Con lo spoglio arrivato al 99,7% Duda è stato rieletto Presidente della Polonia per un secondo mandato

Andrzej Duda, 49enne avvocato cattolico indipendente, candidato del partito di ispirazione conservatrice clericale Diritto e Giustizia (PiS) guidato da Jarosław Kaczyński, al ballottaggio ha ottenuto il 51,21% dei voti e ha superato Rafał Trzaskowski, 48enne candidato di Coalizione Civica (composta da Piattaforma Civica, Moderno, Iniziativa Polacca e Partito Verde) e sindaco di Varsavia, del partito d’ispirazione liberal-conservatrice Piattaforma Civica (PO), fondato come epigono dell’Azione Elettorale Solidarność, che si è fermato al 48,79% dei voti. Dei 30 milioni di cittadini polacchi aventi diritto di voto, circa il 68,9% si è recato alle urne, il percentuale più alto dal 1989.

Rafał Trzaskowski il 18 febbraio 2019 ha firmato la Dichiarazione LGBT+.

Invece, Andrzej Duda ha dichiarato di voler difendere il modello tradizionale di famiglia “intesa come l’unione fra uomo e donna”. “Tanta gente teme che le coppie dello stesso sesso possano un giorno addirittura adottare i bambini”, ha aggiunto, nel promettere la difesa dei valori cristiani e tradizionali. Sostiene il programma del governo, in base al quale le famiglie ricevono 500 zloty (110 euro) al mese per ogni bambino fino all’età di 18 anni.

Una chiesa polacca il giorno prima del voto nel secondo turno delle elezioni presidenziali.

Lech Walesa, primo Presidente post-URSS, Premio Nobel per la Pace e fondatore del sindacato cattolico Solidarność, nel suo appello al voto pro-Trzaskowski ha dichiarato: «Adesso, come quando quarant’anni fa fondammo Solidarność, dobbiamo unirci e ispirarci come allora a valori comuni. Così salveremo Polonia ed Europa da nazionalismo, dall’odio contro le minoranze e dai minacciosi demoni del passato». Intervistato da la Repubblica, Walesa ha spiegata perché Duda non doveva rivincere le elezioni: «Se Trzaskowski vincerà, la Polonia avrà una chance, altrimenti continueremo a comportarci come un Paese folle, con ogni sgradevole conseguenza in Europa. Noi oppositori avremmo dovuto accordarci ben prima su un candidato unico della società civile. Inizialmente ogni partito presenta il suo candidato. Ma poi chi ha le migliori chance di vincere va appoggiato da tutti. Non ci servono slogan, non abbiamo vissuto abbastanza a lungo in democrazia. La società non conosce i politici, non si fida di loro».

Al ballottaggio del 24 maggio 2015, Andrzej Duda aveva sconfitto il rivale Bronisław Komorowski, Presidente della Repubblica dal 2010 al 2015 ed esponente di Piattaforma Civica, col 51,55% dei voti contro il 48,45%, sostanzialmente lo stesso risultato di oggi.

I risultati definitivi sono stata comunicati dalla Commissione elettorale nazionale, con lo spoglio arrivato al 99,7%. Per i risultati definitivi bisogna aspettare fino a domani, quando si delineerà con certezza il risultato del voto dei polacchi all’estero e di chi ha votato per posta a causa del coronavirus. Improbabile a questo punto un rovesciamento del risultato.

Come da copione, l’opposizione perdente ha denunciato “irregolarità scandalose” alle urne e il capo della campagna di Trzaskowski, Cezary Tomczyk, ha affermato che le irregolarità riguarderebbero soprattutto il voto all’estero.

Il giorno prima del voto, sul Corriere della Sera
“Perché le due Polonie che si scontrano nel voto hanno molto da insegnare a tutti noi. Domenica i polacchi scelgono il presidente della Repubblica in un voto importante, che dice molte cose di quel Paese bello e antico ma anche di tutti noi, del nostro modo di discutere, di dividerci, di accostarci alla politica. E di trovare – o non trovare, o non cercarlo proprio – un terreno comune, un punto d’incontro, un valore condiviso che ci affratelli anche mentre ci prendiamo a stracci. Il ballottaggio polacco vede contro il presidente uscente Andrzej Duda, conservatore, forte del 43,5% dei consensi raggiunto al primo turno, e il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, campione dei progressisti, che parte dal 30,5% ma non è affatto battuto, perché su di lui dovrebbero riversarsi molti dei voti andati ai candidati eliminati. Si prevede un testa a testa nelle urne. Ma quello che descrive Christian Davies, ottimo inviato del Guardian a Cracovia, è un testa a testa totale tra le due anime di un Paese spaccato, evidenziato plasticamente dal fatto che lunedì sera i due rivali si sono fatti ognuno un «dibattito presidenziale» solitario, in luoghi diversi, boicottandosi a vicenda e preferendo il soliloquio al confronto di programmi e opinioni” (Gianluca Mercuri – Editoriale Corriere della Sera, 11 luglio 2010).

IL CATTOLICO POLACCO DUDA, VINCENDO LE PRESIDENZIALI, L’HA FATTA GROSSA: HA RATTRISTATO L’ AVVENIRE
di Giuseppe Rusconi
Rosso Porpora, 17 luglio 2020

Domenica 12 luglio 2020 il ballottaggio presidenziale polacco ha decretato la vittoria (e la riconferma) del cattolico Andrzej Duda contro il liberal Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia. Alle urne il 68,18 per cento degli elettori (record per la Polonia post-comunista). E’ stata una vittoria di stretta misura: 51,2% contro 48,8% con circa mezzo milione di voti di vantaggio per il presidente uscente che, del resto, era già stato eletto con percentuale analoga nel 2015 (51,5% contro 48,5% di Bronislaw Komorowski). In casi come questi conta però solo vincere.
Duda ha perseguito fin qui una politica caratterizzata da una forte aderenza ai valori della dottrina sociale della Chiesa, concretizzando la solidarietà sociale in un quadro di fedeltà ai principi non negoziabili. In particolare ha evidenziato con la sua politica grande attenzione per il ruolo della famiglia come fondamento della società e dunque dello Stato. Un fondamento certo da proteggere contro gli attacchi distruttivi su più versanti della nota lobby lgbt che – fruendo di mezzi finanziari enormi – agisce a livello internazionale. Se Duda ha firmato il 10 giugno scorso la “Carta della famiglia”, Trzaskowski ha invece aderito da sindaco di Varsavia alla “Carta lgbt”, promuovendo nel contempo l’ideologia gender nelle scuole.
Larga parte dei media polacchi (non solo di quelli esteri) ha tifato per Trzaskowski: ciò non meraviglia poiché – come ha notato dettagliatamente il vaticanista Wlodzimierz Redzioch in un articolo del 10 luglio su “La Nuova Bussola Quotidiana” – circa il 75% di essi appartiene a gruppi tedeschi come Bauer, Verlagsgruppe Pasau e Ringier Axel Springer (quest’ultimo svizzero e tedesco). Da notare anche che Trzaskowski nel ballottaggio ha goduto dell’appoggio degli elettori (al primo turno il 13,9%) del conduttore televisivo Szymon Holownia, un cattofluido che tra le proposte più originali postulava l’eliminazione della croce dagli spazi pubblici e la chiusura della cappella nel Palazzo presidenziale.
Per chi avrà tifato l’Avvenire cattofluido? Naturalmente, in un contesto di apparente neutralità, non per il cattolico Duda. Infatti domenica 12 luglio, a pagina 17, sotto il grande titolo (pervaso di speranza repressa) “Duda-Trzaskowki: finale sul filo di lana per la presidenza”, nell’ampio articolo di Mauro Mondello (giornalista freelance con base a Berlino, collaboratore tra gli altri di Avvenire e di Repubblica….), si evidenzia l’avanzata travolgente del sindaco di Varsavia autore di “una campagna elettorale centrata su un messaggio di distensione”, di cui si ripropone la dichiarazione fatta nell’ultimo comizio del venerdì sera 10 luglio: “Oggi dobbiamo uscire dalla trincee mentali e capire che siamo tutti polacchi, smetterla di fomentare l’odio e lavorare per creare di nuovo una comunità unita: possiamo tornare a essere un Paese aperto, europeo, tollerante”. Soros non avrebbe potuto dir di meglio. Insomma se non è zuppa, è pan bagnato.
Martedì 14 luglio, sempre a pagina 17 e sempre a firma di Mauro Mondello, Avvenire si mette in gramaglie. Titolone: “La rincorsa di Trzaskowski si ferma. La Polonia ha scelto di nuovo Duda”. Sigh. E nel sommario: “La destra populista di Jaroslaw Kaczynski resta così saldamente al potere”. Anche Mondello fa il piagnone stizzito: “Per mobilitare l’elettorato conservatore, Duda ha costruito una campagna elettorale duramente omofoba, con la promessa da parte di Kaczynski di approvare una nuova legge sull’aborto che inasprisca la già restrittiva misura attuale (…)”. Non è che Mondello si sia sbagliato e, in tilt per la mancata vittoria di Trzaskowski, abbia inviato l’articolo a Avvenire confondendolo con Repubblica?

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