Sentirsi gufo peloso stranito è strano per niente in questi tempi. Stranito non tanto per il troppo lavoro, ma per la lunga attesa

La parola del giorno per questi tempi [*] è “stranito” (sbigottito, stravolto, intontito, stonato, insolitamente smarrito o stupito, ma anche nervoso, irritato, agitato, inquieto, irrequieto, che si lascia cogliere facilmente dall’irritazione, dal turbamento o da un nervoso stupore), voce romanesca, dal verbo romanesco “stranisse”, propriamente “diventare strano”. Detto di ciò o di chi ha un’aria o un’atmosfera vagamente stralunata o bizzarramente strapazzata per un senso di smarrimento, spaesamento, torpida confusione o inebetimento.

“Le vicine, tutte alle finestre, alle porte delle case e delle botteghe, su la via, stranite di veder là un ufficiale del Re” (Luigi Capuana, La vecchina, Si conta e si racconta…).

“Tu forse farai la faccia stranita a questo esordio un po’ melodrammatico” (Antonio Gramsci, Lettere dal carcere).

“L’uccello si arrampicava alla stecca della gabbia, si avvolgeva attorno ad essa, quasi facesse la ginnastica, tenendosi penzoloni. / Pareva un po’ stranito di trovarsi in un posto nuovo; mandava rauchi stridi” (Luigi Capuana, Gli americani di Rabbato).

Le parole precise e cristalline sono una grande risorsa, ma anche quelle più vaghe, miste e inafferrabili, per altri versi, sanno esserlo. Così nella qualità dello stranito si avvicendano e assommano tratti differenti, che a prima vista non si possono ridurre a un sentimento o a un atteggiamento unitario — ma il risultato è unico, e di grande successo.

“Stranito” è una parola che è entrato in italiano di recente, nel 1963, e fa il suo ingresso tramite il romanesco. Si tratta del participio passato maschile singolare del verbo “stranisse”, che circolava da almeno un secolo. Ora, dobbiamo prendere la suggestione originale dello stranisse nella maniera più semplice, e cioè come un “diventare strano”.

La stranezza si declina in modi diversi. Da un lato (e sono i significati indicati spesso come primari) il carattere dello stranito prende un profilo di agitazione e nervosismo — in cui un sentimento di tensione trabocca e si riflette nel comportamento esterno, che si fa più anormale, bizzarro. Così si può parlare di uno stranito che è stato fatto uscire dall’ufficio perché non aveva i documenti giusti, di una studentessa stranita prima dell’esame. Ma agitazione e nervosismo sono forme di assenza. Ci proiettano la mente da un’altra parte. E proprio l’assenza informa lo stranito.

Nei dizionari italiani si trova il verbo transitivo “stranire”, derivato di strano, con il significato di “rendere, far diventare strano, nervoso e teso; turbare, disorientare” (questo continuo cicaleccio mi ha stranito; contraddicendolo sempre non fai che stranirlo di più; hai un’aria stranita; sono stranito per il troppo lavoro; sono stranito per la lunga attesa). Sinonimi: innervosire, inquietare, irritare, spazientire, sturbare, stizzire. Accrescitivi: esasperare, sconvolgere. Diminutivi: infastidire, seccare. Contrari: calmare, chetare, placare, quietare, rabbonire, rasserenare, rilassare, tranquillizzare.

Come verbo intransitivo pronominale “stranirsi”, con il significato di “diventare inquieto, turbarsi, innervosirsi” (se il bambino non va a letto presto, si stranisce). Sinonimi: innervosirsi, inquietarsi, irritarsi, spazientirsi, stizzirsi. Accrescitivi: arrabbiarsi, incazzarsi, infastidirsi, seccarsi. Contrari: calmarsi, chetarsi, placarsi, quietarsi, rasserenarsi, rilassarsi, tranquillizzarsi.

Participio passato: stranito, usato frequentemente come aggettivo, con il significato di turbato, smarrito, intontito (mi è parso stranito; che cosa hai che sei così stranito?).

[*] E non solo a causa del coronavirus cinese di Wuhan, denominato scientificamente Sars-CoV-2 per nascondere la sua genesi e che provoca il Covid-19, sigla altrettanto mitificatore, che stranisce, come leggere il recente Rapporto MaCa partorito da Parolin il parolaio. E, parafrasando Gramsci dal carcere, forse farai la faccia stranita a questa nota un po’ melodrammatico

Postscriptum

… la lunga attesa, secondo il punto di vista o l’interesse… per l’esito di una votazione non tenendo conto delle procedure costituzionale di una nazione giovane osservate con gli occhi di un continente vecchio, per una pubblicazione di un rapporto che fa buco nell’acqua e fa toppa peggio del buco nella tonaca, per la distribuzione di un vaccino avvicinato ad un incompetente e privo di visione… quien mas tiene mas metido, eh!

Foto da Facciobuco.com, anche se il buco l’hanno fatto piuttosto i geni tossici della narrazione.

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