Da Cremona sant’Omobono è vicino alle comunità

Nella scorsa settimana Cremona ha festeggiato il patrono, sant’Omobono, e nel giorni della festa del patrono il vescovo della diocesi, mons. Antonio Napolioni, ha presentato la nuova Lettera Pastorale ‘Cristo non ha mani’. Come ogni anno mons. Napolioni ha letto la lettera scritta dal patrono, in cui ha indicato le linee di come leggere gli avvenimenti con il ‘coraggio della verità’, ritrovare nella carità il cuore della vita cristiana e civile, guardare al futuro con coraggio e speranza.

Nell’omelia il vescovo ha portato lo sguardo dei fedeli presenti e di quelli collegati attraverso i mezzi di comunicazione, sulla realtà e le relazioni così segnate, all’interno della società e delle comunità cristiane, in questo anno. Ricorrendo all’immagine della lettera ai fedeli cremonesi in cui il santo patrono ha fatto sentire la sua voce e la sua presenza accanto ai cristiani di questo tempo, mons. Napolioni ha invitato a leggere e meditare nel fasi storiche che stiamo vivendo: il silenzio, il risveglio e uno sguardo nuovo sul futuro:

“C’ero anch’io, con voi… nel tremendo silenzio dei giorni in cui Cremona era muta e immobile, e attorno ad essa il mondo si scopriva sempre più vulnerabile. Ho ripensato alla mia vita, in cui conobbi la peste del 1147, tre grandi carestie, la siccità del 1186 e poi le alluvioni, senza che cessassero le sanguinose battaglie tra le città della nostra bella terra. Alle armi preferii l’umile servizio della misericordia verso i morti abbandonati, che cercavo di seppellire da figli di Dio.

E quei grandi mali, così, non ebbero l’ultima parola. Eravamo, allora, gente timorata di Dio, forse troppo angosciata dalle tante miserie umane. Il pensiero della morte era costante, illuminato in me da una fede sicura , attaccata alla Croce e all’Eucaristia, dove trovavo la forza di vivere e di amare la realtà”.

Per questo il patrono ha chiesto ai cittadini discernimento: “Io, che sono stato sposo e padre, so cosa significa angustiarsi per i propri cari, per la loro salute e serenità. Vedo quanto soffrite per l’isolamento in cui dovete ancora costringere i vostri anziani, e la fatica serenità. Vedo quanto soffrite per l’isolamento in cui dovete ancora costringere i vostri anziani, e la fatica che fanno bambini e giovani per essere se stessi”.

Quindi ha chiesto di non alimentare polemiche all’interno della città, riprendendo il libro del Siracide: “Non peggiorate la situazione alimentando polemiche e e risentimenti, ve lo dice chi vedeva la città spaccarsi tra fazioni. Allora io scelsi di riformare la comunità cominciando da me stesso. Sento ancora vere e giuste le parole della Scrittura che oggi sono state rivolte a voi: sii rispettoso verso i capi del tuo popolo, porgi l’orecchio al povero…”.

Nella riflessione mons. Napolioni non ha fatto mancare il suo richiamo alla solidarietà concreta attraverso la ‘borsa di sant’Omobono: “Oggi siete qui a pregarmi,siete qui a pregarmi, e io cerco di orientare e io cerco di orientare la vostra attenzione a Gesù, che ci dice: ‘fatevi borse che non invecchiano’…

ora tocca a voi accogliere l’invito : ora tocca a voi accogliere l’invito della Chiesa cremonese a dilatare nel tempo e nello spazio la ‘borsa di sant’Omobono’, perché un concreto aiuto giunga alle famiglie più deboli, a chi perde il lavoro, più deboli, a chi perde il lavoro, a chi è solo e fragile nell’urto con la crisi che sta montando”.

Ed ha raccontato un episodio della sua vita familiare, che riprende l’episodio biblico di Eliseo: “Io lo feci: diedi il pane in elemosina, all’insaputa di mia moglie. Quando lei arrivò e aprì la madia, trovò il poco pane avanzato, e accanto a quello tanto pane buono e profumato al posto di quello dato in dono. Era opera di Dio, e il suo metodo funziona sempre”.

E come ai suoi tempi anche oggi il patrono della città ha promesso la sua presenza: “Ci sarò anch’io, con voi… nell’inaudito avvenire che Dio prepara ai suoi figli. Sì, ai suoi figli. Sì, chi ricambia chi ricambia il bene provvede all’avvenire, perché l’iniziativa creativa e amante che rigenera la storia è sempre di Dio, fonte di ogni dono, e perché la libertà di ciascuno esalta nello scoprire e assecondare la grazia che ci è data. Nell’oggi e nel domani di Dio, che sempre trascende le nostre piccole misure”.

Ed il pensiero è corso nella conclusione dell’omelia all’ultimo documento del papa, ringraziando il patrono per il suo esempio: “Come avveniva a te, santo agli occhi degli altri, mentre ti riconoscevi umile peccatore. E’ come un canto di lode come un canto di lode a Dio per tanto spirito di servizio diffuso ovunque, per tanta carità che fiorisce nel dolore, per la bellezza a Dio per tanto spirito di servizio diffuso ovunque. Credo sia anche la lezione di questo difficile tempo, che non possiamo non imparare. Grazie, Omobono, perché in questa esigente scuola di vita di vita anche tu c’eri, ci sei, ci sarai”.

(Foto: Diocesi di Cremona)

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