Da Pinerolo: ‘chiudiamo per riaprire’

Da inizio mese la regione Piemonte è tra le regioni in zona rossa, e fimo a fine mese (anche se la situazione è in miglioramento c’è il divieto di ingresso o di uscita dai confini regionali, ma anche tra i diversi comuni all’interno della regione ed ogni movimento deve essere sempre motivato con autocertificazione.

Nel provvedimento non c’è menzione per le celebrazioni eucaristiche, però molti vescovi suggeriscono alcune raccomandazione, soprattutto per il rinvio a ‘tempi migliori’ di cresime e comunioni: “Altre attività pastorali come i consigli pastorali, i gruppi giovanili, i corsi in preparazione al matrimonio, gli incontri biblici, invece, poiché vige anche il coprifuoco dalle ore 22, e sempre per un principio di cautela, è meglio sospenderle o più opportunamente proporle con collegamenti in streaming”.

Comunque nella diocesi di Pinerolo con un comunicato congiunto la Chiesa cattolica e quella valdese hanno comunicato di aver sospeso fino a domenica 22 novembre tutte le celebrazioni festive (sabato e domenica): “Piemonte appare nella zona rossa di queste nuove restrizioni. Tuttavia, su tutto il territorio nazionale, la celebrazione di Messe e Culti continua ad essere consentita.

Consapevoli di questo diritto riteniamo, comunque, di fare volontariamente un passo indietro, sospendendo le celebrazioni e i momenti cultuali nelle domeniche 15 e 22 novembre. A questa decisione siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile…

Siamo infine consapevoli che sospendere le attività cultuali non significa interrompere la pratica della carità fraterna, continuando ad impegnarci come cristiani nella solidarietà, nell’ascolto, nell’amore fraterno e nel seguire le persone che attraversano la dimensione della malattia e del lutto”.

In una lettera ai fedeli mons. Olivero ha spiegato le motivazioni della decisione: “A giugno, con alcuni amici, ho scritto il libro ‘Non è una parentesi’. Allora ero quasi certo che la pandemia fosse alle spalle. In quel testo invitavo a ‘non sprecare’ ciò che quel terribile momento ci aveva insegnato.

Purtroppo siamo nuovamente nella stessa situazione: tantissimi contagi, molti in terapia intensiva, molti decessi. Gli ospedali sono pieni e molte persone con malattie gravi, magari bisognose di interventi, non possono essere ricoverate”.

Questa classificazione in ‘zona rossa’ è un nuovo sacrificio per tanti cittadini: “Sono sforzi enormi, richiesti per ridurre le occasioni di contagio, anche là dove erano stati fatti sforzi grandi per adeguarsi alle normative (penso alla scuola, ai locali pubblici e ai negozi). Il governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive. Sono consapevole che abbiamo questo diritto”.

Davanti a tale situazione il vescovo di Pinerolo ha chiesto di essere responsabili: “Ma io chiedo ai cristiani cattolici di ‘fare volontariamente un passo indietro’ e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio. So che è un sacrificio grande. Ma essere cristiani non significa innanzitutto difendere i propri diritti, quanto lottare per i diritti di tutti”.

Solo in tale modo si può comprendere in cosa consista l’identità: “Care amiche e cari amici, la nostra identità sta nella nostra capacità di seguire Gesù Cristo, che si è fatto dono per tutti, capace di santità ospitale. Lo so, abbiamo bisogno di Lui per essere dono per gli altri. In questo tempo preghiamo tutti di più! Ve lo chiedo in ginocchio. Preghiamo di più, preghiamo incessantemente per noi e per tutti, in particolare per quelli che soffrono”.

Quindi ha invitato a riscoprire il gusto della preghiera in casa: “Riscopriamo, nella necessità, la preghiera in casa. Troppi cristiani l’hanno dimenticata. Riscopriamo la lettura della Parola, nella quale ci viene incontro Cristo stesso.

Non possiamo radunarci in chiesa, ma possiamo radunarci in casa. Come sarebbe bello un momento di silenzio e di preghiera con i figli o con i nipoti! In molte case cristiane si è persa questa cura domestica della fede. Senza la cura domestica e personale della spiritualità, la Messa rischia di diventare un rito vuoto”.

Ciò non significa però che viene meno la comunione: “Il cristiano è un creatore di relazioni all’interno e all’esterno della propria comunità. Con uno slogan direi così: ‘Chiudiamo per aprire’. Sogno una Chiesa meno ripetitiva, meno individualistica, meno autocentrata; sogno una Chiesa che si fa dialogo, che si fa relazione, che vive di relazioni, che è capace di celebrare con genuina creatività la risurrezione del Signore sempre”. 

Infine ha invitato i fedeli a ‘creare’ una Chiesa di comunione: “Chiedo scusa alle persone sensibili che magari verranno scandalizzate da questa scelta. Cari amici, vi chiedo di fare questo sforzo anche per i vostri figli, o nipoti, che forse non frequentano più le nostre liturgie (e son tanti, purtroppo).

Loro guardano la Chiesa come un’istituzione insensibile alla loro vita concreta, ai loro problemi; un’istituzione chiusa nella sua dottrina, incapace di dialogo; un’istituzione fuori dal tempo. Cari fratelli e sorelle, aiutiamoci a creare una Chiesa capace di parlare non solo a noi praticanti (e di una certa età, come me), ma ancora capace di parlare ai giovani e a chi non crede. Questa è la grande urgenza. Aiutatemi, amici credenti, a costruire il futuro. Di tutti”.

(Foto: Diocesi di Pinerolo)

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