Eresie e dintorni

Marco Marzano nel Fatto Quotidiano di ieri 12 ottobre cita una famosa massima: “Il Duce è onesto, sono i suoi collaboratori ad essere corrotti”, a dire come pare impossibile, che il Sovrano sia stato all’oscuro di fatti importanti nello Stato della Città del Vaticano, come investimenti significativi.

Tuttavia lo stesso cita la Curia vaticana come continuatrice della Curia romana. Che era molto complessa e in cui Ottaviano Augusto, il primo imperatore, fu sempre molto attento a non rimarcare la sua superiorità rispetto ai senatori; che fecero brutti scherzi ai suoi successori. Insomma. se Cesare superò il Rubicone convinto di superare il sistema repubblicano -ne seguirà l’omicidio di uno dei più ferventi repubblicani, Marco Tullio Cicerone – non fu così. Cesare morì assassinato in Senato per mano dei senatori, e molti altri imperatori seguirono la sua sorte. Non dimentichiamo che le famiglie senatorie – cui apparteneva anche Sant’Ambrogio – erano latifondiste ed economicamente potentissime. All’Imperatore e al suo esercito spettavano i proventi della provincia più ricca dell’Impero, l’Egitto. Quell’Egitto che Marco Antonio sembrò sottomettere a Cleopatra, per cui fu chiamato da Ottaviano traditore di Roma. Tutto questo per dire, che l’articolazione del potere a Roma era molto complessa, un potere connesso alla religione, tanto è vero che Augusto aveva il titolo di Pontefice Massimo, cioè era il capo del collegio dei sacerdoti.

È possibile quindi che nello Stato della Città del Vaticano il Papa non sia stato al corrente del bilancio delle varie banche vaticane, di cui una era la Segreteria di Stato. Era perché sembra che ora il gruzzolo sia passato all’APSA di Mons. Galantino, sotto la supervisione di un gesuita.

Per capire la connessione di potere politico e religioso nel sistema romano antico e nel sistema Vaticano, ricordiamo che l’Imperatore Costantino tolse la grande porta in bronzo dalla Curia romana e la donò alla basilica di San Giovanni in Laterano, della nuova religione, Cristiana.

Inoltre citiamo l’articolo (QUI) di quando Papa Giovanni Paolo II discusse al modo romano, cioè con i cardinali-senatori, la soppressione dell’Ordine dei gesuiti, la qual cosa gli fu impedita dal Segretario di Stato Cardinale Casaroli. Come si vede, il Pontefice non ha o meglio non aveva un potere assoluto.

La diatriba di Bergoglio con la Curia romana verte proprio intorno a questo problema. Il nuovo Cesare-dittatore ha intenzione di cancellare il sistema “romano”. Vuole carta bianca. E tutti i problemi e le ingiurie che in vari modi ha operato nei confronti dei cardinali-senatori, che siano amici o nemici, hanno questa logica: distruggere il sistema senatorio-romano, perché disarticolato quel sistema si potrà mettere una pietra tombale sulla sposa di Cristo.

Di fatto, a leggere i fatti con spirito disincantato, non si può che arrivare a questa conclusione.

Oggi il Cardinale Pell, dopo 400 giorni di carcere è tornato a Roma e si è fatto ricevere da Francesco (QUI e QUI), o meglio lo ha ricevuto, perché un simile trattamento non è capitato al Cardinale Zen. Si dice che il Cardinale Pell desiderasse guardarlo negli occhi, per rinfacciargli l’assenza di conforto e di supporto nella sua vicenda processuale. Come si vede anche in questo aneddoto, si ritrova il concetto che il Monarca era prima Cardinale, non è che sia venuto dalla Luna. E secondo il sistema romano è primus Inter pares.

Anche se lui ha fatto di tutto per umiliare i senatori-cardinali, con improvvisi declassamenti spesso non preannunciati ed estranei al sistema consolidato, mi riferisco al licenziamento di Burke, di Müller, di Becciu, ora di Parolin dallo IOR, ecc.

Sono tutti colpi mortali dati al sistema curiale. Perché? Perché vuole distruggere la Chiesa. Sembra davvero incredibile, la questione ha un grande fascino per ogni studioso, perché ha la drammaticità di un romanzo di Dan Brown. Per tanti aspetti paradossali.

Ma non esiste altra spiegazione perché se così non fosse, l’atteggiamento verso i fratelli cardinali sarebbe misericordioso. Ma a loro non si applica la misericordia, e questo fa sospettare che tutta la retorica della Misericordia sia una grande bufala, montata ad arte, proprio per mascherare il tentativo sinistro.

Ma la questione della curia corrotta può legittimare la distruzione della medesima? No. Per il semplice motivo che la Chiesa è santa e peccatrice e per questo sempre bisognosa di purificazione e conversione. E se noi leggiamo le lettere di San Paolo troveremo sempre una estrema attenzione e preoccupazione al fatto che i fratelli in Cristo, non litighino, siano concordi.

Se leggiamo il documento fondante del neotomismo la “Aeterni patris” del 4 agosto 1879 di Leone XIII in ogni riga c’è un appassionato richiamo alla cura della Chiesa.

Lo spregio bergogliano per i fratelli consacrati c’è solo nei documenti anticlericali illuministi e rivoluzionari.

Ma come è possibile che un Papa non solo vuole cambiare la Chiesa, nella sua strutturazione millenaria, ma dia anche l’impressione (lasciamo il beneficio d’inventario ) di volerla distruggere?

Ciò è perfettamente normale, la Chiesa nell’800 è stata devastata da una terribile eresia, il modernismo teologico che sosteneva ad esempio che la Rivelazione non è davvero parola di Dio e neppure di Gesù Cristo, ma un prodotto naturale della nostra subcoscienza; e tante altre affermazioni eretiche riecheggiate recentemente in affermazioni discutibili del Preposito generale della Compagnia di Gesù, ad esempio relativamente al diavolo.

Tale delirio secondo alcuni è stato riproposto in modo mascherato proprio nella Nouvelle Theologie, il pensiero del Vaticano II, elaborato anche da De Lubac, continuamente citato da Francesco.

Come si vede le questioni di soldi, che peraltro arrivano sempre di meno, a seguito del caos bergogliano, potrebbero essere del tutto marginali.

E il tema molto più preoccupante potrebbe essere la dismissione di una Chiesa che già di per sé, dopo la accettazione dei temi relativistici con la Nuova Teologia aveva perso la sua ragione d’essere, la sua ragione sociale di competizione con il neo paganesimo.

Non a caso Benedetto XVI aveva incentrato tutta la sua predicazione sulla critica al soggettivismo e al relativismo.

Insomma il problema della gestione del danaro ha sì un fondamento reale, ma potrebbero esserci degli altri interessi preminenti in gioco. Interessi pagani, che tenderebbero a disintegrare la Chiesa dal suo interno.

Auguriamoci che così non sia.

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