Attivisti LGBTQ+ polacchi profanano statue di Cristo e San Giovanni Paolo II. I principi non negoziabili dell’unità spirituale dell’Europa cristiana

Collettivi d’azione LGBTQ+ polacchi hanno preso di mira la statua di San Giovanni Paolo II presso la chiesa di Ognissanti in piazza Grzybowski a Varsavia, avvolgendola con una bandiera arcobaleno. L’azione dimostrativa del collettivo d’azione LGBTQ+ è stata resa nota tramite la pubblicazione di un filmato su Twitter. Nel video si vedono alcune persone che collocano una bandiera arcobaleno del movimento LGBTQ+ sulla statua del papa santo.

Alla cronaca delle azioni sovversivi LGBTQ+ in Polonia, seguono alcuni stralci da un articolo di Lorenzo Prezzi pubblicato oggi, 13 agosto 2020 su Settimana News: Europa: oltre i “principi non negoziabili”.

La comunità LGBTQ+ in Polonia sta ora dissacrando le statue di Papa Giovanni Paolo II, scrive Catholic Arena su Twitter. Il video.

Questo è vile. Sono persone malate che devono abbattere i successi degli altri, perché non hanno la capacità di crearne loro stessi. Le loro vite vuote li divorano e cercano di portare lo stesso vuoto in tutti gli altri intorno a loro. Dissacrano la memoria di uno degli uomini chiave, che ha contribuito in modo decisivo a provocare il crollo dell’Unione Sovietica e riportare la Polonia alla sua orgogliosa sovranità. Comunque, depositare una bandiera arcobaleno LGBTQ+ su una statua di San Giovanni Paolo II non cambia il fatto che ha difeso la famiglia tradizionale. Se non altro, sta pregando fervidamente dal Cielo per la loro conversione.

In Polonia i collettivi d’azione LGBTQ+ hanno dichiarato guerra a governo, a famiglia e a cristianità, con profanazioni, vandalismi e aggressioni fisiche contro il clero e le forze dell’ordine. Anche un osservatore non particolarmente attento agli eventi in Polonia riconoscerà facilmente quei volti che sono coinvolti quasi “professionalmente” in tutte quelle acrobazie sui monumenti LGBTQ + in Polonia, creando attivamente, con delle provocazioni, occasioni per presentarsi come vittima di una immaginaria “oppressione cattolica”. Questi atti di violenza anti-cattolica sono stati stimolati dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic, che recentemente ha chiesto che gli estremisti anti-cattolici siano esentati dalla punizione per loro azioni illegali e violenti. L’8 agosto ha chiesto l’immediato rilascio di Margot di Stop Bzdurom, detenuta il 7 agosto per aver danneggiato il camion di proprietà dell’Associazione anti-aborto “Pro-Prawo do Życia” (Pro-Diritto alla Vita) e aver messo bandiere arcobaleno su monumenti e statue a Varsavia.

Il 25enne transsessuale polacco Malgorzata Szutowicz, che si fa chiamare Margot, attivista LGBTQ+ del collettivo Stop Bzdurom [“Stop Stronzate”: “Siamo un collettivo radicale, femminista e queer. Lavoriamo per LGBTQ + – istruiti, coraggiosi e soprattutto con un potere causitivo. Con sede in Polonia], è stato arrestato il 7 agosto accusato anche di aver recato “danni a un camion che mostrava testi anti-LGBT e per aver spinto il suo proprietario”. Secondo i collettivi d’azione LGBTQ+ il camion – che chiamano “Camion dell’odio” – è “utilizzato dagli ultraconservatori per diffondere messaggi anti-LGBT, che sono tacciati di essere i portatori della pedofilia nella società polacca”. La magistratura polacca ha disposto la custodia cautelare di due mesi nei suoi confronti.

Successivamente, la polizia di Varsavia ha pubblicato un video nel quale ha replicato a quelle che qualifica come “accuse disoneste”, ripetute anche in Italia dai movimenti LGBTQ+ e ripreso da alcuni giornali e siti internet.

L’attivista LGBTQ+ Aneta Wielgosz ha confermato il reato di sabotaggio del camion lo scorso 28 giugno: «Dovete sapere che a Varsavia ogni tanto passa una macchina con degli altoparlanti. Margot, insieme ad altre persone, ha fermato e danneggiato la suddetta macchina in modo tale che almeno per un paio di giorni non ha potuto più romperci a Varsavia»

Nella notte tra martedì 28 luglio e mercoledì 29 luglio erano apparse bandiere arcobaleno su alcuni dei monumenti più importanti della capitale polacca, tra cui la statua di Copernico, la Sirene di Varsavia e la statua di Cristo che porta la Croce davanti alla basilica della Santa Croce su Ulica Krakowskie Przedmieście.

Collettivi d’azione come Gang Samzamet, Stop Bzdurom e Poetka, hanno posto sui monumenti un manifesto in cui si afferma che l’obiettivo dell’azione era combattere l’omofobia. «Non chiederemo pietà, non chiederemo rispetto e comprensione – si legge – Siamo una voce troppo piccola per essere ascoltata, troppo piccola per dire qualcosa. Silenziati dai nostri stessi genitori. Stanchi di combattere con il mondo ogni giorno. Abbiamo imparato ad essere educati e il gioco imposto della normalità. È la nostra manifestazione della nostra differenza questo arcobaleno. Finché la bandiera scandalizzerà qualcuno e sarà “inappropriata”, promettiamo solennemente di provocare. Questa città è anche nostra. Fott***vi ignoranti».

Mentre la polizia polacca ha dato il via a procedimenti contro gli autori di questi atti per offesa al sentimento religioso, per il Primo ministro polacco Andrzej Duda l’azione degli attivisti è del tutto associabile alla “barbarie di Hitler”. La notifica alla procura è stata avviata dal Vice ministro della giustizia Sebastian Kaleta, il quale ha fatto presente che un gruppo di militanti LGBTQ+ ha profanato numerosi monumenti e che l’ambiente LGBTQ+ rappresenta una ideologia che mira ai valori patriottici e cristiani.

Il PiS-Prawo i Sprawiedliwosc (Diritto e Giustizia), il partito al governo in Polonia e la locale gerarchia cattolica romana si oppongono alla «ideologia LGBT» o «ideologia del gender», indicata come la minaccia alla stabilità del modello tradizionale di famiglia e causa di «sessualizzazione» dei bambini.

“La peste rossa non serpeggia più sulla nostra terra ma ne è emersa una nuova, neo-marxista, che vuole impadronirsi di anime, cuori e menti. Una peste che non è rossa ma arcobaleno» (Mons. Marek Jędraszewski, Arcivescovo Metropolita di Cracovia e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Polacca – Omelia in occasione del 75̊ anniversario della rivolta di Varsavia, 1° agosto 2020).

“Gli LGBT non sono persone, bensì ideologia peggiore del comunismo” (Andrzej Duda, Presidente della Polonia).

Il leader del PiS Jarosław Aleksander Kaczyński ha difenito i gay pride (di Byałistok il 20 luglio e di Płock il 10 agosto) espressione della «vera minaccia per la nostra identità, per la nostra nazione».

Secondo un sondaggio, pubblicato il 1° agosto 2020 dal Centrum Badanja Opinii Społecznej (CBOS), la percentuale di polacchi che critica la Chiesa Cattolica Romana è salita al 39%, mentre la percentuale di coloro che la valutano favorevolmente è scesa al 53%.

L’indagine “Stosunek Polaków do związków homoseksualnych” (Atteggiamento dei polacchi nei confronti delle relazioni omosessuali), condotta in aprile 2020, ha mostrato come il 54% dei polacchi pensi che l’omosessualità debba essere tollerata, pur considerandola una deviazione dalla norma. Meno di 25% la ritiene totalmente inaccettabile, mentre il 60% è contrario al riconoscimento legale della partnership tra persone dello stesso sesso.

Europa: oltre i “principi non negoziabili”
di Lorenzo Prezzi
Settimana News, 13 agosto 2020

Un’Europa dei valori più che delle istituzioni, un’unità dei popoli più che la condivisione delle formali distinzioni dei poteri della democrazia: questa sembra essere la visione del futuro europeo nuovamente espressa dall’episcopato polacco dopo le recenti elezioni presidenziali [Con lo spoglio arrivato al 99,7% Duda è stato rieletto Presidente della Polonia per un secondo mandato – 13 luglio 2020].
Intervenendo al quarto congresso internazionale del movimento Europa-Christi – Mundus Christi (Wigry, 17 luglio 2020), il presidente della Conferenza episcopale, mons. Stanislaw Gadecki, vescovo di Poznan, ha ripreso l’immagine del «muro invisibile» o del «muro spirituale» espressa a suo tempo da Giovanni Paolo II. «Dobbiamo costruire un’Europa che non riguardi solo l’economia, ma si riferisca ai valori inalienabili della priorità della persona umana; un’Europa che riconosce con coraggio il proprio passato e guarda con fiducia al futuro per vivere pienamente il presente. È il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e introversa per costruire un’Unione ricca di conoscenza, arte, musica, valori umanistici e valori della fede». (…)
Le citazioni dirette nel discorso di mons. Gadecki sono quelle di papa Giovanni Paolo II in due momenti distinti. Il primo, espressamente positivo, è quello dell’omelia a Gniezno (1979) nel primo viaggio in Polonia: «Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo papa polacco, papa slavo, proprio ora manifesti l’unità spirituale dell’Europa cristiana? Sappiamo che questa unità cristiana dell’Europa è composta da due grandi tradizioni: dell’Occidente e dell’Oriente». Il respiro del continente con i due polmoni chiede ai cristiani dell’Est che «nell’epoca della ricerca della nuova unità dei cristiani, nell’epoca del nuovo ecumenismo, con noi cooperino a questa grande opera nella quale è presente lo Spirito Santo».
Dopo il crollo del muro, l’unificazione tedesca e il rifiuto dei governi di inserire nel Trattato costituzionale il richiamo alle radici cristiane del continente, il giudizio del papa diventa critico. Nell’omelia a Gniezno il 3 giugno 1997 afferma: «Non sarà che dopo la caduta di un muro, quello visibile, se ne sia scoperto un altro, quello invisibile, che continua a dividere il nostro continente – il muro che passa attraverso il cuore degli uomini? È un muro fatto di paura e di aggressività, di mancanza di comprensione per gli uomini di diversa origine, di diverso colore della pelle, di diverse convinzioni religiose; è il muro dell’egoismo politico ed economico, dell’affievolimento della sensibilità riguardo al valore della vita umana e alla dignità di ogni uomo. Perfino gli indubbi successi dell’ultimo periodo nel campo economico, politico e sociale non nascondono l’esistenza di tale muro. La sua ombra si estende su tutta l’Europa. Il traguardo di un’autentica unità del continente europeo è ancora lontano. Non ci sarà l’unità dell’Europa fino a quando essa non si fonderà nell’unità dello spirito». «Le fondamenta dell’identità dell’Europa sono costruite sul cristianesimo. E l’attuale mancanza della sua unità spirituale scaturisce principalmente dalla crisi di questa autocoscienza cristiana».
Ascoltare i sovranisti
Lo spazio critico per l’assenza di attenzione ai temi spirituali e morali, entro il quadro dei cosiddetti principi “non negoziabili”, è stato più volte espresso dall’episcopato polacco e da quello dei paesi dell’Est, e interpretato, più o meno correttamente, come parte del movimento politico-sociale del sovranismo.
Come ha fatto notare mons. Celestrino Migliore, attuale nunzio a Parigi dopo un’esperienza polacca e russa, c’è nell’Europa una «policrisi» (economica, migratoria, legata alla Brexit, al confronto con i paesi di Visegrad e ora per le conseguenze del Covid-19), «ma c’è anche una crisi di valori liberali su cui l’Unione si è costruita e porta avanti con assolutezza. C’è una crisi non solo istituzionale ed economica, ma anche una competizione di idee e impostazioni che crea una nuova linea di divisione, un nuovo sipario, che rischia di riecheggiare in qualche maniera l’antica cortina di ferro» (cf. Le ragioni dei sovranisti dell’Est).
Volere imporre indirizzi legislativi liberali in ordine all’aborto, alle convivenze etero e omosessuali, alle pratiche eutanasiche «fa perdere ad essi il sapore della libera conquista culturale», come ha detto mons. Claudio Guggerotti, ex nunzio in Ucraina. I diritti non suonano bene se percepiti come imposizioni. «È evidente che l’atteggiamento servile nell’acquisire i valori su cui si basa la convivenza della società non può costituire un segno di progresso, anche se (alcuni) dei contenuti possono essere oggettivamente validi».
Gadecki e i valori
L’intervento di mons. Gadecki sviluppa i temi della famiglia, della scuola, dei migranti come emblematici dei problemi da affrontare. La famiglia unita, feconda e indissolubile, contiene gli elementi fondamentali per dare futuro. «Senza questa solida base la società è costruita sulla sabbia, con gravi conseguenze» che condizionano non solo i figli ma anche gli anziani. (…)
Il sostanziale consenso all’indirizzo del governo di orientamento conservatore è inteso dentro un rapporto della Chiesa sulla società che si rifà ai “principi non negoziabili”, al diritto ecclesiale di condizionare il legislatore e non solo di partecipare alla discussione civile. Lo stesso presule aveva scritto nel 2019: «Sono consapevole del fatto che, per quanto riguarda l’ordine delle questioni mondane, potrebbero esserci anche legittime differenze di opinioni tra i cattolici. Il pluralismo tuttavia non può significare relativismo morale. I principi etici fondamentali – a causa della loro natura e del loro ruolo nella vita sociale – non possono essere oggetto di negoziati».
Una posizione largamente condivisa nell’episcopato ma che trova conferma in una singolare consonanza con la Chiesa ortodossa russa. In un testo firmato dalle due Chiese nel 2012 si dice: «I principi morali fondamentali basati sui dieci comandamenti sono messi in questione sotto il pretesto di affermare il principio del secolarismo o la protezione della libertà. Siamo di fronte alla promozione dell’aborto, dell’eutanasia e delle relazioni omosessuali, insistentemente ostentate come una forma di matrimonio; è favorito uno stile di vita consumistico, i valori tradizionali sono rigettati, mentre i simboli religiosi sono rimossi dallo spazio pubblico».
Le necessarie forme della democrazia
Posizioni legittime e utili per mostrare i limiti di un laicismo a-valoriale e ideologico che talora emerge dagli ambienti dell’Unione, ma che dovrebbe essere accompagnato da una consapevolezza istituzionale e dalla difesa di alcuni principi democratici fondamentali come il rispetto della libertà di informazione e l’autonomia della magistratura come terzo potere dello stato (oltre a quello legislativo e di governo). (…)

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