Franco Arminio: la poesia salva dalla pandemia

E’ uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, ma molti lo conoscono come paesologo e nei giorni di lockdown è stato disponibile ad ascoltare al telefono chiunque abbia avuto bisogno di parlare con qualcuno dal suo paese a Bisaccia, in provincia di Avellino.

A Franco Arminio abbiamo chiesto di spiegarci chi è un paesologo: “Il paesologo essenzialmente è qualcuno che fa attenzione ai paesi, luoghi a cui non prestano attenzione nemmeno le persone che li abitano. C’è una questione molto grave in Italia, quella dello spopolamento. Io racconto questa vicenda.

La mia è un’osservazione dei luoghi condotta in chiave poetica attraverso racconti, video, una perlustrazione sociologica del paese. Quindi il paesologo si occupa dei paesi ed a differenza del paesanologo il paesologo offre un’attenzione particolare alla vita presente più che al passato. Quindi una forma di attenzione ai luoghi”.

In cosa consiste la ‘casa della paesologia’?

“La ’casa della paesologia’ volge la sua attenzione contro lo spopolamento dei paesi attraverso convegni ed incontri artistici”.

Quali sono i punti di forza dei piccoli centri?

“Paesaggio e terra da coltivare. E poi aria e clima buoni, soprattutto se li si confronta con i cambiamenti che il surriscaldamento globale sta causando alle città più vicine alla costa o alle metropoli. Un patrimonio artistico che trasforma quasi ogni paese nella capitale di un impero. Infine, una vitalità ancora indenne, un senso di comunità che non si è mai spento”.

Ed il contadino quale ruolo ha nella ricostruzione dell’Italia?

“L’Italia dello sviluppo industriale aveva rottamato il mondo contadino, sapeva di arcaico. Adesso che abbiamo capito che non è più possibile competere con la grande manifattura, che non reggiamo il confronto con paesi come la Cina, dobbiamo invertire la rotta. Bisogna stare più vicini agli agricoltori che soffrono di solitudine, eppure sono i custodi del territorio.

C’è una nuova generazione che coniuga agricoltura e innovazione: il ‘neorurale’ è più disposto a collaborare con gli altri, è più attento alla qualità del prodotto e a valorizzarlo. Il cambiamento è iniziato, ma ci deve credere anche la politica. Oggi la migliore infrastruttura è la fiducia!”.

Quindi l’idea è quella di una città diffusa?

“Sì, se i cittadini dei paesi sono capaci di uno scatto culturale. Le distanze tra un paese e l’altro sono molto limitate, ci si può coordinare. Dividendosi i compiti: il paesaggio operoso, il commercio, il turismo, i mestieri dell’arte. Ognuno sceglie il suo punto di forza. Questo è anche un nuovo modo di essere città, facendo rete nella diversità”.

Di fronte alla pandemia quali opportunità offrono i paesi?

“Si aprono grandi scenari positivi: il distanziamento sociale è naturale, perché c’è poca gente. Quindi se ben organizzati possono accogliere un turismo di qualità. Questi paesi possono essere luoghi turistici, perchè sono luoghi sicuri. Da questa pandemia possiamo capire che i paesi sono  una grande opportunità. Se l’Italia rigenera i suoi paesi, avrà un beneficio anche nelle città, che sono troppo congestionate”.

Dopo questa pandemia la paesologia può ricucire l’Italia?

“La paesologia è una piccola cosa, che però serve per farci capire che l’Italia è essenzialmente una nazione composta da piccoli paesi di montagna; spesso ce ne dimentichiamo. Questo è il nostro lavoro: riportare all’attenzione degli italiani lo studio della geografia del nostro Paese”.

Quando è importante la poesia nella narrazione della vita post pandemica?

“La poesia è particolarmente importante, perché essa è una narrazione terapeutica. Può servire a lenire i dolori ed anche la solitudine. Quindi leggere poesie è più che mai consigliabile”.   

A cosa può servire la poesia in momenti come questo?

“I poeti mediamente trattano sempre la morte, quindi se uno si accosta a un libro di poesie, è già un atto consolante. A me succede che quando leggo autori pessimisti, questi mi tonificano. La poesia ti mette a contatto con la morte, è vero, ma un po’ ti immunizza. Quindi è consolante”.

L’intervista si conclude con la declamazione della parte conclusiva di una sua poesia, ‘Canto dei semplici’: “La poesia serve molto, non è mai servita tanto, ma è come l’oro, la puoi trovare a tracce,  la devi setacciare col cuore e poi con la mente, devi camminare con la ragione dentro il sogno di tutti da cui proviene anche il nostro, nessuno fa veramente la poesia, nessuno la esaurisce, è un tentativo che fa il nostro corpo di mettersi dentro un’immortalità provvisoria, è il vano tentativo di sospendere il tempo che passa e che passa pure quando leggi o scrivi un verso, solo che a volte è bello e non è tempo perso”.

(Foto: facebook)

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