Card. Kurt narra l’importanza dell’enciclica ‘Ut unum sint’

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In occasione del 25^ anniversario dell’enciclica ‘Ut unum sint’ e del 60^ anniversario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, qualche giorno fa  si è tenuto un Atto accademico in diretta streaming dalla ‘Cattedra Tillard’ dell’Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum con il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ed il prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa moderna e contemporanea alla Pontificia Università Laterranense.

Il card. Kurt ha definito l’enciclica come via imprescindibile per la Chiesa: “Agli occhi di papa Giovanni Paolo II, il Concilio Vaticano II esprimeva la ferma volontà della Chiesa cattolica di assumere la responsabilità ecumenica volta al ripristino dell’unità dei cristiani e di continuare a promuoverla con decisione e convinzione. Per comprendere e apprezzare l’Enciclica papale in modo più adeguato, dobbiamo tornare, nei  limiti del tempo concesso, all’importante orientamento fornito dal Concilio”.

Infatti il Concilio Vaticano II approvò il 21 novembre 1964 il Decreto conciliare sull’ecumenismo ‘Unitatis redintegratio’ con 2137 voti favorevoli e 11 contrari: “Con tale evento, la Chiesa cattolica fece sue le priorità fondamentali del movimento ecumenico e si unì ufficialmente e definitivamente a questo movimento mondiale. Quanto ciò sia vero è dimostrato dal  fatto che il testo promulgato non parla più di  ‘ecumenismo cattolico’ come avviene nello Schema ‘De Oecumenismo’ del 1963, ma di ‘principi cattolici dell’ecumenismo’.

Con questa formula linguistica si intende che il Concilio non voleva affiancare né tantomeno contrapporre al movimento ecumenico, sorto all’interno del cristianesimo non cattolico, un  proprio ecumenismo, come se si trattasse di una via alternativa cattolica, ma, convinto che potesse esistere  un solo ecumenismo, voleva inserirsi nel processo del movimento ecumenico, nel quale il Concilio aveva espressamente riconosciuto l’azione della ‘grazia dello Spirito Santo’”.

Poi il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha affrontato il tema dell’impegno ecclesiologico a favore dell’ecumenismo: “Per il grande papa del Concilio, Paolo VI, l’obiettivo  ecumenico divenne un importante leitmotiv anche e soprattutto del rinnovamento conciliare della Chiesa cattolica e della sua autocomprensione, tanto che si dovrebbe parlare di un’interazione vera e propria tra l’apertura ecumenica della Chiesa cattolica e il rinnovamento della sua ecclesiologia”.

A tale ermeneutica conciliare si collega papa Giovanni Paolo II: “Nella sua Enciclica ‘Ut unum sint’, anche papa Giovanni Paolo II usa la stessa ermeneutica del Concilio. Egli sottolinea espressamente che il Decreto sull’ecumenismo dovrebbe essere letto ‘nel contesto dell’intero magistero conciliare’ e che esso ‘si ricollega prima di tutto all’insegnamento sulla Chiesa della Costituzione Lumen gentium, nel suo capitolo che tratta del popolo di Dio’…

E di fronte ai dubbi espressi sia dai fautori che dai detrattori dell’ecumenismo, Giovanni Paolo II afferma che il cammino ecumenico è il cammino della Chiesa ed è irrevocabile, perché con il Concilio la Chiesa ‘si è impegnata in modo irreversibile’ a percorrere tale via”.

Quindi tale enciclica vuole mantenere viva la ricerca dell’unità della Chiesa: “Secondo papa Giovanni Paolo II, le basi e i presupposti dogmatici del Decreto sull’ecumenismo vanno rintracciati nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa e il cammino ecumenico intrapreso dal Concilio si radica nella natura teologica della Chiesa stessa. Sarà bene pertanto riflettere in maniera più approfondita sul fondamento ecclesiologico dell’importanza che il movimento ecumenico riveste per la Chiesa cattolica. 

Nel secondo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa ‘Lumen gentium’, la Chiesa è descritta soprattutto come il popolo di Dio, che si trova tra il ‘già’ e il ‘non ancora’ nel suo pellegrinaggio terreno e che è in cammino attraverso la storia; tutto ciò mette in evidenza la dimensione escatologica della Chiesa”.

Papa Giovanni Paolo II ha posto l’accento sul fondamento cristologico dell’unità ecumenica attraverso la preghiera: “Se l’unità dei discepoli è la priorità principale della preghiera di Gesù, l’ecumenismo cristiano  non può essere altro che un sintonizzarsi da parte dei cristiani alla preghiera di Gesù, un’adesione alla sua preghiera sacerdotale. La preghiera per l’unità dei cristiani è e rimane il presupposto essenziale di tutti gli sforzi ecumenici…

Secondo papa Giovanni Paolo II, la preghiera deve essere presente nella vita della Chiesa e in ogni attività che miri all’unità dei cristiani… Il  riferimento al Cenacolo evidenzia che, con la preghiera per l’unità, noi cristiani esprimiamo la nostra convinzione di fede che non possiamo fare noi stessi l’unità e non possiamo deciderne né la forma né la tempistica.

Noi cristiani, piuttosto, siamo capaci di produrre divisioni, come ci mostrano il passato e pure il presente. L’unità la possiamo invece ricevere soltanto in dono da Dio. E il modo migliore per prepararci a questa unità come dono è pregare per l’unità”.

Tale enciclica è premessa al Giubileo del 2000: “Riferendosi all’Enciclica, il card. Joseph Ratzinger, come stretto collaboratore di papa Giovanni Paolo II, notò che il pontefice aveva risvegliato nella coscienza della Chiesa la ‘ricerca dell’unità dei battezzati secondo il comando del Signore, secondo la logica intrinseca della fede, che è stata inviata nel mondo da Dio come forza di unità’, con ‘tutta la forza della sua passione ecumenica’…

Senza questo coinvolgimento personale nella causa ecumenica, non si possono comprendere i grandi sforzi ecumenici compiuti da Papa Giovanni Paolo II in generale, e la sua Enciclica ‘Ut unum sint’ in particolare. In ciò consiste la costante attualità del documento e la sfida stimolante che esso ci pone…

L’Enciclica di papa Giovanni Paolo II rimane anche oggi un campanello d’allarme ecumenico che invita tutti noi a fare un approfondito esame di coscienza. In questo io vedo la sua particolare importanza e per questo saremo sempre grati a papa Giovanni Paolo II”.

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