Muro impenetrabile della Santa Sede. Silenzio assordante dell’Espresso. Che dicano la verità. Scaraffia e Libero non allentano la presa sul killeraggio mediatico dell’Espresso

Non solo è inammissibile l’ostinato silenzio dell’Espresso e della Santa Sede a seguito del killeraggio operato contro il Cardinale Angelo Becciu, lo scandalo scoperto dal quotidiano Libero, ma costituisce l’ammissione silente che Becciu è stato “usato per coprire qualcosa di losco”, afferma Lucetta Scaraffia intervistata da Gianni Minoli per “Il mix delle cinque” su Radio Rai Uno. L’ammissione è davvero silente, chi tace acconsente!
Riportiamo di seguito il resoconto – con la trascrizione dell’intervista esemplare e rivelatore di Minoli a Scaraffia – e le osservazioni del collega e amico Renato Farina su Libero di oggi, che evidenzia i contorni precisi e la sostanza dello scandalo. E che non ci vengono a dire, i giornalai pennivendoli sapientoni che il tutto è un attacco ad un collaboratore dell’Espresso, falsario notorio e personaggio dei trascorsi nauseanti, che da carnefice si presenta come vittima, innocente poi. «Esiste un’esigenza di verità e giustizia che non deve essere calpestata con tanta disinvoltura», ha scritto Lucetta Scaraffia e che questo non viene accettato dai giornali, alle agenzie e dai periodici che si dichiarano “cattolici” alla fine è lo scandalo più grosso, dal punto di vista della comunicazione. E che poi la comunicazione istituzionale, da tempo in uno stato comatoso che sembra diventato irreversibile, va in catalessia è solo lo sviluppo fisiologico delle cose. E chi ci legge sa che non parliamo solo per dire [*].

Lucetta Scaraffia intervistata da Gianni Minoli torna sulla vicenda del porporato costretto alle dimissioni
“Il Cardinale Becciu usato per coprire qualcosa di losco”
“È un capro espiatorio e ora il Vaticano dica la verità”
di Renato Farina
Libero, 26 novembre 2020

Chi firma questo articolo è solo l’umile e stupefatto dattilografo a cui Radio 1 (Rai) ha offerto lo spettacolo giornalistico di un’intervista esemplare. Gianni Minoli che nell’ora canonica di Garcia Lorca, alle cinque della sera (il Mix delle Cinque) ha chiamato alla sua Plaza de Toros la professoressa Lucetta Scaraffia. Durata cinque minuti e cinque secondi che se diffusi in mondovisione, o magari dalla Radio Vaticana, potrebbero sconvolgere il mondo o, come minimo, il più piccolo Stato del mondo.

Emerge nei suoi contorni precisi e nella sua sostanza, senza riccioli né morbidi distinguo, il caso del cardinal Angelo Becciu e delle sue dimissioni imposte dal Papa per indegnità. Quest’affaire era partito il 24 settembre dal sito internet dell’Espresso, ed era stato esposto alla contemplazione dell’opinione pubblica generale e soprattutto del popolo cattolico (1,285 miliardi di fedeli) il nome e il volto di un uomo come «ladro dei soldi del Papa destinati ai poveri».

Ora però, dopo l’inchiesta di Vittorio Feltri su Libero, lo scandalo si è capovolto e ha due facce. La prima: trattasi in realtà di un linciaggio ordito contro un cardinale scomodo dall’interno delle mura vaticane, coinvolgendo la buona fede del Santo Padre. La seconda: il silenzio agghiacciante dell’unico giornalone italico e in fin dei conti internazionale. Nessuno dei coristi osa anche solo proporre ai lettori, cui aveva venduto l’anima maledetta del cardinale, un punto di domanda, almeno un “forse”. C’è stata un’eccezione notevole, che abbiamo già segnalato. Su Qn, diretto egregiamente da Michele Brambilla, Lucetta Scaraffia ha aperto una breccia nel muro. Infine ieri è stata ospite da Minoli. Eccone la trascrizione.

Gianni Minoli: Lucetta Scaraffia, 72 anni, è stata insegnante di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, si è occupata del ruolo delle donne nella storia, ha diretto il mensile dell’Osservatore Romano “Donne, Chiesa e Mondo”. Professoressa Scaraffia, che io sappia, oltre a Feltri su Libero, lei è l’unica giornalista che ha rotto il muro del silenzio sul caso Becciu. Ma perché un muro così impenetrabile?

Lucetta Scaraffia: Guardi, non lo so, mi ha molto stupita, perché in realtà quando è uscita la prima denuncia al cardinale Becciu su l’Espresso tutti i giornali l’hanno ripresa, mentre invece il dubbio che è stato seminato da Feltri non è stato ripreso da nessuno. Questo fa un po’ dubitare che la libertà di stampa in Italia abbia dei limiti.

Minoli: In realtà il cardinale Becciu, screditato sulla stampa di tutto il mondo, non ha nemmeno ricevuto un avviso di garanzia da nessuno. Come si spiega un’operazione così violenta, si è fatta un’idea?

Scaraffia: La mia idea è che c’è sotto qualcosa di grosso, non so che cosa ovviamente. È chiaro che il cardinale è stato scelto come capro espiatorio per nascondere qualcosa di grosso e dare un’idea del Vaticano, rinfrescare l’immagine del Vaticano, diciamo così, come luogo dove si fa giustizia colpendo anche le cariche più alte.

Minoli: L’Espresso ha scritto che Becciu si era dimesso, lo ha scritto sette ore e cinquanta minuti prima che il cardinale addirittura incontrasse il Papa, una magia giornalistica praticamente.

Scaraffia: Si, suppongo che non lo sapesse ancora neanche il Papa, quindi questo mi ha stupito tantissimo e chiaramente questa è una coincidenza che fa pensare a un complotto.

Minoli: Quando le è venuto il dubbio che più che di una coraggiosa denuncia quella contro Becciu sia una vicenda sporca e confusa? Appunto, quando ha visto le sette ore e cinquanta minuti?

Scaraffia: Sì, quello mi ha veramente convinta che c’era qualcosa di losco in questa storia, e poi il silenzio con cui tutto questo è stato accolto mi ha confermato.

Minoli: Perché quasi tutti i media del mondo hanno ripreso invece degli atti giudiziari, che ci sono, solo il fatto che Becciu, degradato, non potrà partecipare al Conclave né come elettore né come potenziale eletto?

Scaraffia: Si, questa era una ovvietà però è stata ripresa sempre contro Becciu, per prenderlo in giro, è un aspetto ancora di questo attacco all’immagine del cardinale.

Minoli: Professoressa Scaraffia, i media potrebbero aver preso per vera, nella migliore delle ipotesi, quella che potrebbe essere invece solo una clamorosa truffa.

Scaraffia: Questo è evidente, mi stupisce che i media poi non si siano domandati quando la truffa è stata poi rivelata da queste date, da queste coincidenze sbagliate e che non abbiano detto andiamo a vedere cosa c’è dietro. Il silenzio che è succeduto agli articoli fa pensare che i media non abbiano nessuna intenzione di rivedere quello che avevano già scritto.

Minoli: Anche in Vaticano nessuno ha chiesto scusa per avere indicato come indagata una persona che non lo è. Anche G, spiegazioni poche.

Scaraffia: Sì, nessuna spiegazione e poi una evidenza, che evidentemente tutto ‘sto materiale è uscito dal Vaticano.

Minoli: Lei scrive: «Esiste un’esigenza di verità e giustizia che non deve essere calpestata con tanta disinvoltura». Quindi neanche dal Vaticano, che invece la sta calpestando.

Scaraffia: Bé, sì, il Vaticano ha messo avanti una esigenza vera dei fedeli che è quella di dire i soldi che diamo per i poveri devono arrivare ai poveri. Contro la corruzione. Però né ci sono solo i soldi, né ci sono solo i poveri, c’è anche il bisogno di sapere la verità. E che ogni essere umano, cardinali compresi, siano trattati con giustizia.

Minoli: In tutta questa storia, il Papa può essere stato ingannato e portato fuori strada volutamente, suo malgrado, fino a questo punto?

Scaraffia: Io voglio pensare quello naturalmente, io sono una cattolica e penso che il Papa sia stato anche lui, diciamo così, ingannato, attraverso questa uscita di fonti, queste cose, sia stato ingannato. Spero che adesso, se non lo fanno i giornali italiani, di riflettere sulla situazione, di voler vedere con più chiarezza quello che è successo, spero lo voglia fare il Papa.

Minoli: Un’ultima cosa: siamo solo, quindi, secondo lei, alla prima puntata di questa incredibile e orrenda telenovela.

Scaraffia: Si, non è la prima, lei sa che da quando è successo il caso del povero Paolo Gabriele (il maggiordomo di Benedetto XVI condannato e poi graziato dallo stesso per la fuga di documenti riservati, nota come Vatileaks 1, ndr – QUI) che è morto ieri, in Vaticano non fanno più uscire notizie stranissime, escono dal Vaticano che fanno parte di una guerra, ormai la stampa è diventata la mano armata delle guerre interne al Vaticano.

L’audio dell’intervista.

[*] Lo stato comatoso (o il coma) è uno stato di incoscienza, dal quale chi vi cade non può essere risvegliato; tale condizione – caratterizzata dalla mancata risposta agli stimoli dolorosi, ai cambiamenti di luce e ai suoni – mina il ciclo sonno-veglia e rende impossibile ogni azione di tipo volontario.
La catalessia (o la catalessi, dal greco κατάληψις nel senso di “possessione”) è un fenomeno di automatismo psiconeurotico, caratterizzato principalmente dall’impossibilità della contrazione volontaria dei muscoli, coincidente con un’attitudine a conservare gli atteggiamenti impressi agli arti.

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