Calabria: Terzo Settore ed Azione Cattolica per una sanità che cura

Ci sono 26 obiettivi prioritari  nella la missione affidata dal Governo a Guido Longo, l’ex prefetto di Vibo Valentia e questore di Reggio, nominato commissario per il piano di rientro dal deficit sanitario della Regione Calabria dopo le dimissioni del generale Saverio Cotticelli e una serie di rinunce all’incarico da parte delle persone chiamate a sostituirlo.

Il decreto di nomina affida al commissario ad acta, che potrà avvalersi di una struttura composta da 25 persone, l’incarico ‘prioritario’ di attuare i programmi operativi 2019-2021, di proseguire l’attuazione del Piano di rientro nonché di tutti gli interventi necessari, si legge, “a garantire, in maniera uniforme sul territorio regionale, l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizioni di efficienza, appropriatezza, sicurezza e qualità, nei termini indicati dai Tavoli tecnici di verifica, ivi compresa l’attuazione del decreto legge 10 novembre 2020 n. 150”.

Longo dovrà scalare la montagna del deficit accumulato dal servizio sanitario regionale, stimato, nel corso dell’ultima verifica ministeriale, in € 225.000.00: “Io sono stato in Calabria negli anni ’80 per la seconda guerra di ‘ndrangheta, poi sono tornato come questore di Reggio nel 2012, poi come prefetto di Vibo nel 2017. La mia ricetta è lavorare seriamente e occuparmi della popolazione. La popolazione calabrese ha bisogno di noi, urgentemente”.

Questa urgenza era stata confermata  nella scorsa settimana dall’Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, che in una lettera aveva chiamato la popolazione alla responsabilità sociale: “Non è compito dell’Azione Cattolica commentare o censurare quel che si sta compiendo sotto i nostri occhi; ci sentiamo chiamati, semmai, a proporre alcune considerazioni legate alla percezione degli eventi e alla responsabilità che investe tutti.

In questo contesto pare prevalere la logica della attribuzione delle colpe a seconda delle convenienze; è evidente, semmai, che la situazione che abbiamo di fronte ci mostra come in uno specchio quello che è diventata la nostra terra.

La strutturale incapacità di garantire i servizi essenziali, di offrire rispetto a chi soffre, di prestare cure adeguate a chi si trova nel bisogno, oggi, nel tempo del COVID, non fa altro che rimandarci l’immagine della fragilità non solo delle strutture sanitarie, ma di tutta la nostra società”.

La lettera dell’Azione Cattolica diocesana è un’analisi della situazione sanitaria calabrese: “L’incredibile impegno di tanti medici ed infermieri non può sopperire agli evidenti livelli di precarietà, sottodotazione, disorganizzazione delle strutture sanitarie. Nonostante fossero ben chiari i limiti organizzativi, ben poco è stato compiuto nei mesi che hanno seguito il primo lockdown.

E’ una responsabilità grave che investe non un uomo solo, ma assume ben più ampio spettro: colpisce tutti coloro i quali avevano il compito di attivarsi ed invece hanno solo confidato che il peggio fosse passato. Tutto ciò non appare frutto del caso, ma espressione dell’inadeguatezza di quanti hanno in mano le sorti della nostra regione e non hanno le competenze necessarie.

E’ questa l’immagine che ci viene restituita: una società che, a tutti i livelli, non è in grado di autogovernarsi”.

L’accusa può diventare una scorciatoia se non si è capaci di costruire: “Lo spaventoso deficit accumulato nel tempo dalle Aziende Sanitarie, l’incapacità di approvare i bilanci, la permeabilità alle infiltrazioni mafiose, lo sciupìo di danaro pubblico, l’incompetenza gestionale diffusa, sono responsabilità di tanti e di tanti calabresi.

Anche di coloro i quali hanno alimentato un sistema clientelare che mai ha smesso di inquinare le logiche di reclutamento e di funzionamento di strutture che, prima di curare il bene pubblico, hanno tutelato e ingrassato il patrimonio di pochi.

Esiste una responsabilità diffusa che ha determinato lo scempio che è sotto i nostri occhi. Accusare soltanto taluno è una comoda scorciatoia per sfuggire alla comune responsabilità”.

Quindi per uscire da questa emergenza è necessario l’impegno dei cittadini: “Confidare nelle capacità prodigiose del singolo, senza costruire le condizioni per una radicale riorganizzazione del sistema, rappresenta il miglior viatico non solo per l’insuccesso, ma anche per la predisposizione di un inutile capro espiatorio. E a soffrirne saranno di nuovo i piccoli e gli ultimi.

Questo è un tempo che ci chiama alla fraternità, alla ri-costruzione di rapporti di solidarietà, a prenderci di nuovo cura gli uni degli altri, nella consapevolezza di un destino comune che siamo chiamati a costruire non pensando solo all’interesse singolo.

E’ giunto il tempo di rendersene conto, di riannodare i fili di un patto di amore che leghi i cittadini della nostra terra e che superi le logiche che ci hanno condotto a gustare il frutto amaro della paura e del dolore”.

Sullo stesso tenore la lettera del Forum del Terzo Settore calabrese indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in cui si chiede che: “l’urgente percorso teso a ricostruire la sanità pubblica nella regione sia accompagnato in parallelo da una piattaforma informatica aperta a tutti i cittadini, dove accedere in maniera trasparente ai dati, e dove condividere problematiche e proposte, per una assistenza sanitaria democratica e orientata anche dai pazienti”.

Inoltre nella lettera si chiede “un’attenzione prioritaria per le fasce più deboli e fragili, anziani soli, persone con disabilità, con problemi psichiatrici, con dipendenza patologica, bambine e bambini, e in generale per chi da troppi anni è messo ai margini da una sanità calabrese tesa a privilegiare interessi forti e clientelari, lasciando puntualmente indietro chi ha maggiore bisogno di cura e assistenza”.

Ed infine “chiediamo un forte impulso alla ‘Medicina Territoriale’ con un potenziamento del ruolo dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali interni e degli infermieri di comunità.

Chiediamo che, in un momento così difficile per l’emergenza in corso, sia chiara la catena di comando, e a chi chiedere conto, come rete della società civile, del mancato raggiungimento degli obiettivi tesi a contrastare la pandemia con le necessarie misure in materia di tracciamento, ospedali covid, potenziamento delle terapie intensive, terapie semintensive, covid hotel”.

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