La narrazione della “cultura dell’annullamento” che non tollera alcuna opposizione e sopprime chi osa dissentire con brutale efficienza

Oggi condivido un contributo dell’amico e collega Marco Tosatti dal suo blog Stilum Curiae. Si tratta di un argomento di cui ci siamo occupati già molte volte. Il tema è della massima importanza per il “mestiere”, che ambedue facciamo da una vita, come “comunicatori”. Ma soprattutto per i nostri lettori. #RestiamoLiberi.

Concordo pienamente con quanto scritto di Tosatti: “Questo mestiere ha un senso, e un futuro se si agisce come cani da guardia nei confronti delle Istituzioni e del Potere; non come cani da pastore al loro servizio”. Riporta il caso dell’opinionista del New York Times, la scrittrice Bari Weiss, che nella sua lettera di dimissione all’editore del Times, A.G. Sulzberger, denuncia la prepotenza e il bullismo dei suoi colleghi: «L’aspetto più terrificante della sua lettera è la scoperta di una nuova “ortodossia” che indica un’altra narrazione che non tollera alcuna opposizione e sopprime gli altri con brutale efficienza. Si esercita con “estrema selettività”, favorendo tutti coloro che promuovono temi e cause progressiste, ecologiche e LGBTQ+. Nessuno osa opporsi. Dice che i redattori vivono nel timore di offendere questa ortodossia. Gli scrittori sono attenti a non rovinarsi la carriera».

Muore la stampa. La uccide il politically correct. Il caso Weiss
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 14 agosto 2020

Qualche giorno fa mi sono capitati sotto gli occhi i dati sconfortanti relativi ai giornali italiani, di cui solo due, Il Giornale e Il Fatto registrano qualche positività; l’uno nella carta stampata, l’altro nel digitale. Ma in complesso la situazione appare disastrosa. In particolare per quelli che sono da sempre giornali “equilibrati”; cioè in teoria sensibili a tutte le opinioni. Ma ormai non è più così. Chiacchierando con un amico, un giovane avvocato che lavora in un’azienda internazionale, mi diceva: un giornale mi interessa se riporta opinioni diverse. Se no, si tratta di propaganda, e non mi interessa più. Il che è quanto sta avvenendo da tempo nei maggiori giornali italiani. Una volta potevi trovare opinioni anche fortemente contrastanti, nelle loro pagine; adesso… E potrei aggiungere che questo mestiere ha un senso, e un futuro se si agisce come cani da guardia nei confronti delle Istituzioni e del Potere; non come cani da pastore al loro servizio. Basta vedere quello che appare oggi in tema di Coronavirus per rendersi conto di questo.

Credo che sia la morte – almeno temporanea – di questo mestiere. Ma a questo proposito voglio offrirvi un articolo pubblicato su LifeSiteNews, che racconta la storia di Bari Weiss, una opinionista assunta perché non “in linea” con le posizioni predominanti del quotidiano progressiste anti-Trump. Buona lettura.


“How the bullying of NYT editor Bari Weiss points to a coming tyranny. Such tyranny is predictable. Here’s how” by John Horvat II – LifeSiteNews.com, 20 July 2020

Il bullismo su Bari Weiss
John Horvat II

Il bullismo sull’opinionista del New York Times Bari Weiss ha segnato una pietra miliare nella rottura dell’ordine liberale che ha a lungo regnato in America e in Occidente. La scrittrice ha recentemente sorpreso il mondo con la sua urticante lettera di dimissioni pubblicata sul suo sito web.

L’astuta scrittrice ha visto la scritta sul muro della facciata ormai fatiscente. L’errore non cerca più rifugio dietro la facciata, ma prende il comando. Una mafia rivoluzionaria ha creato una “cultura dell’annullamento” che elimina coloro che osano dissentire. Dimettersi è stato per lei il modo migliore per evitare la ghigliottina e tenersi la testa.

Ironia della sorte, la sezione Opinioni del Times ha assunto la signora Weiss come redattrice tre anni fa per sostenere il consenso liberale e sostenere la facciata barcollante. Il suo compito era quello di far sentire tutte le opinioni, anche le più contraddittorie, dietro la facciata tollerante della pagina Opinioni del Times.

Dopo non essere riuscito ad anticipare l’elezione del presidente Donald Trump nel 2016, il Times ha cercato di correggere i suoi errori di giudizio facilitando le opinioni dei centristi, dei conservatori e di altri che raramente compaiono sulla pagina editoriale del Times. La sua assunzione doveva essere il giornalismo liberale al suo meglio. Avrebbe facilitato il libero scambio di idee.

Tali speranze ottimistiche si sono rivelate presto infondate. Introducendo scrittori moderati, il direttore centrista si trovò ad affrontare l’ira non di un pubblico di lettori infuriati, ma di colleghi e collaboratori che si opposero ai suoi sforzi. La sua promozione di opinioni diverse al di fuori del racconto progressista ufficiale non poteva essere tollerata.

Nella sua lettera all’editore del Times, A.G. Sulzberger, Bari Weiss denuncia il bullismo dei suoi colleghi. Poiché ha tentato di interporre un certo grado di obiettività nella pagina editoriale, essi l’hanno falsamente accusata di essere razzista e persino di essere nazista, nonostante fosse ebrea.

Scrive: “Il mio lavoro e il mio personaggio sono apertamente umiliati sui canali Slack dell’azienda, dove i redattori delle testate giornalistiche hanno un ruolo importante. Lì, alcuni colleghi insistono sul fatto che devo essere sradicata se si vuole che questa azienda sia veramente “inclusiva”, mentre altri postano degli “emojis” accanto al mio nome”.

La lettera sostiene che la direzione del Times non ha fatto nulla contro quei dipendenti che l’hanno pubblicamente diffamata “come bugiarda e bigotta su Twitter senza il timore che molestarmi possa essere affrontato con azioni appropriate”.

La signora Weiss si attiene ancora al racconto liberale di una facciata senza verità assoluta. È delusa dal fatto che un discorso civile ed educato non sia più possibile nella pagina delle Opinioni. Forse spera che l’ordine liberale si possa ancora trovare al di fuori del New York Times.

Tuttavia, l’aspetto più terrificante della sua lettera è la scoperta di una nuova “ortodossia” che indica un’altra narrazione che non tollera alcuna opposizione e sopprime gli altri con brutale efficienza. Si esercita con “estrema selettività”, favorendo tutti coloro che promuovono temi e cause progressiste, ecologiche e LGBTQ+. Nessuno osa opporsi.

Dice che i redattori vivono nel timore di offendere questa ortodossia. Gli scrittori sono attenti a non rovinarsi la carriera. Il Times è talmente sicuro di accettare gli op-ed, che Twitter è diventato il “direttore definitivo”. Fa notare che “l’autocensura è la norma”.

La signora Weiss sostiene che “se l’ideologia di una persona è in linea con la nuova ortodossia, essa e il suo lavoro non vengono messi in esame”. Tutti gli altri vivono nella paura della cupola digitale”.

La cosa più spaventosa di questa nuova ortodossia è che non si applica solo al New York Times e ai media in generale. Questa nuova Gestapo sta travolgendo l’America in tutti i campi. Non si preoccupa più dei diritti e del discorso pubblico. Abbatte brutalmente la facciata che ha schermatogli errori che ora proclama e li impone al pubblico. Nessuna statua offensiva deve essere lasciata in piedi. Tutti devono inchinarsi e sottomettersi alle sue richieste.

Eppure nessuno mette in discussione questa ortodossia. Nessuno cerca di trovare con quale autorità illegittima pretende di esercitare il suo potere.

Tuttavia, tale tirannia è prevedibile. Si trova nella negazione del liberalismo della verità assoluta e della corrispondente autorità divina. All’interno di un tale sistema, come ha osservato Leone XIII, ogni uomo determina la propria verità e diventa la propria autorità. L’esito finale è un regime di illimitata licenza delle passioni sfrenate.

La prepotenza su Bari Weiss segna una nuova fase del paradigma liberale con cui getta la sua vecchia maschera di tolleranza e rivela il suo volto giacobino radicale.

Con il pretesto della libertà e della diversità, tutto deve essere permesso. Ogni autorità avversaria deve essere rovesciata. Le vecchie moralità, le strutture, le strutture, le credenze religiose e i sistemi giuridici che frenano le passioni sono ora ostacoli al libero esercizio delle idee liberali. La nuova ortodossia consiste nel distruggere anche le più piccole e moderate manifestazioni di queste strutture di contenimento.

Questo cambiamento non rappresenta una riforma del sistema, ma una rivoluzione contro l’ordine cristiano. Quanto prima l’opinione pubblica si renderà conto che le vecchie regole non sono più valide, tanto più facile sarà radunarsi intorno alla verità assoluta e all’autorità divina di Dio, incontrando la tirannia che verrà con una controrivoluzione.


Ecco. Nella sua lettera di dimissioni Bari Weiss scrive anche, parlando della sua assunzione:

“La ragione di questo sforzo è stata chiara: non aver anticipato l’esito delle elezioni del 2016, significava che il giornale non aveva una solida conoscenza del paese che copre. Dean Baquet e altri lo hanno ammesso in diverse occasioni. La priorità nell’Opinion è stata quella di contribuire a rimediare a questa grave carenza.
Ma le lezioni che avrebbero dovuto seguire le elezioni – le lezioni sull’importanza di comprendere gli altri americani, la necessità di resistere al tribalismo e la centralità del libero scambio di idee per una società democratica – non sono state imparate. Invece è emerso un nuovo consenso sulla stampa, ma forse soprattutto su questo giornale: che la verità non è un processo di scoperta collettiva, ma un’ortodossia già nota a pochi illuminati il cui compito è quello di informare tutti gli altri”.

È un messaggio che dovrebbe essere letto e meditato dai responsabili dei grandi quotidiani, se desiderano che loro nave non affondi. A dispetto degli ordini di marcia ricevuti in busta chiusa…

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