Papa Francesco: la Resurrezione non è un miraggio

Oggi papa Francesco ha celebrato la Messa nella Basilica Vaticana in suffragio di Cardinali e  Vescovi defunti nel corso dell’anno: 6 cardinali scomparsi nell’anno (Prosper Grech, Renato Corti, Zenon Grocholewski, Adrianus Johannes Simonis, Marian Jaworski, Anthony Soter Fernandez), 163 gli arcivescovi e i vescovi di tutto il mondo, riaffermando che Gesù è la Resurrezione, come è scritto nel Vangelo di Giovanni:

“La grande luce di queste parole prevale sul buio del grave lutto causato dalla morte di Lazzaro. Marta le accoglie e con una salda professione di fede dichiara: ‘Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo’. Le parole di Gesù fanno passare la speranza di Marta dal lontano futuro al presente: la risurrezione è già vicina a lei, presente nella persona di Cristo”.

Questa rivelazione di Gesù mostra che la Resurrezione è un evento presente nella vita: “La rivelazione di Gesù oggi interpella tutti noi: siamo chiamati a credere nella risurrezione non come a una specie di miraggio all’orizzonte, ma come a un evento già presente, che ci coinvolge misteriosamente già ora. E tuttavia questa stessa fede nella risurrezione non ignora né maschera lo smarrimento che umanamente sperimentiamo davanti alla morte…

Fuorché nel peccato, Egli è pienamente solidale con noi: ha sperimentato anche il dramma del lutto, l’amarezza delle lacrime versate per la scomparsa di una persona cara. Ma ciò non diminuisce la luce di verità che promana dalla sua rivelazione, di cui la risurrezione di Lazzaro fu un grande segno”.

Con  la Resurrezione Gesù mostra che l’invisibile è visibile, come insegna il libro della Sapienza: “La morte prematura di un giusto viene considerata da una prospettiva diversa rispetto a quella comune… Nella visuale della fede, quella morte non appare una sventura, ma un atto provvidenziale del Signore, i cui pensieri non coincidono con i nostri pensieri”.

E, pregando per cardinali e vescovi defunti durante l’anno, il papa ha chiesto a Dio di dare occhi per vedere “in maniera giusta la parabola esistenziale. Gli chiediamo di dissolvere quella mestizia negativa, che a volte s’infiltra in noi, come se con la morte finisse tutto. Si tratta di un sentimento lontano dalla fede, che si aggiunge all’umana paura di dover morire, e da cui nessuno può dirsi del tutto immune.

Per questo, davanti all’enigma della morte, anche il credente deve continuamente convertirsi. Quotidianamente siamo chiamati ad andare oltre l’immagine che istintivamente abbiamo della morte come annientamento totale di una persona; a trascendere il visibile scontato, i pensieri codificati e ovvi, le opinioni comuni, per affidarci interamente al Signore”.

Nella conclusione ha ribadito la necessità delle preghiere: “Esse ci permettono anche di avere una visione veramente realistica della loro esistenza: di comprendere il senso e il valore del bene che hanno compiuto, della loro fortezza, dell’impegno e dell’amore donato in maniera disinteressata; di comprendere che cosa significa vivere aspirando non a una patria terrena, ma ad una migliore, cioè a quella celeste.

La preghiera in suffragio dei defunti, elevata nella fiducia che essi vivono presso Dio, spande così i suoi benefici anche su di noi, pellegrini qui in terra. Essa ci educa a una vera visione della vita; ci rivela il senso delle tribolazioni che è necessario attraversare per entrare nel Regno di Dio; ci apre alla vera libertà, disponendoci alla continua ricerca dei beni eterni”.

(Foto: Santa Sede)

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