Papa Francesco sostiene le istanze delle attiviste pro-vita dei barrios popolari di Buenos Aires e la loro opposizione alla legalizzazione dell’aborto. “Presente, presente, la voz del inocente”

Papa Francesco il 22 novembre ha risposto ad una lettera di otto “mujeres de las villas”, donne dei barrios più poveri di Buenos Aires, che gli avevano chiesto di sostenere la loro opposizione al disegno di legge per la legalizzazione dell’aborto, presentato il 17 novembre al parlamento dal Presidente dell’Argentina Alberto Fernández, che si professa cattolico, adempiendo alla sua promessa durane la campagna presidenziale. Il via libera all’aborto in Argentina, fino ad oggi proibita con le sole eccezioni dei casi di stupro, pericolo di vita della madre e malformazioni gravi del bambino non ancora nato, è uno dei punti in agenda del nuovo presidente argentino. Nel suo discorso pronunciato all’inaugurazione dei lavori parlamentari, Fernández aveva annunciato l’intenzione del suo governo di presentare un disegno di legge per depenalizzare l’aborto. Al riguardo, Papa Francesco ha preso posizione, in risposto alle attiviste pro vita che gli avevano chiesto di intercedere. Il 24 novembre il quotidiano argentino La Nación ha pubblicato la lettera integrale delle donne, insieme alla risposta autografa del Papa, pervenuta tramite la deputata nazionale di Buenos Aires Victoria Morales Gorleri.

“Presente, presente, la voz del inocente”.

Mentre si moltiplicano in Argentina le manifestazioni di protesta contro il disegno di legge, alla domanda se il Papa si sarebbe arrabbiato per la sua iniziativa, Fernández ha risposto il 22 novembre, partecipando al programma televisivo argentino Coreo del Centro: “Spero di no, perché sa quanto lo ammiro, quanto lo valuto e spero capisca che devo risolvere un problema di salute pubblica in Argentina”. Il riferimento del Presidente a una crisi di salute pubblica sembra riferirsi alle affermazioni infondate di sostenitori della via libera all’aborto in Argentina, che affermano che le donne argentine muoiono frequentemente a causa dei cosiddetti aborti “clandestini” o non sicuri nel Paese, perché illegali.

“Presente, presente, la voz del inocente”.

In un’intervista del 12 novembre, Mons. Alberto Germán Bochatey Chaneton, O.S.A, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di La Plata, Membro del Consiglio direttivo della Pontificia Accademia per la Vita, Preside dell’Istituto per il Matrimonio e la Famiglia dell’UCA e Presidente della Commissione episcopale argentina per la Pastorale della salute, ha contestato queste affermazioni.

Già nel giugno scorso la Chiesa Cattolica Romana in Argentina era tornata a far sentire la sua voce contro l’aborto, in opposizione al “Protocollo per l’assistenza completa delle persone aventi diritto all’interruzione legale di gravidanza” varato nel 2019 dal nuovo governo peronista che, agendo in questo modo, ha bypassato il Parlamento per introdurre de facto la legalizzazione che fu bocciata solamente due anni prima dal Senato. Mons. Bochatey affermò che “non è (…) il momento di dichiarare l’aborto come un qualcosa di essenziale e di approfittare del dramma della pandemia per guadagnare terreno e imporre ciò che i cittadini hanno respinto, attraverso i loro legislatori”. “Siamo feriti e inorriditi di fronte agli oltre 800 morti causati dal Covid-19, ma siamo ugualmente feriti e inorriditi di fronte agli oltre 8mila morti per aborto?”, ha chiesto Mons. Bochatey in una dichiarazione rilasciata al portale Valores Religiosos. Quello dell’aborto è “un dramma” che – ha affermato Bochatey – “non si risolve con un Protocollo che ha un’unica prospettiva: quella ‘scientifico-sanitaria’”, ma invece “ha bisogno di un profondo e fondamentale ripensamento, di un tempo adeguato e privo di privilegi politici o ideologici”, concludendo con un appello: “Tra la difesa della vita e il relativismo, difendiamo la vita”.

In una Nota, la Commissione per la vita, i laici e la famiglia della Conferenza episcopale argentina ha deplorato la presentazione del Disegno di legge presidenziale e ha sottolineato, che “per la prima volta, in Argentina e in democrazia, potrebbe essere varata una legge che include la morte di una persona per salvarne un’altra”.

Mentre l’Argentina è attraversato dalle polemiche per la decisione del Presidente di voler legalizzare l’aborto, Il 18 novembre otto “mujeres de las villas”, donne di alcuni quartieri popolari di Buenos Aires, tra cui Rodrigo Bueno e José León Suárez, con loro lettera al Papa hanno espresso le loro rimostranze, soprattutto perché il disegno di legge per la legalizzazione dell’aborto è stato presentato da più parti come una soluzione facile per le adolescenti che vivono in periferia e che si trovano davanti a gravidanze inattese. Esprimendo il loro timore che il disegno di legge è pensato per le donne povere, le “mujeres de las villas” hanno chiesta a Papa Francesco di aiutarle a fare sentire la loro voce. Le donne hanno affermato che la presentazione del disegno di legge “ci mette ancora una volta in allarme per il futuro delle nostre famiglie”.

“Presente, presente, la voz del inocente”.

Le “mujeres de las villas”, sono una rete di donne che, dal 2018 in occasione del dibattito nazionale sulla legalizzazione del’aborto in Argentino, si batte per la tutela dei bambini non ancora nati, soprattutto nei barrios popolari di Buenos Aires. Da allora le donne hanno organizzato manifestazioni, rilasciato dichiarazioni al parlamento e condotto sondaggi tra i vicini con risultati di “oltre l’80%” contrari all’aborto.

“Oggi siamo donne che lavorano fianco a fianco per prendersi cura della vita di tante vicine: la bimba che è in gestazione e sua madre, così come quella che è nata è tra noi e ha bisogno di aiuto”, hanno scritto nella loro lettera al Papa. Hanno fatto sapere al Papa che erano stato piene di “freddo terrore” dopo che il disegno di legge sull’aborto era stata presentata al parlamento la scorsa settimana, “solo pensando che questo progetto è rivolto agli adolescenti dei nostri quartieri”. “Non tanto perché nella baraccopoli la cultura dell’aborto è pensata come una soluzione a una gravidanza inaspettata (Sua Santità conosce bene il nostro modo di assumere la maternità tra zie, nonne e vicini)”, hanno scritto le donne, “ma perché [la legge] è orientata a coltivare l’idea che l’aborto sia una possibilità in più all’interno della gamma dei metodi contraccettivi e che anche le principali utilizzatrici debbano essere donne povere “. “Per questo ci rivolgiamo a Vostra Santità”, hanno scritto, “con il desiderio di chiederle di aiutarci a esprimere all’opinione pubblica che ci sentiamo imprigionati in una situazione in cui la nostra stessa famiglia, le nostre figlie adolescenti e le generazioni future sono compromesse con il l’idea che la nostra vita sia quella indesiderata e che non abbiamo il diritto di avere figli perché siamo poveri“.

22.11.20
Sig.ra Victoria Morales Gorleri
Cara Vicky,
grazie mille per il suo messaggio e per la lettera delle signore. Sono davvero donne che sanno che cos’è la vita. Per favore, dica loro da parte mia che ammiro il loro lavoro e la loro testimonianza, che le ringrazio di cuore per quello che fanno, e che continuino ad andare avanti. La patria è orgogliosa di avere donne così.
E quanto al problema dell’aborto, bisogna tenere presente che non si tratta di una questione primariamente religiosa ma di etica umana, anteriore a qualsiasi confessione religiosa. E fa bene a porsi le due domande: è giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?
Grazie per tutto quello che fate. Per favore non si dimentichi di pregare per me; io lo faccio per lei.
Saluti a suo marito e ai suoi figli.
Che Gesù la benedica e la Vergine Santa la protegga. Fraternamente,
Francesco

Nella sua lettera autografa di risposta alle donne del 22 novembre, indirizzata alla deputata cattolica Victoria Morales Gorleri, inviando il suo ringraziamento per tutto quello che fanno, esprimendo la sua ammirazione: “Sono davvero donne che sanno che cos’è la vita. Per favore, dica loro da parte mia che ammiro il loro lavoro e la loro testimonianza, che le ringrazio di cuore per quello che fanno, e che continuino ad andare avanti. La patria è orgogliosa di avere donne così”.
Papa Francesco ribadisce l’importanza della tutela della vita contro i tentativi di legalizzare la pratica dell’aborto in Argentina: “E quanto al problema dell’aborto, bisogna tenere presente che non si tratta di una questione primariamente religiosa ma di etica umana, anteriore a qualsiasi confessione religiosa. E fa bene a porsi le due domande: è giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?”.

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