Comunicato della Conferenza Episcopale Polacca. Forte contrasto con unità cattolica. Gravi inesattezze teologiche e canoniche. Una bugia e un abuso

Premesse

“Il Signore non può entrare nei cuori duri e ideologici. Il Signore entra nei cuori che sono simili al Suo: cuori aperti e compassionevoli” (Papa Francesco – Twitter, 18 giugno 2020).

“Gli esseri umani sono morbidi e flessibili quando nascono, duri e rigidi quando muoiono. Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili quando sono in vita, secchi e rigidi quando sono morti. Perciò il duro e il rigido sono compagni della morte, il morbido e il flessibile sono compagni della vita. Un combattente che non sa arretrare non può vincere; un albero incapace di piegarsi si spezza. La rigidità e la forza sono inferiori, la flessibilità e la morbidezza superiori” (Tao Te Ching).

“Tutti appartengono a Dio. I più brutti peccatori, la gente più malvagia, i dirigenti più corrotti, sono figli di Dio e Gesù sente questo e intercede per tutti. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà, a questa preghiera di pietà, il santo, il giusto, l’intercessore, il sacerdote, il Vescovo, il Papa, il laico, qualsiasi battezzato, eleva incessante per gli uomini, in ogni luogo e in ogni tempo della storia. (…) E quando ci viene voglia di condannare qualcuno e ci arrabbiamo dentro – arrabbiarsi fa bene ma condannare non fa bene – intercediamo per lui: questo ci aiuterà tanto” (Papa Francesco, Udienza generale di mercoledì 17 giugno 2020).

Una nuova specializzazione in “Teologia interconfessionale in prospettiva ecumenica e comunionale”, proposta dalla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, prenderà il via il prossimo anno accademico alla Pontificia Università Lateranense, per favorire l’ecumenismo, il dialogo e la cultura dell’incontro. Si tratta di un nuovo percorso di studi per formare e favorire il dialogo ecumenico tra le diverse confessioni cristiane nello spirito di quella “cultura dell’incontro” tante volte auspicata da Papa Francesco. L’obbiettivo della specializzazione in Teologia interconfessionale è educare a una “forma mentis teologica”, capace di dare una dimensione scientifica e didattica a una teologia cristiana che fonda e costituisce l’orizzonte delle diverse chiese. Il ciclo di studi sarà tenuto da docenti cattolici, ortodossi, riformati delle diverse Chiese e favorirà sacerdoti e laici che, rientrando nelle loro comunità di origine, possano animarle e servirle nello spirito della “cultura dell’incontro”, proposta dall’insegnamento di Francesco. La proposta di nuova laurea magistrale risponde all’invito formulato dal Papa durante la visita alla Lateranense del 31 ottobre 2019. In quell’occasione il Santo Padre ha insistito sull’importanza del dialogo inteso non solo come un modo per vivere o coesistere, ma piuttosto come un criterio educativo.

Il Komunikat della Conferenza Episcopale Polacca

Mentre riflettevo su queste notizie riportate come premesse, in riferimento all’insegnamento del Santo Padre Francesco – condannare non fa bene, mentre intercedere e dialogare aiuta tanto – ieri pomeriggio, 6 luglio 2020 ho letto con una certa curiosità un’articolo della KAI, l’agenzia stampa di proprietà della Conferenza Episcopale Polacco, dal titolo “L’episcopato reagisce all’atto di apostasia di Padre Jarosław Cielecki” (di cui faccio seguire il contenuto in una nostra traduzione italiana dal polacco).

Per un momento ho pensato ad una bufala, una fake news… Una cosa del genere su un’organo di stampa così autorevole?

Come è possibile che l’atto di adesione alla Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia, compiuto da Padre Jarek nella Solennità del Corpus Domini il 13 giugno scorso, può essere configurato come delitto di apostasia? Solo come bufala è stato possibile diffonderlo.

Il caso è apparso subito spiacevole, perché si trattava della presentazione di un Komunikat – un Comunicato ufficiale – della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca (di cui segue una nostra traduzione italiana di lavoro dal polacco).

In apertura, KAI rivela immediatamente lo scopo di fondo del Comunicato, cioè sottrarre – con metodi di altri secoli – le Case e i Gruppi di Preghiera di San Charbel alla guida pastorale del loro fondatore e assistente spirituale, Padre Jarek Cielecki: «Persone appartenenti alle comunità cattoliche romane di San Charbel possono trovare supporto spirituale nella Fondazione della missione maronita, il cui Presidente è il Vescovo Andrzej Siemieniewski, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Wrocław – è stato scritto nel Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca, pubblicato oggi. “L’obiettivo della Fondazione è di rinnovare e approfondire la vita spirituale delle persone contemporanee attraverso un incontro creativo delle tradizioni del cristianesimo orientale e occidentale e in uno spirito di fedeltà all’insegnamento del Papa e del Concilio Vaticano II”, annuncia il Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede».

Quindi, si arriva al sodo: «Il Comunicato si riferisce all’atto di apostasia di Padre Jarosław Cielecki e le sue attività. In esso leggiamo: “In molte parrocchie in Polonia ci sono varie comunità che fanno riferimento all’eredità spirituale dei santi del Libano, tra cui le Case di Preghiera di San Charbel, finora organizzate e animate da Padre Jarosław Cielecki. Purtroppo, di recente, Padre Jarosław Cielecki fece un atto di apostasia, abbandonando la Chiesa cattolica romana e unendosi a una comunità religiosa che non mantiene l’unità con il Papa. Per questo motivo, non può continuare a esercitare la guida spirituale sui fedeli della Chiesa cattolica romana”, ha sottolineato il Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca.
Il Comunicato ha ricordato che comunità cattoliche che praticano il culto di San Charbel, un monaco maronita libanese, si sono sviluppate sia in Polonia che in altri paesi europei. La Chiesa maronita è una Chiesa cattolica di rito orientale, in piena comunione con la Chiesa cattolica romana, riconoscendo l’autorità del Papa.
“Alcuni fedeli in Polonia vogliono approfondire il loro rapporto con Dio, imparando la vita e la spiritualità di San Charbel e altri santi libanesi. Grazie a ciò, possono scoprire e combinare armoniosamente gli elementi più preziosi della tradizione cattolica occidentale e orientale”, ha sottolineato il Comunicato.
“Confidiamo che i membri delle Case di Preghiera di San Charbel rimarranno in unione con la Chiesa cattolica, essendo i suoi fedeli testimoni”, hanno scritto i membri della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca».

Mons. Stanisław Benedykt Budzik, Arcivescovo metropolita di Lublin, Presidente della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca. Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris.

Comunicato del Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacco sul culto di San Charbel

Da molti anni, comunità cattoliche che praticano il culto di San Charbel, un monaco maronita libanese, si sono sviluppate sia in Polonia che in altri paesi europei. La Chiesa maronita è una Chiesa cattolica di rito orientale, in piena comunione con la Chiesa cattolica romana, riconoscendo l’autorità del Papa. Alcuni fedeli in Polonia vogliono approfondire il loro rapporto con Dio, imparando la vita e la spiritualità di San Charbel e altri santi libanesi. Grazie a ciò, possono scoprire e combinare armoniosamente gli elementi più preziosi della tradizione cattolica occidentale e orientale.
In molte parrocchie in Polonia ci sono varie comunità che fanno riferimento all’eredità spirituale dei santi del Libano, tra cui le Case di Preghiera di San Charbel, finora organizzate e animate da Padre Jarosław Cielecki.
Purtroppo, di recente, Padre Jarosław Cielecki fece un atto di apostasia, abbandonando la Chiesa cattolica romana e unendosi a una comunità religiosa che non mantiene l’unità con il Papa. Per questo motivo, non può continuare a esercitare la guida spirituale sui fedeli della Chiesa cattolica romana.
Di fronte a questa dolorosa situazione, tutte le persone appartenenti alle comunità cattoliche romane di San Charbel possono trovare sostegno spirituale nella Fondazione della missione maronita, il cui Presidente è Mons. Andrzej Siemieniewski, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Wrocław. L’obiettivo della Fondazione è di rinnovare e approfondire la vita spirituale delle persone contemporanee attraverso un incontro creativo delle tradizioni del cristianesimo orientale e occidentale e in uno spirito di fedeltà all’insegnamento del Papa e del Concilio Vaticano II.
Confidiamo che i membri delle Case di Preghiera di San Charbel rimarranno in unione con la Chiesa cattolica, essendo i suoi fedeli testimoni.
Arcivescovo Stanisław Budzik
Presidente della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca

Il Komunikat di risposta della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia

La risposta del Vescovo della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia, Mons. Adam Rosiek all’inaudito Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca non si è fatto attendere e nel pomeriggio di ieri ha pubblicato sul suo profilo Facebook una Comunicato di cui facciamo seguire il testo in una nostra traduzione italiana dal polacco:

«In risposta al Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca del 6 luglio 2020, relativa al sacerdote Jarosław Cielecki, sacerdote appartenente da qualche settimana alla Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia, vorremmo spiegare le gravi inesattezze teologiche e canoniche che sono state utilizzate come argomento nel testo. Vogliamo credere che non siano stati usati come una deliberata menzogna nel tentativo di fuorviare e intimidire i fedeli.
Con la massimo forza, invocando l’autorità della santità e della grandezza di San Giovanni Paolo II, vorremmo negare che Padre Jarosław Cielecki abbia compiuto un atto di apostasia unendosi alla Chiesa Cattolica Nazionale. Il Codice di Diritto Canonico promulgato da San Giovanni Paolo II, nel canone 751 afferma inequivocabilmente che “l’apostasia è il completo abbandono della fede cristiana”. Pertanto, l’apostata è soltanto colui che nega la fede cattolica e cristiana, che rifiuta la fede in Dio.
Padre Jarosław Cielecki, unendosi alla Chiesa Cattolica Nazionale, che è una comunità cattolica che riconosce tutti i dogmi della Chiesa Cattolica Romana e tutti i sacramenti, in virtù dell’adesione non ha mai negato la fede cattolica e non ha mai smesso di essere cristiano. Pertanto, nessuno dei sacerdoti o dei credenti che si uniscono alla comunità della Chiesa Cattolica Nazionale commette un’apostasia.
L’uso del contenuto del Comunicato che “Jarosław Cielecki ha fatto un atto di apostasia” è un abuso, un’inesattezza, per non dire direttamente che è una bugia. Vogliamo credere che questa spiacevole affermazione non provenga da una cattiva volontà, ma da un errore imperdonabile.
Nella comunità della Chiesa Cattolica Nazionale portiamo la pace di Cristo. Secondo gli insegnamenti del Vangelo di Cristo “non seminiamo vento”. Chiediamo umilmente, che per il bene di tutta la Chiesa di Cristo, che anche i nostri confratelli responsabili del testo pubblicato, dovrebbero ricordare, che “chiunque semina il vento raccoglie la tempesta”. Desideriamo umilmente sottolineare, che in ogni momento, ma soprattutto in questo momento, in cui la Chiesa di Cristo nel mondo è così ineguagliabilmente distrutta dall’interno e attaccata dall’esterno, il nostro obiettivo comune dovrebbe rimanere sempre quello di prendersi cura della salvezza delle anime e di prendersi cura del buon nome della Chiesa universale di Cristo. Una comunità fondata dal nostro Salvatore, guidata dallo Spirito Santo, di cui la Chiesa Cattolica Romana rimane la maggior parte, ma anche la Chiesa Cattolica Nazionale rimane una parte importante di essa.
Con dispiacere confermiamo che questo Comunicato è in forte conflitto con tutti gli insegnamenti della Chiesa finora riguardanti la ricerca comune dell’unità. Né il compito né il ruolo della Chiesa Nazionale Cattolica, compreso il suo clero, non desidera acquisire fedeli con metodi impuri, ma la crescente necessità per ogni mese di aiutare sacerdoti e fedeli che non trova la sua strada nella comunità della Chiesa Cattolica Romana. Siamo tutti responsabili della salvezza di tutti, questo è l’ordine del nostro Signore Gesù Cristo che scorre direttamente dal Vangelo. In questa materia, nessuno di noi ha il monopolio e siamo tutti fratelli e sorelle, figli di Dio nella Trinità. Le attività della Chiesa Nazionale Cattolica, alla periferia della Chiesa universale di Cristo, sono in linea con il pensiero e le ipotesi di evangelizzazione del Santo Padre Francesco e non sono mai state e non saranno rivolte alla Chiesa Madre – la Chiesa Cattolica Romana. Questo è il motivo per cui siamo tanto più tristi di ricevere questo comunicato, che nella sua forma e contenuto mostra la profondità della crisi e allo stesso tempo distante dalla linea guidata da Santo Padre Francesco – il successore di San Pietro. Preghiamo e continueremo a pregare affinché la parte della gerarchia della Chiesa in Polonia, che sottoscrive sia la reinterpretazione del Vangelo che quella del Diritto Canonico, riconosca il vero scopo della nostra missione apostolica.
Ci dispiace dire, che questo Comunicato è in forte contrasto con tutti gli insegnamenti della Chiesa finora riguardante la ricerca comune dell’unità. Né il compito né il ruolo della Chiesa Cattolica Nazionale, compreso il suo clero, è il desiderio di acquisire fedeli con metodi impuri, ma la crescente necessità di aiutare sacerdoti e fedeli che non trovano la loro strada nella comunità della Chiesa Cattolica Romana. Siamo tutti responsabili della salvezza di tutti, questo è l’ordine del nostro Signore Gesù Cristo che scorre direttamente dal Vangelo. In questa materia, nessuno di noi ha il monopolio e siamo tutti fratelli e sorelle, figli di Dio nella Trinità. Le attività della Chiesa Cattolica Nazionale, alla periferia della Chiesa Universale di Cristo, sono in linea con il pensiero e le ipotesi di evangelizzazione del Santo Padre Francesco e non sono mai state e non saranno rivolte alla Chiesa Madre – la Chiesa Cattolica Romana. Questo è il motivo per cui siamo tanto più tristi di ricevere questo Comunicato, che nella sua forma e contenuto mostra la profondità della crisi e allo stesso tempo la distanza dalla linea guidata dal Santo Padre Francesco – il successore di San Pietro. Preghiamo e continueremo a pregare affinché la parte della gerarchia della Chiesa in Polonia, che sottoscrive sia la reinterpretazione del Vangelo che quella del Diritto canonico, riconosca il vero scopo della nostra missione apostolica.
Vescovo Adam Rosiek
Primo Vescovo della Chiesa
Vescovado, 6 luglio 2020 A.D.»

Papa Francesco non respinge il Vescovo Adam Rosiek, pur sapendo che è un vescovo della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia. L’umiltà che dimostra Papa Francesco è spesso carente ed è per questo che manca il rispetto per i sacerdoti. Molti credenti – per primo cardinali, vescovi e sacerdoti – fanno davvero il contrario del Santo Padre, professando che sono in unione con lui. Solo Dio ha il diritto di giudicare e invece c’è chi si mette al posto di Dio senza umiltà e fede.

Testimonianze

Con grandi e vere parole, con umiltà il Vescovo Adam invita coloro, che scrivono gravi inesattezze su Padre Jarek, a rileggersi con attenzione la Parola del Signore. Molte persone si affidano alla guida spirituale di Padre Jarek, testimonia l’amico Claudio Mantovani, “perché hanno trovato nei suoi comportamenti e nelle sue parole quel conforto che non hanno trovato in altre realtà. Parla sempre e solo di Amore tra gli esseri viventi e di Amore verso Gesù e la Mamma Celeste. Senza Gesù e la Mamma Celeste nel cuore non si può vivere ma solo vegetare”.

Grzegorz Adam Jędrzejczyk (traduzione di lavoro dal polacco): “La mia dichiarazione personale sul sacerdote Jarek Cielecki. Padre Jarek per me, e probabilmente per gli altri, è ancora un sacerdote buono e devoto che prega per tutti come Gesù ha insegnato nel Vangelo. Ecco perché difenderò padre Jarek da stupidi commenti. Perché se non ti piace qualcuno, per favore non attaccare mio Padre Jarek, sta facendo così bene che i fedeli si uniranno in preghiera per intercessione di San Charbel. Per favore, lascia che l’Episcopato polacco ritiri tale affermazione e supporto e ringrazia ciò che Padre Jarek ha fatto e continua a farlo per queste comunità di San Charbel. Penso che Gesù non intendesse attaccare, ma conoscere il bene”.

Barbara Giannone: “A tutte quelle persone che godono nel condannare Padre Jarek dico a voi fatevi il segno della croce e chiedete con grande umiltà a Dio di lavarvi la vostra lingua col suo sangue. Padre Jarek è un grande sacerdote vero e limpido agli occhi del Onnipotente. Padre Jarek porta amore di Gesù. Prendetene esempio da lui. Ringrazio il Signore di avere conosciuto nel mio cammino Padre Jarek”.

Cosa è l’apostasia?

Occorre, per evitare ogni equivoco, innanzitutto specificare che l’apostasia (dal greco “lontano” da “stare, collocarsi”) è il termine con cui si indica l’abbandono volontario, totale e formale della propria religione (in tale contesto si parla più propriamente di apostata della religione). All’apostasia può seguire sia l’adesione a un’altra religione (conversione) sia una scelta areligiosa (ateismo o agnosticismo).

Quindi, l’atto di adesione alla Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia, compiuto da Padre Jarek nella Solennità del Corpus Domini il 14 giugno scorso, non può essere configurato il alcun modo come delitto di apostasia.

Molte religioni considerano l’apostasia un vizio, una degenerazione della virtù della pietà, nel senso che, quando viene a mancare la pietà, l’apostasia ne è la conseguenza; spesso, l’apostata viene fatto bersaglio di condanne spirituali (ad esempio la scomunica) o materiali ed è rifuggito dai membri del suo precedente gruppo religioso. In alcuni Paesi del mondo, l’apostasia è un reato punibile con la pena di morte.

La Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani riconosce l’abbandono della propria religione come un diritto umano legalmente protetto dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, poiché la libertà di avere o di adottare una religione o credo necessariamente implica la libertà di scegliere e il diritto di modificare il proprio credo o religione corrente con un altro o con un pensiero ateo.

L’articolo 18 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita: «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.»

Malgrado la carta dei diritti umani lo vieti, in alcune nazioni, l’apostasia è punita, e talvolta è prevista anche la pena di morte.

«Il Comitato osserva che la libertà di «avere o adottare» una religione o credo implica necessariamente la libertà di scegliere una religione o un credo, incluso il diritto di rimpiazzare la propria attuale religione o credo con un’altra o di adottare una visione atea […] L’articolo 18.2 esclude la coercizione che danneggerebbe il diritto di avere o adottare una religione o un credo, incluso l’uso o la minaccia della forza fisica o delle sanzioni penali per costringere i credenti o i non-credenti ad aderire alle loro credenze religiose e congregazioni, ad abiurare la loro religione o credo o a convertirsi» (CCPR/C/21/Rev.1/Add.4, Commento generale Nr. 22., 1993).

Nel greco classico, il sostantivo è usato per indicare una defezione politica. Il verbo è evidentemente usato in questo senso negli Atti degli Apostoli (5,37), dove il termine denota”insurrezione ” o “secessione”, a proposito di Giuda il Galileo, che si “trasse dietro” (apèstese, forma di afìstemi) dei seguaci. La Septuaginta greca usa il termine nella Genesi (14,4), riferito a una ribellione del genere. Ma nelle Scritture greche cristiane viene usato principalmente per defezione religiosa: allontanamento da una giusta causa, dall’adorazione e dal servizio a Dio, e quindi abbandono di quanto prima professato e totale diserzione dai principi o dalla fede. I capi religiosi di Gerusalemme accusarono Paolo di Tarso di tale apostasia contro la Legge mosaica.

Una vecchia e più ristretta definizione del termine apostasia si riferiva ai cristiani battezzati che abbandonavano la loro fede cristiana. Già nel III secolo d. C., secondo la testimonianza di Cipriano da Cartagine, apostasia significava l’abbandono del cristianesimo per un’altra religione.

Nel corso dei secoli l’apostasia venne definendosi come il rifiuto pubblico e totale della fede cristiana, abbracciata attraverso il battesimo. Secondo il Can. 751 del Codice di diritto canonico, apostasia è “il ripudio totale della fede cristiana”. Si ha un ripudio effettivo della fede cristiana quando si rifiutano i due misteri principali posti a fondamento, ossia il Cristo, Figlio di Dio, Verbo incarnato; il Dio uno e Trino. Perché, da parte di un cattolico battezzato, ci sia il delitto di apostasia, tale ripudio deve essere pienamente consapevole, liberamente voluto e manifestato esternamente in modi non equivoci.

Il Codice di diritto canonico sottolinea la differenza fra peccato di apostasia e delitto di apostasia. Il delitto avviene quando il rifiuto della fede cristiana si ha in modo totale ed esterno, ossia percepito anche da qualcuno. Colpevole di peccato o delitto che sia è, in tutti i casi, il solo fedele battezzato nella Chiesa cattolica, cioè in essa accolto. La pena per l’apostasia, secondo il Can. 1364 del Codice di diritto canonico, è la scomunica latae sententiae, cosicché vi si incorre per il fatto stesso di aver commesso il delitto di apostasia (in forma di grave violazione esterna).

L’adesione di Padre Jarek alla Chiesa Catholica Nazionale in Polonia

Da notare che il Comunicato della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Polacca di ieri evita accuratamente di menzionare il nome della “comunità religiosa che non mantiene l’unità con il Papa”.

Come abbiamo riferito tre settimane fa [Padre Jarek Cielecki di San Charbel è accolto nella Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia – Un nuovo inizio nel segno del Corpus Domini – 15 giugno 2020], la sera di domenica 14 giugno 2020, Festa del Corpus Domini, in una celebrazione molto particolare e significativa, durante la Santa Messa presieduta dal Vescovo Adam Rosiek, Capo della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia – KKNP, dopo la recita del credo, Padre Jarek è stato accolto come membro del clero di questa Chiesa.

Nella sua omelia il Vescovo Adam ha sottolineato, che il passaggio di Padre Jarek nella KKNP è frutto di una scelta maturata negli anni. Infatti, i due si sono conosciuti circa cinque anni fa, quando Padre Jarek, dopo aver visionato gli interventi del Vescovo Adam in internet, gli chiese un appuntamento, solo per conoscerlo, non per entrare nel clero della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia. Quando poi, a distanza di anni, Padre Jarek ha chiesto al Vescovo Adam di entrare nella KKNP, con gioia lo ha accolto, definendosi come il cireneo, perché è sempre pronto all’accoglienza di tutti i sacerdoti. Il Vescovo Adam Rosiek ha sottolineato che la KKNP è Chiesa cattolica, anche se non è in piena unione con la Chiesa cattolica romana, però ci sono gli sessi sacramenti, gli stessi dogmi.

Il Vescovo Adam si è fermato molto sulla figura di San Charbel, ricordando che anche la Chiesa maronita inizialmente non era in piena unione con Roma e che in seguito si sono unite, dopo 800 anni.

Inoltre, il Vescovo Adam ha affermato che bisogna sempre agire per il bene, che non si deve mai giudicare nessuno e ha raccontato un aneddoto molto significativo. Un tale porta una pietra nella sua borsa e a chi gli chiede il perché, risponde che chi è senza peccato scagli per primo la pietra.

Dopo l’omelia, Padre Jarek ha prestato giuramento e ha fatto promessa di obbedienza al Vescovo Adam Rosiek. Da quel momento Padre Jarek è diventato membro effettivo del clero della Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia. Il Vescovo Adam lo ha benedetto e lo ha incoraggiato di portare ovunque la parola del Signore.

Dopo la Santa Comunione, prima della Benedizione finale, il Vescovo Adam ha consegnato a Padre Jarek tutti i documenti e i decreti, tra cui la nomina a Parroco della Parrocchia della Madonna Assunta e San Charbel nel villaggio di Florencja, in Polonia centro-orientale (che fa parte del distretto amministrativo di Gmina Mochowo, contea di Sierpc, voivodato di Masovia, la regione più importante della Polonia il cui capoluogo è Warszawa). A Florencja Padre Jarek sta costruendo il Santuario della Madonna di Buon Inizio e Eremo di San Charbel, di cui è stato nominato Rettore.

La Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia

La Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia (Katolicki Kosciól Narodowy w Polsce – KKNP) è una delle Chiese cattoliche polacche che operano in Polonia, fondata nel 2012, che si riferisce alla tradizione della Chiesa Cattolica Nazionale Polacca prebellica (PNKK) e al momento è in comunione con nessuna comunità cattolica polacca.

Il Capo della KKNP è il Vescovo Adam Rosiek, nato il 17 novembre 1959 a Olszanach (Polonia). Dopo aver completato i suoi studi di filosofia e teologia presso la Pontificia Facoltà di Teologia di Breslavia, il 26 maggio 1984 è stato ordinato sacerdote dall’Arcivescovo metropolita di Breslavia Henryk Gulbinowicz. È stato vicario vescovile nell’Arcidiocesi di Breslavia fino al 2006, quando ha rassegnato le dimissioni dal lavoro pastorale nella Chiesa cattolica romana. Ha ricevuto la consacrazione episcopale con successione apostolica dalle mani del Vescovo Stanislaw Sawicki il 31 gennaio 2015 nella cappella del Santissimo Sacramento a Milicz.

Padre Jarek Cielecki, Vescovo Adam Rosiek, Comm. Vik van Brantegem.

Conclusione

Conoscendo l’attenzione pastorale di Padre Jarek e l’affetto che lo lega al suo gregge, abbiamo ritenuto sempre molto importante la comunicazione delle sue attività, di cui ci siamo occupato da anni.

Anche noi comunicatori, abbiamo seguito con apprensione nel corso degli anni il ripetersi degli atti persecutori contro Padre Jarek. Con lui abbiamo pregato perché i suo persecutori riuscissero a convertirsi e a mostrare gesti esemplari di misericordia. Nelle scorse settimane abbiamo riferito l’aggravarsi del clima di persecuzione, senza comprendere perché la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia agito nel modo come ha fatto e senza comprendere quanto ha deciso. Non siamo voluto cadere nella tentazione della polemica, al contrario, ma non abbiamo potuto evitare di osservare che le opache decisioni presi dal Supremo Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede -intervenuto secondo finalità che non conosciamo, quindi non comprendiamo – danno testimonianza di spirito contrario all’unità e di indifferenza per la sofferenza di tutte le persone coinvolte nel caso di Padre Jarek.

È davvero assurdo. Anche per un profano appare Padre Jarek davvero come vittima di gravi atti persecutori, oltretutto – per quanto riguarda il Supremo Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza che ci sia stata la possibilità di visionare le accuse formali. Vedendo un caro amico e brave sacerdote ingiustamente perseguitato, ricordiamo “beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli”.

Senza conoscere i motivi delle decisioni, da cui traspare però un contesto in cui è impossibile vivere la nostra Fede, trovando un paragone nel passato solo con la Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione.

Inoltre, è di una gravità inaudita, che contrariamente alle necessarie cautele di discrezione sui vissuti e sulle relazioni è successo che la Conferenza Episcopale Polacca tempo fa ha ritenuto inviare a tutti i vescovi polacchi una circolare (riservato, ma subito reso noto anche ai sacerdoti e laici), informando che Padre Jarek non poteva più celebrare la Santa Messa in pubblico. E con il Comunicato di ieri, la Conferenza Episcopale Polacca ha aggravato le sue responsabilità.

Per comprendere quanto ha subito Padre Jarek durante anni, basta ricordare un vecchio meccanismo usato per infangare e perseguitare i sacerdoti inclusi i “santi sacerdoti”. Lo si comprende, leggendo attentamente la vita di San Padre Pio. Un sacerdote è inviso ai potenti? Va eliminato, lo si deve sospendere a divinis, e come? Basta pagare falsi testimoni che lo accusino. Sistema usato anche contro Padre Pio, che era inviso a qualche potente in Vaticano. Leggete il libro “Perché il Sant’Uffizio condannò Padre Pio?” di Renzo Allegri, da cui alcuni stralci: “I Papi lo ammiravano ma il Sant’Uffizio emise decreti di condanna. Padre Pio ha subito per tutta la sua vita l’incomprensione e l’ostilità di molti. Eppure tutti oggi riconoscono che fu un grande uomo ed un santo frate”. “Le lettere anonime si moltiplicarono e divennero un’arma per il clero locale e per l’Arcivescovo di Manfredonia, che si impossessarono di quelle voci, le sostennero, le incrementarono, diventando loro i veri registi delle accuse contro Padre Pio. L’arcivescovo di Manfredonia, Mons. Pasquale Gagliardi, aveva amici potenti in Vaticano, per questo le accuse false contro Padre Pio, che egli avallava con lettere personali, venivano accolte in Vaticano come autentiche, con tutte le conseguenze del caso”. “Questa situazione durò anni, durante i quali Padre Pio subì condanne e proibizioni di ogni genere”. “La ingiusta persecuzione fu interrotta da alcuni laici, che fecero una guerra spietata ai calunniatori e alla fine ricorsero all’autorità civile, denunciandoli”.

Consapevole degli ostacoli che avrebbe dovuto affrontare nel suo apostolato, fino a veder renderlo impossibile – di fronte all’indifferenza delle sorti dell’Associazione e dei Gruppi di preghiere e del loro accompagnamento e come avrebbero potuto continuare a esprimere, senza la persona che costituisce le sue storiche radici, continuità piena rispetto allo sforzo di vita evangelica e di preghiera – Padre Jarek non aveva altra scelta, per poter rimanere cattolico e sacerdote di Cristo, che aderire alla Chiesa Cattolica Nazionale in Polonia.

La situazione in cui è venuto a trovarsi, dopo anni di persecuzione, si ripercuote oggi su moltissimi credenti che da anni frequentano l’Associazione Cattolica “La Famiglia delle Case di Preghiera di San Charbel” e i Gruppi di Preghiera di San Charbel da lui fondati con il benestare del suo Vescovo e della gerarchia maronita, come luoghi di formazione catechetica, di riflessione personale, di preghiera comunitaria, portando poi le loro testimonianze e il loro impegno nelle comunità parrocchiali e nei luoghi in cui vivono e lavorano. Si tratta di moltissime persone che, non solo in Italia e Polonia, ma anche in altri Paesi europei, provano un senso di grande sofferenza, sconforto e smarrimento per le notizie che provengono dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in seguito ai decreti singolari della medesima, di cui ho scritto tre settimane fa [Padre Jarek Cielecki di San Charbel – La mia ventennale amicizia con un vero sacerdote di Cristo – 15 giugno 2020].

Anche tanti altri credenti, che di Padre Jarek – e delle Case e Gruppi di Preghiera di San Charbel, da lui fondati e guidati – hanno solo sentito parlare, ci hanno espresso già in passato ma in modo crescente a causa degli accadimenti negli ultimi mesi, la loro inquietudine, affidandosi poi a notizie contraddittorie che fanno molto male, sia a Padre Jarek stesso, sia al suo apostolato, sia a coloro che si affidano alla sua guida da pastore.

Da parte nostra, per essere fedeli con parresia al dovere della testimonianza alla Verità come essenziale vocazione battesimale, abbiamo pensato di non poterci permettere di restare unicamente spettatori. Dopo aver riflettuto e aver pregato per le gerarchie ecclesiastiche coinvolte, per le persone nei Gruppi di Preghiera di San Charbel e per loro fondatore-guida, essendo “laici adulti” con la necessaria esperienza e abbastanza navigati, che riescono a comprendere la complessità delle situazioni, abbiamo ritenuto di non poter assistere con inerzia come spettatori.

Visto che quanto è accaduto ha procurato profonda sofferenza, non solo per Padre Jarek stesso, ma anche per coloro che si affidano alla sua guida, abbiamo ritenuto di avere la responsabilità a restituire con la nostra opera di comunicazione di quanto abbiamo ricevuto da lui e dal suo apostolato in più di due decenni, sotto tre pontificati caratterizzati dalla sollecitudine verso ogni forma di sofferenza e di un instancabile missione di parresia, di trasparenza e di misericordia.

Preghiamo per i suoi persecutori (in Polonia e in Vaticano), come Gesù ce l’ha chiesto. Preghiamo per il Presidente e i Membri della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale. Preghiamo per i sacerdoti, i vescovi e i cardinali polacchi. Infine, preghiamo per lui, perché possa trovare la forza di perdonare e di continuare sempre su questa via, che ha aperto tanti cuori e regalato tanti momenti di autentica Fede in Gesù e di speranza nella Sua Madre del Buon Inizio.

La celebrazione della Santa Messa in diretta, 6 luglio 2020.
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