ResQ: nasce la nave italiana della società civile

“Il mio sogno è che due milioni e mezzo di persone donino un euro ciascuno a Resq per consentirci di raccogliere la somma necessaria per acquistare una barca, farla funzionare e, con un equipaggio, restare in mare un anno e mezzo. Perché vorrebbe dire che dietro la barca c’è una forte partecipazione popolare”.

Questo è il pensiero di Gherardo Colombo, presidente onorario di ‘ResQ – People saving People’, l’associazione della società civile presentata poco più di due mesi fa che ha come obiettivo far salpare il prima possibile nel Mediterraneo una imbarcazione battente bandiera italiana per salvare vite umane.

ResQ ha scelto la data del 3 ottobre, anniversario del naufragio di Lampedusa, per lanciare la campagna di raccolta fondi che le consentirà di salpare presto, postando in rete e sul proprio sito (https://resq.it/) video con diversi testimonial come il jazzista Paolo Fresu.

L’associazione accetta offerte anche importanti ma punta soprattutto a donazioni ‘piccole’ e diffuse, perché l’iniziativa tende a sensibilizzare la gente: “Il nostro obiettivo principale è andare a salvare vite umane in mare non siamo contro niente e nessuno. La mia riflessione è semplice, se io stessi annegando nel Mediterraneo vorrei che qualcuno venisse a salvarmi. Dunque, ben venga una nave”.

Il presidente dell’associazione, Luciano Scalettari, ha fatto il punto della situazione: “Abbiamo circa 600 iscritti e sono state coinvolte un migliaio di persone. Finora abbiamo raccolto € 100.000. Il nostro statuto prevede che si iscrivano solo persone fisiche, nessuna sigla. Hanno aderito religiosi, sindacalisti, magistrati, volontari e semplici cittadini. Il fronte è largo”.

Quindi l’idea è quella di mettere in mare al più presto una nave umanitaria, italiana al 100% che nasce dalla società civile; ed a terra attivare un progetto culturale che intervenga nel dibattito migratorio urlato e polarizzato con un discorso chiaro, che punti a informare e sensibilizzare le coscienze spesso ingannate dalla propaganda.

Il punto di partenza è la salvezza della vita umana in osservanza della legge del mare della Costituzione. Non ci sono mai state così tante vittime nella rotta migratoria tra Africa e Europa. Gli Sos di chi naufraga si perdono tra le onde, e la gente muore: “Invece i messaggi vanno raccolti e noi non dovremmo neppure esserci, dovrebbe essere compito dello Stato salvare e poi dell’Ue mettersi d’accordo con se stessa e avviare un meccanismo efficiente di ripartizione dei profughi.

ResQ unisce persone diverse mosse tutta dal valore fondamentale del diritto alla vita. Inoltre vogliamo testimoniare quanto accade, nel rispetto dei principi umanitari non negoziabili di imparzialità, neutralità, umanità e indipendenza. La bandiera italiana sarà ancora una volta emblema di accoglienza, riparo, salvezza”.

L’attività in mare prevede un team di professionisti e volontari per prestare soccorso e raccogliere le testimonianze di quanto accade a poche miglia dalle nostre coste. Questo sarà reso possibile grazie a una nave da circa 40 metri con 10 persone di equipaggio per il funzionamento, e 9 tra medici e infermieri, soccorritori, mediatori giornalisti e fotografi. Due gommoni veloci, invece, assicureranno gli avvicinamenti alle imbarcazioni in difficoltà e il salvataggio dei passeggeri. Acquisto e allestimento della nave e il finanziamento per un anno costano € 2.100.000.

L’intenzione è collaborare con le navi delle altre organizzazioni: “L’imbarco dei mille sarà lo slogan di questa campagna associativa dedicata a tutti gli italiani che non vogliono più rimanere a guardare di fronte a queste inutili stragi. Sappiamo che quello che ci proponiamo di fare è un’impresa complessa, difficile. Ma da quando è nata l’associazione, giorno dopo giorno, abbiamo trovato e continuiamo a trovare sempre nuovi compagni di strada”.

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