Perché la fraternità?

Fraternità perché? E quale fraternità? Queste le domande che Edgar Morin, intellettuale francese tra i maggiori del nostro tempo, che oggi compie 99 anni, pone in un appassionato pamphlet, tradotto per la prima volta in italiano dall’editrice Ave con il titolo ‘La fraternità perché? Resistere alla crudeltà del mondo’. Domande rese urgenti dalla drammatica crisi di civiltà, insieme ecologica, sociale, politica e spirituale nella quale siamo immersi su scala locale e planetaria.

Condensando in poche pagine decenni di ampi studi transdisciplinari, Morin evidenzia come nella triade democratica libertà-uguaglianza-fraternità sia l’ultimo termine a dover oggi prevalere, pena l’aggravarsi ulteriore della crisi in atto. La ‘comunità di destino terrestre’ che coinvolge ormai tutti gli esseri umani necessita più che mai di quel ‘sentimento profondo di una maternità comune’ che nutre le fraternità. E che ci chiede di saper dare vita a concrete ‘oasi di fraternità’.

 Il tema della fraternità, che può essere trattato superficialmente ma anche strumentalizzato, viene approcciato da Morin con uno sguardo non solo etico-sociale ma anche biologico, antropologico, filosofico, come suggerisce la prefazione di don Luigi Ciotti: “E di conseguenza politico, perché è il vuoto di fraternità a determinare l’individualismo sfrenato che tanti danni ha prodotto e continua a produrre a livello sociale, ambientale, economico.

Causa di disuguaglianze mai viste, migrazioni di massa per fuggire da carestie e guerre, sfruttamenti ambientali che avvelenano gli ecosistemi e uccidono la biodiversità”. Da questo concetto di ecosistema Morin parte per spiegare che nella grande ‘rete’ della vita l’armonia deriva dal concorso di forze diverse, ma è un equilibrio precario, instabile, in continua e necessaria evoluzione.

La vita è tale perché capace di rinnovarsi e rigenerarsi, trasformando anche i conflitti in feconde tensioni verso un’armonia superiore. Un’armonia che combatte la selezione darwiniana del più forte e diventa bene comune. Nei diversi capitoli del libro (tra gli altri, Fraternità chiusa e aperta; Concordia e discordia, padre e madre di tutte le cose; Individualismo e fraternità; Le oasi della fraternità; Cambiare via?) si respira il grande abbraccio di Morin verso un’Alterità che rimane in dialogo con l’umanità e che rappresenta l’unica via utopica, e persino ragionevole, per un futuro del mondo dove al centro siano i diritti e doveri di cittadinanza.

Per Morin c’è necessità di un’umanesimo ‘rigenerato’: “Con l’esplosione del Coronavirus siamo assoggettati a un isolamento fisico ma disponiamo di mezzi di comunicazione in parole (telefono), immagini (i video su whatsapp e sui social, skype), testi (email) e disponiamo di radio e TV che ci mettono in comunicazione con gli altri e con il mondo; allo stadio attuale, in risposta alla segregazione, ci siamo aperti e siamo diventati più attenti e solidali gli uni con gli altri.

La vita di coppia o di famiglia migliora, a parte le coppie infernali. Sono i solitari senza telefono né televisore, e soprattutto i non confinati, vale a dire i senzatetto, a essere le vittime assolute dell’isolamento, tanto più che sono dimenticati dal potere e dai media”.

Questo periodo ha permesso un’altra visione di comunità: “Per quanto mi riguarda, pur subendo l’isolamento fisico, mi sono sentito proiettato psichicamente in una comunicazione e una comunione permanenti. Non solo attraverso gli scambi sms, email, telefoni e videochiamate con le mie figlie, i miei familiari, le persone che amo, i miei amici, ma anche attraverso informazioni che non solo ricevo dalla TV ma che continuo a ricercare in numerosi documenti su internet, ovviamente medici ma anche riguardanti tutti gli aspetti della crisi.

Mi sono sentito intensamente partecipe, non fosse altro che per lo stesso isolamento, al destino nazionale e al cataclisma planetario. Mi sono sentito più che mai proiettato nell’avventura incerta e sconosciuta della nostra specie. Ho sentito più forte che mai la comunità di destino di tutta l’umanità”.

Nella prefazione don Luigi Ciotti approfondisce il tema della fraternità come categoria socio politica: “Se infatti è vero che la natura ci offre un’impareggiabile lezione di vita su come costruire una convivenza dinamica e pacifica nel segno del bene comune, è anche vero, però, che l’essere umano non sembra più in grado di ascoltarla e farne tesoro.

L’uomo si è messo in cattedra e tratta la natura come una proprietà, materia inerte da manipolare e da sfruttare, come se lui non ne facesse parte. Azione distruttiva e infine suicida, dettata da un delirio di onnipotenza di cui oggi si vedono le conseguenze: devastazione ambientale e violazione di quei principi di giustizia sociale attraverso cui il consorzio umano ha cercato, come la natura, di tutelare e promuovere la vita”.

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