Azione Cattolica: servire e dare la vita

‘Servire e dare la vita’ è la proposta che l’Azione Cattolica Italiana propone non solo ai propri soci, ma alla Chiesa in vista della prossima Assemblea nazionale che doveva svolgersi nello scorso maggio, ma a causa del Covid 19 è stata  rinviata al prossimo anno:

“Siamo tutti convinti, però, che il 2020-2021 debba essere un anno particolarmente intenso, ricco, coinvolgente, determinante per rilanciare e sostenere la vita delle chiese diocesane e delle parrocchie, delle città e dei territori dentro cui l’Azione Cattolica è radicata. Non sarà, dunque, un periodo di incertezza in attesa dell’Assemblea nazionale, ma un anno in cui mettere in campo un ‘di più’ di generosità, di creatività, di passione associativa. Per questo è sembrato importante darci degli orientamenti per il prossimo anno, proponendo alcuni spunti comuni di riferimento per la vita dell’AC”.

Nel proporre il brano evangelico (Mc. 10, 35-45) su cui meditare durante l’anno la presidenza nazionale di Azione Cattolica ha sottolineato il valore della generatività: “Diventiamo adulti quando siamo pronti a generare vita in altri, imparando a perdere, a lasciare qualcosa di noi per accompagnare e sostenere chi viene dopo di noi. Gesù concentra quasi tutta la sua predicazione su questo segreto fondamentale dell’esistenza. Non a caso il capitolo 10 del vangelo di Marco, di cui fa parte il testo scelto per questo anno, insiste sul pericolo delle ricchezze, che possono riempire a tal punto il cuore da renderlo sterile, intristito, senza affetto”.

Inoltre l’Azione Cattolica ha rimarcato che il Vangelo afferma che la vita è sempre ‘spiazzante’: “Se c’è una cosa che dovremmo aver imparato dalla pandemia è che la verità, almeno per il Vangelo, non coincide mai con una certezza rassicurante, perché la vita reale ci spiazza sempre, ad ogni curva. E’ arrivato il momento, invece, di riconoscere che si vive di fiducia e che di fronte al male si può soltanto lasciare da parte il ‘controllore adolescente che è in noi’, per appassionarci ad una logica di servizio che ci fa stare accanto a chi soffre, che ci vede impegnati a far circolare tra noi risorse di coraggio e di fraternità”.

Partendo da questo brano evangelico l’Azione Cattolica Italiana della diocesi di Macerata ha incontrato a Fano mons. Ugo Ughi, già vice assistente generale dell’Associazione e delegato del Presidente della Commissione Episcopale per il Laicato presso la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (CNAL), affermando che “Gesù ci propone un tipo di servizio che consiste nel donare se stessi, la propria vita, per la crescita della comunità e delle realtà intermedie e individuali della società e della Chiesa. E’ uguale a spendersi e a impegnare le proprie energie e le proprie disponibilità a favore del prossimo: per amore, senza interessi né pretese di alcun genere”.

Mons. Ughi ha sottolineato che proprio la pandemia ha evidenziato il valore della vita: “Abbiamo avuto modo nei mesi scorsi di ammirare la grande disponibilità di tanti, fino al sacrificio della vita, per i malati e per quanti sono stati duramente colpiti dalla pandemia. Sappiamo bene che i tempi difficili e le situazioni critiche sono tutt’altro che terminate. Se poi allarghiamo lo sguardo al mondo, ci accorgiamo che i bisogni e le attese sono ‘sterminate’. Non possiamo restare chiusi nel proprio piccolo mondo”.

Inoltre ha evidenziato che Gesù ha sempre sottolineato che la Sua ‘gloria’ si compie con l’accettazione della croce, rispondendo ai discepoli di poter ‘sedere alla Sua destra’: “Si arriva alla gloria del regno di Gesù, passando per l’esperienza della croce. Perciò Gesù vuol educare il desiderio dei due fratelli, ponendo loro una domanda sulla loro disponibilità e capacità di condividere con lui calice e battesimo, cioè rifiuto, sofferenza e morte, che per Gesù sono la manifestazione suprema della sua obbedienza incondizionata al Padre e del suo amore appassionato per gli uomini.

Prospettando la ‘via della croce’ Gesù propone ai discepoli la via dell’amore, del dono di sé, dell’offerta della propria vita. Alla risposta pronta dei due (sono consapevoli di quanto affermano con tanta sicurezza?!), Gesù conferma che lui non ha altro percorso di quello che lo porterà al Calvario, via obbligatoriamente aperta anche ai discepoli”.

Quindi Gesù cambia la visione della vita: “Il servizio autentico e pieno di Gesù è quello di donare la vita per amore: chi accoglie il suo dono è riscattato, è salvo, cammina dietro a Gesù… Con questo insegnamento Gesù e i discepoli stanno per arrivare a Gerusalemme, capolinea del loro cammino.

I discepoli avranno bisogno di ‘avere occhi’ per vedere e riconoscere, non senza difficoltà, l’opera di Dio. Il vangelo di Marco offre l’esempio del cieco di Gerico che si affida a Gesù e, riacquistata la vista, ‘lo seguiva lungo la strada’: esattamente, la strada che porta a Gerusalemme, al Calvario e alla risurrezione”.

L’incontro si è concluso con l’invito a ‘guardare’ Gesù per fare come Lui: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire ma per servire. Gesù insegna ciò che fa e fa ciò che insegna. In Lui c’è questa perfetta coincidenza che a noi manca. Come dice la lettera agli Ebrei dell’apostolo Paolo, Gesù è affidabile: c’è perfetta sintonia fra la mente, il cuore e le mani.

Ecco perché la Chiesa invita a guardarLo, perché da Lui impariamo; per questo  ha fatto la nostra vita. Il servizio autentico è quello di donare la propria vita per amore: chi accoglie il Suo amore è salvo. La proposta è per tutti: se qualcuno vuol venire dietro a Me rinneghi se stesso… Gesù è con noi tutti i giorni”.

(Tratto da Aci Stampa; foto: facebook)