a circa 1.200 casi. Nessun lockdown duro, come in Cina, ma precise misure di mitigazione: distanziamento interpersonale con regole stabilite in base a una scala da 1 a 3, ora fissato a 2,5 per l’area metropolitana di Seul (oltre 24 milioni di abitanti) e a 2 per il resto del Paese; chiusura di alcune attività e dei locali pubblici; divieto di riunioni con più di 4 persone; tracciamento quasi maniacale dei contatti che, con quei livelli di positività, consente di tenere sotto controllo l’epidemia. I numeri dopo il momento di picco hanno iniziato una sensibile discesa, praticamente dimezzando già da inizio gennaio (ultimo dato: 562 nuovi casi il 12 gennaio).

Seguendo gli stessi criteri, in Italia le prime restrizioni sarebbero scattate nell’ultima decade del mese di agosto, quando i casi avevano raggiunto un livello analogo a quello coreano di fine dicembre: quadruplicando, di fatto, dai 224 di media giornaliera registrati a luglio. Le nostre restrizioni sono state adottate a partire dal 6 novembre, con l’Italia divisa in zone colorate: la media giornaliera dei nuovi casi, nella settimana precedente alla decisione (31 ottobre – 6 novembre) era di 30.718. Un livello all’incirca 30 volte superiore a quello coreano e 300 volte a quello cinese: ma in linea con quello che ha portato a provvedimenti simili nei principali Paesi europei, a partire da Francia e Germania (Fonte Il Sole 24 Ore).

+80mila morti in Italia, mortalità tra peggiori al mondo
Non rallenta la curva dei decessi per Covid-19 in Italia, che vede anzi un leggero aumento nell’ultima settimana (499 morti al giorno in media contro i 471 dei sette giorni precedenti). Proprio oggi l’Italia ha superato quota 80mila vittime. Una strage senza precedenti recenti per una singola malattia infettiva: l’influenza, tante volte citata a sproposito per un possibile paragone con il coronavirus, fa registrare nelle annate particolarmente nefaste 6-7.000 vittime. Mentre il Covid-19 in Italia si è già preso 35mila vite prima dell’estate, e dopo la tregua estiva ha ricominciato a uccidere superando dopo 2 mesi il drammatico dato di febbraio-maggio, con oltre 45mila morti a oggi solo dopo l’estate (Fonte SkyTG24).

La questione delle dosi di vaccino anti-Covid-19, somministrati al 101,7% in Campania l’11 gennaio e al 104,4% in Umbria il 12 gennaio, abbiamo rilevato nei giorni precedenti. Erano dei dati incomprensibili. Oggi è arrivata una spiegazione.

Vaccino in Campania, i 41 “infiltrati” che non ne avevano diritto e le dosi somministrate al 101%: cosa non torna
di Alessandro Gonzato
Libero, 12 gennaio 2021

Strane cose accadono in Campania dove apprendiamo che è stato somministrato il 101% dei vaccini a disposizione. Sì: il 101%. A essere precisi il 101,7. Lo riporta il ministero della Salute sul cui sito si legge che all’ombra del Vesuvio e nei dintorni sono state consegnate 67.020 dosi e ne sono state inoculate 68.138, 1.118 in più. Com’ è possibile: San Gennaro il cui sangue lo scorso 16 dicembre non s’è sciolto ha comunque compiuto o’ miracolo? Non lo escludiamo. E d’altronde il cardinale Crescenzio Sepe aveva rassicurato il gregge dicendo che il mancato prodigio non era «un presagio di sciagure, epidemie o guerre» e che bisogna sempre aver fede. I napoletani avevano pregato il santo fin dal primo mattino. Le invocazioni forse sono servite. In tal caso speriamo che i partenopei si riuniscano nuovamente in orazione e chiedano al patrono di pensare anche al resto d’Italia.
C’è però anche la possibilità che si tratti di un miracolo di Pulcinella e che il simpatico presidente della Campania, chissà forse gabbato da alcuni collaboratori che gli preferiscono il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, abbia inviato a Roma dati farlocchi. Il ministero, in calce alla tabella che riporta le percentuali di vaccini somministrati per ciascuna regione, sostiene che «il dato della Campania evidenzia la prevista somministrazione della sesta dose, il che potrà avvenire anche nelle altre regioni».
Nel fine settimana l’agenzia europea per il farmaco ha informato che da un’ampolla di Pfizer-Biontech si possono ricavare 6 dosi anziché 5. Il 101,7% della Campania, spiegano gli uffici di De Luca, deriverebbe da questo. Dunque delle due l’una: o gli altri governatori dormono e con loro i responsabili della vaccinazione, oppure nella terra di Eduardo De Filippo ci si sta dando alla grande alla commedia. Nel frattempo a Napoli accadono anche altre cose particolari. Prima la protesta di medici e infermieri che hanno denunciato fino a 4 ore di coda alla Mostra d’Oltremare dove sono stati allestiti i gazebo per la vaccinazione, anche se per la direzione dell’Asl 1 non è vero niente e si tratta di un «vergognoso sciacallaggio». Poi, sempre alla Mostra d’Oltremare, in queste ore sono stati smascherati 41 furbetti che hanno provato a intrufolarsi tra gli aventi diritti al vaccino, e se non fossimo alle prese con questa maledetta pandemia ci sarebbe da ridere a crepapelle come nei film di Totò. Tra gli imbroglioni in fila è stato beccato un noto avvocato, sono stati pizzicati informatori medico-scientifici, mogli, fidanzati e fidanzate, figli del personale medico.
Speravano si potesse replicare grossomodo quello che è accaduto nell’ambulatorio di Modena dove a fine giornata essendo avanzate delle dosi parte dello staff medico ha pensato di iniettarle a parenti e amici, in quel caso veri e non fasulli. Sentite Ciro Vedoliva, direttore generale dell’azienda sanitaria napoletana, a proposito del noto avvocato: «Mi ha dato tre risposte fasulle prima che gli dicessi che l’avevo riconosciuto. Hanno visto tutti come l’ho cacciato: così qualcuno si rende conto che non deve farmi fesso. Ccà nisciuno è fesso! Il noto avvocato è senz’ altro un principe del foro. Fulvio Pavone, responsabile dei servizi informatici dell’Asl, ha spiegato che ai veri ma soprattutto presunti collaboratori degli studi dei medici di famiglia è stata chiesta la busta paga: «Chi non è stato in grado di presentarla non è stato vaccinato». E ha aggiunto, di nuovo Verdoliva, il direttore generale: «Ci hanno provato e hanno anche insistito. Strappato il foglio, li abbiamo fatti accompagnare alla porta». Scostumati! Chissà se nel 101,7% rientrano anche loro. Soltanto due persone, una volta smascherate, non hanno inventato balle.
De Magistris, ovviamente per attaccare nuovamente il governatore De Luca, il quale è stato il primo in Campania a farsi iniettare il siero senza il bisogno di accampare scuse, ha dichiarato: «Farò il vaccino quando sarà il mio turno». E ancora: «In un Paese normale e dopo mesi in cui non si parla altro che del vaccino ci si aspetta che l’organizzazione funzioni e che non si debba attendere ore. Nel ’73, quando ci fu il colera», ha proseguito, «in 7 giorni furono vaccinate quasi un milione di persone». In Campania sono arrivate le prime 5 mila fiale del secondo carico. Il grosso della spedizione arriverà entro domani. Questa nuova fase, si apprende da fonti mediche, includerà anche gli iscritti agli ordini professionali della sanità e una parte dei medici in pensione. Dopo gli avvocati chissà che non ci provino anche gli architetti.

Nas Napoli compiono verifiche su somministrazione vaccino
I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Napoli stanno raccogliendo nomi e informazioni delle persone vaccinate nei giorni scorsi per verificare se ci sono state persone che si sono infiltrate durante le procedure per l’immunizzazione al virus Sars-CoV-2 delle categorie indicate come prioritarie. Nei giorni scorsi, diversi articoli di quotidiani locali avevano individuato in fila davanti a uno dei centri di somministrazione a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, persone che non avrebbero dovuto esserci. Inoltre, un ex dipendente dell’Asl di Salerno ha presentato un esposto ai carabinieri e alla Procura di Salerno nel quale denunciava che erano diversi i casi di somministrazione del vaccino a persone senza diritto. Si tratterebbe di una attività d’iniziativa da parte del Nas, finalizzata alla mera raccolta di informazioni e non è stato aperto alcun fascicolo da parte degli inquirenti (Fonte SkyTG24).

La Fede riempie lo schermo. Ma svuota le chiese
Boom di ascolti per messe e fiction. Tv2000 ai fedeli: “Chi può non preghi da casa”
di Alessandro Gnocchi
Il Giornale, 12 gennaio 2021

Metti un prete o una suora in video e il successo è (quasi) assicurato. Domenica sera, c’è stato uno scontro aperto tra Suor Angela e Padre Bergoglio. La prima è la protagonista della serie Che Dio ci aiuti, arrivata alla sesta stagione su Raiuno con successo inarrestabile. Il secondo era al centro del film biografico Chiamatemi Francesco – Il papa della gente di Daniele Luchetti, andato in onda su Canale 5. Ha vinto Suor Angela, interpretata da Elena Sofia Ricci. La seconda puntata della fiction è stata vista da 5.513.000 spettatori con il 21.9% di share. La pellicola di Canale 5 è stata seguita da 2.614.000 spettatori con uno share del 10%. Però… Poco prima di Chiamatemi Francesco, su Canale 5 c’era il Francesco vero, intervistato in uno speciale Tg5. Risultato eccelso per la fascia oraria: 5.404.000 e 19% di share. Ora facciamo due conti: in prima serata circa otto milioni di italiani hanno visto uno show con un/una aiutante di Dio come personaggio principale.
La tonaca nera sta benissimo alla televisione. Sta bene su tutto e sfina gli ascolti. La saga di Don Camillo e Peppone è un sempreverde e una garanzia: tu la programmi e gli spettatori, fedeli, è il caso di dirlo, accorrono felici di rivedere le peripezie di Fernandel per la centesima volta. Non parliamo neanche di Don Matteo, arrivato lietamente alla dodicesima stagione con numeri impressionanti. Non solo di audience, chissà quanti omicidi ha risolto il curato, decine, tutti in borghi piccolissimi e nella realtà tranquilli, come Gubbio. Citato da Umberto Eco, esportato in molti Paesi incluso il Giappone, diventato anche collana di libri da edicola, rivenduto in dvd, Terence Hill ha convertito alla visione di Don Matteo mezza Italia, e non per modo di dire. Contende il primato come popolarità al commissario Montalbano. C’è poi il caso di Tv2000, il canale della Conferenza Episcopale Italiana che ha visto, durante il primo lockdown, raddoppiare i suoi spettatori. Il 20 marzo 2020, il Rosario, promosso dalla Chiesa italiana alle ore 21 ha registrato il 12,8% di share e oltre 4 milioni di spettatori con il prime time al 6,91%.
Proprio da Tv2000 arriva l’invito a recarsi anche fisicamente in Chiesa, direttamente nell’omelia di Padre Ireneo Martin, rettore del Santuario di Collevalenza da dove vengono trasmesse le celebrazioni della domenica in Tv: «Chi è in salute torni a messa in presenza». Già. L’altra faccia della medaglia è infatti la desolazione delle funzioni in molte parrocchie. Nonostante le misure di prevenzione anti-Covid, la messa è disertata, almeno questa è l’impressione (confortata anche dai numeri precedenti il Coronavirus). Non è raro trovare le navate mezze vuote anche in orari nei quali erano sempre affollate. Spariti i cori, dove c’erano d’abitudine. Spariti (o contingentati) i messali della domenica. Eppure assistere alla Messa non è certo più pericoloso di andare al supermercato, ed è nutrimento indispensabile per i credenti. Si assiste così al paradosso: milioni di italiani davanti al televisore per vedere Suor Angela, Chiamatemi Francesco o per recitare il rosario. Molti meno davanti all’altare a ricevere l’eucarestia. Qualcosa non torna, e non è solo un problema di sicurezza, visto che in chiesa è garantita.

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