Mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo emerito di Ascoli Piceno: “Le mie dimissioni, un atto di fede e di amore più grande verso tutti”

In mattinato girava in rete un video e una lettera del Vescovo di Ascoli Piceno Mons. Giovanni D’Ercole [*] in cui annunciava che il Santo Padre aveva accettato la sua dimissione. Alle ore 12.00 di oggi 29 ottobre 2020, come da prassi, il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede ha comunicato la notizia.

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 560, 29 ottobre 2020
Rinuncia del Vescovo di Ascoli Piceno (Italia) e nomina dell’Amministratore Apostolico
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Ascoli Piceno (Italia), presentata da S.E. Mons. Giovanni D’Ercole F.D.P. ed ha contestualmente nominato Amministratore Apostolico della medesima sede S.E. Mons. Domenico Pompili, Vescovo di Rieti.

Nel comunicare la comunicazione della Sala Stampa della Santa Sede, il sito ufficiale della Diocesi di Ascoli Piceno ha osservato: “In seguito alla comunicazione della Sala Stampa Vaticana [correttamente: Sala Stampa della Santa Sede] diffondiamo il comunicato ufficiale delle dimissioni di S. Ecc.za Mons. Giovanni D’Ercole. Esprimiamo il nostro rammarico per il fatto che la notizia, contro la nostra volontà, sia circolata prima dell’orario previsto”. Fatto è che questo non succedo nella Diocesi di Ascoli Piceno che escono notizie anzitempo (e anche video non destinate alla diffusione: QUI). Senz’altro sarà una delle questioni in sospeso di cui l’Amministratore apostolico (e successivamente il nuovo vescovo) dovrà occuparsi con urgenza.

“Mi è piaciuto molto. Non ha usato la sua decisione come un j’accuse e ha menzionato solo ciò che conta: la Chiesa e la preghiera, mostrandosi infinitamente più grande di chi – sicuramente – cercherà di ‘normalizzarlo’ o di usarlo come ariete.Nel contempo ha dato testimonianza, mite ma forte, ai pavidi e agli smarriti: ‘Non abbiate paura’!” (Mauro Visigalli).

Noi abbiamo appreso la notizia dal Resto del Carlino, questa mattina:

Dicesi di Ascoli Piceno. Annuncio choc del Vescovo Giovanni D’Ercole: “Mi dimetto”
Con un video di due minuti l’improvvisa notizia della sua rinuncia, definita come “una scelta difficile, sofferta, ma profondamente libera”. Entrerà in un monastero
Ascoli, 29 ottobre 2020 – Monsignor Giovanni D’Ercole non è più Vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno. La sorprendente notizia è stata data questa mattina dallo stesso prelato con un video di meno di due minuti con cui ha annunciato le proprie dimissioni, definite come un “atto di fede”.
“Questa rinuncia è una scelta difficile, sofferta ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non per interessi personali” sono le sue prime parole.
“In un momento difficile come questo in cui regna confusione, nella società c’è tanta paura e sento profondamente il bisogno di dedicarmi alla preghiera”. Quindi ecco il secondo annuncio: “Entro in un monastero dove potrò accompagnare il cammino della Chiesa in un modo più intenso nella meditazione, nella contemplazione e silenzio. Quando avrò percorso questo periodo nel monastero mi aprirò a tutte le prospettive. Sento che Dio mi chiama fare un passo perché possa rendere servizio in questo modo”.
D’Ercole, poi, passa ai saluti: “Grazie a chi mi ha voluto bene. Rinnovo la mia stima e il mio affetto e, soprattutto, siate certi, non abbandono nessuno, ma sarò ancora più vicino alla Diocesi a ciascuno di voi con la mia preghiera. Sento che solo Dio può essere la speranza affidabile su cui poggiare ogni nostro passo verso il futuro che pare incerto ma che sarà segnato dalla luce di Dio”.
Una notizia a sorpresa, improvvisa, dunque, quella delle dimissioni dell’ex Vescovo dell’Aquila, che lascia la Diocesi ascolana dopo sei anni. Era stato nominato il 12 aprile 2014 (giorno del suo compleanno) succedendo a Silvano Montevecchi, deceduto il settembre precedente.

Il video-annuncio di Mons. Giovanni D’Ercole, che girava in rete questa mattina, prima della comunicazione istituzionale da parte della Sala Stampa della Santa Sede.

La lettera di Mons. Giovanni D’Ercole
[anche questa lettera girava in rete questa mattina, prima dell’annuncio ufficiale sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, insieme alla “Dichiarazione stampa di Monsignor Giovanni D’Ercole in merito alle dimissioni da Vescovo di Ascoli Piceno”, a cui era allegato e che facciamo seguire]

Giovanni D’Ercole
Vescovo di Ascoli Piceno
Ascoli Piceno, 29 ottobre 2020

Fratelli e figli carissimi,
con affetto paterno, rispetto e discrezione busso alle porte dei vostri cuori per comunicarvi, non senza umana trepidazione, il mio stato d’animo nell’ora in cui Papa Francesco accoglie la mia rinuncia alla guida della diocesi di Ascoli Piceno. È mio desiderio ora tornare alle origini del mio sacerdozio, in quella «libertà di servire i più poveri tra i poveri» [1], come direbbe santa Teresa di Calcutta.
Da quando è iniziata la pandemia, infatti, vi confesso che mi sono interrogato più volte, pregando davanti al Tabernacolo, a Gesù-Eucaristia, nella cappella dell’episcopio, perché il Signore mi illuminasse sul senso del mio cammino sacerdotale ed episcopale. In questi mesi ho chiesto con insistenza a Dio di indicarmi nuovamente la strada come fece quel lontano 5 ottobre 1974 quando fui ordinato presbitero, a Roma, dall’allora vescovo Jacques-Paul Martin, poi cardinale.
Più volte mi sono tornate alla mente le parole del Papa emerito Benedetto XVI che mi volle vescovo, inviandomi come ausiliare nella ferita diocesi de L’Aquila, e che mi ha sempre testimoniato una paternità specialissima e al quale rinnovo profonda gratitudine e affetto filiale.
Nella sua ultima udienza generale del mercoledì, il giorno prima di lasciare il pontificato, Benedetto XVI disse: «Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi» [2]. Queste parole hanno ispirato la riflessione che mi ha portato, il 13 ottobre scorso, anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, a presentare le mie dimissioni nelle mani di Papa Francesco, con il quale ho sempre coltivato una piena comunione così come con i suoi predecessori.
A lui sono grato per avermi chiamato a servire la diocesi di Ascoli Piceno duramente provata dal sisma del 2016 e da numerose difficoltà umane, sociali ed economiche connesse con le conseguenze del terremoto e, poi, ancora più recentemente messa a dura prova dalla pandemia del Covid-19 che tuttora persiste. Ho fatto ciò che mi è stato possibile per aiutare e sostenere tutti, specialmente chi ho visto soffrire di più. Sono venuto a contatto con molte persone e con loro ho toccato con mano problematiche e fragilità, alcune legate proprio alla solitudine e alle restrizioni che abbiamo vissuto durante l’inatteso lockdown. Chi mi conosce sa che ho cercato di assumere in modo pieno la mia responsabilità di vescovo guida della diocesi, mai girandomi dall’altra parte soprattutto quando qualcuno è venuto a trovarsi in serie difficoltà. Tutto questo mi ha però logorato e ha suscitato in me domande più profonde sul mio ruolo di pastore.
Ringrazio tutti iniziando dai confratelli vescovi della Conferenza Episcopale delle Marche che mi hanno accolto con affetto, e, dopo aver condiviso insieme i passi del ministero in terra marchigiana, mi sono stati vicini anche in quest’attuale, libera ma sofferta scelta.
Un grazie di cuore ai sacerdoti primi e fattivi collaboratori del mio episcopato, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, alle monache di clausura, ai collaboratori pastorali, ai catechisti, alle autorità civili e militari, ai poveri, ai carcerati, ai bisognosi e ai migranti che hanno bussato alla porta dell’episcopio e l’hanno trovata sempre aperta. Così come ringrazio i malati che hanno alimentato con l’offerta delle loro sofferenze il mio ministero in mezzo a voi.
Credetemi: ho voluto bene a tutti, abbraccio tutti e ciascuno!
A tutti chiedo perdono per le mie umane fragilità e mancanze!
Tutti metto nelle mani del Signore perché vi ricompensi con il centuplo per il bene che mi avete donato in questi anni aiutandomi ad annunciare unicamente Gesù Cristo Crocifisso e Risorto in mezzo a voi.
Nel mio ministero, mi sono fatto guidare e ispirare dall’invito di Papa Francesco di fare della Chiesa «un ospedale da campo» , di essere un vescovo con il cuore ferito dalla misericordia del buon Samaritano e dunque instancabile nell’umile compito di accompagnare l’uomo che «per caso» Dio ha messo sulla mia strada , accogliendo, di fatto, ogni persona e curando con amore specialmente quelle più bisognose, nel pieno rispetto di tutti.
È per questo che, in piena coscienza di fronte a Dio, sento di poter affermare anch’io con l’apostolo Paolo: «Mi sono fatto debole con i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» (1Cor 9, 22).
Come vescovo, vigile sentinella del gregge di Cristo, so di dover essere, sempre e comunque, profeta di Verità e testimone della Speranza che richiama continuamente alla memoria l’alleanza di Dio con il suo popolo e, perciò, con la nostra vita. Condivido la preoccupazione crescente per il diffondersi del coronavirus che ha seminato in tanti una forte paura di ammalarsi e di morire.
Ho capito che, forse, la Chiesa come “ospedale da campo” ha bisogno urgente, inoltre, di operatori che siano testimoni e costruttori di speranza, di quella speranza cristiana di cui l’apostolo Pietro afferma: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). Così, mi sono reso conto che, probabilmente, occorre qualcosa di più e di diverso! Davanti a situazioni impreviste e cariche di fatiche e sconfitte umane, pur impegnando ogni sforzo, ha sentito che questo non basta. È necessario un aiuto supplementare di coraggio e di speranza che non viene da noi. E così in me è parso sempre più chiaro il bisogno di fare qualcosa per coloro che sono vittime della “cultura dello scarto”, ogni tipo di scarto sociale e spirituale. In tempi drammatici come quelli che stiamo vivendo, è indispensabile seminare e testimoniare la “speranza affidabile” di cui Benedetto XVI parla nella sua enciclica Spe Salvi.
La povertà più struggente dell’epoca attuale non è quella materiale, ma la perdita della speranza dovuta all’assenza di Dio e per questo è importante offrire a tutti luoghi di accoglienza e di ascolto, «centri di rianimazione» dello spirito e di “riabilitazione alla speranza”, per aiutare a incontrare l’unico vero medico delle anime che è Gesù Cristo, il Risorto!
Più volte vorrei, pertanto, gridare a tutti queste parole di Paolo: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenza, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35-39).
In questo contesto è cresciuta in me tanta inquietudine mentre diventava chiaro il bisogno di fare qualcosa d’altro, qualche cosa di più, ma non riuscivo a capire che cosa. Mi sembrava che come con Abramo, il Signore mi conducesse verso altre scelte per il mio bene e per il bene della mia gente, al servizio di Cristo e della Chiesa. Ho deciso per tutto questo di affidarmi totalmente a Dio e di Lui fidarmi con un profondo «abbandono confidente» (cfr Is 30,15), disposto ad accogliere in me qualunque cosa Egli volesse chiedermi.
Ecco, dunque, che nella decisione del Papa di accogliere le mie dimissioni ho visto un segno a conferma del percorso di discernimento che era in atto e mi sono, così, lasciato condurre dal Signore per avviare una nuova tappa del mio servizio alla Chiesa. Se, infatti, lascio la guida della diocesi a un nuovo Pastore che con energie più fresche potrà reggere la comunità diocesana, come vescovo emerito continuerò ad accompagnarla in modo diverso e non meno significativo.
Sono pronto come sempre a fare la volontà divina, fedele al motto del mio episcopato “In manus tuas”, mentre mi ritorna in mente che nella nostra vita, in ogni circostanza, dobbiamo far riferimento a questo passo della Sacra Scrittura: Gesù «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì» (Eb 5,8).
D’accordo con i superiori della Congregazione religiosa cui appartengo, quella della «Piccola opera della Divina Provvidenza» di San Luigi Orione, ho pensato opportuno ritirarmi, per un certo periodo, in un monastero in Africa, dove ho iniziato il mio sacerdozio, per immergermi in un totale clima di preghiera e di contemplazione. Credo che in questo momento il soccorso debba venire proprio da Dio, implorato con intensa preghiera. Non abbandono quindi la vigna del Signore nella quale continuerò a operare con più interiore partecipazione, offrendo il mio sostegno alle nostre comunità in maniera più profonda e spirituale. Nello spirito del santo fondatore, Luigi Orione, proseguirò poi, secondo quanto il Signore mi suggerirà, a dare la vita per il bene delle anime e nell’accoglienza di tutti, in particolare dei giovani e dei poveri, al servizio di Cristo e della Chiesa, a sostegno sempre dell’azione profetica del Papa e in piena comunione con lui.
Queste mie dimissioni vogliono, pertanto, essere anche un gesto di totale disponibilità al servizio della Chiesa e di Papa Francesco perché sia sostenuto nella sua essenziale e costitutiva missione di guida e di comunione nella Chiesa.
Carissimi,
vi domando di pregare per me e per il mio successore, il prossimo vescovo che la Divina Provvidenza per voce del Santo Padre vorrà donare alla nostra diocesi. Quello di oggi non è un addio ma il saluto commosso, affettuoso e sofferto del vostro vescovo Giovanni. Continueremo sicuramente a camminare insieme, come autentici figli della Chiesa, uniti dalla fede in Gesù Cristo e sotto lo sguardo materno della Vergine di Fatima. A lei, come ricorderete, abbiamo consacrato la nostra diocesi a conclusione dell’indimenticabile visita che la sua sacra effige fece in tante parrocchie nel centenario delle apparizioni di Fatima.
Ad Assisi dove ho trascorso giorni in ritiro spirituale con tutti i miei confratelli vescovi delle Marche, ho voluto invocare anche l’intercessione di San Francesco, per questo, ora trovo opportuno e significativo congedarmi da voi rivolgendovi il suo saluto «Il Signore [ci] dia la pace!» [3].
† Giovanni D’Ercole
Vescovo emerito di Ascoli Piceno


[1] T. di Calcutta, La povertà è la libertà di servire i più poveri tra i poveri, testo inedito i SIR Agenzia d’informazione, 22 luglio 2016.
[2] Benedetto XVI, Udienza generale, 27 febbraio 2013.
[3] Fonti Francescane, n. 121.

Dichiarazione stampa di Monsignor Giovanni D’Ercole in merito alle dimissioni da Vescovo di Ascoli Piceno

[*] Mons. Giovanni D’Ercole è nato a Morino (AQ) il 5 ottobre 1947. È stato ordinato sacerdote nell’Opera di Don Orione il 5 ottobre 1974 a Roma. Compie gli studi di filosofia e di teologia presso l’Università Pontificia Lateranense e consegue la licenza e il dottorato in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana della Pontificia Università Lateranense in Roma. È diplomato nella Comunicazione sociale presso l’Università la Sapienza di Roma. Dal 1974 al 1976, a Roma, rende servizio come Cappellano nel carcere minorile di Casal del Marmo, nel Centro Italiano Addestramento Cinematografico Don Orione e nella nascente parrocchia Nostra Signora di Fatima. Dal 1976 al 1984 è missionario in Costa D’Avorio, dove è parroco e docente di teologia morale presso il Seminario maggiore ad Anyama [nel Comunicato Stampa ha scritto che ha intenzione di tornare missionario in Africa]. Dal 1984 al 1985 è parroco nella parrocchia romana di Ognissanti. Dal 1986 al 1987 è stato Direttore provinciale della Provincia Santi Pietro e Paolo dell’Opera Don Orione. Il 31 agosto 1987 Papa Giovanni Paolo II lo ha nomina Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede [lo conosco da quel giorno, nelle mie funzioni di Assistente della Sala Stampa della Santa Sede]. Dal 15 giugno 1990 lavora in Segreteria di Stato e nel 1998 è nominato Capo ufficio nella Sezione affari generali (che è diretta dal Sostituto). Unisce al servizio alla Santa Sede un’attività sociale soprattutto tra i giovani e in particolare con in ragazzi in difficoltà. È Assistente spirituale del Movimento Tra Noi e collabora come Consigliere spirituale con la Comunità Nuovi Orizzonti fondata da Chiara Amirante. Giornalista pubblicista ha collaborato con il SIR (Servizio d’Informazione Religiosa della CEI), con il giornale Avvenire e infine con la televisione. Ha condotto per Rai Due le trasmissioni Prossimo tuo, Millenium, Terzo Millennio e Sulla via di Damasco. È direttore responsabile della rivista Don Orione Oggi e della rivista Crescere. Collabora con Radio Maria. Ha pubblicato Camminando la speranza, Lettere dalla droga, Lettere dalla speranza e numerosi articoli su varie riviste. Ama le lingue, la cultura e la letteratura russa. È Cappellano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Cavaliere dell’Ordine Nazionale della Costa D’Avorio, Cavaliere dell’Ordine di San Nicola, Commendatore della Repubblica Italiana. Il 14 novembre 2019 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Vescovo ausiliare dell’Aquila; riceve l’ordinazione episcopale il 12 dicembre 2009. Il 12 aprile 2014 Papa Francesco lo ha nominato Vescovo di Ascoli Piceno.

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Molti i commenti, anche di dispiacere e di inquietudine, quando la notizia è iniziata a circolare in rete

– Ho sempre seguito i suoi interventi con la gioia di aver ascoltato parole di profondi contenuti sia religiosi sia di saggezza, spero di sentirlo di nuovo.
– Una Chiesa allo sbando. Buona strada Vescovo…
– Eccellenza mi spiace ma se per Lei può essere una buona cosa l’accompagnerò con le mie preghiere.
– “Mala tempora currunt“ per la Chiesa così com’è oggi e questa scelta che un po’ mi addolora, ne è l’esempio più chiaro.
– Chi ha un pensiero difforme, viene emarginato, discriminato, demonizzato, escluso. Mala tempora currunt!!
– Ho avuto la grazia di confessarmi da lui durante la Perdonanza Celestiniana, dopo il terremoto. Da quello che ho potuto percepire, un uomo molto umile.
– Lo trovo un evento profondamente inquietante.
– Sicuramente questo è un uomo di Dio, uno dei pochi vescovi cattolici rimasti, che certamente non vuole scendere a compromessi ai quali invece la Chiesa sta scendendo con il mondo.
– Grande atto di fede! Grazie eccellenza!
– Conoscendo ciò che avviene nel Vaticano di Bergoglio Mi sorge il dubbio : dimissioni spontanee o spintanee ?” Entro in un monastero dove potrò accompagnare il cammino della Chiesa in un modo più intenso nella meditazione, nella contemplazione e silenzio. Quando avrò percorso questo periodo nel monastero mi aprirò a tutte le prospettive”.
– Dispiace perdere una delle poche voci libere e sagge della Chiesa. Devo dire che questa scelta è ammirevole, perché, se è dettata dal comprensibile disagio che avvertiamo anche noi cattolici, andando via, si dimostra distante da tante scelte discutibili della Chiesa di oggi. Mi piacerebbe, in futuro, vederlo diventare Papa.
– Preghi per tutti i suoi fedeli che la stimano e che le mancherai sicuramente…e anche per i suoi colleghi che ultimamente hanno disertato la chiesa per fare politica,in primis il Papa…
– Lo hanno monasterizzato?
– Eccellenza buonasera e sono onorato di avere la sua amicizia e nello stesso tempo le comunico che condivido il suo pensiero per il suo ritiro in preghiera. Ma ho un pallino all’interno del mio cervello che non riesco a capire il perché le poche persone che osservano le leggi divine e che hanno una grande spiritualità nella fede hanno bisogno di ritirarsi in preghiera lasciando tutti i fedeli che credano in voi un vuoto. Amen.
– È stato tagliato un pezzo perché non si è detto tutto forse ci sono di mezzo le profezie di Fatima di Garabandal della Salette e anche di Civitavecchia che il Monsignore era molto devoto.
– Spero sia stata una sua decisione Preghi per noi è per tutta la Chiesa momenti difficili.
– Lui non s’inchina al potere…
– Come i birilli : ne colpisci uno cadono a raffica. Così questi uomini di Dio. Gesù non li abbandonerà e noi pregheremo per loro.
– Un vescovo che evidentemente non si vuole piegare a logiche non cattoliche.
– Bravo. Hai capito che la Chiesa non c’è più. Ritornare a San Francesco d’Assisi è la vera salvezza.
– Mons. Giovanni D’Ercole, un personaggio importante in ambito ecclesiastico, un vescovo autorevole, lascia gli impegni dell’episcopato. E si dedica alla preghiera, ritenuta la vera forza per superare questa bufera che si è abbattuta sul mondo…
– Ho avuto modo di conoscere S E. di persona è di notevole spessore morale e culturale già figlio della Congregazione del Beato Orione mi duole apprendere le sue dimissioni ma è e restera sempre un buon Pastore.
– Dopo il monastero inizierà a sparare a zero!
– Ha bisogno di silenzio, di spiritualità,una tappa di sola preghiera prima della ripartenza, così penso io.
– Per avere scritto tutte queste cose deve avere avuto grosse pressioni! Non si è visto mai un vescovo che si dimette. Forse gli hanno fatto capire che se non beveva la cicuta, lo avrebbero degradato…e gli devono avere scritto anche tutti questi luoghi comuni, che vanno tanto di moda nel campo di Birkenau.

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