Le Marche hanno donato l’olio a san Francesco

Nel giorno della festa di san Francesco la regione Marche ha offerto a nome dell’Italia l’olio che alimenta la lampada che arde sulla tomba di san Francesco, in una celebrazione eucaristica, officiata dall’arcivescovo di Pesaro, mons. Renato Coccia, alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del neo presidente della regione, Francesco Acquaroli; la candela è stata accesa dal sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli.

Ed ha letto una preghiera per invocare la protezione del santo assissate: “A nome di tutti i comuni della Regione Marche, delle autorità regionali, in rappresentanza di tutte le regioni, le province e i comuni d’Italia, rinnovo a te, frate Francesco, l’offerta dell’olio, riaccendendo la lampada votiva. Con questo simbolico gesto esprimiamo l’amore che tutti hanno per te e imploriamo la tua costante protezione.

Vigila, fratello santo, sul nostro popolo: illumina i governanti, veglia sulle sorti dell’Italia, guarda con benevolenza la nostra regione Marche. Rafforza i vincoli di unità, solidarietà, fraternità: benedici tutti i lavoratori, dona loro e a tutte le famiglie prosperità e pace”.

Al termine della celebrazione, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha rivolto un messaggio alla nazione: “L’Italia che sta faticosamente uscendo dalla pandemia dovrà essere una comunità rigenerata. Siamo consapevoli che il nemico non è stato ancora sconfitto. Siamo consci di non poter però disperdere tutti i risultati sin qui raggiunti a prezzo di molti sacrifici…

E’ forse un paradosso, uno dei tanti però ai quali ci ha abituati Francesco: proprio dal Santo che sceglie di vivere in solitudine e che sembra rinunciare al mondo traiamo l’esempio per un impegno concreto e personalissimo su tanti fronti dell’esistenza, l’esortazione alla contemplazione della bellezza quale chiave conoscitiva che ripara, lenisce e innalza, in modo da restituire all’uomo la sua più alta, incomprimibile dignità”.

Nell’omelia il presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana aveva sottolineato che la regione ha sopportato due straordinari eventi in pochi anni: “Quella del terremoto del 2016 che l’ha colpita materialmente e spiritualmente con oltre 50 vittime e quella del coronavirus che ha fatto registrare quasi mille decessi.

La nostra gente sta dando prova di adattabilità, laboriosità ma anche di forte insofferenza, dovuta soprattutto ai mancati interventi, da parte delle competenti autorità, in merito al sisma. Noi come pastori condividiamo la vita reale, le sofferenze, i bisogni e le speranze della nostra gente, perciò ci sentiamo di farci portavoce per chiedere alla politica ed alle istituzioni un supplemento di impegno e di responsabilità”.

Nonostante ciò i marchigiani hanno saputo reagire: “Siamo una Regione provata ed affaticata ma non piegata! La grande fede nel Signore ha sostenuto e sta sostenendo la nostra gente la quale ancora una volta sta dando prova di adattabilità, laboriosità ma anche di forte insofferenza, dovuta soprattutto ai mancati interventi, da parte delle competenti autorità, in merito al sisma. Noi come pastori condividiamo la vita reale, le sofferenze, i bisogni e le speranze della nostra gente, perciò ci sentiamo di farci portavoce per chiedere alla politica ed alle istituzioni un supplemento di impegno e di responsabilità”.

Ed ha invitato ad un’ampia ricostruzione non solo materiale, ma anche spirituale: “Nel nostro cuore risplende la figura di San Francesco come colui che ricostruisce la vigna del Signore. Vigna che include non solo la chiesa, ma anche quella parte di umanità segnata dalla discordia, dalla sfiducia, dalla sofferenza e dalla disperazione. Spesso ci troviamo a fare i conti con una società sfiduciata e a tratti anche rabbiosa.

Anche noi nelle Marche ne sappiamo qualcosa. Urge un’opera di ricostruzione non solo sociale ed economica (nelle Marche pure materiale), ma soprattutto spirituale nel segno della speranza. La comunità cristiana celebrando e vivendo il mistero del Cristo, non può non assolvere a questa missione che la vede protagonista nel testimoniare la forza di quella speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori”.

Ha concluso la sua omelia segnalando l’esigenza di un ‘cambio di cultura’: “Come non sottolineare che la vita di San Francesco è stata un inno alla bontà, alla verità, alla fraternità, alla solidarietà ed alla pace! Senza essere pessimisti ma semplicemente realisti, avvertiamo che l’Italia necessita di un cambio di cultura.

Quella dominante sta generando varie forme di violenza, di ingiustizia, di mancato rispetto della vita, della natura, e deprecabili strumentalizzazioni. S. Francesco è stato un vignaiolo fedele e ha reso il terreno a lui affidato, fecondo e produttivo di frutti evangelici. Anche a noi il Signore ha affidato una parte della sua vigna, perché potessimo curarla con fedeltà e responsabilità e farla fruttificare. Abbiamo di fronte un segmento di umanità che va amata, curata e rigenerata”.

(Foto: Cronache Picene)

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