Per non dimenticare Carlo Urbani

Ieri l’infettivologo Carlo Urbani, il primo ad aver individuato sul campo il virus della SARS e morto purtroppo per aver contratto la malattia, avrebbe compiuto 64 anni; è stato presidente di Medici Senza Frontiere Italia che nel 1999 ebbe il Premio Nobel per la Pace nel 1999: “Il premio non è per noi ma per l’idea che salute e dignità sono indistinguibili nell’essere umano, che è l’impegno a restare vicini alle vittime, a tutelarne i loro diritti, lontani da ogni frontiera di discriminazione e divisione, che ha avuto un Nobel per la Pace”.

Con i soldi del Premio Nobel ritirato nell’aprile dello stesso anno il presidente Urbani crea un fondo per promuovere una campagna internazionale di accesso ai farmaci essenziali per le popolazioni più povere. Nel marzo 2000 Carlo Urbani coordina un corso internazionale, l’Advanced training on tropical medicine, frutto della collaborazione tra Medici senza frontiere, Fondazione ‘DeCarneri’ e l’ospedale di Macerata.

Il corso si prefigge lo scopo di definire al meglio le linee guida cui attenersi nell’assistenza sanitaria delle popolazioni del Terzo mondo, in cui le malattie parassitarie costituiscono le prime cause di morte. Dopo due settimane di discussione il corso approda al Macerata Statement, una carta che raccoglie quelle che sono le direttive da seguire nelle missioni umanitarie.

Nello scorso maggio la moglie Giuliana Chiorrini aveva detto a Korazym a proposito della pandemia: “Credo che se pochi avessero seguito l’esempio di Carlo, questa pandemia avrebbe avuto esiti catastrofici. Oggi è successo quello che era già successo 17 anni fa, quando mio marito, dopo avere individuato il virus, si è dovuto battere a tutti i livelli affinché le autorità capissero quello che era necessario fare: isolamento delle persone e chiusura dei traffici commerciali. E quando ha convinto le istituzioni, ai massimi livelli, in quei paesi, c’è stato un duro braccio di ferro con le lobbies economico-finanziarie, che da questo blocco avevano tutto da rimetterci”.

E proprio seguendo il suo esempio Medici senza Frontiere è in prima linea nella lotta per sconfiggere le epidemie, come racconta dalla Repubblica democratica del Congo, Marco Scattoni: “In un contesto già complicato, la stagione delle piogge aggrava la situazione e diventa terreno fertile per la diffusione della malaria che colpisce tutti ma in particolare i bambini e le tante mamme in gravidanza che hanno paura di partorire in queste condizioni difficili.

MSF supporta dal 2006 l’ospedale locale, punto di riferimento per tutta la zona, e oggi il team è composto da circa 250 persone. Solo nel 2020, abbiamo trattato circa 40.000 persone contro la malaria ma ora si è aggiunta anche la sfida del Covid-19”.

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