Il “sogno” di un cardinale del secolo XV. Mani e cuori che si sacrificano

Il Vescovo di Brixen, Cardinale Nicola Cusano, noto anche come Niccolò Cusano o Niccolò da Cusa, in latino Nicolaus Cusanus o Nicolaus de Cusa, in tedesco Nikolaus Krebs von Kues o Nikolaus Chrypffs (Kues, 1401 – Todi, 11 agosto 1464), non fu solo teologo, filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo, grande politico della Chiesa Cattolica Romana, rinomato legato papale e riformatore della vita spirituale del clero e del popolo del secolo XV, ma anche un uomo del silenzio e della contemplazione.
In una visione gli fu mostrata quella realtà spirituale che ancora oggi vale per tutti i sacerdoti e per tutti gli uomini: il potere dell’abbandono, della preghiera e del sacrificio delle madri spirituali nel segreto dei conventi.
Dove l’ignoranza con arroganza urla, il silenzio con eleganza insegna.

La nuova visione eliocentrica dell’universo sostenuta da Nicola Cusano.

Cusano fu un ecclesiastico insigne, cardinale di Santa Romana Chiesa, Vescovo di Brixen, membro del Concilio di Basel, ipotizzando un universo infinito che, ovviamente, non poteva avere la Terra al centro (l’infinito non ha un centro). In filosofia introdusse la teoria della “dotta ignoranza” e della “coincidenza degli opposti”, affermando – com’è vero – che il nostro pensiero coglie le innumerevoli contraddizioni della realtà (grande-piccolo, caldo-freddo, chiaro-scuro) e tende a superarle, spiegandole, in una realtà più ampia.  Però noi abbiamo dei limiti e non possiamo conoscere e spiegare tutto: Dio sì, e infatti è lui la “coincidenza degli opposti” per eccellenza, l’Uno e il Tutto. E quale migliore esempio di questa coincidentia oppositorum che la persona di Gesù, unione del divino e dell’umano?

«Il movimento della vita perenne e indefinita è simboleggiato da un moto circolare», scriveva il Cardinale Cusano nella sua operetta-dialogo “Il gioco della palla”: «In ogni movimento circolare dev’esserci la rotondità la quale fa sì che tale movimento si svolga su sé stesso. Né il concetto né la natura del movimento circolare o della perennità possono essere conosciuti o posseduti in altro modo se non come prendendo come principio il centro intorno al quale il movimento continuo si muove, tanto che se esso (il centro) non esistesse, non potrebbero essere conosciuti o esistere né la durata né il movimento perenne della vita che trova il proprio riferimento nell’eguaglianza fino all’identità; in questo modo si comporta il centro che è il Cristo rispetto a tutte le circolazioni».

In basso a sinistra lo stemma del Cardinale Nicola Cusano, che raffigura il simbolo astrologico del Cancro (suo cognome in tedesco, Krebs). nel cui periodo il Sole è posizionato al picco massimo.

Il Cardinale Cusano sosteneva l’esistenza di innumerevoli forme di vita presenti su tutti gli altri corpi celesti, secondo l’ottica animistica che assimilava l’universo a un organismo vivente, in cui vige armonia tra le sue parti: «Gli abitanti delle altre stelle, quali che siano, non sono paragonabili con quelli del nostro mondo, sebbene la regione tutta quanta di questi si trovi in una certa proporzione, che a noi rimane celata, con la nostra regione per rispondere alla finalità dell’universo. […] Ma, siccome tale regione intera delle stelle ci resta sconosciuta, ci restano completamente ignoti anche i suoi abitanti» (La Dotta Ignoranza, Libro II, 12, Le condizioni della terra).

Un vero uomo del Rinascimento, aperto al sapere e di mentalità moderna anche in fatto di riti e superstizioni. “Proibì le ostie sanguinanti”, cioè si oppose al fanatismo per lo pseudo-miracolo di certe ostie che si arrossavano a causa di un parassita microscopico. Vivesse oggi, sarebbe un personaggio di perfetta contemporaneità, di una straordinaria modernità “ecumenica”, la sua visione profetica di una “pace della fede” non solo tra Chiese cristiane d’oriente e d’occidente, ma addirittura tra tutte le religioni, cristiane e non. Nel corso della sua vita, nell’anno 1453 avvenne una delle più sanguinose sciagure della storia: la caduta di Costantinopoli. Scrive Elena Cristina Bolla:

«Il Sultano Maometto II entra nella città, dando ai suoi soldati libertà di massacro e di saccheggio per tre giorni. Un’apocalisse: almeno quarantamila morti, più i prigionieri; stragi, stupri, crudeltà inenarrabili, chiese violate, reliquie vilipese, distruzioni senza limiti. Lo stesso Maometto II, di fronte all’orrore che ha scatenato, rimane sconvolto. Più sconvolto rimane l’Occidente, le nazioni cristiane, che per decenni hanno risposto stancamente agli appelli angosciati dell’agonizzante Impero Romano d’Oriente, ora si svegliano di colpo e gridano vendetta. I turchi hanno fatto strage di cristiani? Parta, e subito, una crociata per fare strage di turchi. No, risponde la voce del profeta disarmato NIccolò Cusano. No, non è questa la via. Bisogna avere il coraggio della pace. Vendicare il sangue col sangue in nome di Dio e della religione è la peggiore offesa al Vangelo che si possa concepire. E non solo al Vangelo: alla profonda, innata fede in Dio che abita nell’anima di ogni uomo, cristiano o musulmano o ebreo o di qualsiasi altra religione. Ora, immaginiamo l'”inattualità” profetica di questo invito appassionato alla pace, al dialogo, alla tolleranza religiosa, in un’epoca di guerre “sante” contro i non cristiani (e viceversa) e per di più sotto l’impatto emotivo della strage di Costantinopoli, sinonimo di sacrilegio e di orrore. Ma proprio quell’impatto emotivo ispira a Niccolò una visione grandiosa, tra cielo e terra, un sogno che di colpo estende la sua ansia di pace all’umanità intera. Nasce così “De pace fidei” (La pace della fede), un libro scritto in fretta, nell’emozione del momento, in un linguaggio che molti giudicano poco elegante per un uomo di cultura (siamo in pieno Umanesimo). Ma l’importanza di questa operetta per la storia dell’ecumenismo è enorme. Di che si tratta? Di una specie di “concilio in cielo”, a cui partecipano personaggi delle varie religioni. Gli angeli portano la tremenda notizia della caduta di Costantinopoli, ma Gesù, il Verbo di verità, fa udire la sua parola di pace: “Siano ricondotte tutte le religioni ad un’unica fede, con il consenso di tutti gli uomini”. Ma, attenti: non con la forza e con la distruzione degli idoli, ma nel rispetto e nella tolleranza. Anche san Paolo partecipa al “concilio”: “La salvezza dell’anima avviene per la fede… Una volta riconosciuto ciò, la varietà dei riti non turberà più nessuno. I riti possono cambiare, la verità resta immutabile”. Il Cusano non è un sincretista: per lui, la vera religione è la cristiana. Ma i credenti delle altre, senza saperlo, in realtà adorano lo stesso, unico vero Dio, sotto altre forme.  Non si tratta perciò di togliere alle genti le credenze, le pratiche religiose a loro tanto care, ma di cercare ciò che ci unisce, nell’unica fede in uno stesso Dio, e nel nome di quel Dio dar vita a una pace religiosa che si tradurrà ovviamente in una pace politica, in una fraternità senza più guerre. E Niccolò auspica che dopo quel “concilio in cielo” si realizzi il sogno di un “concilio in terra”, per tradurre in realtà questa utopia di pace. Un concilio che dovrebbe aver luogo a Gerusalemme, la città della pace, immagine di quella Gerusalemme celeste in cui, dice l’Apocalisse, “non si vede alcun tempio perché il Signore Dio e l’Agnello sono il suo tempio”. Sogno grandioso, e ahi quanto attuale ai nostri giorni, ancora e più che mai insanguinati dalle guerre “di religione”! Ed è un sogno di quasi seicento anni fa».

Il sogno del Cardinale Cusano

“… Entrati in una chiesa piccola e molto vecchia, adornata con mosaici ed affreschi dei primi secoli, al cardinale si manifestò una visione immane. Migliaia di religiose pregavano nella piccola chiesa. Esse erano così esili e raccolte che tutte avevano posto, nonostante la comunità fosse numerosa. Le suore pregavano e il cardinale non aveva mai visto pregare così intensamente. Esse non stavano in ginocchio, ma dritte in piedi, lo sguardo fisso non lontano, ma su di un punto a lui vicino, però non visibile ai suoi occhi. Le loro braccia erano aperte e le mani rivolte verso l’alto, in una posizione di offerta”.

L’incredibile di questa visione del Cardinale Nicola Cusano sta nel fatto che queste suore nelle loro povere e sottili mani tenevano uomini e donne, imperatori e re, città e paesi. A volte le mani si stringevano intorno ad una città; altre volte un paese, riconoscibile dalle bandiere nazionali, si estendeva su un muro di braccia che lo sostenevano. Anche in questi casi, intorno ad ogni singola orante si spandeva un alone di silenzio e di riservatezza.

La maggior parte delle suore però sosteneva in mano un solo fratello o sorella.

Nelle mani di una giovane ed esile monaca, quasi una bambina, il Cardinale Cusano vide il Papa. Si capiva quanto il carico gravasse su di lei, ma il suo volto brillava di gioia.

Sulle mani di una anziana suora giaceva lui stesso, Nicola Cusano. Egli riconobbe chiaramente se stesso con le sue rughe e con i difetti della sua anima e della sua vita. Osservava tutto con occhi spalancati e spaventati, ma allo spavento subentrò presto una indescrivibile beatitudine.

La guida, che si trovava al suo fianco, gli sussurrò: “Vedete come, nonostante i loro peccati, sono tenuti e sorretti i peccatori che non hanno smesso di amare Dio!”.

Cusano domandò: “Cosa succede allora a coloro che non amano più?”. Improvvisamente, sempre in compagnia della sua guida, si trovò nella cripta della chiesa, dove pregavano altre migliaia di suore. Mentre quelle viste in precedenza reggevano le persone con le loro mani, queste nella cripta le sostenevano con i cuori. Erano profondamente coinvolte, perché si trattava del destino eterno delle anime. “Vedete, Eminenza”, disse la guida: “Così vengono tenuti coloro che hanno smesso di amare. A volte succede che si riscaldano al calore dei cuori che si consumano per loro, ma non sempre. Talvolta, nell’ora della morte, passano dalle mani di coloro che ancora li vogliono salvare a quelle del Giudice divino, con il quale devono poi giustificarsi anche per il sacrificio offerto per loro. Nessun sacrificio resta senza frutto, ma chi non coglie il frutto offertogli, matura il frutto della rovina”.

Il Cardinale Cusano fissò le donne vittime volontarie. Egli aveva sempre saputo della loro esistenza. Mai però gli era stato così chiaro cosa esse significassero per la Chiesa, per il mondo, per i popoli e per ogni singolo; solo ora lo comprendeva con sgomento. Egli si chinò profondamente davanti alle martiri dell’amore.

Il Monastero di Säben

Il Castello di Säben troneggia su un’alta rupe, denominata “Acropoli del Tirolo”, che sorveglia la cittadina di Klausen in Valle Isarco ed è raggiungibile solo a piedi (partendo da Klausen, occorrono 45 minuti e per il cammino sulla Via Crucis s’impiegano invece 30 minuti).

La collina, chiamata “Monte Sacro” o “Monte di Säben”, era già insediata all’età della pietra e ci fu anche un insediamento tardo-romanico. Dei reperti archeologici testimoniano inoltre, che dal Monte di Säben in tempi passati si sparse la fede cristiana in tutto il Südtirol.

La Chiesa della Santa Croce.

Nel complesso ci sono quattro chiese: la Chiesa di Nostra Signora, la Chiesa del Convento, la Cappella delle Grazie e la Chiesa della Santa Croce. Quest’ultima rappresentava dal 550 per 400 anni la sede vescovile del “Bistum Säben”, che nel 1000 d.C. circa venne spostata a Brixen. Nel 1687 il castello vescovile è diventato un Monastero, il Kloster Säben, che venne abitato per la prima volta da monache benedettine provenienti da Nonnberg vicino a Salzburg. Nel 1699, l’edificio divenne un’Abbazia e Maria Agnes Zeillerin la prima Badessa.

Ancora al giorno di oggi, qui una comunità di suore benedettine segue la Regola di San Benedetto da Norcia: “Ora et labora et lege” (Prega, lavora e leggi) e vive la maternità spirituale, pregando e consacrandosi a Dio, proprio come il Cardinale Nicola Cusano aveva visto nel suo sogno.

Fonti: Suedtirolerland.it (informazioni e foto sul Castello di Säben), Reginamundi.info (il sogno del Cardinale Cusano), Fmboschetto.it -Elena Cristina Bolla (dati biografici del Cardinale Cusano), Wikipedia.

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