Uno al giorno. Straziante ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima di mafia sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996

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Nello scrivere questo pezzo, mi sono sentito male, molto male, un male dell’anima. Ne avrei fatto di meno volentieri, ma sono consapevole che la divulgazione della verità fa più male della stessa verità, a chi la verità non vuole sentire. Non posso mai dimenticare che devo obbedire alla mia vocazione della comunicazione. Come comunicatore sono convinto che sensibilizzare rimane il valore più importante. Con questa rubrica “Uno al giorno”, nata quasi a caso – ma si sa che nulla accade per caso – stanno uscendo fuori fatti delittuosi, che fanno ribrezzo. Quello che hanno fatto i mafiosi al piccolo Giuseppe Di Matteo, non lo fanno neanche le bestie. E non chiamateli bestie, perché le bestie uccidono solo per necessità, non per il piacere di arrecare dolore e terribili patimenti, che in certi casi gridano vendetta al cospetto di Dio. So che il Signore è misericordioso, ma sono convinto che c’è un peccato mortale, che non perdonerà mai. Questo è il delitto sui più fragili e i più piccoli. Il piccolo Di Matteo vive nei nostri cuori. Che rimanga come monito: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

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Nell’anniversario della morte di Giuseppe Di Matteo, dopo 25 anni di silenzio parla il fratello Nicola, 39 anni: “Mio fratello è vivo nella memoria di tutti, ma avrei preferito morire io al suo posto”. L’11 gennaio del 1996 il piccolo Giuseppe è stato strangolato e sciolto nell’acido dai suoi carcerieri Giuseppe Monticciolo, Enzo Brusca e Vincenzo Chiodo in un casolare nelle campagne di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. L’omicidio ebbe grande risalto sui mezzi di comunicazione italiani, anche perché il cadavere non venne mai ritrovato, in quanto venne disciolto in una vasca di acido nitrico.

“Quel bambino felice in sella al suo cavallo”: 25 anni fa la morte di Giuseppe Di Matteo.

Giuseppe Di Matteo, nato a Palermo il 19 gennaio 1981, fu rapito il pomeriggio del 23 novembre 1993, quando aveva quasi 13 anni, in un maneggio di Piana degli Albanesi, da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato, nel tentativo di impedire che il padre, Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia ed ex-mafioso, collaborasse con gli investigatori. Secondo le deposizioni di Gaspare Spatuzza, che prese parte al rapimento, i sequestratori si travestirono da poliziotti della DIA ingannando facilmente il ragazzo, che credeva di poter rivedere il padre, in quel periodo sotto protezione lontano dalla Sicilia. Spatuzza raccontò anche che: “Agli occhi del ragazzo siamo apparsi degli angeli, ma in realtà eravamo dei lupi. (…) Lui era felice, diceva ‘Papà mio, amore mio'”. Il ragazzo fu legato e lasciato nel cassone di un furgoncino Fiat Fiorino, chiuso in un magazzino a Lascari, prima di essere consegnato ai suoi carcerieri.

Un sotterraneo di una vecchia casa di campagna a San Giuseppe Jato. Per 779 giorni è stato la prigione, costruita dal boss Giovanni Brusca, in cui la mafia ha nascosto il piccolo Giuseppe Di Matteo, prima di strangolarlo e scioglierlo nell’acido. Un lettino arrugginito, nessuna finestra, nessuna porta. Niente luce. “Detenuto come ad Aauschwitz”, commenta chi, per la prima volta, entra nel bunker della mafia.

“È la prima volta che partecipo a iniziative che ricordano la memoria di mio fratello, perché ancora oggi provo un dolore enorme per quanto è accaduto”, ha continuato Nicola durante la cerimonia di commemorazione dell’omicidio di suo fratello. Le sue parole hanno commosso tutti.

Da sinistra Salvatore Sardisco, Nicola Di Matteo, Nicolò Mannino, Don Vincenzo La Versa, il Comandante della Polizia Municipale di Altofonte.

Alla cerimonia di commemorazione ad Altofonte, in provincia di Palermo ha partecipato anche Nicolò Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità internazionale: “Don Bosco diceva ‘per salvare la vita di un bambino striscerei con la lingua da Torino a Superga’. Guardando la statua con i suoi bambini che campeggia nella sala parrocchiale della Chiesa madre Santa Maria di Altofonte in cui ci troviamo, dico che striscerei non con la lingua ma con il cuore per salvare e proteggere la vita degli innocenti”. “Importante fare memoria – ha concluso Mannino – insieme a chi ha vissuto questi orrori. Non posso dimenticare gli anni di condivisione in giro per l’Italia con Franca Castellese, la mamma di Giuseppe. Come dimenticare quando incontrò l’Arcivescovo di Monreale e gli disse ‘me l’hanno buttato via come un secchio d’acqua’? Un dolore e una disperazione che non possono scomparire”.

Nicola Di Matteo con Roberto Lagalla.

Numerose sono state le testimonianze significative che si sono susseguite, prima di spostarsi tutti al Giardino della Memoria. “La mafia non è cambiata, c’era e c’è ancora – ha dichiarato il Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana Claudio Fava -, ha solo cambiato strategia, ma è presente come e più di prima. Tutti vanno ad Auschwitz per vedere i forni crematori, provando inevitabile orrore. Eviteremmo di vendere chiacchiere, se andassimo nei luoghi in cui la mafia ha seminato orrore, come il Giardino della Memoria, accorgendoci delle atrocità di quanto è accaduto”.

“La vera sconfitta alla mafia passa attraverso la cultura – ha aggiunto Roberto Lagalla, fondatore del movimento politico Idea Sicilia, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e Assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale – mettendo in campo iniziative che non consentano di dimenticare il sacrificio di queste persone”.

La memoria del piccolo Di Matteo è stata ricordata anche con un omaggio floreale sulla brandina dove il bambino riposava quando veniva tirato fuori dal pozzo. Il Parlamento della Legalità ha rimesso nel luogo del martirio l’angelo in pietra lavica rivestito di porcellana che tiene un giglio.

Poi, nella piazza Falcone e Borsellino è stata scoperta una mattonella commemorativa alla presenza degli insegnanti e degli alunni coinvolti nel campo estivo di Libera dedicato al ricordo del piccolo Giuseppe.

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