Ritorna sotto la nostra lente il Fondo di Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano. Il nesso con il caso 60SA

L’8 giugno scorso abbiamo riferito, che il Dott. Stefano Loreti, Direttore del Fondo di Assistenza Sanitaria-FAS il giorno precedente era stato visto che camminava “a piedi”, senza la sua auto da 97mila euro, proveniente da San Damaso, forse venendo dalla Segreteria di Stato, in direzione di Piazza Santa Marta, con un foglio bianco in mano… Non sembrava molto contento…

Domus Sanctae Marthae – (interno giorno): “Buongiorno Signor Loreti, mi hanno riferito che lei possiede una grande auto è vero!?”.
Loreti: “Sì, mi serve perché ho bisogno di una grande auto per fare la spesa”.

L’autovettura in questione è un lussuoso SUV, prezzo di listino a partire da 80mila euro e un vano di carico da 650 litri compreso il divano (Fonte: Alvolante.it). Chissà quante buste della spesa entrano nel bagagliaio?

Revocata la targa CV al Dott. Stefano Loreti

Apprendiamo, che le superiori autorità della Segreteria di Stato della Santa Sede hanno revocato al Dott. Stefano Loreti, ad oggi dipendente presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica-APSA, la concessione di targa CV per la sua vettura personale. Lo stesso ha dovuto riconsegnare la targa CV, perdendo di fatto i noti “privilegi” riservati alle targhe vaticane, che hanno libero accesso allo Stato della Città del Vaticano, senza sottostare ai noti controlli del Corpo della Gendarmeria SCV e del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia.

Quindi, la macchina personale di Loreti non ha più una targa vaticana e se in futuro dovrà presentarsi ad un ingresso dello Stato della Città del Vaticano, con la sua auto provvista da targa italiana, dovrà sottostare ai controlli di frontiera.

I superiori della Segretaria di Stato hanno dato ordine della revoca, in quanto una targa CV su un’auto privata di tale valore non si allinea con l’atteggiamento di sobrietà voluto del Pontefice regnante, sin dalla sue elezione [Discorso del Santo Padre Francesco, Udienza ai rappresentanti dei media, Aula Paolo VI, 16 marzo 2013]. Da tale periodo tutte le autovetture in uso nello Stato della Città del Vaticano (sia di stato, con targhe SCV; sia private, con targhe CV) hanno subito un ridimensionamento.

Papa Francesco arriva alle ora 16.15 del 7 ottobre 2013 in una macchina Ford Focus blu con vetri posteriori oscurati targata SCV00920, senza scorta (con il Comandante del Corpo della Gendarmeria Dott. Domenico Giani accanto all’autista) né seguito, al Palazzo del Bramante in via della Conciliazione 34 – passando sotto le finestre del (allora) mio ufficio in via Rusticucci, inboccando il viale laterale di Via della Conciliazione – per partecipare alla riunione del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (Foto di Vik van Brantegem).

Come è noto, il Santo Padre per i suoi spostamenti utilizza una utilitaria “usata”. Negli ultimi anni cardinali e vescovi della curia romana si sono allineati al gesto d’esempio del Pontefice regnante (come è successo anche con le croci pettorali, non più di oro ma di argento). Però, Loreti ha continuato ad avere un atteggiamento da “schiaffo alla miseria”.

Da meteora a stella cadente

Questo atteggiamento arrogante ha tenuto anche negli ultimi tempi, da quando gli era stato proposto il suo trasferimento da Direttore del FAS agli uffici amministrativi dell’Ospedale Bambin Gesù. La Dott.ssa Mariella Enoc, Presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Ospedale di proprietà della Santa Sede, aveva dato il suo assenso, in risposta alla richiesta dei superiori della Segreteria di Stato. Poi, a tale proposta era giunto il perentorio rifiuto di Loreti, per nulla incline ad accettare ruoli minori fuori dalle mura vaticane, impugnando i termini del suo contratto quinquennale, in scadenza nel 2021.

Sino a qualche tempo fa, Loreti ricopriva ruoli di delicato incarico presso il FAS, firmando da Direttore disposizioni d’ufficio, ma ultimamente la sua firma è scomparsa dalle disposizioni impartite dal FAS, che ora sono a firma del Consiglio di amministrazione.

La carriera di Loreti è stata da meteora, una scalata al successo troppo fulminea per non lasciare spazio a dubbi… fino a bruciarsi come una stella cadente (la fine naturale di ogni meteora, prima o poi).

Iniziato come semplice sportellista al FAS e poi una volta trasferito al Palazzo del Triangolo, sede dell’APSA, diviene presto un tutto fare di Mons. Luigi Mistò [3] e Mons. Alberto Perlasca [4]. Entrando nelle loro grazie, alla corte dei due è tornato al FAS, nominato il 1° ottobre 2010 dal Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone per il quinquennio 2010-2015 nel Consiglio di Amministrazione del FAS, a designazione del Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, insieme a Mons. Alberto Perlasca, scelto dal Cardinale Segretario di Stato tra gli iscritti al FAS in attività di servizio.

Con il consenso dei superiori viene promosso, per arrivare sino al livello di Direttore del FAS e gli viene assegnata dalla Segreteria di Stato per la sua auto privata una targa CV, riservata ai cittadini vaticani e ai direttori delle amministrazioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Mistò e Perlasca hanno istruito Loreti a dovere, facendone di fatto un loro burattino. Loreti ha eseguito gli ordini, facendo diventare il FAS una macchina da soldi, facendo pagare 5 euro a visita agli assistiti, per visite che dovevano essere gratis, e aumentando a dismisure i ticket per le prestazioni mediche.

Dai conti del FAS – che non sono pubbliche – si evince, che grazie agli aumenti apportati ai ticket da Loreti, il bilancio 2018 ha chiuso con un +300% di utili rispetto al 2017, anno fino al quale le visite del poliambulatorio vaticano erano gratuite e i ticket ragionevoli.

Poi ci sono state manovre opache sulle convenzioni con i medici esterni per i quali ogni assistito pagava la cifra della visita allo sportello vaticano ma in realtà la cifra totale non andava tutta al medico convenzionato. La “cassa mensile FAS”, cioè l’introito che il FAS incassa per le visite mediche e gli esami strumentali, viene versata ogni mese presso la cassa dell’APSA e poi è l’APSA che “scorpora” il totale e versa un altra cifra che riguarda il FAS sul conto FAS allo IOR (anche gli ex dipendenti pensionati INPS – come chi scrive – versano il contributo FAS sulle loro pensioni INPS allo IOR a seguito da un mandato emesso dall’APSA (oppure, dall’anno scorso, anche su un conto IBAN), quindi non direttamente al FAS.

Non è difficile immaginare che gli inquirenti vaticani potrebbero interessarsi a questo giro di conti abbastanza tortuoso, in cui le tracce dei soldi del FAS si perdono e non sono più rintracciabili, ed è ancora tutto da capire.

Ribadisco, che non ho motivi per pensare che il Cardinale Angelo Becciu, già Sostituto per gli Affari Generali della Prima Sezione della Segreteria di Stato, dice un bugia, nell’affermare prima che era coperto dai suoi superiori e secondo che i soldi dell’Obolo di San Pietro non sono stati spesi per l’acquisto del palazzo al numero 60 di Sloane Square a Londra, investimento oggetto di indagini penali della magistratura vaticana. Posso dirlo, innanzitutto, perché lo conosco da molti anni, in rapporti di lavoro molto stretti, per motivi delle nostre rispettive funzioni, di Sostituto della Segretaria di Stato da una parte e di Assistente della Sala Stampa della Santa Sede dall’altra parte (quindi, ambedue “braccia operative”). Inoltre, non vedo quale motivo il Cardinale Becciu dovrebbe avere, per dire una falsità al riguardo. Infatti, Becciu dice una mezza verità, cioè non dice tutta la verità, perché non dice quali fondi sono stati utilizzati. La parte della verità che “omette” è, che potrebbe essere che sono stati utilizzati soldi dei conti FAS, che controlla Mistò. Questo giustificherebbe la sua presenza insieme a Perlasca per fare il sopralluogo a Londra. Morale della favola, il palazzo di lusso londinese l’hanno acquistato gli assistiti FAS, con la “tassa” ritenuta in busta paga?

Un fatto importante, che nessuna va a verificare, è l’origine del FAS. Si tratta di una struttura che nasce come “costola” della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Inizialmente, il FAS si occupava solo ed esclusivamente di rimborsi di esami e di ricoveri degli assistiti presso strutture sanitarie convenzionate (che è un’altro punto dolens nelle questioni FAS), ma nel tempo “qualcuno” l’ha fatto diventare altro. Infatti, lo Statuto del FAS in realtà non coincide con quello che il FAS fa il realtà. Ciò vuol dire, che il FAS esce sempre dalle proprie competenze, perché ha l’indisponenza di un’amministrazione arrogante (e ne so qualcosa da esperienza propria, come assistito). A titolo di esempio di arroganza: dal regolamento FAS risulta, che un dipendente in attività dello Stato della Città del Vaticano o della Santa Sede, non può rinunciare al pagamento della “tassa” FAS. Tutti i dipendenti sono obbligati ad avere la ritenuta sanitaria in busta paga, oldi che vanno a finire nella cassa FAS e non possono rinunciare alla “tassa” (come invece è permesso ai pensionati).

Nel progetto di unificazione della sanità vaticana, la Segreteria di Stato affianca il Fondo di Assistenza Sanitaria-FAS [1] alla stretta collaborazione della Direzione di Sanità ed Igiene dello Stato della Città del Vaticano-DSI [2]. Tale collaborazione è un flop e la sanità vaticana viene commissariata, con la nomina del Prof. Giovanni Battista Doglietto come Delegato ad acta del FAS (nominato dal Cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin, con il nulla osta di Papa Francesco), il quale vigilando sull’operato del FAS e della DSI, risponde direttamente al Segretario di Stato, che ha sempre invitato tutti – direttori compresi – ad una maggiore attenzioni agli assistiti, alle persone malate e ai servizi erogati. Un discorso sempre più inteso in una fattiva collaborazione tra le due amministrazioni, che si occupano di sanità nello Stato della Città del Vaticano.

Una sanità vaticana che sembra navigare verso una gestione unica in tal senso, considerato che la collaborazione richiesta dal Cardinale Parolin – ormai più di due anni fa – è naufragata, anche grazie alla scarsa attenzione di come è stata affrontata l’emergenza Covid-19 nello stato enclave di Roma, dove il focolaio interno è nato proprio presso i locali gestiti dalla DSI e dal FAS.

Occupandomi del caso da più di un anno, il 3 aprile 2019 avevo postato sul mio diario Facebook la notizia, che il FAS era stata commissariato:
«Il Cardinale Pietro Parolin ha nominato “delegato ad acta” il Prof. Giovanni Battista Doglietto, con il compito di coordinare e sovrintendere tutte le attività del Fondo Assistenza Sanitaria (FAS) e le necessarie e relative attività in collaborazione con la Direzione Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Venerdì 5 aprile 2019 il Prof. Doglietto prenderà possesso del suo ufficio presso i locali al 2 piano del Palazzo del Belvedere nella Città del Vaticano. La notizia e ancora riservata, in attesa della pubblicazione sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Quindi, si tratta (per il momento [e tale è rimasta]) di una comunicazione interna, che il Segretario di Stato ha fatto giungere agli organi preposti (Governatorato e APSA). È una notizia che probabilmente non desterà tanta attenzione nei media e social, però che interessa molto gli assistiti del FAS, tra cui chi scrive».

A questa notizia (di cui non si era parlato prima e neanche dopo, visto che alle redazioni delle testate giornalistiche non interessa…) avevo aggiunto il 30 maggio 2019, sempre sul mio diario Facebook, che:
– nel frattempo sono diventate palesi le mazzate che gli assistiti prendono (sia per quanto riguarda la scelta dei medici, sia dal punto di visto economico con i ticket aumentati a dismisura);

– Dott. Stefano Loreti, il Direttore del FAS starebbe “ostacolando” il lavoro del Prof. Doglietto, il Delegato ad acta nominato dal Segretario di Stato… Almeno questo sembra il motivo della lettera di richiamo di cui sono venuto in possesso:
«Gent.mo Dott. Loreti,
la recente nomina di Delegato ad acta del Fondo di Assistenza Sanitaria mi conferisce il compito di “… coordinare e sovraintendere tutte le attività del Fondo…”.
Ritengo sia indispensabile, nell’ambito di una stretta e fattiva collaborazione, essere preventivamente informato di eventuali decisioni provvedimenti e norme che il Fondo voglia prendere sia al suo interno ma anche quando possono coinvolgere strutture esterne al Fondo stesso.
Cordiali saluti
Delegato ad acta
Prof. Giovanni Doglietto»”
;

– gli ostacoli al Prof. Doglietto trovano la loro motivazione nell’opposizione nei vertici del FAS rispetto alle decisioni del Cardinale Parolin, che nominando il “Delegato ad acta” vuole fare il bene della sanità vaticana e il bene degli assistiti FAS. Assistiti FAS, almeno loro (visto che i soliti solerti vaticanisti sono tutt’ora ciechi e sordi), i diretti interessati, che rimangono in attesa di una informazione trasparente circa il Fondo che dovrebbe garantire loro un’assistenza sanitaria efficiente e umana, secondo le indicazioni di Papa Francesco (e del suo Segretario di Stato).

Quindi, in passato ci siamo più volte occupato della situazione al FAS. Si tratta di una cosa grossa, di cui nostri “scoop” hanno toccato soltanto la punta di un iceberg mastodontico e di cui i vaticanisti hanno preferito di non occuparsi. Visto che tutto è collegato, la domanda è legittima: perché questa mancanza di interesse?

Una risposta ha fornito involontariamente – in riferimento ad un altro caso clamoroso – Franca Giansoltati del Messaggero. Con un suo Tweet del 5 luglio 2020 ha fatto sapere che i vaticanisti accreditati non sono liberi: non danno certi informazioni, per non essere “sanzionati” (leggi: puniti). Più che un’informazione è un’ovvietà: “Il problema va posto in un modo più corretto, semmai chiediti perché nessuno ne parla. La risposta è perché se lo fai il Vaticano ti sanziona”. Commenta Marco Tosatti su Stilum Curiae del 6 luglio 2020: “E questo, magari, è umanamente comprensibile. Ma non spiega il comportamento di direttori, vicedirettori e capiredattori. La tensione fra istituzioni e informazione è – dovrebbe essere – fisiologica, ed è garanzia di un’informazione sana. Se manca, c’è un problema”.
Quindi, osserva correttamente Tosatti: “Le voci libere, anche se piccole, possono essere importanti”.
In occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, il 3 maggio 2020 Papa Francesco ha twittato: “Nella crisi attuale abbiamo bisogno di un giornalismo libero al servizio di tutte le persone, specialmente di quelle che non hanno voce; un giornalismo che si impegni nella ricerca della verità e apra vie di comunione e di pace”.

E così, se i vaticanisti non sono liberi, come spesso capita per questi “eletti” (che poi eletti non sono) che manovrano nell’ombra della cupola di San Pietro, loro cascano sempre in piedi, e di certo chi ne è responsabile non pagherà la metà della metà della metà del male che ha fatto a tanti assistiti, in particolare anziani e bisognosi (e io sono tra questi… però, non parlo pro domo mea).

Il 29 novembre 2019 abbiamo riferito su questa rubrica “Blog dell’Editore” [Cade un’altra testa in Vaticano. Questa volta al disastrato Fondo di Assistenza Sanitaria-FAS] che girava voce di un “imminente” trasferimento di Loreti al Bambin Gesù, “sicuramente non per merito e di certo non si potrà farlo passare per una promozione”. Secondo la nostra fonte, l’interessato fu contattato il 28 novembre 2019 dalla Dott.ssa Enoc e Mons. Mistò ha fatto sapere a Loreti che il trasferimento ci sarebbe stato a dicembre: “Non si sa ancora la data del trasferimento, ma sicuramente non si mangia il panettone… Gli assistiti FAS ne saranno felici”.

Però, poi aveva già iniziato la sua scalata il Sars-CoV-2 e l’emergenza sanitaria del Covid-19 ha “congelato” il tutto.

Adottate alcune misure volte ad evitare la diffusione del Sars-CoV-2 alla Santa Sede e in Vaticano – 8 marzo 2020

Santa Sede conferma 4 casi Sars-CoV-2 in Vaticano. Predisposto “protocollo per la comunicazione tempestiva”. Finalmente. Alcuni rilievi – 24 marzo 2020

Alla nostra copertura del 29 novembre 2019 avevo aggiunto: “Spero anche che i colleghi vaticanisti possano riprendere la notizia ed inquadrarla nella crisi economica dell’APSA e dargli il risalto che merita. C’è stato fatto del male a tante persone ed è stato fatto a discapito della salute degli assistiti FAS, che pagano per avere un assistenza che non hanno”. Però, nessuno ha preso la palla al volo… e non solo perché la notizia “non interessa”, come abbiamo osservato prima.

Postscriptum

1. Tutto le informazioni sul caso e le sue ramificazioni, che abbiamo pubblicato a partire dal 3 aprile 2019, mai sono state smentite…

2. Secondo Vatican News, l’organo ufficiale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, l’attività istruttoria della magistratura vaticano per questa inchiesta potrebbe concludersi prima dell’estate. Questo era febbraio 2020 e nel frattempo l’estate 2020 è già ben avviata.

[1] Il Fondo di Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano (FAS)
Il FAS è l’Ente che assicura l’assistenza sanitaria per il personale ecclesiastico, religioso e laico, in servizio e in quiescenza, della Curia Romana, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e degli enti gestiti amministrativamente in modo diretto dalla Sede Apostolica, anche non aventi sede legale nello Stato della Città del Vaticano.
Il Fondo, in conformità allo Statuto e al Regolamento, provvede a finanziare le prestazioni in forma diretta e indiretta.
È l’Istituzione competente per l’applicazione della convenzione di sicurezza sanitaria tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana e del relativo accordo amministrativo per quanto riguarda le prestazioni in natura, relative agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali, ai sensi degli art. 2, 3 e 13 del citato accordo amministrativo e secondo la disciplina stabilita nel proprio Regolamento.
Gli uffici del Fondo sono situati nel Palazzo del Belvedere, Via della Posta 1, nella Città del Vaticano e sono a disposizione degli assistiti con uno sportello unico, in collaborazione con la Direzione di Sanità ed Igiene, a cui l’assistenza è affidata.

[2] La Direzione di Sanità ed Igiene dello Stato della Città del Vaticano (DSI)
Il 1 agosto 2015 Papa Francesco ha nominato Direttore della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano l’Illustrissimo Professore Alfredo Pontecorvi, Professore Ordinario di Endocrinologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
Il 1 aprile 2019 Papa Francesco ha nominato Vice Direttore della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano l’Illustrissimo Professore Andrea Arcangeli, Medico Specialista presso la Direzione di Sanità ed Igiene e Responsabile del Reparto Terapia Intensiva Post-Operatoria del Policlinico Agostino Gemelli di Roma.
Una normativa inerente al servizio di assistenza sanitaria nella Città del Vaticano era già presente nel Regolamento del Servizio di Assistenza Sanitaria e di Igiene dei Sacri Palazzi Apostolici, approvato il 10 ottobre 1893 da Papa Leone XIII. Successivamente, un’ordinanza del 28 settembre 1929 del Governatore dello Stato veniva a confermare il precedente Regolamento trasferendo la giurisdizione in materia dal Prefetto dei Sacri Palazzi Apostolici allo stesso Governatore dello Stato. Risalgono a questa ordinanza le prime notizie dell’istituzione di una Guardia Medica permanente con ambulatorio medico-chirurgico annesso alla Farmacia Vaticana. Nel Regolamento per gli Uffici e Servizi del Governatorato del 5 dicembre 1932, i Servizi Sanitari costituivano una delle sette sezioni dipendenti dall’Ufficio Centrale di Segreteria del Governatorato. Nel 1943, durante il pontificato di Papa Pio XII, i Servizi Sanitari acquisirono un’autonomia amministrativa nell’ambito del Governatorato ed infine un Decreto del 1969 veniva a costituire la Direzione dei Servizi Sanitari.
La Legge sul governo dello Stato della Città del Vaticano del 16 luglio 2002 ha costituito nella sua attuale conformazione la Direzione di Sanità ed Igiene stabilendone le finalità.
La Direzione di Sanità ed Igiene provvede alla tutela dell’igiene pubblica e della salute nel territorio dello Stato della Città del Vaticano.
Il Direttore di Sanità ed Igiene, laureato in medicina e chirurgia, è di nomina pontificia. Il personale medico operante presso la Direzione è costituito da Officiali sanitari di ruolo e da Medici e Specialisti a contratto, delle varie specialità medico-chirurgiche.
Il personale amministrativo, nei livelli funzionali e nelle figure professionali appropriati, svolge i compiti assegnati dal Direttore.
Il personale sanitario è costituito da Tecnici Sanitari e da Infermieri Religiosi o laici muniti della necessaria qualifica professionale.
L’attività dei Tecnici, degli Infermieri e del personale ausiliario è coordinato da un Tecnico di assistenza sanitaria con mansioni di Caposala.
Gli appartenenti al personale ausiliario, oltre alle mansioni proprie della figura professionale, collaborano con il personale medico ed infermieristico in qualità di “barellieri” in occasione delle Celebrazioni, Cerimonie e Udienze Pontificie.
La Direzione di Sanità ed Igiene esplica la propria attività, oltre che in Vaticano, anche nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e negli altri immobili e zone indicati nel Trattato Lateranense, entro i limiti derivanti dalla loro specifica condizione giuridica e stabiliti da apposita normativa.
La Direzione provvede alle seguenti attività istituzionali:
– assistenza sanitaria;
– medicina del lavoro;
– medicina legale;
– tutela dell’ambiente fisico e del territorio, degli ambienti di vita e di lavoro;
– prevenzione e profilassi delle malattie infettive e diffusive;
– vigilanza annonaria;
– polizia mortuaria;
– sanità veterinaria;
– vigilanza sulle strutture con finalità igienico-sanitaria;
– rapporti con Enti ed Associazioni Sanitarie internazionali e di Stati esteri.
La Direzione adempie i suoi compiti istituzionali mediante le seguenti strutture operative:
– Ufficio della Direzione;
– Guardia Medica;
– Servizio di pronto soccorso;
– Servizio di assistenza ambulatoriale medica e polispecialistica;
– Servizio di igiene pubblica;
– Servizio di medicina del lavoro;
– Servizio di medicina legale.
La Guardia Medica è attiva 24h su 24h ed ha competenza solo all’interno della Città del Vaticano. È ubicata presso il Poliambulatorio della Direzione di Sanità ed Igiene, nel Palazzo del Belvedere, ingresso via della Posta.
Le prestazioni di pronto soccorso nei riguardi di qualsiasi persona sono effettuate esclusivamente in ordine ad eventi morbosi con i caratteri dell’urgenza che si verificano nel territorio della Città del Vaticano e nella zona extraterritoriale adiacente.Il servizio di pronto soccorso è attivato altresì in occasione delle Celebrazioni, Cerimonie e Udienze Pontificie, e di manifestazioni con cospicuo concorso di pubblico.

Mons. Luigi Mistò in Udienza privata da Papa Francesco, 1° aprile 2017.

[3] Mons. Luigi Mistò (Binago, 24 giugno 1952), al servizio della Santa Sede dal 7 luglio 2011, nominato da Papa Benedetto XVI Segretario dell’APSA, il dicastero che gestisce le proprietà immobiliari della Santa Sede, sostituendo Mons. Mauro Rivella, un prelato piemontese molto esperto in gestione di bene ecclesiastici. Oggi, Mistò è Presidente (confermato per un’altro quinquennio dal Segretario di Stato il 16 giugno 2020) della “Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa” presso la Segreteria di Stato, istituita il 12 dicembre 2015, nonché Presidente del FAS-Fondo Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano, nonché dal 14 aprile 2015 Segretario della Sezione amministrativa della Segreteria per l’economia. Fino al 14 novembre 2019 ricopriva pure la carica di Coordinatore ad interim del medesimo organismo, dopo il congedo concesso il 29 giugno 2017 all’allora Prefetto Cardinale George Pell (Prefetto dal 24 febbraio 2014 al 24 febbraio 2019) per difendersi nei tribunali australiani, sostituito da Padre Juan Antonio Guerrero Alves, S.I., proprio mentre la Segreteria di Stato è investito dall’indagine penale della magistratura vaticana sull’uso di ingenti fondi riservati per discussi investimenti immobiliari di pregio a Londra, oltre che dall’imperativo categorico di far quadrare bilanci in forte deficit.
Scrive Business.it il 12 dicembre 2018, dal titolo “Chi è monsignor Luigi Mistò: l’uomo del potere di Papa Francesco”: «Chi è Luigi Mistò, uomo fidato di Papa Francesco con sempre più poteri all’interno del Vaticano. Luigi Mistò, monsignore ambrosiano di origini brianzole (mantiene il suo approccio pratico, tipico dei lombardi), è nato nel 1952 e da otto anni ricopre incarichi sempre più delicati nella Curia Romana in materia di economia e finanza. Da un anno e mezzo è il coordinatore ad interim della Segreteria dell’Economia dopo l’uscita di scena del cardinale australiano George Pell. Al dicastero nato nel 2014 inizialmente furono conferite enormi competenze (di fatto la gestione e il controllo) ma successivamente il Papa è tornato a separarle. Mistò ha alle spalle una vasta esperienza, maturata negli anni milanesi, dopo la laurea in diritto canonico e un periodo al Tribunale ecclesiastico. Sotto i cardinali Martini e Tettamanzi è stato responsabile amministrativo della ricca Curia milanese, la diocesi più grande d’Europa. Il suo nome ad un certo punto, nel 2011, fu fatto come possibile “prelato” dello Ior ma alla fine Benedetto XVI lo nominò come numero due all’Apsa, il dicastero degli immobili. Dopo quattro anni arriva la nomina alla sezione amministrativa Segreteria per l’Economia, in un momento delicato per il dicastero. Tre anni fa Parolin lo indica anche alla guida della Commissione di controllo e valutazione sulla sanità cattolica con l’obiettivo di guardare a tutto il mondo. Insomma una prelato-chiave nel processo di riforma economica di Francesco, processo che ha dovuto affrontare “scosse” inevitabili dopo un “sisma”, ma che “procede e produce i suoi frutti”, come ha detto di recente lo stesso Mistò alla presentazione della Fondazione Quadragesimo Anno. Un prelato ambrosiano per la riforma di Francesco, dunque».

[4] Mons. Alberto Perlasca (Como, 21 luglio 1960) è stato ordinato sacerdote per l’omonima diocesi il 13 giugno 1992. È laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore e in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana. Dal 2006 è cappellano di Sua Santità. In ottobre 2003 fu stato assunto presso l’Ufficio Giuridico della Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e incorporato nel Servizio Diplomatico della Santa Sede. Da aprile 2006 fino a maggio 2008 ha lavorato nella Nunziatura Apostolica in Argentina. È poi rientrato in Segreteria di Stato presso l’Ufficio Amministrativo della Prima Sezione (per gli Affari Generali), ufficio che gestisce la cassaforte della Segreteria di Stato, tra cui i fondi dell’Obolo di San Pietro, e del quale era Capo Ufficio da luglio 2009. Era membro dei Consigli di Amministrazione del Fondo Pensioni, del Fondo Assistenza Sanitaria e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Inoltre, era membro del Collegio dei revisori della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali di Consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Inoltre, si è mantenuto sempre attivo nell’ambito canonico, partecipando, tra l’altro, a diverse attività accademiche. Dire che era una potenza nell’ambito finanziario della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano è un understatement, per dirlo in una delle quattro lingue che conosce. Essendo per molti anni a capo dell’Ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato e quindi depositario storico dei segreti finanziari che riguardano la Cassaforte della medesima, di cui l’Obolo di San Pietro è solo una parte. A seguito degli esiti delle indagini preliminari, è stato aggiunto al registro degli indagati dell’indagine 60SA. Stranamente, il 26 luglio 2019 – due mesi prima dell’irruzione della Gendarmeria vaticana in Segreteria di Stato – viene trasferito al Palazzo della Cancelleria, dal Papa nominato ad hoc Promotore di Giustizia aggiunto al Tribunale della Segnatura Apostolica [In principio era il caos in Vaticano. Obolo di San Pietro “opaco”. Mons. Perlasca indagato. Altri tremano – 19 febbraio 2020]. Secondo il vaticanista di America Magazine, Gerard O’Connell, Mons. Perlasca è stato dimesso dal servizio diplomatico della Santa Sede e rimandato alla sua diocesi di origine. I materiali a lui sequestrati potrebbero portare ai responsabili illustri, che hanno gestito, coordinato e ordinato delle operazioni finanziarie opache (sempre usando la definizione del Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin). Presenziò al sopralluogo a Londra per l’acquisto dell’immobile di 60 Sloane Square, insieme a Mons. Mistò.

Commenti

L’inchiesta è stata ripresa da Marco Tosatti su Stilum Curiae il 10 luglio 2020: QUI.

«Più che quel che succede nella sanità vaticana – questione (una fra le tante!) che riguarda e tocca le corde dolenti di un limitato numero di soggetti direttamente interessati – la notizia è un’altra.
Succede che si richiami l’attenzione su quel che succede in quella che spesso è stata descritta su organi di stampa – senza cognizione di causa e senza fornire elementi certi a supporto della tesi sostenuta – come uno dei tanti…ssimi privilegi di cui godrebbero i “baciati in fronte dalla fortuna” che gravitano per forza di cose nell’orbita dell’isola felice del Vaticano (che non c’è!).
Semplicemente: si sono affastellate problematiche di varia natura e gravità che, alla luce dei molteplici episodi di abusi di ogni genere, di soprusi e di corruzione, hanno fatto saltare il tappo di sofferenze ignorate e vilipese dei malcapitati. E così si sta palesando la parola dei “sassi”, di quei sassi che hanno offeso la dignità delle persone e per troppo tempo occultato la verità. Arriva il momento – con buona pace per chi dimostra una certa insofferenza per certe rivelazioni – che: «Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere». (Lc 8, 17-18)
La dimostrazione in questa denuncia che – come richiama korazym – rimanda ad una precedente segnalazione trascurata dai media impegnati a fare da cassa di risonanza a qualunque altra notizia funzionale ad una certa linea editoriale e a ben altri messaggi promozionali.
Bisogna prendere atto che si è rotto il vaso di Pandora, ma che – purtroppo! – ci si ostina a non voler fare i conti con il contenuto che è fuoriuscito. Peggio ancora: è del tutto evidente che chi si azzarda a dire “Il re è nudo” viene “fulminato”.
È pure questo uno stimolo alla riflessione alla vigilia delle manifestazioni di piazza in difesa della libertà di pensiero e di espressione. Un bene inestimabile per chi ancora ne gode e non riesce ad apprezzarne il valore…» (Maria Michela Petti – Stilum Curiae, 10 luglio 2020).

«Aspettiamo ancora che qualcuno spieghi che portare una croce d’oro per un cardinale o un vescovo non ha nulla a che fare con ricchezza o umiltà. Il pauperismo non è umiltà» (Iginio – Stilum Curiae, 11 luglio 2020).