Cardinale Becciu querela L’Espresso per le accuse, tutte assolutamente prive di fondamento, denigratorie e diffamatorie. Giustiziato dal boia giornalistico

Lo stupefacente elemento di cui dà notizia L’Espresso nel suo articolo di informazione ieri – che verrà giudicato dagli organi preposti se corretto e professionale – è il fatto inopinabile, che nel momento che il Cardinale Angelo Becciu incontra l’Uomo che Veste di Bianco il 24 settembre 2020 presso la Domus Sanctae Marthae quest’ultimo avesse con se la rivista in questione che presentò proprio a Becciu supportando il licenziamento con le note inchieste giornalistiche e con le presunte notizie di peculato fornite dai magistrati. Ogni indagine porta necessariamente a prove inconfutabili e le prove inchiodano le responsabilità come pistole ancora calde e fumanti.

Marco Damilano tiene a precisare che i lettori conoscono bene la storia rassicurando gli stessi sul lavoro e sul dovere di informazione consapevoli della eccezionale rilevanza pubblica della questione.

A noi piacciono i paragoni e poniamo i due articoli odierni in un confronto di dati, date e tempi di esecuzione mentali e di caricamento di file informatici. L’Espresso – quasi mettendo le mani avanti per non cadere indietro per il percorso giudiziario in vista – ricorda ai lettori (che non sono fessi e noi certamente no. V.v.B) – che giovedì 24 settembre 2020 alle ore 18.00 il Cardinale Angelo Becciu veniva ricevuto in udienza dall’Uomo che Veste di Bianco. Alle ore 19.20 il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede dava ufficialmente la notizia che il Santo Padre aveva “accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato”, notizia diffusa alle ore 20.20 dall’ANSA.

Adnkronos – svelando la querela depositata dai legali del Cardinale Angelo Becciu nei confronti de L’Espresso – afferma che l’Uomo che Veste di Bianco avesse con se la rivista nelle sue mani mentre faceva cadere l’eminentissima testa insanguinata sui marmi lucenti della Domus Sanctae Marthae.

Ma c’è di più. I legali del Cardinale Becciu avanzano istanza di consulenza tecnica d’ufficio informatica, proprio sull’articolo della rinuncia del Cardinale Becciu scritto da L’Espresso quasi 8 ore prima della nota udienza avvenuta alla Domus Sanctae Marthae.

Come indicato nell’atto dei legali del Cardinale Becciu, grazie alla segnalazione di un amico, il Cardinale ha scoperto che l’articolo apparso su L’Espresso online in data 25 settembre 2020 è stato creato in data 24 settembre 2020 alle ore 10.12, quindi con 7 ore e 48 minuti di anticipo rispetto all’incontro avvenuto alla Domus Sanctae Marthae alle ore 18.00. In pratica, L’Espresso aveva già annunciato le “dimissioni” del Cardinale Becciu prima che quest’ultimo ricevesse la richiesta di rinuncia dall’Uomo che Veste di Bianco.

La domanda nasce spontanea: come fa L’Espresso a sapere che il Cardinale Becciu sarà “cacciato”, con quasi 8 ore di anticipo sulla effettiva “cacciata”?

Chiediamo a Damilano, che ama fare domande ai lettori attenti, se ricorda chi è stato a ordinare il “codice rosso” nella base navale di Guantanamo a Cuba, nel celebre film Codice d’onore?

Sappiamo bene, che in questo pontificato iniziato il 13 marzo 2013 il Monarca Regnante decide e dispone praticamente su tutto (pure sui minimi dettagli e so quello che scrivo). Quindi, la domanda è la seguente: se l’Uomo che Veste di Bianco dispone direttamente dei cardinali, perché una rivista avrebbe dato in esclusiva la notizia certa della cacciata del Cardinale Becciu quasi 8 ore prima dell’espressa volontà dell’Uomo che Veste di Bianco?

La risposta non può essere che una e cioè, che la notizia della cacciata del Cardinale Becciu, a L’Espresso è arrivata per esclusiva volontà dell’Uomo che Veste di Bianco, per il semplice fatto che nel suo regno assoluto non ci possono essere testate giornalistiche che si ribellano al regime. Ma qualcuno che si ribella invece c’è. Infatti, l’Adnkronos ha subito ultimamente una visita di cortesia. Vedremo in futuro, se le visite di cortesia si trasformeranno in visite della Guardia di finanza nelle sedi istituzionali della redazione di Adnkronos o nelle abitazioni private degli editori.

Damilano pone interrogativi retorici agli attenti lettori. Per quale motivo Papa Francesco ha deciso di credere a un’inchiesta giornalistica e ha deciso di non credere al Cardinale Becciu? Gli attenti lettori, che non sono fessi, rispondono ponendo a Damilano altri quesiti. Per quale motivo l’Uomo che Veste di Bianco licenzia senza un giusto processo e caccia un cardinale senza attendere la sentenza di un tribunale? Perché l’Uomo che Veste di Bianco difende il Vescovo Zanchetta, condannato in Argentina e non difende il Cardinale Becciu, che non è stato condannato da nessun tribunale? Dov’è per Cardinale Becciu la presunzione di innocenza? Il caso del Cardinale Pell, cosa ci ha insegnato? A quanto pare, nulla.

Le domande e gli interrogativi degli attenti lettori proseguono, perché L’Espresso attribuisce al Cardinale Becciu due differenti versioni? Versioni che a nostro avviso non esistono, perché il Cardinale Becciu si è sempre difeso nello stesso modo e cioè, dicendo testualmente di essere stato un fedele esecutore del Papa e soprattutto di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia in merito ad un eventuale iscrizione nel registro degli indagati, di processi vaticani e/o italiani.

Damilano invece di porre domande retoriche all’attenzione del Cardinale Becciu, dovrebbe rispondere agli attenti lettori che non sono fessi, sul perché non c’è l’ombra di un rinvio a giudizio nei confronti del Cardinale Becciu.

Noi ne siamo sempre convinto dall’primo istante, dalle ore 19.20 del 24 settembre 2020 quando abbiamo letto quel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, che il Cardinale Angelo Becciu, da sempre un fedele esecutore di ordini superiori, fu sacrificato come capro espiatorio dall’Uomo che Veste di Bianco.

Ricordiamo a L’Espresso e a Damilano, che Nuzzi e Fittipaldi sono stati processati (e assolti) nella Città del Vaticano per “fuga di documenti interni riservati” e che qui non è la testata giornalistica che rischia grosso. A rischiare grosso è la fonte de L’Espresso, persona interna alle istituzioni della Santa Sede, che si sta macchiando di delitto di trafugamento e di divulgazione di documenti riservati e sotto Segreto Pontificio, e meriterebbe la radiazione immediata, invece di continuare ad entrare e ad uscire dalla Domus Sanctae Marthae con le veline della rassegna stampa in anteprima da sottoporre all’approvazione, al visto e al nulla osta pontificio dell’Uomo che Veste di Bianco.

Infine, vorremmo far presente a L’Espresso e a Damilano che il Cardinale Becciu, non è ex, ma sempre cardinale di Santa Romana Chiesa è; che il “bollettino vaticano” è il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.

Ricordiamo a chi ha orecchie per intendere, che la Santa Sede ha già un organo di comunicazione istituzionale, che si chiama Sala Stampa della Santa Sede, che ha un Direttore che risponde al nome di Matteo Bruni (che fu mio assistente per quattro anni e mio successore nella mie funzioni di Responsabile delle Visite Pastorali e dei Viaggi Apostolici del Papa presso la Sala Stampa della Santa Sede, fino ad accettare la nomina pontificia a Direttore) e non ha bisogno di manovalanza di bassa lega di questo tipo, manovalanza che rischia di rispondere di irresponsabili comportamenti nelle sedi opportune.

Condividiamo di seguito un articolo di Vittorio Feltri su Libero di oggi, 19 novembre 2020 e i due articoli citati, rispettivamente de L’Espresso e di Adnkronos, di ieri 18 novembre 2020.

Postilla

Per quanto riguarda la persona del Cardinale Angelo Becciu, vedere il suo volto sporco dal fango mediatico, mi dolora immensamente. Secondo le mie possibilità ho provato a contribuire, come comunicatore, a rendere servizio alla verità, che spero che prima o puoi emergerà nei confronti del Cardinali Becciu. Ho sempre espresso la mia stima per lui, sia in privato che in pubblico, nell’occorrenza e quando mi fu sollecitato. Conosco il Cardinale Becciu di persona, già da quando era Nunzio Apostolico (a Cuba in occasione del Viaggio Apostolico di Papa Benedetto XVI dal 23 al 29 marzo 2012) e avendo lavorato come Assistente della Sala Stampa della Santa Sede in molte occasioni con lui, nelle sue funzioni di Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato (dal 10 maggio 2011 al 29 giugno 2018). E mi ricordo ancora vivamente gli incontri e i tanti colloqui avuti con lui, tra cui il primo, quando era appena nominato, in occasione del suo primo Viaggio Apostolico (con Papa Benedetto XVI in Croazia il 4 e 5 giugno 2011), quando sul palco papale prima della Veglia di preghiera con i giovani nella piazza del Bano Josip Jelačič di Zagreb il 4 giugno 2011 mi chiamò e mi disse che voleva conoscermi. Nei nostri rapporti non c’è mai stato un problema e ho imparato ad apprezzarlo come persona a modo, attentissima e correttissima.
Ricordo il Cardinale Angelo Becciu come un grande uomo, che conserva intatto mio rispetto e mia stima, che oggi voglio rinnovare ancora una volta.
V.v.B.

Angelo Becciu è stato incastrato?
Sacro imbroglio in Vaticano
Vittorio Feltri: le carte che assolvono il cardinale. Ombre su Papa Francesco
Libero.it, 19 novembre 2020

Il cardinale Angelo Becciu è stato incastrato? Accusato di aver rubato le elemosine in Vaticano, non risulta indagato: stando alle carte in possesso di Libero, i soldi servivano infatti a liberare persone vittima di rapimento. E non solo: L’Espresso diede conto delle sue dimissioni da cardinale ben 7 ore e 50 minuti prima dell’incontro con Papa Francesco, un faccia a faccia decisivo per il passo indietro, voluto da Pontefice: una magia, quella dell’Espresso? A scrivere del “sacro imbroglio”, su Libero in edicola oggi, giovedì 19 novembre, è Vittorio Feltri. Più di un sospetto: qualcuno ha incastrato il porporato, portando a Bergoglio l’inchiesta dell’Espresso e innescando il meccanismo che portò alle dimissioni di Becciu. Una vicenda oscura, con troppi aspetti poco limpidi e molti misteri.

Esclusivo-Le carte assolvono il cardinal Becciu
Sacro imbroglio in Vaticano
Il prelato, accusato di aver rubato le elemosine, non è indagato:  soldi servivano a liberare rapiti. L’Espresso scrisse “si è dimesso” setto ore e 50 minuti prima dell’incontro con il Papa: magia?
di Vittorio Feltri
Libero, 19 novembre 2020

Ore 20.12 del 24 settembre scorso. Tg1. Un nome sardo, prima sconosciuto al popolo, fa irruzione sulla scena pubblica. Da quel momento, le due sillabe Bec-ciu sono entrate nelle orecchie e immagazzinate nel cranio di chiunque abbia acceso la tivù o sfogliato un giornale. Becciu, il cardinale Becciu si è dimesso. Più precisamente Angelo ex cardinale Becciu. Anzi, si rettifica con un certo sadismo il 25: è ancora cardinale ma escluso dal futuro conclave e da qualsiasi carica per indegnità. Eminenza sì, ma solo per non costringerlo a rifarsi il guardaroba e l’intestazione sul citofono, magari per facilitare il drìn fatale, quando passerà Lucifero con il suo sacco. Ma certo che Becciu è dannato.

Tocca riepilogare per sommi capi come in questi 56 giorni si è cementificata la reputazione di questo che prima di essere cardinale e prete, resta pur sempre un uomo, e come tale infilato, con il sovrappiù di un berretto rosso che fa chic, in un pilastro, secondo il più classico dei copioni di lupara giornalistica bianca, che non è solo giornalismo cattivo, ma servizio ad apparati di cui mi guardo bene dal pretendere la decifrazione. Ci vorrebbe il mio amico Francesco Cossiga, ma bisogna accontentarsi.

Nel nostro archivio mentale questo piccolo prete sardo, 72 anni, in questo momento risulta depositato nel cassetto dove stanno gli scandali senza rimedio. Sin dal primo istante è stato qualificato come «nemico del Papa», identificato con il cancro chirurgicamente estratto dal corpo corrotto del Vaticano. Fin qui, chi non è avvezzo a incenso e candelieri, poteva incasellare la vicenda nel capitolo affari & affaracci di Curia. Ma il pepe che ha pizzicato il naso di tutti e il nostro bisogno perenne di sentirci migliori e di impiccare al primo palo il potente di turno, calzoni o talare non importa, è la motivazione di questo licenziamento pontificio. Una bestemmia di quelle da stracciarsi le veste, da far sprofondare il colpevole con Barabba e Giuda, senza perdono possibile, perché Francesco l’ha cacciato, secondo le definizioni correnti, perché «ladro di elemosine destinate ai poveri».

Dopo la prima sorpresa per l’impatto dell’accusa, di solito c’è un piccolo spazio in cui il presunto criminale può far capolino con la sua testa e difendersi con voce forte. Becciu ci ha provato un secondo. E ha detto una parola sulla certezza che il Papa abbia agito fuorviato. Un istante e poi quell’uomo è stato sigillato da vivo nella sua cassa da morto dello scandalo. Inchiodato con continui, ostinati colpi di martello, tac tac, con precisione, giorno dopo giorno, fino alla noia, fino a stufarci e girar pagina davanti al titolo, senza neppure leggere le interviste incomprensibili a chi non sa nulla di paradisi artificiali, azioni lussemburghesi, petrolio angolano, in un caleidoscopio dove l’unica arci-evidenza è stata di trovarci davanti a un mascalzone per fortuna precipitato nell’abisso grazie all’inchiesta inoppugnabile del settimanale L’Espresso. Ah L’Espresso, subito ricalcato da Repubblica, dal Corriere della Sera, dalla Stampa con il suo Vatican Insider e dall’intero novero dei quotidiani più autorevoli del mondo, di cui qui mi rifiuto di fornire l’elenco perché lo ritengo un luogo comune del cazzo.

La faccenda sin dagli esordi mi era parsa troppo semplice, addirittura lampante, magari grossolana per la tipologia e l’entità quantitativa men che milionaria delle accuse. Queste però mi erano parse costruite in un modo e con una sequenza tali da rendere impossibile qualunque possibilità di difesa, tanto più in presenza di vincoli ecclesiastici che chiudono la bocca a chi, come Becciu, ha fatto i voti, è vincolato al segreto di Stato per le posizioni ricoperte in Vaticano e non intende ferire il diretto superiore, e cioè il Papa.

Dentro di me è scattata subito la sindrome del dubbio. In questi casi si è usi nominare Enzo Tortora. Altri lo fanno per sentito dire, invece la sua storia è parte drammatica della mia biografia umana ma anche professionale. Enzo fu soffocato da accuse ignobili (camorra, droga) tanto più credute e godute dai suoi colleghi e dal popolaccio per la molla dell’invidia che ama vedere gli angeli cadere nel fango. Per squartare un uomo meraviglioso e farne a pezzi la reputazione di persona integerrima bastò la parola di assassini malavitosi e di mitomani contro la sua. Fui tra quelli, con l’avvocato Raffaele Della Valle, che scoprirono l’imbroglio.

Idem Becciu, la storia è sovrapponibile. Rubare ai poveri, dalla borsa del Papa, è persino peggio degli abusi sessuali, specie in Italia. L’unanimità dei media, l’abbandono in cui è stato lasciato da (quasi) tutti.

Ho chiesto alla redazione di studiare la faccenda, di reperire cose non dette. Senza essere né l’arcangelo Michele e neppure lontanamente un cherubino, provo a staccarlo dai ganci dove lo ha appeso il boia giornalistico, consegnandolo alla gogna universale. E soprattutto ingannando il Papa, senza che ne abbia colpa alcuna, tanto il complotto è stato ben congegnato e avallato da qualcuno che ha avuto accesso alla sua scrivania, riuscendo così a perfezionare un sacro e colossale imbroglio. Una pia frode che di più empio non esiste, perché ha giocato con la buona fede di Francesco, ha sporcato le tovaglie dell’altare di un uomo perbene. Ma – per fortuna – lo ha fatto con pura farina questa sì del diavolo, il quale come recita il proverbio non è bravo a fare i coperchi. E nel pentolone carico di questa broda menzognera ci finiscono gli accusatori a testa in giù. Abbiamo trovato le pistole fumanti. Esse sono state depositate, prima che su queste pagine, al Tribunale di Sassari dall’avvocato Natale Callipari con la richiesta di risarcimento di 10 milioni di euro nei riguardi dell’Espresso. Perché? Su che basi?

Ci sto arrivando piano, scusate ma sono forse un po’ arrugginito dovendo adattarmi all’iPad invece che far correre le dita sulla Olivetti Lettera 22, o forse è per gustare meglio la merenda. Divido in capitoli.

CAPITOLO UNO
Il cardinale Angelo Becciu si sta recando giovedì 24 settembre dal Papa a Santa Marta. Manca una decina di minuti alle 18. È un’udienza di quelle consuete, fissata tre giorni prima. Becciu, dopo essere stato sostituto alla segreteria di Stato, è dal 2018 cardine e prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e va a esporre a Francesco a quale punto siano i processi di beatificazione e a ricevere indicazioni. Mentre è quasi sull’uscio riceve una telefonata. Un suo antico collaboratore gli riferisce che circola un articolo dell’Espresso che conterebbe accuse contro di lui. Non ha niente sulla coscienza, gli dice di tranquillizzarsi, e ripassa da eccellente uomo d’ordine quanto ha da riferire al «Superiore» senza fargli perdere tempo.

L’udienza con il Santo Padre inizia alle 18.02 e si conclude alle 18.25. Al porporato è crollato il mondo addosso. Verso le ore 20, rientrato a casa, riceve un sms da un amico, dal quale apprende che il Bollettino Vaticano aveva pubblicato, alle ore 19, la notizia delle sue dimissioni da prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi con la revoca dei diritti di cardinale.

Ma davvero tutto è cominciato alle 6 della sera, un’ora dopo quella classica degli avvenimenti tragici secondo Garcia Lorca?

CAPITOLO DUE
Il Papa dalle 18.02 per 23 minuti lava la testa a Becciu, con dolore ma lo fa, avendo sulla sua scrivania un articolo fotocopiato dell’Espresso non ancora in distribuzione. Qualcuno gliel’ha posto sul tavolo e ha garantito della veridicità delle accuse. Il titolo è: «La spada di Francesco sui corrotti». Come è finito questo articolo in Vaticano a quell’ora? È la copia perfetta di quello che uscirà domenica 27 (tre giorni dopo, senza alcun accenno alle dimissioni), e contiene le carte e le tesi che la sera di giovedì, poco dopo le dimissioni, Repubblica (figlia dello stesso editore Gedi) pubblica sul suo sito web.

Come è arrivato quell’articolo al Papa giusto in tempo per l’udienza fissata da tre giorni? Mistero. Un sacro ladro? Maurizio Molinari, direttore di Repubblica intervenuto la mattina di venerdì a Omnibus, su La7, narra che «ieri sera c’è stata un po’ di concitazione in redazione, perché sapevamo ovviamente dai colleghi dell’Espresso, della notizia che avevano (i presunti favori ai parenti sardi prelevati dall’obolo di San Pietro, ndr), e quando ci siamo accorti che le dimissioni di Becciu in realtà coincidevano col fatto che alcune delle prime copie stampate dall’Espresso in tipografia erano scomparse e quindi erano in qualche maniera arrivate a lui… e lui (il Papa) a quel punto ha preso la decisione per gli elementi schiaccianti che i colleghi dell’Espresso hanno trovato, e poi c’è stata l’udienza drammatica».

Accidenti. L’Espresso viene stampato nella notte tra mercoledì e giovedì a Oricola, provincia dell’Aquila. Qualcuno deve averlo rubato o fatto spostare con una bilocazione dalle parti del Vaticano. Il tempo di riunirsi tra alti papaveri. Di decidere di sottoporlo al Papa affinché si prepari al volo all’udienza fissata tre giorni prima con Becciu. E oplà!

Fin qui tutto è gloria per i giornalisti. Riescono con le loro (loro?) notizie (notizie?) a causare uno sconquasso mondiale. Bravi. Inspiegabile questa traslocazione dell’Espresso come la Santa casa di Loreto portata in volo da Nazareth dagli angeli, ma i miracoli esistono, non è vero?

CAPITOLO TRE
Ecco però che accade qualcosa di strabiliante. E siamo davanti a un fenomeno stranissimo di premonizione. O forse di profezia biblica. A un gioco delle tre carte presumibilmente diabolico ma dove il trucco è così pacchiano che i magistrati vaticani, se mai volessero far bene il loro mestiere, potrebbero verificare da sé.

È bastato lavorare un po’ su internet, roba facile mi spiegano quelli che qui a Libero smanettano sul web, ma il demone era troppo goloso e avido di trionfo ed è inciampato nella sua forca.

I magistrati civili di Sassari possono leggere e appurare quanto segue: «In data 24.09.2020, alle ore 10 e 12 minuti, veniva creato sul sito web dell’Espresso (https://espresso.repubblica.it) un articolo dal titolo “Ecco perché il cardinale Becciu si è dimesso. Soldi dei poveri al fratello e offshore: le carte dello scandalo. E il Papa chiede pulizia”, a firma di tale Massimiliano Coccia, successivamente pubblicata online in data 25.09.2020, sempre alle ore 10 e 12 minuti. L’esatto orario di creazione della pagina web è confermato dal codice sorgente della stessa). Poche ore più tardi, più precisamente alle ore 15 e 44 minuti, veniva creato e pubblicato online sul sito web https://espresso.repubblica.it un secondo giornale dal titolo “Ecco perché il cardinale Becciu si è dimesso: L’Espresso di domenica 27 settembre”, a firma della giornalista Angiola Codacci Pisanelli. L’esatto orario di creazione della pagina web è confermato dal codice sorgente della stessa».

CAPITOLO QUATTRO
Se non ci si crede, basti compulsare le immagini che pubblichiamo. Si vede che L’Espresso non solo sapeva ma gli è pure scappata la frizione ed è andato a sbattere su uno scoop persino esagerato: era in grado di annunciare le dimissioni di Becciu, prima ancora che il Papa fosse informato delle accuse e le avesse ottenute dal costernato cardinale! Lo ha fatto per ben due volte, sempre usando la formula assertiva «si è dimesso»: predisponendo una pagina con 7 ore e 50 minuti di anticipo sugli avvenimenti e poi pubblicandone un’altra 2 ore e 18 minuti prima che iniziasse l’udienza concessa dal Santo Padre al cardinale per tutt’altri motivi, inerenti al suo ufficio.

Riteniamo che abbiano messo quel colpo in canna ma non abbiano tirato il grilletto per non svelare i loro santini. Che abbiano posato con rispetto sulla scrivania del Papa la pistola fumante dello strano intreccio giornalistico-clericale rispetto a cui Vatileaks 1 e 2 sono bazzecole, pinzillacchere, piume per provocare il solletico. Di certo c’è qualcuno – e se esistono spiegazioni più logiche le recepirò – che ha manovrato sopra la testa del Santo Padre in condivisione d’intenti con una cordata giornalistica abbonata alla denigrazione della Chiesa e all’indebolimento del Pontefice con l’alibi di difenderlo. Certo devono essere personaggi di rango dei palazzi apostolici. E l’ipotesi di scuola è che, mentre era in corso tra le sacre mura il lavoro degli ispettori di Moneyval, si sia voluto offrire loro su un piatto d’argento la testa di una persona di altissimo profilo per dimostrare che si fa pulizia. Per chi ne ignorasse l’esistenza, Moneyval è il comitato di esperti nel Consiglio d’Europa che valuta Stato per Stato le misure antiriciclaggio. La parola complotto mette in cattiva luce chi la pronuncia. Ne rise peraltro anche Giulio Cesare il giorno prima delle Idi di marzo: «La congiura di Bruto? Figuriamoci». Per dire che qualche volta volano coltelli partiti da mani insospettabili. Si è voluto eliminare un possibile futuro papabile o comunque un grande elettore sgradito? Mah.

CAPITOLO CINQUE
Resta un dato di fatto. Il Papa non ha finora approvato né tanto meno ha spinto per un avviso di garanzia. Che senta qualche odore di bruciato? Il cardinale è stato peraltro invitato a comparire dai due pm come «persona informata sui fatti». Ma «il superiore» (indovinate chi) gli ha ordinato di non presentarsi. Certi versamenti si riferirebbero infatti a pagamenti autorizzati dall’alto e versati su conti nella disponibilità dei rapitori in svariate parti del mondo, altro che sputtanare il cardinale Pell pagando i suoi falsi accusatori, come qualcuno ha lasciato credere: si trattava di liberare una suora colombiana, purtroppo ancora detenuta da fondamentalisti islamici. Una missione umanitaria in accordo con certi personaggi dei servizi segreti italiani. E non è forse bene ed è persino pericoloso che si sappiano certe cose.

Si indagherà? C’è sfiducia al riguardo tra chi frequenta i Tribunali vaticani. I promotori di giustizia (cioè i pm) Gian Piero Milano e Alessandro Diddi non sembrano particolarmente attrezzati specie in diritto canonico, soprattutto il secondo. Il quale, contrariamente agli avvocati che devono essere laureati in questa complicata materia per esercitare vicino al Cupolone, non ha alcun titolo nella disciplina che è la colonna giurisprudenziale su cui si reggono i tribunali del suo datore di lavoro vestito di bianco.

CAPITOLO SEI
L’avvocato difensore di Becciu osserva nella sua citazione tribunalizia come editore, direttore e giornalisti dell’Espresso «abbiano portato a compimento il “disegno” o il “piano”, iniziato con la pubblicazione dell’articolo del 24 settembre 2020 e poi proseguito con gli ulteriori contributi, finalizzato ad infangare, definitamente e con effetti irreversibili, l’immagine, l’onore ed il decoro» del cardinale Becciu.

In pratica, costoro avevano dimissionato il cardinale prima ancora che il Santo Padre gli avesse chiesto di rassegnare le dimissioni. Ora si tratta di capire chi siano le gole profonde e gli utilizzatori finali dell’articolo dell’Espresso situati dall’altra parte delle mura. Non sono piccoli maggiordomi come Paolo Gabriele, o ragazze caricate di pesi insopportabili tipo Francesca Chaouqui, ma qualcuno con alti pennacchi.

(Mi rendo conto. Qualcuno può rimproverare Libero. Hai mostrato che il dito è sporco, ma dovresti guardare la luna. L’ho osservata con il telescopio. Quella costruita dall’Espresso è una montatura ridicola se non fosse tossica. Le accuse a Becciu sono smontate punto per punto nelle 74 pagine della citazione: dall’immobile di Londra ai fondi riservati consegnati a Lady Marogna «per finalità umanitarie» (leggi: liberazione di religiosi rapiti, ma non si può dire). E poi una presunta elargizione ai fratelli di Becciu che invece fu fatta alla Caritas diocesana di Ozieri; il sostegno di un amico del cardinale a un birrificio – dove inserire ragazzi autistici – per 1.200 litri di birra (milleduecento!), porte di legno commissionate al fratello di Becciu per un totale di 700 euro (settecento!). Roba da tenersi la pancia. Ma questo è ancora niente. Domani ne scopriremo delle belle. Quelle che nessuno ha finora scritto).

LA RISPOSTA
Lo stupefacente attacco di Becciu a L’Espresso (e al Papa)
L’ex cardinale querela il nostro giornale accusandolo di aver influenzato Francesco nella decisione di licenziarlo
di Marco Damilano
L’Espresso, 18 novembre 2020

Angelo Becciu ha fatto arrivare oggi da parte dei suoi legali un atto di citazione nei confronti dell’Espresso, con la richiesta di risarcimento di dieci milioni di euro. Come cittadino italiano ne ha piena facoltà, sarà un tribunale a decidere sul merito e questo giornale non ha nulla da temere. Siamo sicuri di aver compiuto il nostro lavoro e il nostro dovere di informazione, con correttezza e professionalità, consapevoli della eccezionale rilevanza pubblica della questione.

Ma Angelo Becciu non è un cittadino comune, come recita la prima riga dell’atto. Si qualifica come Sua Eminenza Reverendissima cardinale Giovanni Angelo Becciu. È un cardinale della Chiesa cattolica, residente in Vaticano, che querela un giornale italiano sentendosi diffamato.

Ancora più stupefacenti le motivazioni che il cardinale Becciu espone per spiegare la sua decisione.

I lettori conoscono bene la storia: giovedì 24 settembre, due mesi fa, alle ore 18 il cardinale, in quel momento prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Poco più di due ore dopo, alle ore 20.20, l’Ansa ha dato la notizia che Becciu si era dimesso dalla carica curiale e perfino dal cardinalato, annunciata un’ora prima dal bollettino vaticano, aggiungendo che «la decisione del Papa è stata comunicata poco fa dallo stesso Bergoglio a Becciu in una udienza choc». Intanto era in preparazione l’uscita del nostro settimanale per la domenica successiva, con la copertina con il titolo “Fuori i mercanti dal tempio” e l’inchiesta di Massimiliano Coccia sullo scandalo vaticano.

Nessuno sa cosa si siano detti il Papa e il cardinale in quell’udienza, a eccezione di loro due. Almeno fino a oggi, quando è arrivato l’atto di citazione. I legali di Becciu affermano di voler procedere contro l’Espresso perché «una copia dell’Espresso era in mano al Santo Padre ed era la copia che costui aveva in mano al momento del “licenziamento”». “Costui” è il Papa in persona: così si riferisce al Papa un cardinale da lui creato che gli ha promesso fedeltà “usque ad sanguinis effusionem”, fino all’effusione del sangue, come recita la formula del giuramento. Invece, per il cardinale Becciu, il romano pontefice, successore dell’apostolo Pietro, vicario di Cristo, sarebbe una persona suggestionabile, influenzabile, facilmente condizionabile al tal punto che basta un articolo giornalistico per fargli capovolgere il giudizio su un suo uomo di fiducia.

Siamo consapevoli del nostro lavoro e orgogliosi di esercitarlo con piena libertà e autonomia, ma questa sembra un’enormità che da sola descrive la drammaticità dello scontro in atto in Vaticano e l’entità della posta in gioco. Se infatti un cardinale importante come Becciu non esita a trattare in pubblico il Papa in questo modo, cosa resta poi da aggiugere? C’è un salto logico in questo ragionamento: se il cardinale possiede il curriculum così puntigliosamente riportato nel documento dei suoi legali e un’immagine specchiata, per quale motivo Papa Francesco ha deciso di credere a un’inchiesta giornalistica e non a lui?

Inoltre, era stato lo stesso cardinale Becciu a fornire una versione completamente diversa dei fatti. In pubblico, durante la conferenza stampa di venerdì 25 settembre, dopo il licenziamento. «Il Papa mi ha detto di aver avuto la segnalazione dei magistrati che avrei commesso peculato. Dalle carte, dalle indagini fatte dalla Guardia di finanza italiana emerge che io abbia commesso il reato di peculato», disse in quell’occasione. Perché ora ha cambiato idea? Perché due versioni così diverse su un momento così delicato come l’udienza con il Papa che lo ha costretto a dimettersi?

Forse il cardinale dovrebbe farsi queste domande, invece di accanirsi su chi ha condotto un’inchiesta giornalistica solida e ben documentata. Sul merito, sarà il tribunale a stabilire dove sia la verità dei fatti.

C’è da aggiungere, in conclusione, che i legali del cardinale Becciu quantificano l’entità del risarcimento alludendo alla cosiddetta chance, la «effettiva occasione di conseguire un determinato bene»: ovvero «la circostanza che il cardinale, sulla base del proprio prestigioso curriculum e in virtù del citato percorso, ben avrebbe potuto risultare tra i Papabili». Così il cardinale svela la sua ambizione. E l’Espresso viene accusato di condizionare non solo il Papa in carica ma anche lo Spirito Santo che avrebbe potuto scegliere Becciu come suo successore, se non fosse intervenuto un articolo a bloccarne l’ascesa. Il soglio di Pietro, per la prima volta, viene valutato: dieci milioni di euro. Verrebbe da dire al cardinale, con l’antico adagio, di non scherzare con i santi. Ma di santi se ne vedono pochi in giro, in questa storia. E di questa storia continueremo ad occuparci, nonostante la chiara volontà di intimidazione di un cardinale che si comporta, anche in questo caso, come il più spregiudicato dei fanti.

Vaticano, atto Becciu: “Strategia diffamatoria e denigratoria”
Adnkronos, 18 novembre 2020


Nell’atto di citazione contro L’Espresso, visionato dall’Adnkronos, attraverso i suoi legali Angelo Becciu torna sul caso di Cecilia Marogna, arrestata a Milano ed oggi ai domicilari. Nell’atto si legge come “la strategia diffamatoria e denigratoria azionata dai convenuti trova ulteriore terreno fertile” in alcuni articoli dell’Espresso.

In particolare, “i predetti articoli, come del resto quelli pregressi, presentano una incisiva carica lesiva dell’immagine e del decoro dell’attore, soprattutto nella parte in cui si paventa una imprecisata ed asserita associazione a delinquere coinvolgente la figura dell’attore nonché una, alquanto, non precisata e non definita relazione dello stesso con la Sig.ra Cecilia Marogna”.

Nell’atto di citazione i legali di Becciu fanno presente come negli articoli non si “allegano o si offrono alcun elemento di prova in relazione al ruolo che la signora Cecilia Marogna avrebbe tenuto ‘…nella strategia attuata dal cardinale Becciu nei confronti degli attori internazionali…’. Nello specifico – continua l’atto – sulla Marogna nelle ultime settimane, alcuni giornali hanno cercato di ricostruire il suo ruolo all’interno dello Stato della Città del Vaticano (…) ove si rappresenta che i bonifici disposti a Cecilia Marogna dalla Segreteria di Stato erano destinati a finalità umanitarie”. Nell’articolo di stampa – conclude l’avvocato di Becciu – “giammai si fa riferimento al ruolo che avrebbe asseritamente avuto l’attore, bensì – in generale – alla Segreteria di Stato, senza, quindi, che possa emergere un presunto coinvolgimento dell’attore nella predetta vicenda”.

“PAPA AVEVA COPIA ESPRESSO NON ANCORA USCITO” – “Abbiamo sopra evidenziato gli elementi da cui ricavare questa conclusione, che indicano con assoluta certezza come, prima che il settimanale ‘l’Espresso’ uscisse in edicola, una copia con le accuse nei confronti dell’attore fosse stata recapitata al Santo Padre, ed era la copia che costui aveva in mano al momento dell’udienza papale del 24.09.2020 ed al momento del ‘licenziamento'”, si legge ancora nell’atto di citazione contro il settimanale.

Secondo quanto il legale scrive nel documento, “la presentazione al Santo Padre dell’articolo poi apparso sul settimanale ‘l’Espresso’ in data 27.09.2020, e dei fatti in esso contenuti, ha costituito la causa della richiesta di dimissioni da parte dell’attore”.

“TANTI GLI CHIESERO SE ACCUSATO DI CRIMINI SESSUALI” – La mattina successiva all’udienza nella quale fu ‘dimissionato’ da Papa Francesco, il cardinale Angelo Becciu ha ricevuto “numerose telefonate da persone che gli chiedevano se fosse stato accusato di crimini sessuali, questa circostanza lo turbò molto ed ha deciso di indire una conferenza stampa”, recita ancora l’atto.

Nel documento il legale ricorda anche che “all’esito dell’udienza del 24.09.2020, il Santo Padre chiedeva all’attore di rinunciare all’Ufficio di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, privandolo dei diritti cardinalizi”, sottolineando come “la sanzione inflitta all’odierno attore è assimilabile a quella in passato inflitta ad altri due cardinali”, entrambi “accusati di aver commesso crimini sessuali: il Card. Keith Michael Patrick O’Brien, che nel 2013 ammise le proprie colpe e rinunciò ai diritti connessi al ed il Card. Theodore Edgar McCarrick, che nel 2018 subì la privazione dei diritti connessi al cardinalato e del titolo di cardinale a seguito di regolare processo”.

“AL FRATELLO POCHI LAVORI E NON REMUNERATIVI” – “Le poche attività commissionate a Francesco Becciu – si legge ancora – non sono state di certo remunerative per quest’ultimo e che, in ogni caso, sebbene le stesse avrebbero potuto essere affidate anche ad altri soggetti, l’attore ha preferito rivolgersi al fratello in virtù del rapporto di fiducia esistente, senza che ciò abbia comunque comportato per la Santa Sede il pagamento di corrispettivi maggiori”.

In particolare, l’atto fa riferimento all’accusa rivolta all’ex numero due della Segreteria di Stato di aver posto in essere un ‘affidamento diretto’, quando rivestiva l’incarico di Nunzio Apostolico, nei confronti del fratello Francesco, titolare di una ditta di falegnameria, che, scriveva il settimanale, “avrebbe arredato e ammodernato numerose chiese in Angola e a Cuba…”. “Da un punto di vista economico, per il fratello Francesco non è stato assolutamente conveniente”, si sottolinea nell’atto di citazione.

“MAI FIUMI DI DENARO CON BIRRIFICIO” – “La società Angel’s Srl è stata costituita il 17.12.2018 (20 mesi prima dell’articolo apparso sul settimanale l’Espresso del 27.09.2020)” e “non ha mai prodotto nulla e che non ha mai maneggiato ‘fiumi di contanti’ come i convenuti vorrebbero far credere”. Anzi, “grazie alla campagna di ‘killeraggio mediatico’ posta in essere dai convenuti in relazione al progetto di cui si discute, l’attività della Angel’s spa non è più proseguita, con notevole danno per la società la quale, tra l’altro, non ha potuto realizzare almeno per il momento, il programma di inclusione dei soggetti fragili e disagiati così come previsto nel progetto”, sottolinea il documento.

“Per quanto concerne la commercializzazione e distribuzione del prodotto che, lo si rammenta, consiste in un solo lotto di soli 1200 lt. di birra – prosegue il documento -, la stessa è stata bloccata dalla pandemia di COVID-19 che, a partire dal mese di marzo 2020, affligge il nostro paese e, ad oggi, non ha certamente arricchito le casse della Angel’s, come si evince dall’allegato elenco di movimentazioni del prodotto (doc. 31 – elenco movimentazioni birra Pollicina); in definitiva, l’operatività dell’azienda è stata solo di alcuni mesi, e nient’altro. Come i convenuti abbiamo potuto dichiarare ed affermare in merito agli asseriti fiumi di denaro e flussi di liquidità, solo il Signore lo sa”.

“OK PROGETTI CARITAS OZIERI DA BAGNASCO, NO FONDI A FRATELLO TONINO” – “Sia i contributi erogati dalla Cei che quelli erogati dalla Segreteria di Stato sono stati concessi in favore della Caritas di Ozieri e quest’ultima, unitamente al Vescovo di Ozieri, ha deciso come distribuirli sul proprio territorio. I contributi erogati dalla Cei sono stati utilizzati per le destinazioni previste. Dunque, non vi è stata alcuna, né diretta né indiretta elargizione di somme in favore di Antonino Becciu”, recita ancora l’atto visionato da Adnkronos.

In particolare, nell’atto si spiega che “non corrisponde al vero quanto maliziosamente sostenuto dai convenuti, ossia che la cooperativa Spes apparterrebbe a Tonino Becciu, fratello dell’attore”, visto che la cooperativa “è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri”. “I progetti di cui si discute – prosegue il documento – sono stati presentati alla Cei dalla Caritas diocesana di Ozieri, e sono stati regolarmente valutati e approvati dalla preposta commissione, nonché dal Presidente del predetto Ente, Sua E.R. Card. Angelo Bagnasco”.

“Per quanto concerne, invece, il contributo erogato dalla Segreteria di Stato in favore della Diocesi di Ozieri, giova evidenziare che ogni anno è a disposizione del Sostituto della Segreteria di Stato una somma destinata alle opere di carità, da distribuire discrezionalmente tra una lista di richieste che viene sottoposta all’attenzione del predetto dai propri collaboratori”.

“UNICI CONTATTI CON CRASSO PER INVESTIMENTO NON ANDATO A BUON FINE” – “Gli unici contatti tra l’attore ed Enrico Crasso sono intervenuti nell’ambito della verifica dell’operazione di investimento dei fondi della Santa Sede nel petrolio angolano proposta da Mosquito nel 2012, non andata a buon fine, di cui si dirà meglio in seguito e, conseguentemente, la totale estraneità dell’attore rispetto agli investimenti vaticani cui si fa riferimento nell’articolo apparso su l’Espresso”, si legge ancora nell’atto.

Crasso, si sottolinea nel documento, “ha svolto la funzione di consulente economico, della Segreteria di Stato e della Commissione Finanziaria Interna Economica per più di vent’anni e, dunque, appartiene ad un gruppo di consulenti economici che collaborava con la Santa Sede ben prima della Sua nomina a Sostituto della Segreteria di Stato, avvenuta nel 2011 sotto il pontificato di Benedetto XVI”.

“NO SPECULAZIONI CON OBOLO SAN PIETRO, LO CONFERMA ANCHE GALANTINO” – “Le somme destinate alla ‘speculazione immobiliare e finanziaria’ richiamata dall’articolo apparso sul settimanale l’Espresso in data 27.09.2020, di cui si dirà meglio in seguito, nulla hanno a che vedere – si legge nell’atto di citazione – con l’Obolo di San Pietro, come i convenuti vorrebbero lasciar intendere, trattandosi di somme provenienti dal fondo di riserva della Segreteria di Stato, come confermato anche dal Vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, in occasione dell’intervista rilasciata al quotidiano ‘Avvenire’ in data 31.10.2020”.

“ESCLUSO DA CONCLAVE, A RISCHIO VALIDITÀ ELEZIONE NUOVO PAPA” – L’esclusione del cardinale Angelo Becciu “da un Conclave – recita ancora il documento visionato da Adnkronos – potrebbe comportare la contestazione della validità dell’elezione del Santo Padre, con tutte le implicazioni dottrinali che ne potrebbero derivare, così come le divisioni all’interno della Chiesa che potrebbero generarsi, senza contare i gravi problemi finanziari che l’indizione di un secondo Conclave provocherebbe, trattandosi di una procedura molto dispendiosa per la Santa Sede”.

Nell’atto si circostanzia il danno derivato a Becciu dalla privazione dei diritti connessi al cardinalato: innanzitutto quello di non poter partecipare ad un Conclave ed eleggere il Papa, “senza contare le conseguenze negative che potrebbero derivare per la Chiesa universale e per il mondo intero dalla sua mancata partecipazione ad un evento di tale portata, stante l’importanza della figura del Santo Padre sullo scenario mondiale e considerato che un elettore può incidere all’interno del Conclave sull’orientamento dei confratelli per l’elezione”.

Oltre a ciò, “l’odierno attore è stato privato del diritto di partecipare ai Concistori, ossia tutte le riunioni specifiche dei Cardinali ove vengono assunte decisioni importanti per la vita della Chiesa. Le dimissioni dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi hanno privato l’attore della propria attività lavorativa, costringendolo a trascorrere le proprie giornate senza poter impiegare in modo proficuo le proprie capacità, con la conseguenza che il medesimo oggi non costituisce più il punto di riferimento amministrativo e morale dei ben 28 funzionari del Dicastero. Non solo. L’odierno attore è stato privato della responsabilità e dell’onore di presiedere le liturgie di beatificazione, che sono prerogativa del Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e non può partecipare alle Riunioni Interdicasteriali, vale a dire dalle Riunioni di tutti i Capi Dicastero del Vaticano con il Santo Padre, ove si assumono decisioni a carattere programmatico e politico per la Chiesa tutta e ove si analizzano situazioni di crisi della Chiesa Universale”.

“ISOLATO DOPO DIMISSIONI, GLI È CROLLATO IL MONDO ADDOSSO” – “All’esito dell’udienza con il Santo Padre” nella quale è stato dimissionato, il cardinale Angelo Becciu “si è visto crollare il mondo addosso: dopo ben cinquant’anni di onorato servizio ecclesiale, svolto in diverse parti del mondo, nel corso del quale giammai aveva ricevuto alcuna minima accusa in merito alla propria vita personale – e, anzi, ha sempre ricevuto, solo ed esclusivamente, manifestazioni di affetto e stima – attraverso i media veniva presentato agli occhi del mondo come un ‘ladro’, un ‘corrotto’, un ‘affarista’”, spiega quindi l’atto depositato al tribunale civile di Sassari.

La “rilevanza mediatica mondiale delle notizie” sul caso ha avuto conseguenze “fisicamente ed emotivamente devastanti” sull’ex sostituto alla Segreteria di Stato, si legge ne documento; “ha iniziato a soffrire d’insonnia e di inappetenza e, quotidianamente, si sente come se stesse vivendo qualcosa di surreale, tanto da dover ricorrere alle cure di uno psico-terapeuta”. “Oltre a ciò – si sottolinea – nessuno invita più l’attore a presiedere celebrazioni solenni, molti fedeli non usufruiscono più del suo servizio sacerdotale e, all’interno del Vaticano, fa vita isolata”.

LEGALE BECCIU CHIEDE PERIZIA: “ARTICOLO SU DIMISSIONI SCRITTO 7 ORE PRIMA INCONTRO PAPA” – Una consulenza tecnica d’ufficio informatica “finalizzata ad appurare, mediante l’analisi dei codici sorgente, l’esatto momento temporale di caricamento / pubblicazione – e successive modificazioni – dei contributi apparsi sul portale de L’Espresso, con decorrenza dal 24 settembre 2020”. Questo si chiede nell’atto di citazione.

A motivare la richiesta la scoperta “casuale” di una circostanza da parte dell’ex sostituto: “Caso ha voluto – si legge nella citazione – che Becciu, a seguito della segnalazione da parte di un amico, abbia addirittura scoperto che l’articolo apparso su l’Espresso online in data 25.09.2020 dal titolo ‘Ecco perché il cardinale Becciu si è dimesso. Soldi dei poveri al fratello e offshore: le carte dello scandalo. E il Papa chiede pulizia’, è stato creato in data 24.09.2020 alle ore 10 e 12 minuti, quindi con 7 ore e 48 minuti di anticipo rispetto all’incontro dell’attore con il Santo Padre delle ore 18.02. In pratica, i convenuti avevano dimissionato l’attore prima ancora che il Santo Padre gli avesse chiesto di rassegnare le dimissioni”.

“RAPPORTI CON PAPA OTTIMI FINO A OPERAZIONE KILLERAGGIO MEDIATICO” – Il cardinale Angelo Becciu sarebbe stato vittima di “una deprecabile operazione di ‘killeraggio mediatico’” tesa all’annientamento della sua reputazione, che avrebbe turbato i rapporti con il Papa, fino a quel momento “ottimi”, sottolinea quindi l’atto visionato da Adnkronos.

Becciu, si legge nel documento, “ha sempre svolto la propria attività pastorale, diplomatica e curiale in attuazione dei principi, dei valori e dei paradigmi di Santa Romana Chiesa, senza mai in 50 anni di attività aver dato motivi di rilievo alcuno, tant’è che nessuno ha mai avuto nulla da ridire né su di lui, né sui suoi familiari”. Anche “nei 7 anni di suo operato quale Sostituto della Segreteria di Stato, l’attore ha onorato la propria carica senza mai ricevere nessun rilievo; anzi, i rapporti con il Santo Padre erano ottimi”.

Quanto alle “presunte gravi accuse di cui si discute che riguardano operazioni complesse per loro natura e che si collocano all’interno di una realtà in cui operavano moltissime persone”, continua il documento “ci si chiede allora come sia possibile che, in tanti anni, nessuno se ne sia mai accorto”.

Vaticano, citazione Becciu: “Non è indagato e ‘sistema Becciu’ non esiste”
Il cardinale Angelo Becciu “allo stato non risulta indagato né dalla magistratura vaticana, né dalla magistratura italiana”. È quanto si legge nell’atto di citazione contro l’Espresso depositato al tribunale civile di Sassari dal legale dell’ex sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, l’avvocato Nicola Callipari, e visionato dall’Adnkronos.

Nel documento si precisa che “non esiste alcun ‘sistema Becciu’ che aveva quale fine ultimo quello di drenare risorse alla Segreteria di Stato per ingrossare i conti correnti dei familiari dell’odierno attore e gestire il potere vaticano”: “simili affermazioni, oltre ad essere destituite di fondamento, appaiono ridicole”, si legge, bollando quella del settimanale come “l’ennesima ricostruzione distorta dell’affare di Londra, che si innesta nell’operazione di killeraggio mediatico” contro l’ex segretario di Stato “il cui nominativo si vuole, insistentemente, ricondurre all’operazione in questione, sebbene l’attore risulti del tutto estraneo ai fatti”.

“Erano Mons. Alberto Perlasca e Fabrizio Tirabassi i soggetti su cui gravavano i compiti e le responsabilità inerenti agli investimenti operati nel corso degli anni dalla Segreteria di Stato, come emerso nel corso delle indagini espletate dalla magistratura vaticana”, si precisa nell’atto.

Vaticano, citazione legale Becciu: “Persa chance di diventare Papa”
Il cardinale Angelo Becciu, “sulla base del proprio prestigioso curriculum ed in virtù del citato percorso, ben avrebbe potuto risultare tra i Papabili”. È quanto si legge nell’atto di citazione contro l’Espresso depositato al tribunale civile di Sassari dall’avvocato Nicola Callipari, legale del cardinale Angelo Becciu, e visionato dall’Adnkronos, nel paragrafo intitolato “sulla perdita di chance”.

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