San Lorenzo: un martire del servizio

Il diacono e martire san Lorenzo ha assunto nel corso dei secoli un fama e una devozione veramente cattolica, universale, e ha saputo incarnare un modello concreto di servizio sena compromessi, tale ad essere additato come paradigmatico della diaconia in Cristo. Secondo un’antica ‘passione’, raccolta da sant’Ambrogio, san Lorenzo fu bruciato sopra una graticola: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli.

Al principio dell’agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere messi a morte. L’editto fu eseguito immediatamente a Roma, al tempo in cui Daciano era prefetto dell’Urbe. Sorpreso mentre celebrava l’eucaristia nelle catacombe di Pretestato, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi, tra i quali Innocenzo; quattro giorni dopo il 10 agosto fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni.

E molte città hanno festeggiato il santo come a Firenze, dove il card. Giuseppe Betori, ha sottolineato le sfide di solidarietà che la società pone: “Per un verso sentiamo di poterci rallegrare per come l’emergenza sanitaria è stata affrontata con senso di responsabilità dalla grande maggioranza della popolazione, con competenza e dedizione da chi opera nel sistema sanitario, con presenza e generosità dal mondo del volontariato…

Ora però dobbiamo chiederci se questo spirito di partecipazione e condivisione saremo capaci di farlo vivere anche oltre la fase dell’emergenza sanitaria, per nutrire anche quest’ulteriore fase, di emergenza economico-sociale, non meno problematica per il futuro della società”.

Celebrando nel quartiere san Lorenzo l’arcivescovo di Firenze ha denunciato anche “il permanere di condizioni che ostacolano l’integrazione di persone giunte tra noi in forza delle migrazioni che caratterizzano i nostri tempi, con la conseguente creazione di sacche di illegalità che alimentano comprensibili disagi e preoccupazioni tra la gente”.

Mentre nella diocesi di Alba mons. Marco Brunetti ha sottolineato le virtù del diacono martire: “Lorenzo infatti ci parla di due virtù, potremmo dire oggi due disposizioni, due scelte di vita, quanto mai desuete e fuori moda e di cui meno se ne parla e meglio è: il servizio e il martirio. O, meglio ancora, il martirio a causa della fede e del servizio… Egli svolgeva il suo servizio con fedeltà al papa Sisto II, unito perciò strettamente al successore di Pietro”.

Il vescovo di Alba ha sottolineato che il servizio cristiano comporta alcuni rischi nella normalità della vita: “Normalità ma anche eccezionalità per cui per questo servizio ebbe a subire il martirio, perché anche allora, come oggi, seguire Cristo fino in fondo comporta dei rischi.

Oggi in Italia il cristiano non rischia la morte ma qualcos’altro che è simile alla morte: la morte sociale, l’insignificanza, la perdita di senso, la denigrazione. Questo se si tace, se ci si limita ad una vita di fede abitudinaria, magari facendo anche qualche opera buona tanto per sentirsi bene e in pace con se stessi.

Se però poniamo: si volessero trarre tutte le conseguenze della nostra fede e non limitarsi a pensare come il mondo affermando, per esempio, che non si possono disgiungere libertà e verità, su alcune questioni etiche come l’eutanasia, l’aborto, il gender, il gioco d’azzardo ecc… bè allora il rischio è alto e lo sarà sempre di più”.

Concludendo l’omelia il vescovo ha invitato a ‘stare nella storia’: “Bisogna stare dentro la storia e il tempo che ci è dato di vivere senza subire passivamente l’ondata libertaria e individualista e per il bene dell’umanità la quale, nella visione cristiana, non è la somma di soggetti chiusi in se stessi, ma una grande rete in cui ciascuno ha bisogno degli altri. Soprattutto, testimoniando la verità del Vangelo, come ha fatto san Lorenzo fino a morire pur di rimanere fedele al Signore della vita”.

Dalla diocesi di Grosseto mons. Rodolfo Cetteloni ha sottolineato che san Lorenzo insegna a mettere a frutto la vita: “Un uomo santo; un giovane dal cuore grande; un testimone della vitalità e del coraggio che la fede in Cristo Gesù e l’appartenenza alla comunità cristiana genera, sostiene, rende feconda in una persona che è come noi, nell’ambiente in cui fu chiamato a vivere come noi oggi siamo chiamati a vivere questo tempo”.

Ed ha concluso l’omelia con l’invito ad essere nella città con le sue dinamiche: “I suoi sono tempi lontani da adesso, le sue situazioni erano diverse dalle nostre, ma le dinamiche mi paiono sempre più o meno le stesse. E lui le visse stando dentro le situazioni, vivendole con dedizione, amando le persone, scoprendo in ognuno il valore per cui perfino si può mettere a rischio la propria vita”.

Da Genova il neo arcivescovo, mons. Marco Tasca, ha richiamato il significato del martirio: “Ricordiamo e celebriamo i tanti martiri di oggi e non dimentichiamo le situazioni disagiate e di difficoltà che molti vivono quotidianamente, dai problemi economici a quelli legati alla malattia, sono anch’essi piccoli martiri”.

Richiamando il brano evangelico del chicco di grano l’arcivescovo ha sottolineato il significato del frutto: “Solitamente ci fermiamo sempre alla prima parte, ma lo scopo non è morire, lo scopo è produrre frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita e Cristo ci chiede di smettere di essere bruco, in maniera che possa sbocciare la farfalla… Ecco la vera grandezza del nostro Dio che ci deve rendere una comunità cristiana che, pur con i suoi difetti, è capace di camminare insieme e di testimoniare la bellezza della nostra fede”.

Mentre a Perugia il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha ordinato tre diaconi permanenti, rivolgendo parole di incoraggiamento: “Con il vostro carisma e l’esercizio del vostro ministero, aiutate la nostra Chiesa ad essere più famiglia, e lasciatemelo dire, più umana, possiate imitare l’ardore di carità, che il Diacono Lorenzo sicuramente attingeva dalla Santa Eucarestia…

Proprio in questo nostro tempo, in cui povertà e miseria di ogni tipo, stanno emergendo e venendo alla luce, voi Diaconi, e voi tutti credenti in Cristo, non potete non fissare lo sguardo su Lorenzo che arde di amore per gli altri.

E particolarmente voi, carissimi ordinandi, seguite i suoi insegnamenti, imitatelo nell’ardore della sua carità e nell’amore ai poveri, ai piccoli, agli ultimi, a coloro che, come dice con una forte espressione il nostro papa Francesco, sono considerati ‘scarti’ da gran parte della nostra società. Imitando Lorenzo non sbaglierete mai strada, perché egli continuerà sempre ad indicarvi quelli che sono il vero tesoro della Chiesa”.

(Foto: Diocesi di Firenze)

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