Papa Francesco: tutti siamo chiamati alla Santità

“Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi. In particolare, saluto i partecipanti alla Corsa dei Santi, promossa dalla Fondazione ‘Don Bosco nel mondo’, che quest’anno gareggiano anche a distanza e individualmente. Nonostante si svolga a piccoli gruppi, nel rispetto del distanziamento imposto dalla pandemia, questo evento sportivo offre una dimensione di festa popolare alla celebrazione religiosa di Tutti i Santi. Grazie per la vostra iniziativa e per la vostra presenza!”

Così papa Francesco ha salutato i fedeli, radunati in piazza san Pietro, nella festa di tutti i Santi con l’invito a riflettere sulla loro testimonianza che è fonte di speranza nella risurrezione e modello di un cammino, fondato sulle Beatitudini:

“I Santi e i Beati sono i testimoni più autorevoli della speranza cristiana, perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le Beatitudini che Gesù ha predicato e che oggi risuonano nella Liturgia. Le Beatitudini evangeliche, infatti, sono la via della santità”.

In particolare il papa si è soffermato sulla seconda, che riguarda la consolazione: “Sembrano parole contraddittorie, perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversità morali, il peccato e gli errori: semplicemente la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficoltà.

Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini e incomprensioni. Gesù proclama beati coloro che piangono per queste realtà e, nonostante tutto, confidano nel Signore e si pongono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pazienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimentano già in questa vita”.

Un’altra importante beatitudine è quella riguardante la mitezza: “Miti sono coloro che sanno dominare sé stessi, che lasciano spazio all’altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste.

Non intendono sopraffarlo né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri interessi a danno degli altri. Queste persone, che la mentalità mondana non apprezza, sono invece preziose agli occhi di Dio, il quale dà loro in eredità la terra promessa, cioè la vita eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in Cielo, in Cristo.

La mitezza. In questo momento della vita anche mondiale, dove c’è tanta aggressività…; e anche nella vita di ogni giorno, la prima cosa che esce da noi è l’aggressione, la difesa… Abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santità. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza”.

La strada delle Beatitudini è quella che occorre percorrere per diventare Santi: “Questa strada evangelica è stata percorsa dai Santi e dai Beati. La solennità di oggi, che celebra Tutti i Santi, ci ricorda la personale e universale vocazione alla santità, e ci propone i modelli sicuri per questo cammino, che ciascuno percorre in maniera unica,  in maniera irripetibile.

Basta pensare all’inesauribile varietà di doni e di storie concrete che c’è tra i santi e le sante: non sono uguali, ognuno ha la propria personalità e ha sviluppato la sua vita nella santità secondo la propria personalità. Ognuno di noi può farlo, andare su quella strada. Mitezza, mitezza per favore e andremo alla santità”.

(Foto: Santa Sede)

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