Rapporto Migrantes: politiche per ridurre l’irregoralità migratoria

Nei giorni scorsi la Fondazione Migrantes e Caritas hanno presentato il Rapporto Immigrazione, ‘Conoscere per comprendere’, una delle sei coppie di verbi proposte da papa Francesco nel messaggio per la 106^ Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e nel saluto iniziale il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, ha sottolineato l’importanza della pubblicazione alla luce dell’enciclica ‘Fratres omnes’:

“Non sarebbe possibile, infatti, realizzare un’efficace accoglienza dei migranti (né, tantomeno, la loro protezione, promozione e integrazione) se si curassero solo gli aspetti economici o lavorativi, ignorando la dimensioni antropologiche, sociali e relazionali. Né, ancora, si darebbe una risposta adeguata (vale a dire integrale) ai bisogni di ogni persona se si ricercasse esclusivamente una soluzione ai problemi abitativi o alimentari, senza prestare un’eguale attenzione agli aspetti culturali e religiosi, che costituiscono dimensioni essenziali nella vita di ogni persona. Qualsiasi concezione di accoglienza che la concepisse soltanto come impegno materiale sarebbe una pericolosa riduzione”.

Ed infine mons. Russo ha ribadito che il migrante non è ‘insidia’: “Si tratta di sentimenti contrari alla vita cristiana, che nella fede ci spinge invece ad avere il coraggio di riconoscere in chi è bisognoso del nostro aiuto un fratello, e, nel più piccolo di essi, il Cristo stesso. La fragilità non caratterizza solo gli ‘altri’, ma ognuno di noi: ognuno di noi può essere quel ‘piccolo’.

Raggiungere una simile consapevolezza è segno di speranza, poiché contribuisce allo sviluppo di una cultura più matura e meno portata ad essere sviata dai preconcetti, più aperta a quanto di buono può esserci nell’altro e meno incline a difendersi pregiudizialmente, più consapevole della necessità e delle opportunità dell’incontro, più disposta a fare autocritica e a condividere. Il Signore guidi i nostri passi in questo cammino di pace e di convivenza, che ci vede tutti fratelli e sorelle”.

Il rapporto offre una prima panoramica sulla migrazione mondiale, poi su quella europea: “Nel 2019 oltre 82.000.000 di migranti internazionali risiedevano in Europa, ovvero quasi il 10% in più rispetto al 2015 (75.000.000). Oltre il 50% del totale dei migranti internazionali nella regione (42.000.000) è nato in Europa. I migranti non europei, invece, tra il 2015 e il 2019 sono aumentati da poco più di 35.000.000 a circa 38.000.000”.

Per quanto riguarda l’Italia la situazione è in leggera diminuzione: “Gli ultimi dati sulla situazione demografica italiana diffusi dall’Istat confermano le tendenze in atto da alcuni anni: progressiva diminuzione della popolazione residente (-189.000 unità), in particolare nelle regioni del Mezzogiorno; aumento del divario tra nascite e decessi; stagnazione della fecondità a livelli molto bassi; aumento dell’incidenza della popolazione anziana e diminuzione di quella giovane, con il relativo ulteriore innalzamento dell’età media; saldo migratorio con l’estero positivo, anche se in diminuzione; aumento della popolazione residente straniera, sia in termini assoluti che relativi”.

Quindi secondo i dati dell’Istat ad inizio anno gli stranieri ammontano a 5.306.548 (con un’incidenza media sulla popolazione italiana dell’8,8%); la maggior quota è rappresentata dai rumeni (1.207.919); gli irregolari sarebbe oltre 650.000.

Inoltre il rapporto mette in evidenza l’apporto economico dei migranti: “In Italia nel 2018 il contributo dei migranti al PIL è stato di € 139.000.000.000, pari al 9% del totale. I circa 2.300.000 di contribuenti stranieri hanno dichiarato € 27.400.000.000 di redditi, versando € 13.900.000.000 di contributi ed € 3.500.000.000 di IRPEF. L’IVA pagata dai cittadini stranieri è stimata in € 2.500.000.000. Si tratta di dati che confermano il potenziale economico dell’immigrazione che, pur richiedendo notevoli sforzi nella gestione, produce senza dubbio benefici molto superiori nel medio-lungo periodo”.

Ed  ecco una proposta interessante: “Anche i costi per la gestione delle emergenze, che sono aumentati da € 840.000.000 nel 2011 ad € 4.400.000.000 nel 2017, possono essere ammortizzati nel tempo, soprattutto se sostenuti da politiche capaci di ridurre l’irregolarità, che oggi è stimata in 670.000 persone. Pertanto, una regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri avrebbe garantito entrate superiori ad € 3.000.000.000”.

Per quanto riguarda il lavoro in Italia sono 2.505.000 i lavoratori stranieri, che rappresentano il 10,7% degli occupati totali ed il tasso di occupazione straniera si attesta intorno al 60,1%, superiore al 58,8% degli autoctoni; parallelamente, il tasso di inattività degli stranieri extra-UE (30,2%), per quanto elevato, risulta comunque inferiore a quello italiano (34,9%).

Inoltre il rapporto evidenzia che l’87% degli occupati stranieri in Italia sono lavoratori dipendenti, così suddivisi: servizi collettivi e personali (642.000 addetti), industria (466.000), alberghi e ristoranti (263.000), commercio (260.000) e costruzioni (235.000); mentre in agricoltura i braccianti sono 584.253 e 291064 i collaboratori domestici ed addetti  all’assistenza personale.

(Foto: Ansa)

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