Georg e Joseph Ratzinger, un legame indissolubile

“Quanti anni abbiamo passato insieme lungo la strada della vita. Porto nel cuore l’affetto e l’attaccamento che ho sentito durante il cammino”: così scriveva mons. Georg Ratzinger, morto il 1° luglio a Ratisbona all’età di 96 anni, in una lettera indirizzata nel 2017 al fratello Benedetto XVI, in occasione del compimento dei 90 anni.

Affetto e attaccamento che non sono mancati neanche nell’ultimo tratto della sua esistenza, segnato dalla debolezza e dalla malattia, come il mondo ha scoperto lo scorso 18 giugno, quando un volo di Stato ha portato il Papa emerito in Germania per stare un’ultima volta accanto al fratello maggiore che si stava spegnendo. Dal 18 al 22 giugno, data del rientro in Vaticano, Benedetto XVI ha trascorso alcune ore ogni giorno con monsignor Georg e hanno celebrato insieme diverse Messe.

Georg Ratzinger era l’ultimo parente del Papa emerito. La sorella Maria, classe 1921, sempre accanto a lui per occuparsi delle faccende domestiche, era morta nel 1991, durante la tradizionale visita alla tomba dei genitori in occasione di Ognissanti. “Non so se questa disgrazia abbia unito noi fratelli ancora di più, se abbia reso il nostro rapporto più profondo – rifletteva monsignor Georg nel libro intervista con Michael Hesemann “Mio fratello il Papa” (Piemme, 2012, pagg. 230-231) –. In ogni caso, sapevamo che da quel momento c’eravamo soltanto noi due; la nostra famiglia era diventata più piccola”.

 “Dall’inizio della mia vita mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile – disse Benedetto XVI nell’agosto del 2008, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Castel Gandolfo a monsignor Ratzinger –. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili”. “Non so se in qualche modo io sia stato un esempio per mio fratello – sembrava rispondergli Georg –. Sicuramente vedeva nella mia esperienza quella che sarebbe stata la sua, quando decise, di sua volontà, di seguirmi su questa via (il sacerdozio, ndr). Non abbiamo mai parlato direttamente di questo argomento, ma immagino che lui sia stato incoraggiato da me e confermato nella sua decisione” (‘Mio fratello il Papa’, pag. 93).

Nato nel 1924, tre anni prima di Joseph, erano stati ordinati sacerdoti insieme il 29 giugno 1951 nel duomo di Frisinga dal cardinale arcivescovo di Monaco Michael von Faulhaber. “Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo. Per loro io santifico me stesso, affinché anch’essi siano santificati nella verità” (Giovanni 17, 18-19) è la citazione scelta dal giovane Georg e incisa sull’immaginetta a ricordo di quell’avvenimento. “Eravamo più di quaranta candidati; quando venimmo chiamati rispondemmo Adsum, ‘sono qui’ – ricordava il fratello Joseph nella sua Autobiografia –. Era una splendida giornata d’estate, che resta indimenticabile, come il momento più importante della mia vita”. Celebrano Messa per la prima volta l’8 luglio nella chiesa parrocchiale di Sant’Osvaldo a Traunstein, Joseph alle 7 e Georg alle 9 – quest’anno, nell’anniversario della loro prima Messa, si svolgerà nel duomo di Ratisbona il rito esequiale di monsignor Ratzinger.

L’edificio era illuminato a festa e una gioia palpabile coinvolgeva tutti i presenti nell’azione sacra. Al termine della funzione, i sacerdoti novelli erano invitati a portare in tutte le case la benedizione, venendo accolti dovunque con una grandissima e inattesa cordialità.

“Sperimentai così molto direttamente – ricordava Joseph Ratzinger – quali grandi attese gli uomini abbiano nei confronti del sacerdote, quanto aspettino la sua benedizione, che deriva dalla forza del sacramento. Non si trattava della mia persona o di quella di mio fratello: che cosa avrebbero potuto significare per se stessi due giovani come noi per tanta gente che incontravamo? Essi vedevano in noi delle persone cui Cristo aveva affidato un compito, per portare la sua presenza fra gli uomini”. Da allora hanno seguito dei percorsi di servizio ecclesiale differenti, ma sempre in strettissimo contatto.

Già a lezione i colleghi li indicavano come “Orgel-Ratz” e “Bücher-Ratz”: il Ratzinger dell’organo (Georg) e il Ratzinger dei libri (Joseph), evidenziando le loro inclinazioni artistiche e intellettuali. La carriera di musicista di Georg iniziò per caso: il suo insegnante di musica suonava l’organo in parrocchia durante le funzioni.

Era però anche un nazista convinto e a un certo punto non volle più suonare in chiesa, ritenendo che non fosse cosa gradita a Hitler. Così, sollecitato dal parroco, dispiaciuto che i bambini restassero senza musica durante la messa degli studenti, Georg iniziò a suonare con l’armonium alla messa del mattino, accompagnando il coro. Un giorno, non trovando gli spartiti, prese a suonare i brani che aveva imparato a memoria. Aveva solo 10 anni, ma i complimenti del parroco, esperto di musica, lo riempirono di orgoglio e lo avviarono a una brillante carriera.

Per trenta anni, dal 1964 al 1994, è stato direttore dei “Passeri del Duomo”, che da più di mille anni senza interruzione cantano la lode a Dio nella cattedrale di Ratisbona ed è il coro di chiesa più antico del mondo. Monsignor Georg guiderà tournée in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Giappone. L’esecuzione più importante si tenne tuttavia nell’ottobre del 1965 durante una messa conciliare a San Pietro, alla presenza di Paolo VI e di duemila vescovi di tutto il mondo.

Joseph procedeva intanto nella sua carriera accademica, insegnando in diverse università tedesche (dapprima a Bonn, poi a Münster, quindi a Tubinga e infine a Ratisbona), prima della grande svolta della sua vita, avvenuta nel 1977 con la nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga e cardinale e della chiamata a Roma nel 1981, quando Giovanni Paolo II lo volle al suo fianco quale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

I fratelli continueranno comunque a frequentarsi e a trascorrere le vacanze insieme. “Veniva regolarmente a Ratisbona, tre o quattro volte all’anno – ricordava monsignor Georg –. Mangiavamo di frequente insieme nella sua casa di Pentling. Per fortuna le suore mettevano sempre qualcosa nel frigorifero, perché nessuno dei due è un grande cuoco. Alla fine lui lavava i piatti e io li asciugavo. Poi facevamo quattro passi e parlavamo di Dio, del mondo dei fatti del giorno e delle cose quotidiane” (“Mio fratello il Papa”, pag. 231).

Dopo l’elezione del cardinale Ratzinger al soglio pontificio, Georg ha soggiornato numerose volte in Vaticano e a Castel Gandolfo in compagnia di Papa Benedetto, anche dopo la sua rinuncia al pontificato, soprattutto nel periodo natalizio, in primavera e nel mese di agosto.

“I tuoi giorni sono ancora pieni di lavoro instancabile, nel servizio come sacerdote, come vescovo e come Papa emerito – continuava nella lettera gratulatoria per i 90 anni del fratello –. Per questo in molti ti sono grati e ti ricordano nelle loro preghiere. Molte persone trovano nelle tue parole forza e orientamento, e le accolgono con curiosità e apertura. Anche i miei auguri per il tuo compleanno sono segnati da questa gratitudine, per i pesi portati insieme, ma anche per la compagnia e la gioia che abbiamo potuto sperimentare tra noi fratelli”.

A casa Ratzinger, la musica è stata sempre molto amata. Nei racconti familiari, si è spesso ricordato quel Natale del 1936, quando i tre fratelli suonavano insieme una piccola composizione di Georg: lui al violino, Maria con l’armonium, Joseph al pianoforte, mentre i genitori assistevano commossi. Poi, nel 1939 o nel 1940, il primo concerto: il Requiem nel Mozarteum di Salisburgo eseguito dal coro della cattedrale di Monaco, cui seguirono gli eventi musicali per il 150^ anniversario della morte di Mozart nel 1941.

Erano anche gli anni della follia nazista e il loro padre continuava a sostenere che la vittoria di Hitler sarebbe stata una catastrofe per la Germania e avrebbe rappresentato il trionfo dell’Anticristo. I due giovani fratelli dovranno prestare il servizio di leva obbligatorio durante la guerra.

Il 19 giugno del 1945 arrivò per Joseph il foglio di congedo e poté tornare a casa. A luglio rientrò dall’Italia anche il fratello Georg. La famiglia finalmente riunita intonò spontaneamente un famoso canto liturgico tedesco, Grosser Gott, wir loben dich (Grande Dio, noi ti lodiamo):

“Avevamo letteralmente visto la morte in faccia. Tutto questo ci aveva cambiati profondamente, facendoci comprendere l’importanza di molte cose che prima consideravamo ovvie e confermandoci sempre di più nella nostra intenzione di diventare sacerdoti” (“Mio fratello il Papa”, pag. 132).

Tanti i ricordi che hanno costellato due vite lunghe e totalmente donate a Dio e alla Chiesa, antichi e più recenti, come quando da bambini giocavano fingendo di essere preti, o il primo viaggio insieme a Roma nel 1962. “Sono sempre stato grato a Dio di avermi concesso di vivere in una famiglia numerosa e unita. Certo, a volte litigavamo e succedeva che avessimo opinioni diverse, ma la maggior parte del tempo regnava una grande armonia” (“Mio fratello il Papa”, pag. 139).

Nel 2006, nel suo secondo viaggio apostolico in Germania, Benedetto XVI offrì alla Madonna del santuario di Altötting l’anello che i fratelli Maria e Georg gli avevano regalato in occasione della sua ordinazione episcopale. Ricordava in proposito monsignor Georg: “In quegli anni l’avevo tenuto io, finché suor Birgit, della congregazione di Schönstatt e sua segretaria, non gli diede l’idea di farne dono alla Vergine.

La religiosa mi chiese che cosa ne pensassi. ‘Sono d’accordo’ risposi, ‘perché quando un giorno passerò a miglior vita non so dove potrebbe finire, mentre invece lì sarà in un posto sicuro, l’Immacolata lo custodirà nel modo migliore’. Fui molto felice della proposta e l’approvai con tutto il cuore. Così portai l’anello ad Altötting e mio fratello lo posò nella cappella” (“Mio fratello il Papa”, pag. 245).

In una Lettera inviata al Papa emerito per la morte del fratello, Papa Francesco, dopo aver ringraziato per “la delicatezza di comunicarmi per primo la notizia del decesso del suo amato fratello monsignor Georg”, rinnova “l’espressione del mio più sentito cordoglio e della spirituale vicinanza in questo momento di dolore”. Assicura “preghiera di suffragio per il compianto defunto”, e prega che il Signore doni a Benedetto XVI “il sostegno della speranza cristiana e la tenera consolazione divina”.

Il 17 gennaio del 2009, al termine di un Concerto dei Regensburger Domspatzen nella Cappella Sistina, in occasione dell’85mo compleanno di monsignor Georg Ratzinger, rivolgendosi al fratello, Benedetto XVI notava: “Fin dall’inizio, molto presto, si è manifestata in te questa duplice vocazione: alla musica e al sacerdozio, una che abbracciava l’altra, e così tu sei stato guidato sui tuoi passi ed hai percorso il tuo cammino, fino a quando la Provvidenza ti ha donato l’incarico a Regensburg, con i Regensburger Domspatzen, in cui hai potuto servire sacerdotalmente la musica e trasmettere al mondo e all’umanità la gioia per l’esistenza di Dio tramite la bellezza della musica e del canto”.

Poi concludeva pregando che il Signore donasse ancora al fratello “anni buoni in cui tu possa continuare a vivere la gioia di Dio e la gioia della musica, e in cui tu possa ancora servire gli uomini come sacerdote. E lo preghiamo affinché consenta a noi tutti, un giorno, di entrare nel concerto celeste, per sperimentare definitivamente la gioia di Dio”.

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