Qualcosa alla sanità vaticana non va. E il Papa porta la mascherina in macchina e se la toglie per incontrare la gente

Che alla sanità vaticana “qualcosa” non andasse come doveva andare, lo abbiamo detto in tempi non sospetti. Quando l’attuale Direttore della Direzione di Sanità e Igiene (DSI) del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano fu nominato Vice Direttore della stessa, avevamo già da tempo acceso i nostri riflettori su questo settore delicato, ponendo tutto sotto la nostra lente. Poi è arrivato il Sars-CoV-2 che ha introdotto il Covid-19 nella Città del Vaticano proprio dalla porta principale della sanità vaticana, tenuta incomprensibilmente aperta senza la dovuta sorveglianza sanitaria a riguardo.

Ricordiamo che il “numero uno”, il primo caso positivo accertato di Covid-19 in Città del Vaticano è stato il monsignore bergamasco. Il personale della DSI che si occupa delle visite di assunzione convocarono il monsignore in questione proveniente dalle zone rosse della Lombardia, senza svolgere i dovuti accertamenti, come già confermato dal Prof. Arcangeli nella sua prima intervista a Nicola Gori per L’Osservatore Romano “Per una sanità vaticana sempre più efficiente. A colloquio con il nuovo direttore Andrea Arcangeli” del 3 agosto 2020: “Uno è stato un paziente venuto per effettuare la visita di assunzione, è il nostro primo caso. Siamo venuti successivamente a conoscenza che era affetto da covid-19 e abbiamo messo in atto tutte le misure di profilassi per chi era venuto a contatto con lui”. Il classico “riempire il pozzo quando il vitello è ormai annegato”, secondo il proverbio fiammingo, illustrato da Pieter Bruegel il Vecchio.

La notizia del “numero uno” abbiamo dato il 6 marzo 2020 (in assenza di conferma ufficiale e in assenza di comunicazione che si trattasse di un “monsignore Bergamasco”), omettendo l’identità a noi nota [OMS prepara alla pandemia: Sars-CoV-2 non si può bloccare. Primo caso di positività in Vaticano].

Il 24 marzo 2020 siamo ritornato sul caso del “numero uno”: “Il Vice Direttore DSI Dott. Andrea Arcangeli, nell’intervista rilasciata a Massimiliano Menichetti per Vatican News dell’8 marzo 2020, comunica (e ora è d’obbligo un chiarimento in merito), che il monsignore in questione ‘dopo essere transitato in vaticano il giorno dopo si porta autonomamente presso il pronto soccorso dell’Ospedale Gemelli’. A seguito delle cure ricevute e dagli esami svolto, il monsignore risulta positivo al test del tampone per il Sars-CoV-2. Quindi per il religioso in questione non è stato posto in essere alcuna misura preventiva. Questo è un fatto da sottolineare e ci duole doverlo fare nuovamente” [Santa Sede conferma 4 casi Sars-CoV-2 in Vaticano. Predisposto “protocollo per la comunicazione tempestiva”. Finalmente. Alcuni rilievi]. Occorre dirlo: prima o poi i nodi vengono al pettine ed è inutile provare a riscrivere la storia. La verità, col suo peso, ha un passo lento… ma arriva sempre a destinazione.

Prof. Andrea Arcangeli.

Per la gestione dell’emergenza Covid-19 nello Stato della Città del Vaticano venne nominato (internamente) un Commissario straordinario, il Prof. Andrea Arcangeli, Vice Direttore della Direzione di Sanità ed Igiene, nonché medico rianimatore del reparto di rianimazione del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, il più grande ospedale di Roma. Stranamente, di questa nomina “ad hoc” non è stata data mai alcuna comunicazione ufficiale dalla Sala Stampa Santa Sede. Solo noi ne parlammo già il 30 marzo 2020, senza ricevere conferme o smentite in merito. Sinceramente, non si capisce il motivo per il quale mancava l’ufficialità di una nomina fatta appositamente per gestire l’emergenza Covid-19, tranne – come abbiamo osservato il 3 aprile 2020 [Santa Sede proroga lock down fino al 13 aprile, però la comunicazione ufficiale sui casi positivi al Sars-CoV-2 rimane opaca] – che la mancata ufficialità faceva “emergere dubbi sui rapporti non proprio idilliaci tra il Direttore DSI, il Prof. Pontecorvi e il suo Vice Prof. Arcangeli, nominato appunto Commissario straordinario per l’emergenza, pare senza il ‘placet’ del Direttore DSI”. Infatti, Papa Francesco che il 1° aprile 2019 aveva nominato Il Prof. Arcangeli Vice Direttore DSI, il 27 luglio 2020 l’ha messo al posto di Prof. Pontecorvi, con effetto il 1° agosto 2020.

Nel frattempo, la comunicazione ufficiale della sua nomina a Commissario straordinario Covid-19 continuava ad essere “non pervenuto”, fino a quando L’Osservatore Romano né ha dato notizia il 3 agosto, con il Prof. Arcangeli che ha confermato quanto – ripetiamo – mai ufficialmente comunicato dalla comunicazione istituzionale della Santa Sede: “Le autorità del Vaticano, in particolare la Segreteria di Stato, all’inizio della pandemia mi hanno nominato commissario speciale. In prima persona, quindi, con la collaborazione di tutta la Direzione, mi sono occupato della gestione dell’emergenza”.

Ora sicuramente si può dire ufficialmente – nonostante la mancata conferma da parte della Sala Stampa della Santa Sede – che lo Stato della Città del Vaticano ha confermato, attraverso il suo Direttore della DSI, per sua stessa ammissione, che a suo tempo fu nominato un Commissario straordinario per affrontare la pandemia Covid-19, ritenuta dall’OMS pericolosa per l’intera umanità e quindi considerata pericolosa anche nella Città del Vaticano e alla Santa Sede.

La Domus Sancta Martha vista dalla Cupola della Basilica di San Pietro.

Ma se da un lato gli organi competenti dello Stato della Città del Vaticano affrontavano l’emergenza sanitaria attraverso le proprie strutture sanitarie, nominando un Commissario straordinario, alla Domus Sanctae Marthae l’emergenza sanitaria non veniva affrontata nella stessa maniera. E come abbiamo spesso avuto modo di constatare, soprattutto Papa Francesco non adottava alcuna misura di prevenzione, evitando di indossare la mascherina e continuando a stringere mani negli incontri [Ricordiamo solo uno dei nostri articoli sull’argomento, di cui ci siamo occupati più volte nel tempo: La Città del Vaticano come un porto di mare #ilviruseugualepertutti #ilvirusnonperdona #soloinsiemecelofaremo – 18 marzo 2020].

Nella sua seconda Udienza Generale nel Cortile di San Damaso, Papa Francesco arriva con la mascherina… e poi la toglie per incontrare la gente

“Ancora una volta assembramento, anche se con mascherina, nel cortile di San Damaso. Il Papa la mascherina la porta quando è da solo in auto e poi la toglie a contatto coni fedeli. Le guardie svizzere sono invece sempre con la mascherina, e la loro immagine farà storia” (Angela Ambrogetti – Una settimana con Papa Francesco, 10 settembre 2020).

L’estate dei positivi a zonzo sta finendo, ma l’emergenza Covid-19 no, e in un mondo dove anche il Presidente Trump finalmente ha ammesso la pericolosità di questa pandemia, il pontefice ha ripreso svolgere le Udienze Generali del mercoledì in un modo e in luogo inedito, presso il Cortile di San Damaso presso il Palazzo apostolico all’interno dello SCV. Il Papa regnante arriva con la nota “utilitaria pontificia”, indossando finalmente la mascherina, l’ultimo leader mondiale che ancora non aveva fatto ancora la photo opportunity con la mascherina. Lo sappiamo grazie allo scatto della fotoreporter vaticanista Alessia Giuliani di Catholic Press Photo, figlia d’arte dell’amico Giancarlo Giuliani, che ringraziamo per questo inedito documento fotografico, divulgato dalla stessa attraverso i socialnetwork. E il Santo Padre ha anche igienizzato le mani con il gel, con l’aiuto dell’Aiutante di camera.

Papa Francesco arriva in macchina al Cortile di San Damaso indossando correttamente la mascherina… (Foto di Alessia Giuliani/CPP).

Quindi, grazie alla Giuliani abbiamo visto Papa Francesco con la mascherina e abbiamo tirato, in un primo momento, subito un sospiro di sollievo, per poi ricrederci quando abbiamo visto che la mascherina l’ha tolta proprio in prossimità dei fedeli. E soprattutto quando abbiamo saputo, che per ordine superiore i dipendenti vaticani in servizio presso l’Udienza Generale nel Cortile di San Damaso, alla presenza del Santo Padre la mascherina non la devono assolutamente indossare. Chiedere alle maestranze per ricevere conferma.

… e poi, inspiegabilmente toglie la mascherina per incontrare la gente (Foto ANSA).
Papa Francesco si rimette la mascherina andando via in macchina, ripreso dall’operatore di TV2000, Andrea Tramontano, trasmesse nel servizio del TG2000 delle ore 12.00.
Papa Francesco si rimette la mascherina andando via in macchina (Foto di Pietre Vive).

Ed è inutile che Francesco Anfossi fa, con un trafiletto “Anche il Papa con la mascherina”, su Famiglia Cristiana online del 9 settembre 2020, annotando che “il successore di Pietro lo ha fatto con la sua consueta, disarmante semplicità”, con un copia-incolla del take dell’ANSA, ripetendo il consueto giro di parole papaline: “Nei lunghi saluti ai fedeli alle transenne si è sempre tenuto a distanza anche se ha preso personalmente lettere e doni che gli venivano dati dai fedeli. Ha anche preso uno zucchetto porto da un uomo, lo ha messo sulla testa e lo ha restituito. Ha poi benedetto immagini e oggetti, ma senza stringere le mani. Ha perfino fatto cenno a qualcuno che si avvicinava troppo che non era possibile. All’inizio dell’udienza, prima della catechesi, ha poi invitato i fedeli a distanziarsi per evitare i contagi: ‘Non ammucchiatevi, per ognuno c’è la sua sedia per evitare i contagi’. Lo scatto di Francesco con la mascherina – ripreso mentre scende dalla macchina giunto in San Damaso, proveniente da Santa Marta –  risponde così indirettamente a qualche giornale che la scorsa settimana aveva osservato che il Pontefice non adotta misure di protezione pur essendo a contatto con la folla”.

(ANSA) – CITTA DEL VATICANO, 09 SET – Il Papa ha tenuto oggi la sua seconda udienza generale con la presenza di fedeli dopo i mesi di lockdown con la catechesi che era trasmessa solo in streaming. È arrivato al Cortile San Damaso in auto indossando una mascherina bianca che ha però tolto prima di scendere. Ha poi igienizzato le mani con il gel grazie all’aiuto del suo assistente. Nei lunghi saluti ai fedeli alle transenne si è sempre tenuto a distanza anche se ha preso personalmente lettere e doni che gli venivano dati dai fedeli. Ha anche preso uno zucchetto porto da un fedele, lo ha messo sulla testa e lo ha restituito. Ha benedetto immagini e oggetti senza stringere le mani. Ha fatto anche cenno a qualcuno che si avvicinava troppo che non era possibile. All’inizio dell’udienza, prima della catechesi, ha poi invitato i fedeli a distanziarsi per evitare i contagi: “Non ammucchiatevi, per ognuno c’è la sua sedia per evitare i contagi”. (ANSA).

Quindi, continuiamo ad evidenziare la grande contraddizione di queste misure restrittive di protezione individuale, che per il Papa regnante in un momento sono buone e il momento dopo no. Anche se l’estate sta finendo, si avvisano i naviganti che al Sars-CoV-2 i due pesi e le due misure – spesso usate in Vaticano e dai professionisti della narrazione, nascondendo e addirittura falsificando la realtà contro ogni evidenza – non interessano. Il Coronavirus cinese di Wuhan colpisce chiunque abbassa la guardia e soprattutto colpisce chi si sente inspiegabilmente immune. Meglio non provare per credere. Comunque – ripetiamo – prima o poi i nodi verranno al pettine e #ilvirusaspetta

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