Mattarella: la scuola è necessaria alla democrazia

La scuola è iniziata dopo sette mesi di presenza in remoto ed il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alla riapertura della scuola a Vo’ Euganeo, nel Padovano, tra i primi focolai di coronavirus in Italia e dove si registrò il primo morto, definendolo ‘capitale d’Italia della scuola’, alla presenza del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, il ministro Federico D’Incà, il sottosegretario Andrea Martella, del presidente del Senato, Elisabetta Casellati, del presidente della regione del Veneto, Luca Zaia, del sindaco Giuliano Martini, del ct della Nazionale Roberto Mancini e del presidente del Coni Giovanni Malagò, del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla.

Nel saluto agli studenti il presidente ha definito questo giorno ‘importante’: “Ci troviamo di fronte a una sfida decisiva. Ripartire da Vò Euganeo, dà ancor più il senso di come questa sfida riguardi l’intero Paese. Così come qui a Vò, dopo l’angoscia e le chiusure, è ripresa a pieno ritmo la vita, così la riapertura delle scuole esprime la piena ripresa della vita dell’Italia. E’ stata dolorosa la decisione di chiudere le scuole. Necessaria ma dolorosa. La scuola ha nella sua natura il carattere di apertura, di socialità, di dialogo tra persone, fianco a fianco”.

Rivolgendosi in particolare agli studenti ha affermato che la scuola è speranza: “Avete sofferto, ragazzi – e abbiamo sofferto tutti, per gli impedimenti e per le limitazioni. La scuola è specchio della società, e ne riflette le difficoltà, ne riflette le aspettative. Ecco perché questi giorni, in cui le scuole riaprono e si popolano nuovamente dei loro studenti e insegnanti, sono giorni di speranza. Mentre prepariamo il domani, sentiamo il bisogno di ricordare chi è stato colpito dalla malattia, le tante vite spezzate e il dolore patito da molti. Non dimenticheremo. E cercheremo di trarre insegnamento dagli eventi eccezionali e drammatici che hanno coinvolto tutti i Continenti, e che ci tengono ancora impegnati, richiedendoci responsabilità e prudenza”.

Però ha ribadito che la chiusura della scuola era necessario per salvare le vite umane: “La scuola serve anche a questo: a formare cittadini consapevoli, a sconfiggere l’ignoranza con la conoscenza, a frenare le paure con la cultura, a condividere le responsabilità.  La scuola, la cultura, il confronto continuo sono anche antidoti al virus della violenza e dell’intolleranza, che può infettare anch’esso la comunità se viene ridotta l’attenzione”.

Eppoi un pensiero su Willy: “Siamo sconvolti per la morte di Willy, pestato con crudeltà per aver difeso un amico contro la violenza. Il suo volto sorridente resterà come un’icona di amicizia e di solidarietà, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell’intera nostra comunità. In coerenza con questi valori occorre spiegare il massimo impegno per contrastare chi pratica una violenza vile e brutale che più volte si è manifestata anche nei giorni scorsi per contrastare chi la predica o la eccita nei social”.

Questi mesi hanno fatto percepire il senso di una mancanza: “Quel che è accaduto è stato come una lezione di vita che vi ha fatto comprendere, in modo chiaro, come la scuola sia indispensabile allo sviluppo personale di ciascuno di voi. Mesi duri per tutti, ma a subire le conseguenze più pesanti del lockdown sono stati gli studenti con disabilità.

Per tanti di loro le rinunce hanno avuto un costo altissimo, a volte non sopportabile. E di queste sofferenze si son fatte carico le famiglie. Nella ripartenza della scuola l’attenzione a questi studenti deve essere inderogabile, a cominciare dall’assegnazione degli insegnanti di sostegno”.

Partendo da un pensierino di una classe di quinta elementare di Genova il presidente della Repubblica ha definito la scuola ‘libertà’: “La scuola è davvero un cammino di libertà, verso la conoscenza, verso la piena cittadinanza. Questa strada è piena di valori e di opportunità, che non sempre riconosciamo subito. Ma quando qualcuno o qualcosa ce li manifesta, allora si compie un salto nella crescita…

Se si è data continuità alla didattica pur in condizioni di inedita difficoltà, questo è stato possibile grazie alla dedizione, all’impegno, al forte senso della missione educativa degli insegnanti. Li ringraziamo per quel che hanno fatto. Ringraziamo molto anche chi ha seguito negli studi i bambini ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali, a Padova come in altre parti d’Italia”.

Ed infine ha ringraziato i genitori ed il corpo docente: “I nostri insegnanti sono chiamati ancora a un lavoro prezioso, che richiederà coraggio e iniziativa. Sappiamo di poter contare sulla loro passione umana e civile, che hanno continuato a esprimere, pur di fronte a incomprensioni e a problemi non risolti.

Il valore della scuola è stato compreso e vissuto, con grande senso del dovere, da tutti i soggetti coinvolti. Negli anni passati sembrava che si aprissero crepe nell’alleanza educativa tra le famiglie e le scuole. Ora la reazione all’epidemia e la riapertura delle scuole hanno trovato in prima fila tanti genitori impegnati e collaborativi. Lo fanno per i loro figli, certamente, ma tutti hanno compreso che le esigenze comuni hanno bisogno di un impegno solidale, insieme”.

La scuola necessaria era stata definita dal presidente della Repubblica, ricordando i 150 anni della nascita di Maria Montessori: “La comunità della scuola è risorsa decisiva per il futuro della comunità nazionale, proprio in quanto veicolo insostituibile di socialità per i bambini e i ragazzi: ne comprendiamo ancor più l’importanza dopo le chiusure imposte dalla pandemia. Esempi come quello di Maria Montessori esortano ad affrontare efficacemente le responsabilità di questo momento difficile”.

(Foto: Quirinale)

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