Una carica di sterco fumante scaricata nel mezzo di piazza Santa Marta nella Città del Vaticano. La lettera del difensore di Mons. Carlino, che chiama in causa il Papa

La Stampa pubblica questa mattina la lettera del legale di Mons. Mauro Carlino [*], già Segretario dell’allora Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato Angelo Becciu, sullo scandalo finanziari nella Segreteria di Stato di Sua Santità partito con l’inchiesta 60SA del Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano sul palazzo di lusso al numero 60 di Sloane Avvenue a Londra: «Fondi vaticani, l’operato di monsignor Carlino è stato onesto e trasparente».
Le ombre si diradano. L’Uomo che Veste di Bianco sapeva, sa e fa finta di non sapere. Il meglio deve ancora avvenire.

Poi il difensore di Mons. Carlino – rilevando “l’avallo del Santo Padre” per le operazione finanziarie connesse allo scandalo 60SA – chiama in causa proprio Papa Francesco. Secondo la ricostruzione del suo assistito, «la necessità della trattativa con Torzi era stata già decisa con l’avallo del Santo Padre ed inoltre era già stato indicato il prezzo della transazione in 20 milioni di euro», mentre Mons. Carlino «ebbe il merito di ridurre a 15 milioni di euro le richieste di quest’ultimo, con un risparmio di ben cinque milioni di euro».

Ecco, non si tratta certamente di una sorpresa (almeno non per coloro che ci seguono), ma di una ovvietà: l’Uomo che Veste di Bianco non poteva non sapere. Lui è monarca assoluto e niente si muove nel suo Stato senza che lo sa e senza che lo permette. Lo ripetiamo da tempo, che il meglio doveva ancora avvenire… La parola “fine” non è ancora scritta.

Inoltre, rileva il legale di Mons. Carlino pone l’attenzione sul coinvolgimento dell’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ente centrale della Santa Sede e la “banca centrale” dello Stato della Città del Vaticano. Rimane sempre da sapere quali fondi sono stati usati… E ricordiamo che nei meandri dello IOR e dell’APSA passano fondi FAS-Fondo di Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano (su cui abbiamo puntato la nostra lente già da tempo).

Infine, il difensore di Mons. Carlino conclude con il sacrosanto auspicio, che “l’indagine del Promotore di Giustizia – pur ampia e complessa per l’esigenza di approfondire altri aspetti che non concernono affatto la persona del predetto – possa definirsi in modo consono a verità e giustizia, in tempi spero non troppo lunghi”. Cioè, tradotto, la speranza che tutto il fumo pestilente dello scandalo non si risolve con la solita giustizia sommaria, che è marchio di fabbrica dell’Uomo che Veste di Bianco.

Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera dell’avvocato di Mons. Mauro Carlino, pubblicata oggi da La Stampa, in reazione all’articolo del 15 ottobre 2020 di Gianluca Paolucci sulla rubrica “Dietro le quinte della finanza”: «Il Vaticano sapeva del bluff almeno dal 2016: “Mincione utilizza l’Obolo per i suoi fini”. In alcuni documenti riservati gli allarmi sulle opacità del fondo maltese in cui la Segreteria di Stato investì 250 milioni di euro. La genesi: Becciu chiese “discrezione” per l’affare del petrolio angolano».

La notoria “Informazione di servizio” del 2 ottobre 2019 a firma del Commandante del Corpo della Gendarmeria SCV Dott. Domenico Giani, che fu passato a e pubblicata da L’Espresso, con cui fu reso noto che insieme ad altri quattro funzionari della Santa Sede, Mons. Mauro Carlino fu “sospeso cautelativamente dal servizio” dal 2 ottobre 2019 “fino a nuova disposizone”, poi licenziato dal Papa irritualmente per mezzo stampa, mai comunicato ufficialmente. E poi usato come manganello per la cacciata del medesimo.

Gentile Direttore,
quale difensore di mons. Mauro Carlino mi riferisco all’articolo pubblicato sul suo giornale il 15 ottobre 2020, a firma del dr. Gianluca Paolucci, dal titolo “Mincione usa l’obolo per i suoi fini. Il Vaticano sapeva del bluff almeno dal 2016”, per precisare alcune importanti circostanze sulla transazione relativa al noto immobile londinese di Sloane Avenue, che chiariscono la posizione del mio assistito.
Innanzitutto, è assolutamente erroneo ed improprio definire mons. Carlino «uno dei protagonisti dello scandalo», poiché il suo intervento nella vicenda fu estremamente limitato nel tempo (da febbraio a maggio del 2019) e raggiunse lo scopo specifico cui era diretto, ovvero di salvaguardare gli interessi economici della Santa Sede.
Infatti, il Sostituto della Segreteria di Stato vaticana [correttamente “di Sua Santità” o, volendo, “della Santa Sede”, V.v.B.] interessò mons. Carlino solo dopo che l’immobile di Londra era stato acquisito dalla Gutt, società lussemburghese gestita da Giancarlo Torzi. Quest’ultimo, attraverso 1.000 azioni con diritto di voto, aveva mantenuto il pieno controllo della Società e la gestione del palazzo, sebbene la Segreteria di stato Vaticana fosse titolare della parte di gran lunga preponderante del capitale della società stessa (30.000 azioni, ma senza diritto di voto).
Prima di allora mons. Carlino non si era mai occupato dell’immobile di Sloane Avenue, né direttamente né indirettamente.
L’incarico affidato a Mons. Carlino, nel febbraio 2019, fu unicamente e specificamente quello di interloquire con Torzi, il quale aveva già promesso di cedere alla Segreteria di stato Vaticana il pieno controllo del palazzo, di cui la Gutt aveva la gestione, al fine di giungere alla sigla del relativo accordo, contenendo al contempo le rilevanti pretese economiche che il predetto reclamava per la sua fuoriuscita.
Come emerso anche nel corso dell’indagine condotta dal Promotore di Giustizia dello Stato Vaticano, infatti, la necessità della trattativa con Torzi era stata già decisa con l’avallo del Santo Padre ed inoltre era già stato indicato il prezzo della transazione in 20 milioni di euro.
Mons. Carlino, sotto la guida del Sostituto Mons. Pena Parra (di cui eseguì fedelmente gli ordini e le deliberazioni assunte) ed in collaborazione con esperti in materia e con un noto studio legale inglese (Mishcon de Reya, che cura anche gli interessi della Regina), condusse Torzi al raggiungimento dell’accordo, il cui testo veniva elaborato dal medesimo studio legale inglese.
L’accordo, infatti, fu perfezionato il 2 maggio 2019, trasferendo alla Segreteria di Stato Vaticana le 1.000 azioni della Gutt con diritto di voto detenute dal Torzi, e mons. Carlino ebbe il merito di ridurre a 15 milioni di euro le richieste di quest’ultimo, con un risparmio di ben cinque milioni di euro.
Successivamente mons. Carlino, non facendo parte dell’ufficio amministrativo, non si occupò di altre operazioni realizzate dalla Segreteria di Stato. Da qui, si può comprendere come Mons. Carlino non abbia mai fatto parte del board del fondo maltese Centurion e non abbia mai chiesto, né sollecitato, alcun incarico al riguardo, come invece erroneamente riferito nell’articolo pubblicato il 15 ottobre 2020.
La presenza di un possibile “scandalo” relativo al palazzo londinese fu evidenziata dal direttore dello IOR, il dott. Mammì, il quale, nonostante avesse più volte assicurato i Superiori di essere pronto a finanziare la Segreteria di Stato per l’estinzione di un mutuo che gravava sul bene, presentò una denuncia nel luglio del 2019, affermando che la richiesta di finanziamento appariva opaca e ventilando una serie di ipotesi di reato che, a suo dire, lo avrebbero impedito.
Non è, però, inutile sottolineare che tale denuncia del dott. Mammì appaia superata dai fatti, poiché l’estinzione del mutuo sul palazzo londinese è stata recentemente finanziata dall’APSA, nel settembre 2020, e cioè da un altro ente della Santa Sede, dopo una serie di controlli e verifiche, effettuate da studi legali internazionali di indubbio prestigio e di alta professionalità, che hanno evidentemente escluso aspetti di illiceità economica o giuridica nell’operazione.
Spero che queste circostanze, agevolmente verificabili, consentano anche ai lettori del Suo giornale di apprezzare l’operato onesto, corretto e trasparente di mons. Mauro Carlino, così come sono convinto che l’indagine del Promotore di Giustizia – pur ampia e complessa per l’esigenza di approfondire altri aspetti che non concernono affatto la persona del predetto – possa definirsi in modo consono a verità e giustizia, in tempi spero non troppo lunghi.
Ringrazio per l’attenzione
Avv. Salvino Mondello

[*] Mons. Mauro Carlino è nato a Lecce il 26 marzo 1976. Dopo aver avvertito la vocazione al sacerdozio ha studiato al Seminario Romano e alla Pontificia Università Lateranense. Ha poi conseguito un dottorato in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana.  Dopo gli studi romani venne ordinato presbitero il 28 marzo 2001, facendo poi ritorno nell’Arcidiocesi di Lecce, dove è stato Segretario particolare dell’Arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi fino alla chiamata all’Accademia Pontificia della Santa Sede a Roma dove si è specializzato in Diritto canonico e si è preparato alla carriera diplomatica, prima destinazione alla Nunziatura Apostolica in Nicaragua e poi come Segretario di Nunziatura alla Segreteria di Stato di Sua Santità. Dal 3 marzo 2014 era Canonico onorario del Capitolo della Cattedrale di Lecce, per nomina dell’allora Arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio. È stato Segretario dell’allora Sostituto per gli Affari generali della Segretario di Stato Arcivescovo Angelo Becciu e poi dal 31 luglio 2019 Capo dell’Ufficio Informazione e Documentazione della Segreteria di Stato, a cui fa capo in particolare la Sala Stampa della Santa Sede (con la riforma dei media della Santa Sede diventato una direzione del Dicastero per la Comunicazione, un dicastero della Curia romana istituito da Papa Francesco il 27 giugno 2015).

Il 31 luglio 2019 sull’aggregatore para-vaticano Il Sismografo si poteva leggere:
«Mons. Mauro Carlino da oggi capo dell’Ufficio Informazione e Documentazione (UID) della Segreteria di stato
(a cura Redazione “Il sismografo”)
(LB-RC) Per decisione dei Responsabili della Segreteria di stato, il cardinale P. Parolin e mons. E. Peña Parra, da oggi il nuovo capo di una struttura interna molto importante, l’Ufficio Informazione e Documentazione (UID), che dal 2011 ha guidato mons. Carlo Maria Polvani, diventato poi dal 26 luglio Sotto-Segretario Aggiunto del Pontificio Consiglio della Cultura, è stato affidato ad un ecclesiastico conosciuto, talentuoso e esperto: mons. Mauro Carlino, nato a Lecce il 26 marzo 1976 e ordinato presbitero il 28 marzo 2001.
Don Mauro nel passato recente è stato segretario dell’attuale Prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, cardinale Angelo Becciu. Con ogni probabilità Mauro Carlino, descritto da amici e conoscenti nonché colleghi come un grande lavoratore, affabile e sempre disponibile, assumerà all’interno dell’Ufficio Tecnico della Sezione per gli Affari Generali altre responsabilità collegate come per esempio Rappresentante della Santa Sede nel Government Advisory Committee of the Internet Corporation for Assigned Names and Number (ICANN).
L’Ufficio Informazione e Documentazione (UID) è la struttura intermedia che cura i rapporti giornalieri della Segreteria di stato con il dicastero per la comunicazione, in particolare con il Prefetto Paolo Ruffini, e anche con la Sala stampa il cui riferimento operativo centrale è proprio l’UID.
In questi giorni il Sostituto mons. Peña Parra è impegnato anche in altre nomine interne di rilevanza significativa per il buon funzionamento della struttura».

Mons. Mauro Carlino, nonostante le distanze, ha sempre vissuto a stretto contatto con la sua Chiesa di appartenenza. E con le testate – L’Ora del Salento prima e, ancor più poi Portalecce.it, la testata giornalistica multimediale dell’Arcidiocesi di Lecce, per il quale curava la rubrica settimanale “Portalecce – Sotto al cupolone – Spezzare parole e gesti di Papa Francesco – In comunione con Pietro”, un breve commento alla catechesi che Papa Francesco tiene ogni mercoledì –  sono state strumenti che più di ogni altro hanno continuato ad alimentare la comunione con la diocesi e con il suo vescovo.

Iscritto all’Ordine dei giornalisti come pubblicista, grazie alla sua assidua collaborazione con gli organi d’informazione diocesana, Mons. Carlino fu chiamato ad occuparsi proprio di comunicazione presso la Segreteria di Stato. «Sarà un caso? – si domandava Portalecce.it al momento della sua nomina a Capo dell’UID -. Certo. Le sue qualità umane, sacerdotali e “professionali” vanno oltre ogni previsione. Oltre la sua puntuale collaborazione con Portalecce Tv. Però ci piace pensare che – piccolo piccolo – nel suo curriculum vitae ci sia spazio anche per questa testata, magari alla voce “altro”». «Sono felice per Don Mauro – ha detto l’Arcivescovo di Lecce Michele Seccia appena ricevuta la notizia – e per la nostra Chiesa locale. Siamo fieri che un figlio di questa comunità continui a servire ancor più da vicino il Santo Padre. Le sue virtù umane e sacerdotali sono una garanzia per un ministero che resta comunque un servizio al Vangelo di Gesù Cristo e alla Chiesa di Universale, ragioni fondamentali per le quali ha scelto di consacrare la sua vita. La “sua” Chiesa continuerà ad accompagnarlo con la preghiera e con l’affetto certa che anch’egli continuerà a conservare forte il legame con il grembo che l’ha generato alla fede e al sacerdozio. Il mio augurio – ha concluso Mons. Seccia – è che continui ad essere un bravo prete che si disseti e si santifichi ogni giorno attingendo alla Parola e all’amore generoso e totale alla Chiesa di Dio».

Norbaonline.it, 2 maggio 2020. Tornerà in servizio nella sua diocesi di origine, Lecce, Monsignor Mauro Carlino, l’ex funzionario della Santa Sede licenziato dal Papa dopo lo scandalo delle operazioni immobiliari. Lui intanto si dice sereno.

Postscriptum

“Una carica” nel titolo non è un errore (che come non madrelingue potrei facilmente commettere…).
Si tratta di un gioco di parole, tra una carica (il quantitativo di materiale o di energia somministrato a un congegno o ad una macchina, necessario al suo funzionamento; di persona, grado speciale di responsabilità che un cittadino è chiamato ad assumere per i suoi meriti e le sue capacità nella pubblica amministrazione) e un carico (che sostiene o contiene le merci o le persone al cui trasporto è destinato o che ne ha il massimo consentito; di persona, che porta su di sé un gran numero di pesi o di oggetti).
E calza a pennello anche “carica scaricata” come gioco di parole…

Postilla

Lo stiamo dicendo da tempo: quelli canteranno e ognuno con suo spartito. Inseriamo quest’altro tassello nel puzzle che stiamo componendo ormai da tempo. Le nostre idee per nulla strampalate trovano riscontri giorno dopo giorno. Le indagini ci consegnano prove le prove e le evidenze costituiscono nuovi filoni di indagine e tutto porta all’Uomo che Veste di Bianco e a chi si è allineato al regime delle finte riforme, delle riforme da vetrina nella più subdola e opaca storia finanziaria degli ultimi pontificati, senza battere ciglio, senza contrastare la corruzione, l’illegalità e le sommarie decapitazioni del Sovrano Regnante, ricordando le gesta di Mastro Titta nello Stato Pontificio.
L’Uomo che Veste di Bianco è colpevole e lo sono tutti quelli che “fedelmente” hanno eseguito. Anche se chi esegue non è investito di responsabilità e non è punibile per la legge terrena. Però, ci sono tanti colpevoli che lo sono moralmente, con l’aggravante di ciò che rappresentavano per l’esercizio del loro ufficio. Un onore e un onere, che avrebbero dovuto custodire ma non hanno custodito e perciò di cui hanno abusato. Tutti colpevoli nessun colpevole? No, non sarà così. Andiamo avanti con fiducia. Le ombre si diradano e la verità piano piano emergerà, sempre più inesorabile agli occhi di Dio e agli occhi del Popolo di Dio.

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