Il caso Becciu diventato caso L’Espresso. Un riassunto anche in english style, sulla Voce di New York. E pure La Frankfurter Allgemeine Zeitung… Gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo

1. Sul nuovo numero di oggi in edicola dell’Espresso finalmente non compare il cognome Becciu. Qualcosa vorrà pur dire…
2. Il falsario da carta straccia Coccia scaricato da tutti tenta di riciclarsi tornando a parlare di lavoratori. Qualcosa vorrà pur dire… [“I ragazzi della ThyssenKrupp di Torino, che la notte del 6 dicembre 2007, durante un turno in fabbrica furono travolti da un incendio terribile si chiamavano Giuseppe Demasi, 26 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Rocco Marzo, 54 anni, Rosario Rodinò, 26 anni, Bruno Santino, 26 anni, Antonio Schiavone, 36 anni e Roberto Scola, 32 anni. Con loro c’era Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto di quella strage. Ad Antonio mi legano tante cose, un sentimento di profonda fratellanza, uno dei rapporti più preziosi che ho ricevuto in dono. Dobbiamo a lui, ai parenti delle vittime, a chi oggi giorno lavora senza tutele, garanzie, contratti, protezioni, sicurezza, il dovere della memoria di quel giorno che ha segnato un punto di non ritorno della storia del nostro Paese. #thyssenkrupp” (Massimiliano Coccia – Facebook, 6 dicembre 2020).
3. Nicola Corradi su La Voce di New York, abile e arruolato anche in englishstyle. Qualcosa vorrà pur dire…
4. La Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano conservatore tedesco di forte prestigio, che a firma di Matthias Rüb ha cominciato a sollevare ampi dubbi sul caso Becciu. Qualcosa vorrà pur dire…
5. Ne possiamo essere certi: «Gutta cavat lapidem consumitur anulus usu» (La goccia scava la pietra, l’anello si consuma con l’uso) (Ovidio, Epistulae ex Ponto).

La goccia perfora la pietra non con la forza ma col cadere spesso.

Potremmo dare anche meno rilievo al falsario da carta straccia, della serie L’Espresso prima aveva tutto e pure in anticipo e ora? Falsario “Game over”. Ma la colpa non è tanto del falsario, ma anche di chi da carta bianca al falsario, per far diventare la carta bianca carta scritta piena di falsità, che diviene carta straccia. E poiché le falsità sono pubblicate su una rivista che ha buona considerazione presso l’opinione pubblica, invita i lettori a credere che tali falsità siano vere, quando non lo sono. Quindi, Damilano che ha allontanato evidentemente Coccia dovrebbe fare un mega mea culpa pubblico che non fa. Damilano ha allontanato Coccia ed è evidente, ma Damilano fino a pochi giorni fa difendeva Coccia pubblicamente. Quindi, il comportamento di Damilano è una chiara ammissione di colpa. Damilano dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa e tutto ciò farlo pubblicamente. A parer nostro la colpa non è dei falsari, poiché il falsario fa il falsario come il ladro fa il ladro è la loro natura. La responsabilità oggettiva la attribuiamo ad un direttore che non vaglia, non valuta, non verifica le osservazioni del falsario in questione. E questo è un fatto molto grave per un direttore. A parer nostro Damilano dovrebbe presentare le dimissioni e farlo prima di subito.
Lo Staff del Blog dell’Editore

Francesco e il “caso” Becciu: il cardinale messo alla gogna potrebbe essere la vittima
Costretto alle dimissioni dal Papa per una “inchiesta” pubblicata dall’Espresso poi querelato. Emergono particolari sospetti e non è da escludere la montatura
di Nicola Corradi [*]
La Voce di New York, 4 dicembre 2020

È una questione complicata. Sì, perché in un intricato giro di informazioni e contraddizioni ci sono di mezzo il Papa, un cardinale e parecchi milioni di euro.

Quella del Cardinale Giovanni Angelo Becciu è una faccenda già nota da qualche mese. In breve, si può riassumere così: Becciu è stato costretto alle dimissioni da Papa Francesco dopo essere stato accusato di peculato. Il reato di peculato viene definito come “appropriazione indebita, a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio”.

Cardinale Angelo Becciu.

Ma accusato da chi? Bene, è proprio da questa semplice domanda che tutto prende forma. Sì, perché Becciu non risulta essere indagato né dalla magistratura vaticana, né da quella italiana. Ad accusarlo, infatti, non è un giudice, ma un settimanale: L’Espresso, diretto da Marco Damilano.

Gli eventi si riferiscono al 24 settembre scorso, giorno dell’udienza tra Becciu e il Santo Padre in cui Francesco, invece dei soliti discorsi di routine, gli rovescia sul capo, ancora coperto dallo zucchetto rosso, un secchio di acqua gelata. Lo invita ad abbandonare la propria carica e a lasciare la stanza. Da quel momento, da quei passi fatti per i corridoi della Santa Sede dopo aver appena ricevuto un ordine inaspettato e fulminante, per Becciu inizia la gogna.

Andiamo con ordine. Quel 24 settembre è un giovedì piovoso e alle 18 in punto il Cardinale Becciu ha un’udienza fissata con il Papa. Non è una chiamata eccezionale, i due si incontrano spesso e sono legati, oltre che da un fitto rapporto di lavoro, anche da una profonda e duratura amicizia. Becciu entra quindi rilassato nelle sacre stanze del Pontefice, ma nota qualcosa di insolito. Sulla scrivania di Francesco è appoggiato un articolo che titola “La spada di Francesco sui corrotti”. Il giornale che lo ha scritto è L’Espresso e il protagonista di quelle fitte righe d’inchiostro è lui. Per quasi mezz’ora, dalle 18 alle 18.25, Becciu ascolta dalla bocca del Papa le parole che lo costringono alla dipartita. Esce dalle mura vaticane ed entra nel tunnel senza fine del processo mediatico.

È proprio da qui, da questo articolo brandito dal Santo Padre in un’udienza dall’esito imprevisto, che sorgono le prime informazioni sospette.
L’Espresso, come detto, aveva trovato lo scoop. Una storia raccontata in esclusiva che accusava il cardinale di truffa ai danni dello Stato Pontificio. Ma c’è di più. Alle 10.12 di quel 24 settembre, il sito web dell’Espresso si fa scappare la mano e crea un articolo dal titolo “Ecco perché il cardinale Becciu si è dimesso. Soldi dei poveri al fratello e offshore: le carte dello scandalo. E il Papa chiede pulizia”, firmato da Massimiliano Coccia. Passano poche ore e, alle 15.44, viene creato e pubblicato dallo stesso sito un secondo articolo dal titolo “Ecco perché il cardinale Becciu si è dimesso: L’Espresso di domenica 27 settembre”, firmato della giornalista Angiola Codacci Pisanelli.

Ed è così che le domande iniziano ad accavallarsi. Come faceva L’Espresso a sapere alle 10 del mattino che Becciu si sarebbe dimesso, quando l’udienza del Papa con il Cardinale, nella quale è avvenuta la comunicazione, è stata alle 18? O vogliamo credere alla preveggenza della redazione romana, oppure è chiaro che qualcuno abbia parlato. Chi? Impossibile avere un volto e nome, ma di sicuro non un umile addetto alla segreteria del Vaticano.

Il Direttore dell’Espresso Marco Damilano.

Becciu decide di andare per vie legali. I suoi avvocati citano in giudizio L’Espresso, scrivendo che “i predetti articoli, come del resto quelli pregressi, presentano una incisiva carica lesiva dell’immagine e del decoro del Cardinale” e che “la presentazione al Santo Padre dell’articolo poi apparso sul settimanale ‘L’Espresso’ in data 27.09.2020, e dei fatti in esso contenuti, ha costituito la causa della richiesta di dimissioni”.

Per qualche settimana la notizia sembra avviarsi verso un assurdo cono d’ombra, fino a quando, sulle pagine di Libero, Vittorio Feltri torna a scrivere del caso. Lo fa con articoli puntuali, precisi e dettagliati, sollevando questioni alle quali è necessario venga data una risposta. Con una controinchiesta prova a riabilitare la figura di Becciu. In particolare, Feltri pone all‘Espresso 12 domande. Agli articoli di Libero, però, non segue il clamore mediatico che aveva accompagnato le accuse mosse a fine settembre da parte del settimanale di Damilano. Anzi, tutto tace. Alla stampa pare che la vicenda non importi più. O, forse, sono le nuove pieghe assunte dai fatti ad aver allontanato l’interesse dei media.

L’ex Direttore di Libero Vittorio Feltri.

A fare il primo passo dopo la riapertura delle danze è un protagonista inaspettato: il Papa. Francesco, dopo aver detto nel corso dell’omelia di avere comprensione per “gli apostoli che sbandano”, ha telefonato direttamente a Becciu. Un segnale di distensione in cui il Pontefice, a detta di Becciu, avrebbe pronunciato parole “ben diverse da quelle dei giornalisti”.

Eppure era stato proprio lui, Bergoglio, a procedere in fretta e furia quel pomeriggio del 24 settembre per togliere i diritti del cardinalato a Becciu. Perché, allora, fu così veloce e drastico? Qualcuno inizia a parlare di complotto, una congiura ideata dagli alti membri del conclave, in accordo con i giornalisti delL’Espresso, per mettere fuori gioco un collega con alti incarichi all’interno delle mura di San Pietro.

Quale sarebbe il motivo? Ancora non si può sapere, né se si ha la certezza che la risposta arriverà mai. Una sola cosa è certa. La storia non finirà qui. Anzi, questo sembra essere soltanto uno dei primi capitoli di una serie che potrebbe scuotere dalle fondamenta le rigide istituzioni del Vaticano.

[*] Nicola Corradi, classe 1999 e parmigiano d’origine, attualmente vive a Roma, dove studia Scienze Politiche all’Università LUISS Guido Carli. Appassionato di scrittura fin da quando ne ha memoria, i suoi interessi ricadono per la maggiore su politica e attualità. A Parma scrive sulla Gazzetta, a Roma è responsabile della sezione di politica interna del giornale universitario e ha l’incarico di addetto stampa presso il CUSI-Centro Universitario Sportivo Italiano.

Crescono i dubbi sul caso Becciu
Lo scoop di Libero ripreso in tutto il mondo
di Renato Farina
Libero, 7 dicembre 2020

Che cosa accade dentro le Mura Leonine a proposito del caso Becciu? Si palpa un silenzio carico di presagi. L’Espresso, portavoce unico delle carte avvelenate, è stato tenuto a digiuno. La stampa mondiale rilancia lo scoop di Libero I dubbi sulle accuse a Becciu ora fanno breccia Si dimostrano sempre meno solide le insinuazioni lanciate dall’Espresso. E si inizia a parlare di complotto in Vaticano. Dopo settanta giorni di mitraglia, è rimasto senza cartucce. E comprensibile, dopo che le bombe cartacee che aveva depositato nel suo archivio gli sono esplose sotto i piedi grazie alla contro-inchiesta di Vittorio Feltri su Libero (18, 19 e 20 novembre).

Stiamo parlando – per coloro cui fossero sfuggite le puntate precedenti – del cardinale Angelo Becciu, 72 anni, già Sostituto della Segreteria di Stato (numero 3 della Santa Sede) e Prefetto per le Cause dei Santi, privato dei suoi diritti e costretto alle dimissioni dalle sue cariche il 24 settembre scorso alle ore 18 e 25, dopo una drammatica udienza con il Papa. Al quale erano state accreditate come verità evangeliche e prove giuridicamente inconfutabili i documenti dell’Espresso contro il prelato sardo, impiccato da quelle carte come predatore dei soldi destinati ai poveri onde deviarli verso i propri parenti voraci. Niente di tutto ciò è accaduto, come ora riconosce l’autorità economica del Vaticano, l’arcivescovo Nunzio Galantino. Resta da capire chi e come abbia potuto tendere una simile trappola. Dopo che Libero ha potuto provare che accuse farlocche sono state messe a disposizione di un falsario certificato per tale dal Tribunale di Roma.

Di certo, da dentro i Palazzi apostolici non si sono mosse nuove carte spedite all’Espresso da manine unte dal sacro crisma. Si è interrotto il canale by Vatican City. E così il settimanale diretto da Marco Damilano, dopo la cilecca rimediata nel numero precedente, ha girato i suoi cannoni da un’altra parte.

La contro-inchiesta di Libero ha trovato eco in Qn diretto da Michele Brambilla, quindi su Radio 1 Rai grazie a Giovanni Minoli con un’intervista a Lucetta Scaraffia, e sul sito Korazym.org. Ma è stata ampiamente censurata dall’universo internazionale dei mass-media politicamente corretti che aveva bevuto come oro colato la fake news, un vero e proprio assassinio morale (character assassination) del cardinale, che ha avuto però la consolazione di una telefonata di Francesco il 29 novembre, prima domenica di Avvento.

In attesa che bersaglieri laici cerchino di riaprire una nuova breccia di Porta Pia nel muro dell’omertà difeso dagli zuavi vaticani, segnaliamo:

1. la Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano conservatore tedesco di forte prestigio, che a firma di Matthias Rüb ha cominciato a sollevare ampi dubbi sul caso Becciu, citando Vittorio Feltri e il legale Natale Calli Pan.

2. Fresca di stampa e rintracciabile sul web è la corrispondenza da Roma della Voce di New York. Nicola Corradi fornisce ai lettori italo-americani un quadro chiaro della vicenda la cui unica certezza è oggi la fotografia delle tenebre e delle opacità da cui è stretto Francesco. Titolo: «Francesco e il “caso” Becciu: il cardinale messo alla gogna potrebbe essere la vittima». Sommario: «Costretto alle dimissioni dal Papa per una “inchiesta” pubblicata dall’Espresso poi querelato. Emergono particolari sospetti e non è da escludere la montatura».

Scrive Corradi: «Per qualche settimana la notizia sembra avviarsi verso un assurdo cono d’ombra, fino a quando, sulle pagine di Libero, Vittorio Feltri toma a scrivere del caso. Lo fa con articoli puntuali, precisi e dettagliati, sollevando questioni alle quali è necessario venga data una risposta Con una contro-inchiesta prova a riabilitare la figura di Becciu. In particolare, Feltri pone all’Espresso 12 domande. Agli articoli di Libero, però, non segue il clamore mediatico che aveva accompagnato le accuse mosse a fine settembre da parte del settimanale di Damilano. Anzi, tutto tace. Alla stampa pare che la vicenda non importi più. O, forse, sono le nuove pieghe assunte dai fatti ad aver allontanato l’interesse dei media».

Eccole, le «nuove pieghe». La telefonata del Papa a Becciu con parole «ben diverse da quelle dei giornalisti». E il brusio dentro le Mura: «Qualcuno inizia a parlare di complotto, una congiura ideata dagli alti membri del conclave, in accordo con i giornalisti dell’Espresso, per mettere fuori gioco un collega con alti incarichi all’interno delle mura di San Pietro». La conclusione: «La storia non finirà qui. Anzi, questo sembra essere soltanto uno dei primi capitoli di una serie che potrebbe scuotere dalle fondamenta le rigide istituzioni del Vaticano».

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