I paradossi del cattolicesimo borghese (6). Aspettando qualcosa … non Qualcuno.

Capita che, di fronte a situazioni drammatiche, ci si attenda nuovi interventi, nuovi pronunciamenti, nuove parole, nuove azioni come se non fosse chiaro l’indirizzo o l’orientamento della Chiesa. In un periodo di crisi, come è quello che stiamo vivendo, si moltiplicano visioni, profezie nelle quali sembra imminente la fine.

Tutto ciò avviene senza un oculato e attento discernimento né da parte dei sacerdoti né da parte dei laici. Da una parte, pertanto, ci si attende qualcosa di nuovo che faccia chiarezza – ciò che già c’è non sembra a molti chiaro -, dall’altra parte si attende una fine che, a ben guardare non sembra arrivare mai. Ciò che manca alle nostre comunità, alle nostre esistenze, tutte tese a vivere il presente come se fosse eterno, è l’attesa gioiosa e fiduciosa di Colui che guida la storia, del Veniente, del Signore.

Presi dalla logica mondana del successo che tarda a mostrarsi nonostante i molti sforzi, i cattolici sono o desiderosi di un novità che, pur presente, non viene colta o, frustrati e amareggiati per una società che non è cattolica, si rifugiano in un mondo visionario che fa a meno della realtà.

Nel presente serpeggia una insoddisfazione che non vuole dare a Dio il timone della storia. I cattolici sembrano aver dimenticato come il Signore, a suo tempo, mieterà separando la zizzania dal grano. Nelle nostre comunità e nelle esistenze di cattolici borghesi la speranza, che è una virtù teologale, si è affievolita, quasi scomparsa, producendo due effetti negativi: il disimpegno e l’indifferenza.

Non più in un’attesa piena di gioia e di fiducia per il Signore che viene, i cattolici decidono di non impegnarsi e, così, a poco a poco, chiusi in una salvezza concepita e praticata in termini iper-individualistici, diventano indifferenti e insensibili.

Persa la certezza della mèta, la vittoria, cioè, definitiva di Dio sulle potenze, si vive il presente arrancando in ricerca costante del sensazionale, dell’effimero, dell’illusorio e non di ciò che non perisce, ciò che tignola e ruggine non possono corrompere. Così viene a mancare fervore e dinamicità.

Il Signore tarda a venire e, perciò, il cammino rallenta, si appesantisce, si ferma fino a bloccarsi. Occorre prendere coscienza che, se il motore non funziona, una macchina, una qualunque macchina, non parte. Recuperando il senso teologico della storia, con una speranza contagiosa nel cuore, il presente potrà apparire come un grembo che, già ora, genera nuova vita!

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