Per Libera aumenta la corruzione nella sanità

Negli ultimi tre anni il 13% degli episodi corruttivi ha riguardato il settore della sanità, perché dall’inizio della pandemia al 17 novembre, secondo Autorità nazionale anticorruzione (Anac), sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria oltre € 14.000.000.000. A fronte di questa enorme cifra le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per € 5.055.000.000.

Sono alcuni dati presentati da ‘Libera’ e ‘lavialibera’, la rivista dell’associazione, in un dossier dal titolo ‘InSanità. L’impatto della corruzione sulla nostra salute’ in occasione della Giornata Internazionale contro la corruzione, in cui i dati ufficiali  dicono che nel 2019 in sanità sono stati spesi € 114.500.000.000, con una crescita di € 900.000.000 rispetto all’anno precedente.

Il dilagare dell’illegalità nella filiera sanitaria si alimenta quasi sempre anche grazie alla connivenza della cosiddetta ‘zona grigia’, fatta di colletti bianchi, funzionari e tecnici compiacenti, imprenditori e politici corrotti. In primo luogo, in ambito sanitario sono allocate ingenti risorse economiche, che si traducono anche in appalti per forniture di materiale sanitario e assunzioni. In secondo luogo, quello sanitario è un settore sensibile a diverse forme di condizionamento esterno e rappresenta uno strumento per mantenere il consenso e il controllo del territorio.

Il rapporto di ANAC ‘La corruzione in Italia 2016-2019’ denuncia che il settore più a rischio di corruzione nel campione di 152 casi considerati è quello dei lavori pubblici, che rappresenta il 40% degli episodi corruttivi; la sanità rappresenta il 13%, con casi che riguardano forniture di farmaci, apparecchiature mediche, strumenti medicali e servizi di pulizia. Si tratta di una corruzione che colpisce nell’11% dei casi le aziende sanitarie.

I dati di un’indagine conoscitiva condotta da ANAC in relazione agli affidamenti di forniture di dispositivi di protezione nel periodo marzo-aprile 2020 conferma la sussistenza di criticità, sprechi, inefficienze, evidenziando come: “gli affidamenti di forniture di mascherine abbiano presentato in circa un caso su due varie tipologie di criticità con particolare riferimento al mancato rispetto dei tempi di consegna segnalato per circa il 25% degli affidamenti.

Nel 5% dei casi si sono inoltre registrate negative verifiche del possesso dei requisiti da parte degli aggiudicatari. Le maggiori criticità si concentrano nel mancato rispetto dei tempi di consegna (32 su 52 segnalate), sulla qualità della fornitura (8 su 52), sulle quantità della fornitura (7 su 52) nonché sul mancato rispetto del possesso dei requisititi di partecipazione (5 su 52)”.

Inoltre il ministero dell’Interno ne registra 1.637 interdittive (nello stesso periodo del 2019 erano state 1540) con un incremento del 6,3%. Gli aumenti maggiori si registrano in Emilia Romagna con + 89% (218 interdittive nel 2020 erano 115 nel 2019); segue la Campania che passa dalle 142 interdittive del 2019 alle 268 del 2020 (+88%).

Da segnalare le nuove entrate della Sardegna che passa da zero interdittive del 2019 alle otto del 2020, le Marche da zero del 2019 alle dieci del 2020, Trentino Alto Adige da zero a due interdittive. Significativo il dato del Molise che passa dalle 6 interdittive del 2019 alle 28 del 2020 (+366%) e della Toscana con 26 interdittive, mentre erano 10 nel 2019 (+160%).

Sulla trasparenza, si legge nel rapporto di Libera, si evidenziano criticità, in quanto dall’inizio della pandemia al 17 novembre, secondo i dati presenti sul sito dell’ANAC, sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria COVID-19 oltre € 14.000.000.000.

Inoltre al sito https://bandicovid.openpolis.it/ è possibile, cliccando sulle specifiche regioni, avere contezza del quadro costantemente aggiornato:  sono solo due le regioni nelle quali si ha una conoscenza più diffusa della spesa (Emilia Romagna al 51% e Toscana al 54%), mentre tutte le altre hanno dati molto bassi, con il picco della Liguria (3%) e Sardegna (7%) seguiti da Puglia e Valle d’ Aosta (10%).

Per Libera “l’aspetto forse più scandaloso della crisi in cui siamo stati gettati dalla pandemia (scandaloso e perciò taciuto) è la divaricazione fra cura della salute ed esigenze economiche, tra sforzo sanitario e necessità di non danneggiare il sistema produttivo. Ma un’economia che non tutela la vita (o che se ne occupa solo se non costa troppo) è un’economia sbagliata, spietata, disumana, che sacrifica il bene comune al profitto di pochi”.

Nel novembre 2020 Libera e Demos hanno condotto un’indagine sulla percezione delle mafie e della corruzione, anche alla luce dell’emergere della pandemia su un campione di 995 persone. Per 81% degli intervistati ‘la corruzione in politica è lo specchio della società italiana’ .

Opinione prevalente del Nord Est (83%) e del Sud/isole (84%). Solo il 17% ritiene che la corruzione non sia lo specchio della società, con ciò ritenendo tali pratiche espressione di una minoranza di politici ed esponenti della classe dirigente inclini alla corruzione, in quanto slegati dai valori sociali prevalenti nella popolazione. Il 71% degli intervistati ritengono che con ‘l’emergenza Covid-19 la corruzione in Italia si sta diffondendo ancora di più’. La maggioranza dei soggetti preoccupati è del Nord Est (78%).

L’ultima parte del dossier di Libera è dedicata al questionario ‘Corruzione in Sanità’ promosso dallo Small Working Group ‘Mafia e Corruzione in Sanità’ del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) APS. L’inchiesta è stata rivolta a studenti e neolaureati in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Professioni Sanitarie in varie università italiane su un campione di 1498 tra studenti e neolaureati.

Nonostante la maggior parte dei partecipanti alla indagine ritenga la corruzione un problema di entità grave (71,8%), il 10% del campione crede altresì che la corruzione sia accettabile quando non crea danno o quando è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo. Le due successive domande chiedevano agli intervistati quanto ritenessero diffusa la corruzione in ambito sanitario e in ambito universitario, in una scala da 1 (per niente) a 10 (completamente).

Rispetto al primo, se si sommano le risposte da 6 a 10 totalizzano il 91% delle risposte. Rispetto alla diffusione in ambito universitario, se si sommano le risposte da 6 a 10 totalizzano l’80,7% del campione, con una forbice percentuale del 10% in meno rispetto alla domanda precedente, segno che gli intervistati ritengono l’ambiente universitario più sano di quello sanitario.

Il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, ha commentato: “Lo scenario offerto da questo dossier sull’impatto della corruzione in ambito sanitario, cioè sul prezzo pagato in termini di vite non salvate a causa dell’idolatria del denaro e del profitto, non è che una conferma di come il Covid-19 abbia trovato terreno fertile in altri due virus storici di cui non ci si è mai abbastanza occupati in sede politica, economica e anche civile.

Virus a cui troppi si sono assuefatti come se fossero ‘normali’, in una convivenza irresponsabile, distruttiva e, alla lunga, autodistruttiva. Parlo ovviamente della corruzione e delle mafie, i principali parassiti del bene comune, mali in combutta che da decenni, se non secoli, ledono il nostro tessuto sociale, la dignità, il lavoro e le speranze di tanti…

Urge allora quel cambiamento profondo, radicale, che la pandemia non solo suggerisce ma impone. Bisogna fare insomma della crisi una sorta di positivo ‘agente provocatore’, perché, come dice ‘papa Francesco, ‘peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla’.

Di fronte a dati impressionanti come quelli del presente rapporto bisogna non solo pensare ‘mai più come prima!”, ma trasformare il pensiero in impegno risanatore e rigeneratore, nella costruzione, il più possibile comune, di un mondo finalmente a misura di persona, di dignità e di vita”.

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