Sant’Ambrogio: la Parola di Dio è per tutti

“La nostra Chiesa diocesana vuole far risuonare la sua voce per dire che le porte sono aperte, che tu sei atteso, che vogliamo essere un unico popolo che sente questa Chiesa come la propria casa”: nella festa di sant’Ambrogio mons. Mario Delpini ha rivolto una ‘parola’ a tutti i milanesi: “E’ la parola del buon pastore che ti chiama e ti invita: è la voce amica di Gesù che desidera che anche tu sappia di essere atteso, ti essere chiamato a entrare nella famiglia degli amici di Dio, perché ci sia un solo gregge e un solo pastore”.

Ed ha rivolto una parola a tutti: “C’è una parola per te uomo e donna del mio tempo che ti senti smarrito, come se la vita e la storia fossero una confusione senza senso. Una parola per te che ti sei convinto che le domande serie non hanno risposte, che i cammini degli umani sono sentieri interrotti che non portano da nessuna parte, che le disgrazie e le fortune ti capitano addosso e non c’è altro da fare che cercare rifugio in qualche angolino tranquillo.

C’è una parola per te che ti sei convinto che conviene zittire la speranza che invita a guardare lontano e accontentarsi di programmare fino a domani, di sospendere le decisioni definitive, di vivere alla giornata”.

Questa parola è quella dell’apostolo Paolo, che chiama tutti alla speranza: “La parola dell’apostolo è la stessa parola che a me è stata data la grazia di annunciare: il mistero è stato svelato in Cristo. Tutti i popoli, tutte le persone della terra, tutti gli eventi della storia sono chiamati a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Il mistero della storia è stato rivelato dal Signore Gesù che ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra: tutta la storia è storia di libertà e di amore; e ogni libertà riceve una vocazione e ogni libertà si compie nella comunione: in lui ci ha benedetti… in lui ci ha scelti… in lui abbiamo la redenzione e il perdono delle colpe… in lui anche voi avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo”.

Insomma c’è sempre una parola per chi non si sente escluso da un popolo: “C’è una parola per te che ti senti umiliato dalle tue debolezze, che devi constatare che i buoni propositi finiscono per essere un inutile rammarico, una parole per te che hai ricevuto tante grazie, che hai l’impressione di aver sciupato troppe occasioni, che senti fastidio per essere troppo mediocre, troppo insignificante, che ti senti una delusione per il Signore che ti ha chiamato, per la gente che conta su di te”.

Questa parola è anche quella di sant’Ambrogio: “E’ la parola e il gesto di Ambrogio che perdona, che riconcilia i peccatori: non come una pratica da archiviare ma come una cammino di conversione da compiere insieme; ogni volta che qualcuno gli confessava i propri peccati per riceverne la penitenza, compartecipava a tal punto del dolore del penitente da versare con lui lacrime di pentimento: si considerava infatti peccatore tra i peccatori”.

La parola è quella della conversione, strada per la libertà: “La parola che Ambrogio ha annunciato e vissuto, la parola che anche oggi risuona è quella che urge la conversione perché sa della serietà del peccato e insieme offre la misericordia perché sa della grazia di Dio che rende possibile scrivere una storia nuova, di santità e di libertà”.

Tale parola è per tutti: “…se ti senti una persona da niente la parola di Gesù ti rivela l’altezza della tua vocazione; se ti senti smarrito e confuso per quello che capita, la rivelazione del mistero di Cristo ti invita a contemplare il compiersi del desiderio di Dio di rendere partecipi tutti della sua vita; se ti senti peccatore oppresso dalla tua storia sbagliata, l’annuncio del perdono di Dio ti apre alla speranza e alla possibilità di rimediare e alla vocazione a costruire una vita bella, santa, lieta”.

E, prima della benedizione, del canto del Magnificat, della preghiera e delle intercessioni recitate nella Cripta con la venerazione delle reliquie spoglie di Ambrogio, Gervaso e Protaso, ancora un invito: “Puntiamo all’essenziale: pregare, essere in famiglia, volerci bene, cercare di custodire una città accogliente dove per tutti sia desiderabile abitare”.

(Foto: Diocesi di Milano)

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