P. Cimarelli racconta i Saveriani nel mondo

“Siamo in un’epoca nuova, dobbiamo ringraziare Dio per il carisma del nostro fondatore, riposizionarci nelle nostre presenze missionarie, ripensare la nostra chiamata per essere attrattivi come persone e come comunità nella Chiesa”: così p. Gabriele Cimarelli, rettore della casa madre dei Saveriani a Parma, spiega il significato dell’anno giubilare indetto dai missionari fondati da san Guido Maria Conforti (1865-1931), che ha preso nello scorso luglio fino al luglio 2021.

In un tempo in cui le vocazioni italiane ed europee sono pressoché nulle e dove linfa nuova arriva da Africa, Asia e America Latina p. Cimarelli invita ad un cambio di prospettiva: “Una volta rientrati dall’estero non possiamo più considerarci a riposo, dobbiamo essere pronti per una nuova missione, inseriti nelle Chiese locali e nel territorio stesso. Siamo chiamati a una continua conversione per essere testimoni credibili del Vangelo. Pregando lo Spirito Santo che ha ispirato il nostro fondatore, vissuto al tempo della Prima guerra mondiale e della pandemia della ‘spagnola’, possiamo farcela”.

Perché un anno giubilare?

“Il 2 luglio 1921 Mons. Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani, scriveva la ‘Lettera Testamento’ nella quale comunicava l’approvazione delle Costituzioni Saveriane da parte della Santa Sede. Le Costituzioni rappresentano la Magna Carta di noi saveriani e la Lettera testamento che le accompagna è una felice sintesi del nostro carisma. Il Conforti, dopo aver invitato i confratelli a esultare e ringraziare il Signore per questo fatto, aggiungeva: ‘Ognuno di noi sia quindi intimamente persuaso che la vocazione, alla quale siamo stati chiamati, non potrebbe essere più nobile e grande…’.

Per questo motivo la nostra Direzione generale ha deciso di dare un rilievo particolare al primo centenario delle prime Costituzioni e della Lettera Testamento, che coincide anche con il 125º anniversario della fondazione dell’Istituto, dedicandogli un anno completo, un anno giubilare, dal luglio 2020 al luglio 2021. Siamo depositari di un dono meraviglioso, messo gratuitamente dal Signore nel nostro cuore e nelle nostre mani. Dono che ci è dato perché sia fatto fruttificare e dia il centuplo di ciò che abbiamo ricevuto”.

Cosa significa essere missionari ad gentes e ad extra?

“Le nuove Costituzioni del 2008 hanno riaffermato in modo inequivocabile la nostra identità: ‘Fine unico ed esclusivo dell’Istituto è l’annuncio della Buona Novella del Regno di Dio ai non cristiani’.    Oggi la nostra famiglia saveriana ha assunto un volto multicolore con l’arrivo di confratelli provenienti dall’Africa, America Latina e Asia. La missione oggi tocca tutti i continenti, compresa l’Europa. Come noi siamo partiti dal nostro paese per annunciare il Vangelo negli altri continenti, allo stesso modo giovani  missionari  lasciano l’Africa, l’America Latina e l’Asia per vengono ad annunciare il Vangelo nel nostro continente”.

Anche san Conforti ha vissuto ai tempi della ‘spagnola’: quale monito per oggi?

“Verso la fine della prima guerra mondiale il virus influenzale, chiamato ‘spagnola’, mieté migliaia di vittime tra la popolazione stremata dalla grande guerra. San Conforti si prodigò per alleviare le sofferenze del suo popolo allo stesso modo in cui aveva aperto case e offerto volontari per i feriti e i poveri. Inoltre, tutte queste prove non lo distolsero dal suo duplice impegno di vescovo di Parma e fondatore di un istituto missionario.

La nostra Famiglia è stata colpita dal coronavirus particolarmente nel suo cuore, cioè nella Casa Madre. Un buon numero di confratelli ci ha lasciati. Portiamo con noi il dolore della loro perdita e il senso d’impotenza davanti a una tragedia di così grandi dimensioni. Anche noi non ci lasciamo abbattere da questa prova, che ora sta riprendendo vigore, ma continuiamo con determinazione la nostra testimonianza in ogni parte del mondo e, in particolare, nel vecchio continente”.

Perché sono tempi ‘strani’?

“Nella sua ultima enciclica, ‘Fratelli tutti’, papa Francesco dipinge in poche pagine le ‘ombre di un mondo chiuso’ alla fraternità universale. Stigmatizza con forza l’individualismo senza contenuti, le nuove forme di colonizzazione culturale, lo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, lo sfruttamento di tanti esseri umani, le sempre maggiori disuguaglianze, milioni di persone che vivono in condizioni simili alla schiavitù, la ‘terza guerra mondiale a pezzi’, la globalizzazione e il progresso senza un progetto comune, le pandemie e altri flagelli della storia, il triste fenomeno di persone migranti scacciate dai loro paesi e rifiutate dai paesi ricchi, l’informazione senza saggezza”.

Cosa vuol dire vivere la fede al servizio della fraternità del mondo?

“Il papa termina questa enciclica con un capitolo dal titolo significativo ‘le religioni al servizio della fraternità nel mondo’. Spesso nel passato e, a volte anche oggi, le religioni hanno provocato guerre sanguinose in nome di Dio. Oggi in molte parti del globo si moltiplicano le esperienze del dialogo tra le religioni, allo scopo di ‘stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verità e di amore’.

Nell’incontro di Abu Dhabi dello scorso anno papa Francesco e il grande imam Ahmad Al-Tayyeb hanno dichiarato ‘che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano mai sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue’. Il momento culminante di questo evento memorabile fu senza dubbio il ‘Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’ che termina con l’appello alla pace, alla giustizia e alla fraternità.

Ciò che è avvenuto recentemente in Francia e in varie parti del mondo ci spinge a continuare questo cammino intrapreso verso cieli nuovi e terra nuova in cui tutti gli uomini e tutte le donne formeranno una sola famiglia di fratelli e sorelle, secondo il sogno di san Guido Maria Conforti”.

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