Guardando la Pachamama nei Giardini Vaticani e adesso il Presepe in Piazza San Pietro. Pensando a Esodo 32: il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il Vitello d’oro

Il Vitello d’oro (in ebraico ‘ēggel hazâhâv) – leggiamo nella Bibbia (che fino ad ordine contrario è ancora il Libro della Parola di Dio nella Chiesa Cattolica Romana) – era un idolo fabbricato da Aronne per soddisfare gli Ebrei durante l’assenza di Mosè, quando questi ascese al Monte Sinai. In ebraico l’episodio è noto come ḥēṭ’ ha‘ēggel (il peccato del vitello) e viene citato nel Capitolo 32 del Libro dell’Esodo. La conclusione dell’episodio non lascia aperta la possibilità di equivoco o interpretazione, quando il Signore disse a Mosè: “Nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato” e “Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne”.
Sciocco è costui che pensa che l’adorazione di un’idolo andino o un demone greco non è peccato e non grida vendetta al cospetto del Signore.

Il culto del toro era comune in molte culture (come il culto della Pachamama, una divinità pagana, venerata dagli Inca e da altri popoli abitanti l’altipiano andino; e il culto del Demone, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediario tra queste due dimensioni). In Egitto, da dove secondo la narrazione dell’Esodo provenivano in quel tempo gli ebrei, il Toro Apis era un paragonabile oggetto di culto. Tra i popoli limitrofi degli egiziani ed ebrei nell’antico Vicino Oriente e nell’Egeo, l’uro, toro selvatico, veniva ampiamente adorato, spesso come Toro Lunare e creatura propria di El.

Nicolas Poussin, L’Adorazione del Vitello d’oro o Danza attorno al Vitello d’oro, olio su telo, 1633-34, National Gallery, Londra. Ritrae l’adorazione del Vitello d’oro da parte degli Ebrei, dal capitolo 32 del Libro dell’Esodo.

Il Vitello d’oro
Esodo 32,1-35

Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: “Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. Aronne rispose loro: “Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me”. Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”. Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: “Domani sarà festa in onore del Signore”. Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento.
Allora il Signore disse a Mosè: “Và, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto”.
Il Signore disse inoltre a Mosè: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione”.
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: “Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre”.
Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.
Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.
Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: “C’è rumore di battaglia nell’accampamento”. Ma rispose Mosè:
“Non è il grido di chi canta: Vittoria!
Non è il grido di chi canta: Disfatta!
Il grido di chi canta a due cori
io sento”.
Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l’ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.
Mosè disse ad Aronne: “Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?”. Aronne rispose: “Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male. Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. Allora io dissi: Chi ha dell’oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello”.
Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell’accampamento e disse: “Chi sta con il Signore, venga da me!”. Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: “Dice il Signore, il Dio d’Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente”.
I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: “Ricevete oggi l’investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione”.
Il giorno dopo Mosè disse al popolo: “Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa”.
Mosè ritornò dal Signore e disse: “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!”.
Il Signore disse a Mosè: “Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora và, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato”.
Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.

La Pachamama nei Giardini Vaticani, episodio surreale.
C’è chi ha visto in questi “pastori” un demone e un extraterrestre. Questa interpretazione viene contestata da esperti dell’arte. L’arte è quasi sempre un enigma e proprio per questo l’arte è meravigliosa, ma non per tutti. Da questo punto di vista, queste statue non hanno nulla di demoniaco o di extraterrestre, se si osserva bene e si va oltre l’apparenza. In realtà vediamo dei volti elmati, simbolo del fatto che l’essere umano è intrappolato in una sorta di immobilismo cosmicio diciamo così. In fondo, con questi “pastori” nel Presepe a Piazza San Pietro. forse hanno sbagliato soprattutto nel fatto che è una rappresentazione non alla portata di tutti ed è per questo che avrebbero dovuto evitare di esporlo in quel luogo.
“Quest’anno gli organizzatori hanno avuto la felice idea di fare la mostra ‘100 Presepi’ sotto il Colonnato. Sono tanti presepi che svolgono proprio una catechesi della fede al popolo di Dio. Vi invito a visitare i presepi sotto il Colonnato, per capire come la gente cerca con l’arte di far vedere come è nato Gesù. I presepi che sono sotto il Colonnato sono una grande catechesi della nostra fede” (Papa Francesco – Angelus Domini, 20 dicembre 2020).
Papa Francesco loda la mostra dei 101 Presepi sotto il Colonnato di San Pietro, evitando di citare l’allestimento artistico che domina Piazza San Pietro, che resta un incubo.
Gli organizzatori del Governatorato della Città del Vaticano avrebbero dovuto evitare di esporlo in questo luogo. Un grave errore di valutazione, perché dovevano prevedere la reazione di sconforto in chi non è avvezzo all’arte (la gran parte della gente) ed è abituato al Presepio stile Greccio di San Francesco o al Presepe napoletano.

Postilla
I condannati a morte
di Massimo Viglione

Il cardinale Betori al TGR Toscana:”Il prossimo anno non ci sarà nessuno che entra in seminario (…) La considero una delle ferite più grosse del mio episcopato (…) è una situazione veramente tragica (…) Il problema della crisi vocazionale al sacerdozio sta all’interno di una crisi vocazionale della persona umana”.
No, cardinale, non parli la vostra insopportabile lingua pastoralese del nulla cosmico stratosferico come se fosse antani.
Non dia la colpa agli altri, in perfetto stile politichese sinistrorso.
Il problema siete voi gerarchie, che non credete più a nulla e siete proni a ogni potere umano. Il problema è che siete diventati – ognuno a suo livello – apostati e idolatri.
Estranei a quel Dio al quale in gioventù giuraste fedeltà.
Tornate a Dio e alla vera Fede di sempre (e magari pure alla vera Messa di sempre) e vedrete che torneranno subito le vocazioni di sempre (e Lei questo lo sa molto bene…).
Amen.
Nel frattempo, ritengo sia una grazia divina e anche una prova dell’esistenza della Giustizia divina, la vostra condanna a morte.
Con Pachamama che vi benedice, s’intende. E con qualcun altro che gioisce nel suo animo per l’ottimo lavoro compiuto in questi anni.
Si vede che la “nuova pentecoste” era una “sòla”, cardinale.
Perché la Pentecoste è una sola. Quella che voi avete rinnegato. E ora vi meravigliate?

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