L’Epifania dei popoli

Celebrazioni Eucaristiche in tante diocesi italiane per la Festa dei Popoli nella festività dell’Epifania. A Vicenza mons. Beniamino Pizziol, ha celebrato in Cattedrale, secondo le norme anti Covid, evidenziando che si è trattato di ‘una celebrazione meno solenne ma non meno intensa, perché i nostri cuori sono uniti’: “Voi arricchite la Chiesa con la vostra presenza, la vostra cultura e le vostre tradizioni”.

A Napoli il card. Crescenzio Sepe, amministratore apostolico della diocesi, si è rivolto direttamente ai migranti: “Voi fratelli immigrati portate il dono della vostra fede, che è cresciuta con voi e che ora si manifesta in questa città che vi accoglie, conservando la vostra fede con generosità ed evitando che i vari Erodi possano metterla in discussione o scalfirla”.

Anche la cattedrale di Palermo ha ospitato nella solennità dell’Epifania del Signore i rappresentanti delle comunità straniere cristiane, che hanno rinnovato la volontà di vivere in armonia nello stesso territorio accogliendo la pace nel corso della liturgia presieduta dal Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Palermo, mons. Giuseppe Oliveri, accompagnata da interventi in 14 lingue differenti e dai canti della corale multietnica coordinata da p. Sergio Natoli, preceduti dal  messaggio di saluto letto da un cittadino del Ghana, Edmond Agyemang:

“Grazie ai voi palermitani per l’accoglienza che riservate a noi migranti nel vostro territorio, grazie anche alle diverse organizzazioni umanitarie per l’accoglienza riservata ai miei fratelli e alle mie sorelle che hanno attraversato il Mediterraneo e sono arrivati qui in Sicilia spinti dalla povertà e dalle guerre tribali presenti in diversi Paesi. Un pensiero va anche ai nostri fratelli e sorelle che sono accolti gratuitamente nella Missione Speranza e Carità di fratel Biagio Conte”.

Nell’omelia mons. Oliveri ha sottolineato: “Nel giorno in cui facciamo memoria della visita dei Magi al Bambino deposto nella mangiatoia di Betlemme ricordiamo a noi stessi che tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro lingua e dalla loro provenienza, sono chiamati a formare un solo corpo di Cristo e a vivere insieme con Dio.

I pastori che giungono per primi davanti alla mangiatoia sono venuti da lontano e sono espressione di culture diverse da quelle del popolo di Israele. E’ vero, tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù per formare lo stesso corpo ed essere partecipi della stessa promessa di salvezza”.

Festa dei Popoli anche nella cattedrale di Torino su iniziava dell’ufficio Migrantes diocesano diretto da Sergio Durando e che ha visto, pur con tutte le limitazioni dovute alle normative vigenti, la presenza di diverse comunità etniche.

Nell’omelia mons. Cesare Nosiglia ha sottolineato il significato del pellegrinaggio dei Magi: “La Chiesa ha sempre visto il pellegrinaggio dei Magi sotto il segno di quell’anelito di tutta l’umanità verso Cristo Signore perché ogni uomo è stato creato per Cristo e il desiderio più forte, che ha in sé stesso, è trovarlo e riconoscerlo come suo Creatore e Signore”.

Nel Pontificale dell’Epifania, presieduto nel duomo di Milano da mons. Mario Delpini, la vicenda dei Magi diviene un modo per interpretare i giorni della quotidianità: “Gente del mio tempo, perché non sei in cammino? Perché te ne stai seduta nelle tenebre che ricoprono la terra, nella nebbia fitta che avvolge i popoli?

Gente del mio tempo, chi ti ha convinta che quando c’è la salute c’è tutto? Chi ti ha persuasa che la generosità sia un azzardo, la compassione una debolezza, che l’amore sia un pericolo, che la promessa per sempre sia un’imprudenza? Perché te ne stai a testa bassa a compiangere la tua situazione?”.

Ed ha concluso con l’invito a mettersi in cammino: “Da qui, l’invito. «Mettiamoci in cammino per andare a adorare il re dei Giudei, il Cristo, il nostro Dio e salvatore. Riconosciamo che abbiamo bisogno non solo della salute, ma della salvezza. Cerchiamo un significato della vita, per l’impegno, per la morte. Gesù è la via, la verità, la vita che ci rivela che la vita è vocazione a rinnegare l’empietà e ad attendere la speranza. Cerchiamo un criterio per distinguere il bene dal male.

L’opera di Gesù è per riscattarci da ogni iniquità e formarci come popolo puro che gli appartenga. Cerchiamo una ragione, che non sia solo reazione emotiva, per l’impegno, la solidarietà e l’opera di pace. Gesù ci rende pronti per ogni opera buona.

Venite ad adorare il nostro Salvatore: non è un’idea, non è una dottrina, è presente, vivo, ci parla, ci chiama. Forse la gente di questo tempo sente quasi umiliante cercare la salvezza in qualcosa che non sia opera delle proprie mani, ma io, e tutti i cristiani, vogliamo proprio fare così e, forse, potremo essere come una stella che offre gioia a gente che sappia alzare lo sguardo”.

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