Becciu: «Trattato come un pedofilo, Papa Francesco mi ha già condannato». “Il Sismografo”, non accusabile di anti bergoglismo: «Non si può andare avanti così»

Riprendo l’editoriale del Dott. Luis Badilla, Direttore dell’aggregatore paravaticano “Il Sismografo” (certamente non un “anti-bergogliano” e in nessun caso accusabile di “anti bergoglismo”, come invece è capitato a me, ingiustamente… ma me ne faccio una ragione) pubblicato il 25 settembre 2020, dedicato alla cacciata del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, definita «un tipico caso di cannibalismo mediatico animato dall’interno delle mura vaticane».
Faccio seguire il secondo l’editoriale in riferimento al caso, che il Dott. Badilla ha pubblicato oggi, 27 settembre 2020 (che cito dall’omelia del 10 agosto 1978 pronunciata dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger in occasione della morte di Paolo VI, che abbiamo già più volte riportato in passato, tra altro: QUI, QUI, QUI (con una citazione del Cardinale Becciu) e QUI (testo integrale).

Queste prese di posizioni emesse da quella stanza – solitamente più che bene informata e che dicono sostanzialmente quello che stiamo a ripetere come profeti nel deserto da tempo – ci obbliga di continuare, purtroppo, ad occuparci di questo ennesimo episodio in un ormai lungo elenco di casi di disprezzo nel profilo umano e professionale, e in questo caso di un cardinale di Santa Madre Chiesa, iniziato con una comunicato inconsueto, irrituale e patologicamente stringato – dicendo tutto e niente come purtroppo è diventato consuetudine – della Sala Stampa della Santa Sede.

E colpo dopo colpo, la povera fede barcolla per delle miserie umane.

Chiesa è stabilità. Con Francesco la mia fede barcolla
di Camillo Langone
Il Foglio, 26 settembre 2020

Papi e cardinali che si dimettono, ordini religiosi ridimensionati. Il pontificato di Francesco è tutto un fare e disfare: tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare
Sant’Agostino tu mi puoi capire, “tutto ciò che finisce è tutto breve”, pensavi, e anch’io lo penso, e sto nella Chiesa per stare nella durata ma qui non dura più niente: i Papi si dimettono, i cardinali si dimettono, i fondatori vengono dimissionati… La fortezza non è più una virtù, e dalla rinuncia di Papa Benedetto ogni cosa è scardinata. Papa Francesco, Dio lo perdoni, è un autocrate confusionario, un agitato che mette agitazione. Il suo pontificato è tutto un fare e disfare. Senza mai spiegare.
Decapitati i francescani dell’Immacolata, decapitato il monastero di Bose, sberrettato il cardinale Becciu, il Vaticano sembra la Lubjanka, più sede di sinistri servizi segreti che casa del mistero dolce di Cristo. Il mio cuore ha bisogno di stabilità, Sant’Agostino, mentre la mia fede, in questo fracasso di scandali, barcolla. Mi turba l’incostanza, mi allarma la frenesia, mi angoscia una Curia che ingoia uomini e non si sa che fine fanno, mi sgomenta un Papa che tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare.

«Mi sono convinto che sia tutta una bufala. E più ripenso alle accuse che mi sono state rivolte, meno capisco dove ho sbagliato. E, se ho sbagliato, quale sarebbe la gravità dei fatti tale da giustificare il provvedimento preso nei miei confronti dal Santo Padre. Sono stato trattato come il peggiore dei pedofili, messo alla gogna mediatica in tutto il mondo. A questo punto non so neanche se la magistratura vaticana mi convocherà per processarmi: il Papa mi ha già condannato, senza che potessi difendermi. E il marchio di infamia mi rimarrà addosso…» (Massimo Franco – Corriere della Sera, 27 settembre 2020).

In Vaticano volano coltelli, è peggio di VatileaksAltro che primavera, la Chiesa è nel caos. Siamo al tutti contro tutti: il Papa licenzia il mai indagato cardinale Becciu, che risponde: “È surreale, ma gli confermo la mia fiducia
”Becciu convoca una conferenza stampa e descrive l’incontro con Francesco. Il cardinale Pell, dall’Australia, si complimenta con il Pontefice. Sembra “The Apprentice”, ma è il Vaticano
di Matteo Matzuzzi
Il Foglio, 26 settembre 2020
Il declinante pontificato bergogliano sta assumendo i tratti della più cupa tragedia shakespeariana. Partito con il vento in poppa, con cardinali oranti che sentivano la brezza dello Spirito soffiare sulle vele della Barca di Francesco e correvano a dirlo a giornali e televisioni, è ridotto ora al tutti contro tutti. Faide curiali che farebbero la gioia di qualche corvo, se mai gli venisse in mente di svolazzare sui tetti d’oltretevere. Epurazioni manu papale decise in udienze pomeridiane, quando al prefetto della congregazione per le Cause dei santi andato lì con la cartella dei venerabili da beatificare e dei beati da canonizzare, viene chiesto di togliere il disturbo e di rinunciare ai diritti che il cardinalato comporta. Come se si fosse in “The Apprentice”, il reality show in cui Donald Trump pre Casa Bianca (in Italia il compito toccò a Flavio Briatore) urlava “sei fuori” ai concorrenti bocciati. Pena, quella comminata a Giovanni Angelo Becciu – dimissionato dal Papa perché accusato di “peculato” e uso disinvolto dell’Obolo di San Pietro – solitamente riservata a chi si è macchiato di colpe infami.

“Tutto questo in ogni caso ha una conseguenza pesantissima, molto negativa: l’immagine della Chiesa è sempre più opaca nell’opinione pubblica; sempre più grave il turbamento del popolo  cattolico, già messo a dura prova nella sua fedeltà negli ultimi anni da ogni sorta di scandali finanziari, sessuali, dottrinali. Esultano i laicisti, poiché lo sgretolamento del corpo ecclesiale è purtroppo anche più rapido di quanto si potesse prevedere solo qualche tempo fa. Eppure, spes contra spem, bisogna resistere” (Giuseppe Rusconi – Rossoporpora, 26 settembre 2020).

Ecco, il primo editoriale di Badilla, in data 25 settembre 2020 alle ore 11.25:
«Vicenda Becciu: un tipico caso di cannibalismo mediatico animato dall’interno delle mura vaticane.
Perché e come si è agito in Vaticano contro il cardinale Angelo Becciu senza concedergli il diritto a difendersi davanti ai giudici di un tribunale? Non è più possibile andare avanti così.
(Luis Badilla, Il sismografo) – Dalle ore 20 di ieri, da molte gole profonde del Vaticano, dicasteri vari, giornalisti, analisti, editorialisti e dipendenti alti collocati – laici ed ecclesiastici – è in corso un’operazione mediatica contro il cardinale Angelo Becciu, da poco non più Prefetto e senza i diritti del cardinalato. Il cardinale, che è ancora tale anche se non ha più le prerogative del titolo, non è sotto processo e non è indagato. Tuttavia il Papa ha chiesto a Becciu, ieri sera, di lasciare la carica e ha messo in discussione i suoi diritti in quanto porporato, e lo ha fatto lanciando accuse gravi incentrate su presunti atti illegali del cardinale riguardo i rapporti tra i suoi fratelli, la chiesa italiana e la Santa Sede da dove avrebbero preso finanziamenti.
Questi astrali papali sarebbero elementi che il Papa ha avuto dal Tribunale unico vaticano che però non sta processando il cardinale dimissionario e non lo ha incriminato di nulla. Il gesto di ieri del Papa assomiglia ad una “esecuzione”: sei accusato di … ma non puoi difenderti (tranne che tramite la stampa).
Becciu va processato come Pell e tutti devono attendere la sentenza finale definitiva. Il Papa, nonostante i suoi poteri, non è un giudice né un tribunale. Nonostante tutto, i diritti dell’accusato esistono e le garanzie anche così come la presunzione d’innocenza tanta cara a Francesco.
In questo momento chiunque può scrivere su Becciu quello che vuole, con o senza fondamento. Così è accaduto anche con il cardinale George Pell, dopo il processo, la condanna e il carcere, persona dichiarata innocente dalla Suprema Corte australiana. Intanto, Pell venne sospeso dal sacerdozio e dal titolo cardinalizio, cosa comunicata molto in ritardo, in modo confuso e ambiguo. Poi, dopo essere stato dichiarato innocente, dal Vaticano arrivò solo un commento burocratico e indifferente.
Il caso Becciu segue questo modello.
Se un giorno — improbabile poiché non sotto processo sino ad oggi — venisse dichiarato innocente arriverà il solito freddo e burocratico comunicato. Occorre ricordare che sono decine le persone, alcune collaboratori vicini a Papa Francesco, che hanno finito di colpo le loro mansioni, senza ricevere spiegazioni, prove o ringraziamenti.
Questa crisi vaticana è il brodo primordiale del momento che si vive oltre le mura. Occorre una risposta veramente cristiana, decisa, trasparente ed evangelica che rispetti la verità dei fatti e la dignità delle persone. Non si può andare avanti così anche perché causa un danno gigantesco nel cuore dei cristiani semplici, umili e fedeli”.

Ed ccco, il secondo editoriale di Badilla, in data di oggi, domenica 27 settembre 2020 alle ore 09.15:
«Riformare i modi e i metodi per “fare il Papa”. Un pontefice come voleva il Concilio di Trento e poi lo Stato pontificio non ha più senso né spazio oggi. Inoltre si deve smettere con il giochetto del “Papa progressista” che manipola e mistifica la realtà dei fatti
“Un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo” (J. Ratzinger)
(Luis Badilla, Il sismografo) – Non abbiamo come preoccupazione principale la vicenda Becciu. Il porporato, come lui stesso ha detto, ha “diritto all’innocenza”, anzi, è innocente fino a prova contraria da parte di un tribunale, con una sentenza passata in giudicato. Inoltre, lo stesso cardinale Giovanni Angelo Becciu desidera dimostrare davanti ad un tribunale il perché ritiene di essere innocente, dunque non vuole fuggire da nessun processo. Gli stessi sentimenti dovrebbe nutrire in questo caso il Papa che lo ritiene colpevole di reati gravi e che venerdì 25 scorso lo ha giudicato sul colpo, senza aggiungere altro, come per esempio: ti farò processare; ecco l’elenco dei reati con informazioni circonstanziate, ecc. ecc.
Si limitò a dire: “Non godi più della mia fiducia”.
Sino ad oggi non è accaduto null’altro e non è da escludere che qualcosa al riguardo possa succedere nei prossimi giorni. Papa Francesco ha solo due alternative oggi: la prima sarebbe questo eventuale processo, e la seconda sarebbe la pietra tombale del silenzio come in altri casi conosciuti.
La mancata grande vera riforma
Ma noi vogliamo lasciare da parte questi singolari passaggi anche se vengono utilizzati o per amplificare le “chiacchiere”, come direbbe il Santo Padre, o per presunte “inchieste giornalistiche” di altri presunti esperti che poi parlando con la stampa dimostrano di non sapere distinguere un cardinale Prefetto da un Segretario di Stato.
Vogliamo parlare su una questione di grande rilevanza molto evidenziata dalla vicenda Becciu, alla quale abbiamo già fatto riferimento negli ultimi giorni e richiamata da qualche giornalista tra cui Marco Politi (Caso Becciu, il Papa mostra il pugno di ferro e resta solo. Contro gli scandali serve trasparenza). Vogliamo parlare di una vera grande riforma – che i cattolici attendono dal pontificato di Jorge Mario Bergoglio – vale a dire una riforma del papato e del modo di governare la Chiesa da parte del Papa nel contesto della tanta invocata, e a volte manipolata, sinodalità.
Non stiamo parlando di una questione di stile, di carisma, di performance … no!
Parliamo dei modi e dei metodi usati per esercitare il ministero petrino anche perché 150 anni dopo la fine dello Stato pontificio non esiste più il cosiddetto “Papa Re”. Sino ad oggi però – chi più chi meno – tutti i Papi hanno agito come sovrani e il santo Popolo di Dio si è dovuto adeguare.
Libertà e dignità dell’uomo
Gli esperti, spesso eruditi, possono argomentare contro quanto abbia appena detto ma nessuno può negare che oggi come oggi, nel XXI secolo, nel 2020, il Pontefice non è più percepito e accettato come un monarca assoluto proprietario degli esseri umani, in particolare dei cattolici. La libertà e dignità delle persone, secondo quanto dice la Chiesa Cattolica, giustamente, sono inalienabili e dunque non sono disponibili né tantomeno negoziabili. La Chiesa e la sua gerarchia vengono chiamate per primo a rispettare questi principi e quindi non possono essere ipocrite, e cioè chiedere agli altri ciò che non rispettano oppure rispettano a parole e in modo ambiguo.
Marco Politi, nel suo articolo sottolinea che della personalità di Papa Francesco “fa parte anche la consapevolezza che dopo mezzo millennio la struttura monarchica assoluta e segreta, che la Santa Sede ha ereditato dal concilio di Trento, ormai ha fatto il suo tempo. Se Francesco vuole preparare le condizioni per una successione che continui la sua spinta innovatrice, dovrà dedicarsi ancora di più a riformare nel segno di una efficiente trasparenza la struttura vaticana”.
Sono riflessioni che condividiamo pienamente perché giuste, coraggiose e lungimiranti.
Riteniamo, da quanto si evince da numerosi momenti del pontificato bergogliano, che Papa Francesco si muove ancora nell’ambito della “eredità del Concilio di Trento” in molti comportamenti che riguardano i metodi e i modi di essere Papa, di fare il Papa, nel rapporto umano con gli altri. Francesco nella gestualità pubblica offre di sé una visione di grande empatia e vicinanza alle persone, soprattutto se deboli e sofferenti. Questo medesimo rapporto con la nomenklatura vaticana e con i suoi collaborati, tranne qualche eccezione, è rigido, severo, scostante. Dicono che si lascia trascinare facilmente da piccole simpatie personali e spesso emette giudizi pesanti su membri della Curia, su cardinali e vescovi.
La peggior crisi dell’attuale pontificato
La vicenda Becciu, unica per dinamica e sviluppo, lanciata all’ora dei telegiornali europei delle ore 20, è gravissima, anzi, è la crisi più grave di questo pontificato perché scopre una deficienza insidiosa per il cattolicesimo, un vero pericolo per la sua credibilità: l’oscuramento della vera autorità del Pontefice, quella spirituale, mettendo per prima quella giuridica presentata come l’auspicabile agire del “giustiziere della notte”.
No! Non è così. Il Successore di Pietro non è uno sceriffo o un giudice. È un pastore, anzi il Pastore primo e unico perché Vicario di Cristo. È verissimo che Francesco da sette anni lotta contro ogni espressione di corruzione e malaffare. È vero che ha avuto grandi successi ma anche grandi fallimenti. Lui però non si arrende e se nel caso Becciu ha voluto agire per bloccare fatti e condotte ritenute illegali, doveva presentare questi fatti davanti ad un tribunale e seguire l’iter normale di un processo come tanti altri ancora in corso e senza esito da molto tempo.
La stampa manipola l’agire e il magistero di Francesco
Nel caso di Papa Francesco, in questo vero dramma del cattolicesimo, la stampa, e non solo se si guarda oltre le mura vaticane, ha voluto associare la vicenda alle categorie della “lotta contro la corruzione”. La prima cosa però che va scovata, come dice Francesco, sono i “corrotti”, con nomi e cognomi, con delle prove puntuali e documentate e con un processo regolare e diritti garantiti. Il giochetto mediatico di un Papa definito “progressista” funziona per separare il Pontefice dal resto della Chiesa e della Curia, salvo poi attaccarlo per questioni dottrinarie come l’aborto e l’eutanasia. Invece nel caso dei vescovi contrari al rinnovo dell’Accordo con la Cina oppure in disaccordo con i criteri per nominare i nuovi vescovi, si arriva addirittura alla richiesta di rinuncia.
Il “programma” del Papa
È una manipolazione della figura e del carisma del Papa ormai consunta, eppure si continua a scrivere sul tema quintali di testi. Ora si dice che il Papa aveva come programma la riforma della Chiesa e venne eletto con questo programma. Falso! Nel Conclave del marzo 2013 i cardinali elettori, tranne qualche eccezione e per ragione di metodo di lavoro, si sono limitati solo a votare. Tutto ciò che avevano da dire per individuare un percorso e un uomo lo fecero settimane prima del Conclave, in particolare a Roma dove, guidata dall’allora Decano card. Sodano, presero parte nelle Congregazioni pre-conclave. Lo stesso Bergoglio illustrò in 6 minuti un suo appunto manoscritto che poi regalò al cardinale Jaime Ortega. I Papi, almeno negli ultimi secoli, non si eleggono come si fa con i Presidente o sindaci. In questo caso è chiaro, come si evinceva ogni giorno durante le congregazioni pre-conclave, furono ampiamente trattate – anche in modo polemico – questioni come gli scandali dello IOR e la riforma della Curia. Erano richiami al futuro Papa, chiunque fosse eletto, e non erano “il programma di Bergoglio”.
Sono molti coloro che non amano la Chiesa, però oggi si presentano come i suoi difensori e in questa operazione, fin troppo spudorata, usano la figura e il carisma del Papa. Sarebbe ora che i cattolici distinguessero la verità dei fatti dalle manipolazioni.
Siamo tra quelli che, per amore, fedeltà e lealtà al Papa, sempre, non temono le parole dell’Arcivescovo J. Ratzinger nell’omelia della Messa in occasione della morte di Paolo VI (10 agosto 1978 – riprodotta nella «Ordinariats-Korrespondenz» – numero 28, del 14 agosto 1978 – Bollettino dell’arcidiocesi): “Un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo”. Ricordare questo passaggio fondamentale nell’omelia di Joseph Ratzinger di 42 anni fa è un grande orientamento per momenti scoraggianti e dolorosi come quelli che viviamo, noi cattolici tutti. È un testo che vale la pena leggere più di una volta [ed è il motivo perché l’abbiamo già riportato più volte in passato. V.v.B.].
Ecco il passaggio dell’omelia dell’Arcivescovo J. Ratzinger:
“Paolo VI ha svolto il suo servizio per fede. Da questo derivavano sia la sua fermezza sia la sua disponibilità al compromesso. Per entrambe ha dovuto accettare critiche, e anche in alcuni commenti dopo la sua morte non è mancato il cattivo gusto. Ma un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo. Paolo VI ha resistito alla telecrazia e alla demoscopia, le due potenze dittatoriali del presente. Ha potuto farlo perché non prendeva come parametro il successo e l’approvazione, bensì la coscienza, che si misura sulla verità, sulla fede. È per questo che in molte occasioni ha cercato il compromesso: la fede lascia molto di aperto, offre un ampio spettro di decisioni, impone come parametro l’amore, che si sente in obbligo verso il tutto e quindi impone molto rispetto. Per questo ha potuto essere inflessibile e deciso quando la posta in gioco era la tradizione essenziale della Chiesa. In lui questa durezza non derivava dall’insensibilità di colui il cui cammino viene dettato dal piacere del potere e dal disprezzo delle persone, ma dalla profondità della fede, che lo ha reso capace di sopportare le opposizioni.
Paolo VI era, nel profondo, un Papa spirituale, un uomo di fede. Non a torto un giornale lo ha definito il diplomatico che si è lasciato alle spalle la diplomazia. Nel corso della sua carriera curiale aveva imparato a dominare in modo virtuoso gli strumenti della diplomazia. Ma questi sono passati sempre più in secondo piano nella metamorfosi della fede alla quale si è sottoposto. Nell’intimo ha trovato sempre più il proprio cammino semplicemente nella chiamata della fede, nella preghiera, nell’incontro con Gesù Cristo. In tal modo è diventato sempre più un uomo di bontà profonda, pura e matura. Chi lo ha incontrato negli ultimi anni ha potuto sperimentare in modo diretto la straordinaria metamorfosi della fede, la sua forza trasfigurante. Si poteva vedere quanto l’uomo, che per sua natura era un intellettuale, si consegnava giorno dopo giorno a Cristo, come si lasciava cambiare, trasformare, purificare da lui, e come ciò lo rendeva sempre più libero, sempre più profondo, sempre più buono, perspicace e semplice”.
Testo integrale dell’Omelia tradotta in lingua italiana dall’Osservatore Romano: QUI».

Il Cardinale Becciu si lamenta con la Repubblica per un titolo, che contiene un virgolettato, che non ha mai pronunciato. La risposta di la Repubblica è terribile dal punto di vista deontologico: il virgolettato nel titolo era “una sintesi”.
Non si tratta del solito tormento sui titoli, sulla sintesi (che potrebbe essere discutibile), ma sul fatto che le parole sono state virgolettate.

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