Vescovi europei invitano l’Europa a percorrere vie di pace

Lo scorso fine settimana si è conclusa con l’approvazione del messaggio finale indirizzato all’Europa, l’Assemblea Plenaria del CCEE in modalità online con un incoraggiamento ai popoli a non chiudersi in sé stessi ed a guardare al domani con una fiducia riscoperta, camminando insieme nella luce del Cristo Risorto, ed impegnandosi in una solidarietà rinnovata nella consapevolezza di essere gli uni accanto agli altri:

“Al termine dell’Assemblea Plenaria, i Vescovi del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) rivolgono una parola alla Chiesa Cattolica che vive nel Continente, ai cristiani delle diverse Confessioni, ai credenti di ogni Religione, a tutti i cittadini europei.

Lo facciamo con umiltà, sapendo che non abbiamo una sapienza nostra da portare, ma la Parola che Dio ha detto al mondo in Gesù Cristo, morto e risorto perché l’umanità avesse la vita eterna. Lo facciamo per senso di responsabilità come Pastori delle Comunità, sapendo che i nostri sacerdoti e fedeli si uniscono a noi, e consapevoli che la Chiesa deve essere, per indicazione del Signore, sale e lievito nella storia”.

I vescovi europei non adducono soluzioni, ma alcune soluzioni, quali una maggior fiducia: “Senza questo modo di essere non è possibile guardare al domani. La ragione della nostra fiducia di credenti è Cristo che ha portato la condizione umana e, attraverso la morte, ha riscattato la vita.

Ogni giorno Cristo è presente in mezzo a noi nell’Eucaristia, fonte della fiducia e dell’ansia apostolica e missionaria che ci invita a uscire, a andare fuori verso tutti. La mancanza dell’Eucaristia nel tempo passato è un richiamo al ritorno alla piena comunione nell’assemblea liturgica di oggi.

Per tutti, la ragione della fiducia risiede nel cuore: nel profondo vive un desiderio di base, sa che non si può vivere nel sospetto e nella diffidenza, ma nel fidarsi degli altri e della vita”.

L’altra prospettiva riguarda la solidarietà: “L’esperienza universale dimostra che ogni essere umano ha bisogno degli altri, che nessuno è autosufficiente: basta un virus invisibile per piegare l’illusione di essere “invincibili”. La nostra gratitudine va a medici, operatori sanitari, forze dell’ordine, volontari che, sull’esempio di Cristo, hanno sostenuto le popolazioni in difficoltà, specialmente i più deboli.

Se la relazione fa parte della nostra natura, allora ogni chiusura agli altri per difendere se stessi, ogni interesse individuale, fino a lucrare sulle sventure, è contro la dignità personale, contro la collettività: è contro i diritti umani. Nessuno deve essere escluso, anche nella distribuzione del vaccino”.

Infine il documento dei vescovi europei ha sottolineato il percorso che la Chiesa sta facendo sulla via della pace: “Sappiamo che il Continente sta percorrendo questa strada, e noi Vescovi incoraggiamo ogni sforzo per essere all’altezza del compito, ricordando la sua responsabilità di fronte al mondo che scaturisce dall’umanesimo cristiano all’origine della sua storia.

La Chiesa è presente e ha messo in campo ogni forma di vicinanza e di intervento. Essa ci sarà sempre, fedele al mandato del Signore. In questo orizzonte auspichiamo una soluzione pacifica in Bielorussia sulla via del dialogo e della riconciliazione. Altresì, siamo vicini alla popolazione del Libano, profondamente ferita dai recenti avvenimenti”.

L’assemblea plenaria dei vescovi europei si era aperta con un messaggio di papa Francesco: “L’esperienza della pandemia ci ha segnato tutti nell’intimo, perché ha intaccato in modo drammatico uno dei requisiti strutturali dell’esistenza, quello della relazionalità tra persone e nella società, sconvolgendo così abitudini e rapporti che hanno modificato anche le condizioni di vita sociale ed economica.

La stessa vita ecclesiale  ha coinvolta in modo significativo, costringendo a rimodulare la pratica religiosa: molte attività pastorali sono ancora in attesa di assestamento… Le comunità cristiane sono chiamate a rileggere spiritualmente ciò che abbiamo vissuto, al fine di apprendere quanto la vita insegna e per discernere prospettive per il futuro”.

Nel saluto ai 35 presidenti episcopali degli stati europeo il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, li ha esortati: “Come maestri della fede alla guida di milioni di fedeli in Europa, siamo consapevoli della sfida di rendere testimonianza della Speranza che abita in noi e ci spinge a cercare il modo adeguato, seguendo l’esempio di papa Francesco, per consolare, incoraggiare, motivare e sostenere tutti gli sforzi per andare avanti insieme senza lasciare nessuno indietro”.

E li ha invitati ad una nuova evangelizzazione: “Rimaniamo tutti colpiti e ispirati da questi ricordi che ci spronano a rimboccarci le maniche per inventare un futuro migliore con realismo, umiltà, fiducia e soprattutto consapevoli di dover testimoniare la speranza per tutti a causa del Risorto presente in mezzo a noi.

Se il lungo digiuno eucaristico ha fatto perdere l’abitudine della Messa domenicale, urge une nuova evangelizzazione per far scoprire ai cristiani che l’Eucaristia non è solo l’alimento spirituale per il nostro cammino, ma la nostra testimonianza gioiosa dell’incontro col Risorto, che ci dà lo Spirito di vita e di coraggio nella prova”.

Introducendo i lavori, il card. Angelo Bagnasco, presidente del CCEE, ha spiegato che la crescente emergenza ha suggerito “di puntare la riflessione sul fenomeno che ha investito il pianeta, per darne una lettura sapienziale, per individuare piste di collaborazione ecclesiale che possano essere di aiuto e di stimolo a tutta la società, per offrire un segno di comunione e di speranza per l’intero continente”.

Ed ha rivolto il proprio pensiero a coloro che nel tempo della pandemia ha operato per essere vicini alla gente: “il nostro pensiero orante va alle molte vittime dell’epidemia, a quanti hanno vissuto l’estremo passaggio senza la presenza dei loro cari. Diciamo la nostra ammirazione al popolo sconfinato di coloro che (medici, personale d’assistenza, forze dell’ordine, gestori dei servizi essenziali, volontari, sacerdoti, religiosi e religiose) hanno fatto sentire con la preghiera, la parola, lo sguardo, il gesto, che una società veramente umana non abbandona nessuno, e che la cura delle persone richiede terapie appropriate, ma non può fare a meno dell’amore e del calore umano e religioso. Il nostro pensiero si allarga: vorremmo che le nostre comunità, i nostri popoli, gli Stati, l’Europa, ci sentissero vicini, Pastori e amici.

Ma, lasciateci dire: in questo momento, il nostro cuore vorrebbe raggiungere il mondo intero, e accostarsi (come il samaritano del Vangelo) all’umanità segnata dal flagello invisibile, assetata dell’acqua viva che è Gesù. Per tutti continueremo a pregare, e a portare ogni forma di presenza possibile, segno della grazia di Cristo. Insieme ad ogni persona di retto sentire e di buona volontà, speriamo che la vita sociale e religiosa, del lavoro e dell’economia, delle Nazioni, possa riprendere più vera, più saggia ed efficace”.

(Foto: CCEE)

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