Il gattopardesco svuotamento della disastrata cassaforte della Segreteria di Stato e il trasferimento all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica dei fondi tossici

La notizia era del 5 novembre: Le finanze “sacre”. Il Papa ordina lo svuotamento della disastrata cassaforte della Segreteria di Stato e il trasferimento dei fondi all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Seguiva ad una notizia di 2 giorni prima: Il sacco della cassaforte della Segreteria di Stato da parte “dei Robin Hood all’incontrario, rubando ai poveri per dare ai ricchi. Continuano ad uscire carte dal Vaticano attraverso L’Espresso e una dell’8 luglio 2020: Santa Sede in crisi di liquidità finanziaria. Richiesta di trasferire tutti i conti correnti “esteri” o Ior all’APSA (cosa che, come pare, non è servita a risollevare le casse disastrate dell’APSA). La sostanza è semplice e presto detta: cambiare tutto affinché nulla cambi.

Il Gattopardo, il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento dell’usurpazione dai Savoia del trono dei Borbone del Regno dello Due Sicilie, alla transizione unitaria del Regno d’Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi. «Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi» (Tancredi Falconeri, nipote di don Fabrizio Corbera, Principe di Salina).

Ricordiamo la notizia del 5 novembre:

«Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 574, 5 novembre 2020
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni
Il Santo Padre, nella serata di ieri 4 novembre 2020, ha presieduto una riunione alla quale hanno partecipato Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Sua Eccellenza Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato; Sua Eccellenza Mons. Fernando Vergez, Segretario generale del Governatorato dello Stato Città del Vaticano; Sua Eccellenza Mons. Nunzio Galantino, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; Padre Juan Antonio Guerrero Alves, Prefetto della Segreteria per l’Economia. Oggetto della riunione era promuovere l’attuazione di quanto chiesto dal Santo Padre con lettera al Segretario di Stato, in data 25 Agosto 2020, sul passaggio della gestione amministrativa dei fondi della Segreteria di Stato alla Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e del loro controllo alla Segreteria per l’Economia.
Nella stessa riunione il Papa ha costituito la “Commissione di passaggio e controllo”, che entra in funzione con effetto immediato, per portare a compimento, nei prossimi tre mesi, quanto disposto nella lettera al Segretario di Stato. Detta Commissione è costituita da Sua Eccellenza Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato; Sua Eccellenza Mons. Nunzio Galantino, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; Padre Juan Antonio Guerrero Alves, Prefetto della Segreteria per l’Economia».

Oggi, siamo in grado di andare oltre, anzi, andare a guardare dietro le quinte, grazie alla traduzione italiana a cura di Stilum Curiae di un articolo molto interessante, apparso su Infovaticana la scorsa settimana. Qui si spiega come l’operazione del trasferimento dalla cassaforte disastrata della Segreteria di Stato (di Parolin e Peña Parra) alle casse vuote dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (di Galantino e Zanchetta [*]) – presentata nella narrazione dal vaticanismo di regime come un ‘operazione di grande pulizia – sia in realtà pura facciata. In sostanza non si tratta “della cassaforte”, ma solo di “alcuni fondi daeggiati” in essa contenuti. Il Gattopardo avrebbe potuto prendere lezioni per corrispondenza da Bergoglio e suo “cerchio magico” di apprendisti stregoni.

[*] Ve lo ricordate quel Zanchetta, famigerato per alcune delle sue gesta, ma certamente non per essere un mago della finanza? Rinfreschiamo la memoria: Lo strano caso del presunto abusatore Zanchetta, riapparso. E il processo promesso dal Papa a carico del suo amico? – 11 giugno 2020.

Marinus van Reymerswaele, Gli usurai, 1540; olio su tavola, Museo Stibbert, Firenze.

Papa Francesco continua a scrivere a Parolin, i soldi tossici del Vaticano, vittoria o miraggio?
Infovaticana, 6 novembre 2020

In Papa Francesco sta crescendo una forte passione per la scrittura di lettere al suo Segretario di Stato, l’ineffabile Parolin. Ieri è stata resa pubblica una lettera di Sua Santità, datata 20 agosto, con le indicazioni di trasferire i fondi dalla Segreteria di Stato all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, APSA. Nella stessa lettera, firmata da Papa Francesco, si dà il termine del 1° novembre per l’esecuzione dell’ordine, che sembra essere già passato, quindi la notizia dovrebbe essere che la Segreteria di Stato non ha più fondi e che l’APSA conferma che l’ordine di Papa Francesco è stato eseguito. Temiamo che questo sia un altro ordine scaduto che vuole essere solo una cortina fumogena, un miraggio, prima dell’eterno macroscandalo che invade i palazzi sacri.
La “lettera-ordine” lascia così tante porte aperte che permette tutte le interpretazioni che si vogliono. Con la facilità con cui si dà l’ordine all’APSA di rilevare la Sezione amministrativa della Segreteria di Stato con tutti i suoi dipendenti e di cambiare tutte le firme sui conti esistenti, questo viene fatto in una mattina e la questione è risolta. Ma non lo è e non lo sarà. L’APSA non ha soldi e la crisi che si trascina, aumentata dall’epidemia fino a limiti che ancora non conosciamo, significa che la Segreteria di Stato ha dovuto assumere i suoi deficit per decenni con importi molto significativi. Per capirci, dopo aver speso tutto quello che viene pagato, tutto, e grattando in tutti gli angoli, in tutto e ogni anno di più, la Segreteria di Stato ha passato all’APSA circa 100 milioni di euro, come confessano i conti pubblicati, per rimanere a zero. L’APSA paga tutte le spese di personale della Segreteria di Stato e del Corpo diplomatico. Quest’anno possiamo supporre che questo buco almeno raddoppierà.
Non è possibile vendere questo come se l’APSA avesse vinto, la lettera di Papa Francesco parla di “fondi propri” lasciando da parte il groviglio di fondazioni incontrollate, e di “fondi altrui” che sembrano rimanere nelle mani dell’onnipotente Segreteria di Stato che approfitterebbe dell’occasione per uscirne pulita, riacquistare il suo prestigio e versare nell’APSA i “fondi danneggiati” che le stanno costando tanto, in reputazione e in denaro.
Vendere come panacea che il trasferimento all’APSA, meglio, il miraggio del trasferimento, risolverà tutti i nostri mali, per ridere e non fermarsi. Galantino, consigliato da Zanchetta e sorvegliato dal prefetto gesuita sono la nostra salvezza e chi non crede lascialo scoppiare. Vince il silenzioso Parolin che è capace di non sapere nulla di ciò che accade nel suo reparto e di uscire rafforzato, e con soldi più tranquilli, dal più grande scandalo recente in Vaticano. Edgar è un morto vivente con cui si sta giocando e che sarà accomodato quando opportuno.
La lettera di Papa Francesco a Parolin è sui media, in ritardo, ma c’è ed ha potuto uscire solo da Papa Francesco o da Parolin. È di un mese prima della decapitazione di Becciu, ha dormito fino ad ora? Oppure abbiamo a che fare con una lettera ora prodotta con una data adeguata per farci credere quanto sono intelligenti e intelligenti nell’anticipare i problemi? Dobbiamo imparare che se le firme in Vaticano non sono affidabili, possiamo immaginare l’affidabilità delle date. I fondi che avrebbero dovuto già passare non sono ovviamente passati e chi si strofina le mani dovrà grattarsi le tasche, la cattiva eredità la assume l’APSA non importa quanto finga di vestirla di trionfi e gioie.
Un nuovo personaggio appare nelle indagini del caso londinese: Renato Giovannini, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Guglielmo Marconi di Roma, che sarebbe stato uno degli emissari della Segreteria di Stato nelle trattative [2]. Per la procura di Roma c’è “l’imminente pericolo che si disperdano cose o tracce del reato” ed è “probabile che venga occultata la documentazione rilevante per il perseguimento dell’indagine”. Per questo motivo, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro “della documentazione e dei supporti informatici contenenti dati relativi ai reati per i quali sono trattati, che costituiscono il corpus delicti o cose rilevanti per il reato”. “Per questo ieri la Guardia di Finanza e la Gendarmeria Vaticana [1] hanno effettuato incursioni in uffici, case, auto e cassette di sicurezza e sequestrato documenti cartacei digitali a Crasso, Tirabassi e Mincione. Ha inoltre perquisito le abitazioni di altre persone “non indagate” come Giovannini, i figli e socio di Crasso, padre e moglie di Tirabassi e delle società Interfinium, San Filippo di Genova e Wrm Services. Le filiali compaiono a Dubai e vedremo in quali altre “destinazioni turistiche”.

[1] Che le perquisizioni sul territorio dell’Italia sono state eseguite dalle Fiamme Gialle alla presenza anche degli ufficiali del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticana, è degno di nota… Di grande nota. Il meglio deve ancora avvenire.

[2] Interessante rileggere quanto abbiamo riportato l’11 ottobre QUI cosa ha scritto Emiliano Fittipaldi sul Domani del 9 ottobre 2020, dove viene menzionato Giovannini:
“Varie operazioni sospette – Anche il Sostituto Edgar Peña Parra sostiene la stessa tesi: in una lettera finora inedita spedita il 22 marzo 2019 all’Autorità di informazione finanziaria (e sequestrata nelle perquisizioni di un anno fa) il monsignore evidenziava non solo come «nel mese di novembre 2018 la segreteria di Stato decideva di procedere al disinvestimento totale delle quote» del fondo di Mincione «con l’obiettivo di focalizzare l’investimento esclusivamente» sul palazzo di Sloane Avenue 60, ma pure di volersi affidare «al dottor Gianluigi Torzi, presentato dalla segreteria di Stato per il tramite dell’avvocato Manuele Intendente di Ernst&Young e del professor Renato Giovannini, rettore vicario dell’Università degli studi “Guglielmo Marconi”, a loro volta introdotti dal dottor Giuseppe Milanese e dal signor Andrea Falcioni, entrambi conosciuti in Vaticano». Una ricostruzione clamorosa, visto che Peña Parra di fatto spiega all’antiriciclaggio di essersi fidato di Torzi per i buoni uffici che il broker vantava con l’amico di Francesco”.