A che serve Vatileaks?

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La nomina di monsignor Nwachuku è stata resa pubblica lunedì 12 novembre. Certo è che da tempo il capo del Protocollo appariva ad alcuni isolato all’interno della stessa Segreteria di Stato, strozzato dal clima di sospetti e di veleni che si era creato dopo la pubblicazione delle carte riservate. In molti casi, fare il percorso a ritroso su chi ha fornito le notizie a chi, e su chi non abbia attuato la corretta vigilanza, è abbastanza semplice. Non è importante di quale tenore siano le notizie. La falla era stata individuata, e forse anche sottovalutata. Ma la cura alla falla sta creando forse maggiore confusione.
In fondo, la Segreteria di Stato del cardinal Tarcisio Bertone non è nata certo sotto una buona stella. Partita con il passo falso finale della amministrazione di Angelo Sodano ( che lasciva la Segreteria di Stato il giorno del rientro dal viaggio) della lectio magistralis di Ratisbona, ha dovuto fare i conti con un ambiente che da sempre gli si è rivelato ostile. Pazientemente, anche in maniera ingenua (in molte sono state le nomine accusate di essere “troppo vicine a Bertone”, senza considerare che le segnalazioni e le promozioni avvengono sempre su criteri di fiducia), la Segreteria di Stato è stata modellata pezzo su pezzo, fino alla promozione in nunziatura di Giordano Caccia e Pietro Parolin, pezzi importanti della Segreteria di Sodano.
Così c’è chi ha saputo cavalcare l’onda. “Cose mai successe prima”, è un adagio ricorrente nei corridoi dei Sacri Palazzi, che non considerano però libri forse anche più dirompenti pubblicati durante la precedente gestione. Come la saga di Via col vento in Vaticano, densa di messaggi per chi avesse voglia di comprendere e segnali chiari di insofferenza all’interno della stessa segreteria di Stato.
Si dovrebbe avere l’occhio fine dell’uomo vaticano per comprendere fino in fondo la ratio di alcune delle ultime nomine. Il cronista però può solo riferire qualche chiacchiera raccolta in giro, e lasciare al lettore la possibilità di interpretare i fatti. Si comincia con quella di Charles Scicluna, promotore di Giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, inviato come vescovo ausiliare alla Valletta, a Malta, nella sua patria. Voleva riavvicinarsi a casa, dicono alcuni. Altri la vedono come una punizione per aver brillantemente affrontato lo scandalo pedofilia. E altri ancora raccontano dei sospetti che sono ricaduti sullo stesso Scicluna, ai tempi dello scandalo di pedofilia. Da chi, se non dalla Cdf, potevano venire alcune delle carte pubblicate sui giornali?
Poi, il Papa annuncia il concistoro di novembre, e a sorpresa tra i nuovi porporati c’è anche James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia. Sue, tra le altre, le referenze che avevano portato all’assunzione di Paolo Gabriele. Il suo prossimo incarico, annuncia il Papa, sarà quello di Arciprete della Basilica di San Paolo Fuori Le Mura. Il cardinal Monterisi, finora arciprete, ha d’altronde superato l’età della pensione. Fatto sta che ancora l’avvicendamento ufficiale non c’è stato. Harvey rischia di diventare un cardinale senza incarico.
E infine, la nomina di Tommaso Caputo come arcivescovo prelato di Pompei, il santuario mariano più frequentato d’Italia. Generalmente, contestualmente ad una nomina, si comunicano le dimissioni del predecessore. Non così è stato per Liberati, che ha da poco superato i 75 anni di età: le sue dimissioni non sono state ufficialmente annunciate. Tra l’altro, tutti si aspettavano che Liberati rimanesse un altro anno a Pompei, una proroga donec aliter provideatur (finché non si provveda altrimenti) che in genere viene concessa ai vescovi che hanno dato buona prova di sé. E Liberati era molto stimato nel Palazzo Apostolico. Chiamato a risistemare conti e organizzazione del Santuario di Pompei, si è dato con vigore all’impresa, persino celebrando ininterrottamente le messe di suffragio per le quali il Santuario aveva incassato le offerte e che non erano mai state celebrate. Liberati – che da poco si è tolto lo sfizio di prendere il tesserino di giornalista pubblicista – lascia così un santuario risanato.
Caputo, finora nunzio a Malta, non arriva con voci malevole sul suo conto. È considerato umano e capace. Certo che la successione di nomine, casuale che sia, ha dato da pensare a molti. In un tempo in cui tutti sospettano di tutti, e in cui il club dei vecchi diplomatici è sembrato essere una sorta di club degli scontenti il ritorno del vecchio capo del protocollo non poteva arrivare in un periodo meno indicato.

Infine, è arrivato l’allontanamento di monsignor Nwachukwu dal Protocollo della Segreteria di Stato è tutto da decifrare. Chi sarà il suo successore? Tornerà al Protocollo un diplomatico della vecchia guardia? La Segreteria di Stato di Bertone è stata davvero messa ai margini? E, soprattutto,  se così fosse, di chi il Papa si potrà fidare?
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