584 licenziamenti a Fabriano: il vescovo interviene a favore degli operai

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Giorni preoccupanti a Fabriano per il licenziamento collettivo dei 584 lavoratori della Indelfab di Fabriano, ex Merloni, ex JP Industries, perché Giovanni Porcarelli ha deciso di mettere l’azienda in liquidazione lo scorso luglio ed allo scadere della cassa integrazione Covid il 6 settembre, il futuro dei tre stabilimenti (due a Fabriano fra Santa Maria e Maragone) ed uno a Gaifana di Gualdo Tadino sembra segnati.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Alessia Morani, lo ha ribadito, al termine dell’incontro che si è svolto a Fabriano, alla presenza dei sindaci delle tre città coinvolte. Le sigle (Fim, Fiom e Uilm) hanno confermato: “Non esiste alcuna disponibilità ad accordi su procedura di mobilità, è indispensabile il ritiro della procedura e una piena garanzia della continuità di sostegno al reddito per la tenuta sociale dei territori. Dobbiamo evitare una nuova ecatombe occupazionale”.

La JP Industries era stata messa in liquidazione il 3 luglio, dopo averle fatto cambiare nome. I lavoratori sono coperti fino al 6 settembre prossimo, quando scadrà il periodo della cassa integrazione per Covid. Al fianco dei dipendenti in mobilità si è schierato il vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica ed arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara:

“Non fatico a mettermi nei panni di un operaio che dopo decenni di competenze e responsabile impegno lavorativo trova chiusi i cancelli della sua azienda. Frustrazione, senso di impotenza e alienazione albergano nell’animo di chi vede minacciato il suo status e la propria vocazione lavorativa. Evangelicamente a repentaglio non è solo il corpo, ma anche lo spirito. Non manca solo il pane ma anche la consapevolezza di una presenza nel mondo”.

Nella lettera mons. Massara ha sottolineato che il licenziamento mina la vita comunitaria: “Il contenuto valoriale dell’occupazione attiene direttamente a quella dignità umana che la dottrina sociale mette a fondamento della vita comunitaria. Gesù impara nella bottega del falegname san Giuseppe la sacralità del lavoro.

Nel vostro pastore troverete sempre un compagno di strada e la mia porta è sempre spalancata. Il vostro dolore è il mio dolore e, come sono impegnato a fare per altre emergenze sociali, sono pronto a essere portatore a qualunque livello di legittime e sacrosante richieste di dialogo”.

Quindi mons. Massara si appella alle parti in causa per non abbandonare le famiglie: “Il mio accorato appello a tutte le istituzioni e a ciascuna responsabilità pubblica e privata è quello di non abbandonare in una logorante incertezza le tante famiglie che aspettano una sistemazione definitiva ai loro problemi. Ogni concreta mediazione, utile a sbloccare lo stallo, deve essere tentata.

Sono vicino ai lavoratori della JP e sollecito paternamente e con fervida partecipazione chiunque abbia titolo ad esercitare una responsabilità a dare una risposta stabile ai lavoratori che da anni sopportano una condizione di precarietà e impossibilità a progettare il futuro. Fabriano si rialza se i suoi figli tornano ad esercitare l’operosa identità che ha scritto gloriose pagine di storia”.

E conclude l’appello richiamandosi al ruolo del vescovo nella città del Medioevo: “Nel vuoto di rappresentanza che funestava il medioevo, il vescovo è stato ‘defensor civitatis’. Nessuna strada che sarà possibile intraprendere, mi resterà estranea. Non si pensi di confinare nel silenzio l’insopportabile ingiustizia del povero. San Vincenzo de Paoli ci insegna che la giustizia è la prima forma di carità e il Servo di Dio don Oreste Benzi ripeteva sempre: Non si dia per carità ciò che spetta per giustizia”.

(Foto: Centropagina)

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