Card. Zuppi: L’Aquila è città fiera verso futuro

“L’Aquila è un luogo per me familiare. Anzi, è all’origine della mia famiglia, perché i miei genitori si sposarono proprio qui, l’anno dopo la fine della guerra e promisero di amarsi davanti al Vescovo dell’Aquila di allora, il card. Confalonieri, che poi ci accompagnò per tutta la vita con il tratto che ricordate, austero e dolce, cortese ed essenziale, amabile e fermo come chi cerca solo il Regnum tuum e non i suoi onori. Guardava negli occhi tutti, ma per Cristo non guardava in faccia nessuno! Egli difese la città degli uomini in anni di una violenza terribile. Sentiva ogni persona come affidata alla Chiesa”: così nell’omelia di apertura della Porta Santa della Perdonanza celestiniana a L’Aquila ha ricordato il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna.

Nell’omelia l’arcivescovo di Bologna ha sottolineato la necessità del perdono: “Tutti abbiamo bisogno di perdono, di pace, di misericordia, della novità (sempre sorprendentemente più grande del nostro cuore) che è Gesù… Chi entra qui trova Gesù che ci aiuta a vivere perché ci ama e ci insegna a scegliere quello che non finisce, quello che ci serve per davvero. Ma da qui si esce per amare il prossimo! Il cristiano non esce ma entra nella storia, la ama e in questa cerca di vivere l’amore che Dio gli fa conoscere”.

Ed ha fatto un ritratto di san Celestino: “San Celestino era un uomo austero, senza compromessi, che indicò il cambiamento alla Chiesa e al mondo, in un tempo difficile, proponendo il solo Vangelo, l’umiltà, la preghiera, il docile servizio agli altri. Sì, così si riforma la Chiesa e si cambia il mondo. Ci ha donato la perdonanza per liberare il nostro cuore dal male che lo rende lupo degli altri uomini e di noi stessi e aiutandoci a sentire il paradiso del perdono”.

Il card. Zuppi ha spiegato l’importanza del perdono: “Questo anno si presenta particolare sia per le presenze necessariamente limitate sia perché siamo confrontati tutti con il male e capiamo con maggiore chiarezza l’importanza del perdono.

Il male è sempre una pandemia: colpisce tutti e ognuno, si trasmette, ci rende contagiosi, ci fa credere di non stare sulla stessa barca e ci illude che pensando a noi stessi troviamo sicurezza dalla paura. La misericordia spezza questa catena, è il vaccino che ci affranca dal male e dalle sue conseguenze, che durano tanto a lungo. Chiediamo perdono per perdonare e disintossicare il nostro mondo, che non sa perdonare, dall’odio e dalla divisione”.

Ed ha citato quell’immagine del papa ‘solitario’ in piazza San Pietro: “Il peccato è sempre la rottura della fraternità, il banale pensare a sé, l’egoismo ‘sdrucciolo’ e quello che diventa sistema di vita e di interessi personali e di gruppo. Non possiamo vivere isolati e il perdono ci aiuta a ricostruire la relazione per scoprire il nostro prossimo e che noi siamo prossimi di qualcuno!

Il perdono ci restituisce a noi stessi perché ci ridona quello per cui siamo stati creati: amare. Sempre papa Francesco ci ricordava come siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto, diventando avidi di guadagno tanto che ‘ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta’…

Il perdono ci rende nuovi per guardare al futuro con speranza e ci dona la passione e la leggerezza per metterci a farlo. Se vogliamo vivere dobbiamo cambiare, ad iniziare da ognuno di noi. Se cambio io, cambia il mondo! Non rimandiamo, non aspettiamo siano gli altri: inizio io! E un uomo solo, quanto è vero, può compiere le cose grandi degli umili, cioè degli uomini veri.

Non c’è tempo da perdere e perderlo è davvero un peccato, come tutto ciò che divide, non ama e sciupa le opportunità e l’amore stesso, rendendolo mediocre o senza sapore. Ne sapete qualcosa voi colpiti da quel terribile terremoto, le cui ferite ci portiamo nel cuore, monito a non arrendersi per non essere mai complici del male! E L’Aquila non si arrende, non si è arresa e guarda con fierezza al futuro! Che sia sempre aiutata a costruirlo!”

Ed ha concluso l’omelia richiamando tutti alla responsabilità: “Il perdono è per perdonare. E’ amore che ci fa amare. Se vogliamo guarire questo mondo dobbiamo modificare i nostri stili, difendere la vita sempre e con tutto noi stessi, dal suo inizio alla fine, per tutti e sempre!

Molti si chiedono dopo la pandemia: saremo diversi o torneremo quelli di prima? Dipende da noi.  E’ la nostra scelta e responsabilità. Non perdiamo una sfida così importante per cambiare noi e rendere migliore il mondo, pensando soprattutto a chi viene dopo”.

Mentre l’arcivescovo della città, card. Giuseppe Petrocchi, ha sottolineato il valore sociale del perdono, riprendendo il pensiero di papa Francesco: “La Perdonanza ha valenza non solo ecclesiale, ma anche sociale. Questa prospettiva spalanca orizzonti di grande attualità sull’ ‘anima celestiniana’ di questa celebrazione. Il perdono è una strategia intelligente ed efficace, anche sul piano umano. Un antidoto potente alla patologia del conflitto che, come si sa, è contagiosa ed epidemica”.

Inoltre il card. Petrocchi ha detto che il perdono è un’attività non semplice: “Va sottolineato che perdonare è un atto ‘complesso’: richiede l’intervento ‘coordinato’ di molte virtù, tra cui la fortezza, la prudenza e la mitezza. Il Perdono non va scambiato con stili rinunciatari o con valutazioni distorte: perdonare non vuol dire far finta di niente, come se la cosa non fosse mai accaduta; né pretende di cancellare il passato dalla memoria.

Perdonare presuppone il non restare imbrigliati nel rancore, per mantenere aperta o ripristinare la via dell’ascolto, della benevolenza, della speranza. Chi perdona prende ‘sul’ serio ciò che è accaduto, ma lo supera. Non si lascia sopraffare dal male, ma vince il male con il bene”.

(Foto: Diocesi de L’Aquila)