Cardinale Becciu non è un corrotto, è innocente e si difende: accuse surreali, non ha commesso reati, tutto un equivoco

Ieri, il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, già Nunzio Apostolico, per otto anni Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato e quindi il numero tre della Santa Sede dopo il Papa e il Segretario di Stato si era trincerato dietro uno sgomento silenzio, a seguito delle clamorose dimissioni da Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e la rinuncia ai diritti connessi al cardinalato, ovvero dopo la cacciata dal Papa in persona al termine di un’udienza di tabella pomeridiana choc, definita dai bene informati “burrascosa”. Oggi, ha rilasciato interviste e questa mattina, nella sala conferenze dell’Istituto SS. Maria Bambina, a sinistra del colonnato di Piazza San Pietro, ha tenuto una Conferenza Stampa.

Foto di Junno Arocho Esteves/CNS.

«E comunque, di tutta la vicenda Becciu, con tutto quel che si può pensare di Becciu, è aberrante la punizione così violenta di un non-indagato che – fino a prova contraria – è innocente. Più che la Chiesa, sembra “The Apprentice”» (Matteo Matzuzzi – Twitter, 25 settembre 2020).

«Sono sconvolto. Turbato. Un colpo per me, la mia famiglia, la gente del mio paese. Per spirito di obbedienza e per amore che porto alla Chiesa e al Papa ho accettato la sua richiesta di farmi da parte. Ma sono innocente e lo dimostrerò. Chiedo al Santo Padre di avere diritto di difendermi» (Cardinale Giovanni Angelo Becciu al telefono con Il Messaggio, la sera del 24 settembre 2020).

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di Matteo Matzuzzi
Il Foglio, 26 settembre 2020
Il declinante pontificato bergogliano sta assumendo i tratti della più cupa tragedia shakespeariana. Partito con il vento in poppa, con cardinali oranti che sentivano la brezza dello Spirito soffiare sulle vele della Barca di Francesco e correvano a dirlo a giornali e televisioni, è ridotto ora al tutti contro tutti. Faide curiali che farebbero la gioia di qualche corvo, se mai gli venisse in mente di svolazzare sui tetti d’oltretevere. Epurazioni manu papale decise in udienze pomeridiane, quando al prefetto della congregazione per le Cause dei santi andato lì con la cartella dei venerabili da beatificare e dei beati da canonizzare, viene chiesto di togliere il disturbo e di rinunciare ai diritti che il cardinalato comporta. Come se si fosse in “The Apprentice”, il reality show in cui Donald Trump pre Casa Bianca (in Italia il compito toccò a Flavio Briatore) urlava “sei fuori” ai concorrenti bocciati.  Pena, quella comminata a Giovanni Angelo Becciu – dimissionato dal Papa perché accusato di “peculato” e uso disinvolto dell’Obolo di San Pietro – solitamente riservata a chi si è macchiato di colpe infami.

Foto di Junno Arocho Esteves/CNS.

Cardinale Becciu non vede reati nel suo operato e si dice sicuro che la verità verrà fuori. In sintesi, la sua linea difensiva è questa: «Nessun peculato» e «non sfido il Papa ma ho diritto alla mia innocenza», Quindi, la decisione del Papa di cacciarlo, rimane incomprensibile.

Innanzitutto, il Cardinale Becciu ha chiarito che la Conferenza Stampa non era organizzato come un atto di sfida verso il Papa regnante, ma costituiva «un modo per puntualizzare alcune cose visto che tanti giornalisti mi hanno telefonato». Anzi nei confronti di Papa Francesco, il Cardinale Becciu assicura di non avere alcun risentimento: «Ieri gli ho chiesto: devo lasciare l’appartamento? No, mi ha detto, per tutto il lavoro che ha fatto per me glielo lascio». Quindi, non ci sarà «nessuna sfida al Papa, ma – ognuno ha diritto alla propria innocenza» e ribadisce: «Al Santo Padre farò sapere che forse c’è un equivoco. Rinnovo la mia fiducia nel Santo Padre. Gli ho promesso fedeltà fino alla fine, anzi diventando cardinale ho promesso di dare la vita. Non lo tradirò mai, anzi sono pronto a dare la vita».

Con voce spezzata, durante suo intervento ha riportato l’accusa di peculato contestato nei suoi confronti dalla magistratura vaticana. Va sottolineato che al Cardinale Becciu non viene contestata alcuna responsabilità sullo scandalo 60SA, in riferimento all’acquisto da parte della Segreteria di Stato del Palazzo londinese al numero 60 di Sloane Avenue, sul quale è in corso una indagine giudiziaria, bensì di aver erogato finanziamenti a fondo perduto in favore della Cooperativa Spes, braccio operativo della Caritas di Ozieri, in provincia di Sassari, la sua diocesi originaria, di cui titolare e rappresentante legale è il fratello Tonino Becciu. Tre volte – secondo quanto ricostruito anche da un’inchiesta de L’Espresso – il porporato avrebbe chiesto e ottenuto i finanziamenti: l’ultima nell’aprile 2018 con un versamento di 100mila euro presi dall’Obolo di San Pietro, un fondo che è sotto il diretto controllo del Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. Questi soldi dovevano essere impiegati per adeguamenti delle strutture per l’accoglienza dei migranti, ma non sono mai stati utilizzati, come spiega anche una lettera del Vescovo di Ozieri che Becciu ha esibito in Conferenza stampa.

In mezzo ci sarebbero anche fondi della Conferenza Episcopale Italiana, circa 300mila euro dall’8×1000, che il Cardinale Becciu avrebbe destinato per costituirsi e organizzarsi alla Cooperativa Spes. Si tratta di un bellissimo progetto sociale, visto che dà lavoro a circa sessanta ragazzi sardi. «Ho pensato, in sette-otto anni che sono Sostituto non ho mai fatto un’opera di sostegno per la Sardegna», ha spiegato il Cardinale Becciu, ribadendo di aver fatto tutto per amore alla sua diocesi e nella piena consapevolezza di non compiere illeciti. «Non sono un corrotto», ha ripetuto durante il suo intervento in Conferenza stampa.

I promotori di giustizia vaticani hanno investigato queste transazioni e hanno inviato una richiesta d’indagine alla Guardia di finanza italiana che ha segnalato il possibile reato. Al Cardinale Becciu non è arrivata alcuna notifica, quindi non risulta al momento sotto indagine: «Spero che i magistrati mi spiegheranno, sono disponibile a chiarire tanto più che adesso non ho i diritti di un cardinale e dunque l’obbligo di essere esaminato solo dal Papa. Sono un cittadino come tutti, mi chiamino, sono pronto», ha detto.

Il Cardinale Becciu ieri sera era andato dal Papa per far firmare i decreti per alcune cause di beatificazione e quando è tornato in Congregazione non era più il Prefetto. Racconta in Conferenza Stampa: «Mi sento un pochino stralunato, ma cerco di essere realista. È una cosa surreale perché ieri, fino alle 18.02, mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa e poi il Papa, parlando, mi dice che non ha più fiducia in me perché è giunta la segnalazione dai magistrati che avrei commesso atti di peculato», ha esordito il porporato. «Ammetto che il Santo Padre era molto in difficoltà, quasi soffriva a dirmelo. Ho insistito: “Mi dica, mi dica”. Dalle carte della Guardia di Finanza italiana, immagino richieste dai magistrati vaticani, apparirebbe che io abbia commesso crimini di peculato. Perché? Perché quando ero Sostituto avevo trasmesso alla Caritas di Ozieri 100mila euro e queste sarebbero poi transitate sul conto della Cooperativa Spes, di cui il presidente è mio fratello. Io avrei distorto i soldi per le loro finalità e avrei favorito un mio familiare».

Quanto al palazzo di Sloane Avenue di Londra, il Cardinale Becciu ha ribadito per l’ennesima volta, che “l’Obolo di San Pietro non è stato toccato, non è stato utilizzato. La Segreteria di Stato aveva un fondo, doveva crescere” e precisa che ieri nel colloquio di 20 minuti con il Papa “non si è parlato del palazzo di Londra”.

I soldi alla Caritas, invece, «arrivarono dall’Obolo ma – precisa il Cardinale Becciu – era un fine caritativo». «Quei 100mila euro, è vero, li ho destinati alla Caritas di Ozieri, ma è nella discrezione del Sostituto utilizzare somme in un fondo particolare della Segreteria di Stato per sostenere varie opere di carità», ha spiegato il Cardinale Becciu. Ma perché proprio nella sua diocesi? «La conoscevo e sapevo che c’era una situazione di emergenza per la disoccupazione. Non erano miei quei soldi, sono della CEI. Ho telefonato dicendo: prendetela in considerazione perché stanno per fare una bella attività che dà lavoro a 60 famiglie. Ditemi se non potevo spendere una parola in favore di un ente che si dà da fare in questi termini… Mi si fa debito di averlo raccomandato, ma peculato non c’è». Oltre a tutto questo, i 100mila euro «sono ancora lì» sul conto della Caritas di Ozieri: la Cooperativa Spes va avanti coi fondi dell’8×1000 tramite il Vescovo. Nessuno pare aver toccato l’importante donazione, tenuta da parte per un progetto per i poveri: «L’ho saputo telefonando a mio fratello e al vescovo. Quasi saltavo perché mi sono sentito sollevato da un peso enorme. Lì per lì, quando il Papa parlava, ho avuto anche il dubbio che mio fratello li avesse spesi per altri fini. Perciò non ho insistito. Ho detto solo: se lei non ha più fiducia in me, rimetto il mio mandato e basta. Invece quei soldi non sono stati utilizzati».

Foto di Junno Arocho Esteves/CNS.

Il Cardinale Becciu denuncia un «forte equivoco» e dice: «Spero che il Santo Padre se ne renda conto prima o poi, spero non sia stato manipolato». Per ora aspetta che le acque si calmino, poi proverà a spiegargli la situazione. «Il Santo Padre mi ha chiesto di rinunciare ai privilegi da cardinale. Va bene, andrò avanti senza privilegi… Qualche canonista mi spiegherà», dice.

Intanto, il Cardinale Becciu avverte di voler querelare le testate che hanno scritto «falsità» sul suo conto: «Ho visto che i giornali ci hanno ben ricamato. Lo scopo è di far vedere che Becciu ha arricchito i suoi familiari. Io non ho reso ricca la mia famiglia, come erano prima lo sono adesso. Potete venire a Pattada e vedere: hanno la stessa casa, la stessa macchina. Quello che hanno scritto sono cose non vere e sono pronto in ogni sede a dimostralo». Il Cardinale Becciu definisce false anche le notizie sul presunto dirottamento dei soldi della CEI o dell’Obolo di San Pietro per le attività degli altri due fratelli, in particolare a società Angel’s Srl per la produzione di birra, di cui il fratello Mario, professore di Psicologia alla Pontificia Università Salesiana, è rappresentante legale e socio di maggioranza. Secondo L’Espresso, il Cardinale Becciu avrebbe aiutato il fratello a produrre e commercializzare la “Birra Pollicina”, stringendo accordi con enti ecclesiastici o religiosi per l’acquisto del prodotto, intascando anche un 5%. «Cosa c’entro io con la birra? Non ho dato mai un soldo al mio fratello. Me l’ha fatta assaggiare, certo. L’abbiamo bevuta con altri che hanno detto “buona” e ho spiegato da dove veniva, ma non ho mai fatto propaganda in istituti vaticani. Chi ha scritto queste cose era determinato a far vedere che io sono corrotto e che sostegno i miei fratelli. La reputo una boutade da niente, anzi offensiva. Mi dicano in quale istituto ho promosso questa birra. Solo perché ha un fratello cardinale non può produrre la birra? È tutta sua la responsabilità».

Il Cardinale Becciu respinge anche l’accusa di aver favorito l’altro fratello falegname per lavori nelle Nunziature in Angola e Cuba, dove è stato Nunzio Apostolico. «Quando ero Nunzio in Angola ristrutturavo casa. I falegnami lì erano così e così, ho chiamato mio fratello e gli ho detto fammi due porte e mandamele, basta!». A Cuba, pure, ristrutturava la Nunziatura ed «era difficile trovare del materiale, un muratore come si deve… Ho pensato che un falegname lo avevo in casa. Ho detto a mio fratello: vieni!». A un giornalista che ha fatto presenti il conflitto d’interessi, il Cardinale Becciu ha risposto: «Cosa dovevo fare? Girare l’Italia? Non ero Sostituto, chiesi alla Segreteria di Stato e mi autorizzarono. Il mio successore rimase molto contento dei lavori».

In conclusione, il Cardinale Becciu è pronto a ripetere tutto davanti ai magistrati vaticano. E anche la sua famiglia si difende, da notizie “destituite di fondamento e malevolmente false”, in particolare per “i riferimenti, fantasiosi e indimostrabili, a presunte erogazioni provenienti dall’Obolo di San Pietro e dirette a membri della famiglia del cardinale, ovvero a enti privati riconducibili a taluni di essi”. Lo scrive in una nota l’avvocato Ivano Iai, legale della famiglia Becciu, con riferimento alle pubblicazioni apparse, tra ieri e oggi, su L’Espresso e Repubblica. Ovvero, accusa, processo e condanna per mezzo stampa.

Il Cardinale Becciu non ha escluso l’ipotesi che abbia “nemici” nella Città del Vaticano, che hanno manovrato fino a far cadere la sua testa, però chiarisce: «Non ho la mentalità del complottista. Mi faccio alcune domande, se non ho prove non accuso nessuno».

Il Cardinale Becciu fa anche riferimento al Cardinale George Pell, che era tra i primi a reagire pubblicamente alla sua cacciata. Cardinale con tutti i diritti Pell lo è ancora, essendo stato assolto con verdetto unanime dall’Alta corte australiana dopo anni di gogna e accuse infamanti quanto ridicole (che avesse stuprato due coristi nella sagrestia della cattedrale di Melbourne, ancora rivestito dei paramenti sacri). La lapidaria dichiarazione del Cardinale Pell dice molto: «Il Santo Padre venne eletto per pulire le finanze vaticane. Ha fatto un lungo lavoro e deve essere ringraziato e congratulato per i recenti sviluppi. Spero che la pulizia nelle stalle prosegua sia in Vaticano che a Vittoria». Il Cardinale Becciu non nega i conflitti in passato con l’ex Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede: «Col Cardinale Pell c’è stato del contrasto professionale, perché lui voleva già applicare leggi che non erano state promulgate. Sapevo che ce l’aveva contro di me e gli chiesi udienza. Mi fece un interrogatorio: se ero per la riforma, contro la corruzione, se appoggiavo l’APSA o la Segreteria per l’Economia. Ci siamo lasciati anche bene, poi in una riunione col Papa presente, mentre si parlava di conti e cercavo di esporre una mia idea, mi tacciò: “Lei è un disonesto”. Gridai: “Non si permetta di dire cose del genere, da bambino sono stato educato dai miei genitori all’onestà”. Il Papa mi disse anche hai fatto bene. Quando fu denunciato e obbligato a tornare in Australia, gli scrissi un bigliettino. Se ancora mi considera un corrotto non posso farci nulla».

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