Simone Feder: aiutare i giovani a vivere la realtà

“Abbiamo una responsabilità collettiva per quello che è accaduto. Forse non siamo stati del tutto capaci di fare il nostro dovere… Scoprire da loro che la ‘codeina’ dà un colore violaceo, che il metadone è invece biancastro, sono tutti elementi tecnici che i ragazzi hanno nel proprio patrimonio di conoscenze. Giovani di 15, 16, 17 anni che discettano su questi con competenze da addetti ai lavori, fa riflettere e molto ”: così il procuratore della Repubblica di Terni, Antonio Liguori, dopo la morte di Gianluca e Flavio, adolescenti ternani scomparsi per un mix di sostanze sintetiche.

Anche mons. Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Giuseppe Piemontese, aveva sottolineato l’assenza degli adulti dal mondo giovanile: “E’ tanta la superficialità con cui, noi adulti, cattivi maestri, trattiamo materie che affidiamo a fragili mani in nome della libertà, il cui esito spesso inesorabilmente porta al baratro…

Tutti noi vogliamo lasciarci coinvolgere dalla responsabilità verso le giovani generazioni, ciascuno secondo la propria missione, affinché tali tragedie non si ripetano mai più”.

A distanza di alcune settimane riflettiamo sul mondo giovanile con lo psicologo Simone Feder, autore del libro ‘Alice e le regole del bosco’, coordinatore dell’Area Giovani e dipendenze della Casa del Giovane di Pavia e coordinatore nazionale del movimento ‘No Slot’: il procuratore di Terni ha parlato di responsabilità collettiva nella morte dei giovani per droga: in cosa consiste?

“Esiste una cultura del ‘tutto e subito’, derivante da una morale soggettiva. Questo è causato dal comportamento di adulti ‘inconsistenti’, che non sanno aiutare i giovani a vivere le frustrazioni e le fatiche; quindi relativizzano”.

Perché i giovani ricorrono allo sballo?

“Ci sono molti giovani che faticano a far fatica, perché nessuno glielo ha insegnato. Gestire le relazioni è faticoso. La riflessione davanti ad un fatto doloroso della vita serve per ‘comprendere’ il mondo emotivo. Oggi i giovani faticano a ‘verbalizzare’ il proprio mondo emotivo.

Però quello che è preoccupante che in loro c’è la necessità di spegnere questo mondo emotivo, che di conseguenza porta alla rincorsa allo ‘sballo’. Nelle strutture che coordino ci sono ragazzi di 15/16 anni devastati da più sostanze. Ma quali proposte reali facciamo ad un giovane?”

Non è che anche gli adulti non sanno di essere ‘adulti’?

“Oggi viviamo in un’epoca dove si cerca sempre più di abolire le differenze fra le generazioni. Lo vediamo spesso nella tendenza di molti genitori a vestire allo stesso modo dei figli, parlare lo stesso linguaggio, ascoltare la stessa musica, appassionarsi agli stessi libri e fumare con loro gli spinelli.

Nel web su ‘youtube’ i giovani continuano a rendere pubblici i loro video, le loro bravate, le loro grida. Ormai in certe feste dei giovani, e non solo, la cocaina sta diventando la consuetudine e la ketamina non può mancare per rendere lo sballo completo soprattutto in questo periodo estivo.

Ma allora ci si chiede: chi è problematico oggi? Il giovane che arriva a dipendere da sostanze o da atti di prepotenza e stupidità; il genitore che nel suo percorso di vita fatica a dare al figlio una fiducia di base o la cultura sociale che continua nel suo processo di cambiamento illudendoci che l’importante è stare al passo con i tempi?

Penso ai tanti giovani che in questo periodo, liberi dagli impegni scolastici, popoleranno i parchetti delle città e dei paesi riempiendo il loro incontro connotato stordendosi insieme abusando di alcool e fumando spinelli”.

Allora si sta ritornando al fenomeno della droga degli ultimi decenni del secolo scorso?

“Si sta ritornando al fenomeno dell’eroina, che purtroppo descrivo nel libro ‘Alice nel bosco’. La droga si sta impossessando dei più giovani. Oggi si assiste ad un ritorno di questa sostanza ed i ragazzi che la assumono non hanno memoria storica di ciò che è avvenuto, se non gliela raccontano gli adulti. I giovani sono in balia di situazioni che non conoscono.

Non c’è informazione. Occorre anche parlare di malessere giovanile. Inoltre c’è un accesso facilitato a queste sostanze; basti pensare a quel che succede a Rogoredo od in altre località italiane, in cui si spaccia in tutte le 24 ore: veri fortini della droga.

C’è il mondo di internet, che fornisce droghe più pericolose con miscugli di sostanze, perché ci si può far arrivare queste sostanze con un pacco anonimo a casa. Oggi la cessione della droga avviene tramite whatsapp. Non c’è nessuno che allena i giovani ad avere gli anticorpi”.

Perché i giovani amano le regole del ‘bosco’?

“Amano le regole del bosco perché tutte le cose sono a portata di mano. Il bosco non ti abbandona e ti offre tutto a prezzo stracciato: la droga si compra con le monetine. O con le prestazioni sessuali, anche se questo fenomeno riguarda più l’esterno del bosco. Però se non sei del bosco, non entri; quindi c’è anche il fascino di appartenere al bosco. E diventa anche un luogo di rito iniziatico. Purtroppo oggi molti giovani sentono il desiderio di andare nel bosco”.

Quanto influisce la musica nella formazione dei giovani?

“Pensiamo solo al fatto che i giovani hanno sempre le cuffie alle orecchie. Esiste una promozione degli stili di vita basati sul successo materiale. La musica è anche un fenomeno aggregativo. Questi gruppi, il più delle volte, hanno caratteristiche identitarie; spesso questa musica esaspera il conflitto tra generazioni, ed è un fenomeno preoccupante, perché è una sfida”.

I giovani di Terni frequentavano gruppi ecclesiali: quale può essere il compito della Chiesa?

“Occorre alzare l’attenzione sensibilizzando i credenti. Il procuratore ha parlato di sensibilità collettiva. Solo gli addetti ai lavori non possono far fronte alla situazione odierna del mondo dei giovani. Dove esiste un disagio deve essere la comunità a prendersi cura di quel disagio: questo è il momento della presenza. Occorre guardare anche il mondo con gli occhi della fede. Deve lasciarsi condurre ed offrire formazione… ed anche pregare”.

Allora quale è il compito degli adulti e soprattutto degli educatori?

“Le caratteristiche dei giovani che oggi ci interpellano e ci inducono a serie riflessioni. Sono giovani che sono approdati all’adolescenza con una struttura psichica e affettiva troppo fragile e vulnerabile per reggere le trasformazioni di questa età caratterizzata da relazioni con il gruppo dei pari e da interrogativi sul ‘che cosa farò da grande’.

E’ essenziale andare da loro: stare con loro nei luoghi che frequentano, nelle loro case, ed irrompere con delicatezza nelle loro camere per staccarli dal computer e da quel mondo virtuale in cui spesso si rifugiano, ma sempre per riempirsi. Aiutiamoci a guardare le cose anche da altri punti di vista”.

(Foto: twitter)

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