Per non dimenticare ciò che è stato

Alcune settimane fa il Nursind, Sindacato degli infermieri di Macerata, ha affisso in alcuni comuni dell’Area Vasta 3 della regione Marche un manifesto di ringraziamento per tutti i colleghi che si sono adoperati con grande sacrificio in questi mesi di emergenza sanitaria: ‘Nursind ringrazia tutti i colleghi impiegati nella difesa della salute dei cittadini’. Un sindacato di infermieri che ringrazia gli operatori sanitari, ricordando ciò che è avvenuto, per non far cadere nell’oblio i mesi trascorsi, ma soprattutto per non dimenticare che ‘tutto è dovuto’ a priori.

La frase mi ha fatto pensare al sacrificio affrontato nei mesi scorsi e d’improvviso sopraggiunge la dimenticanza di quello che è stato e di chi ha fronteggiato l’emergenza sanitaria con ‘generosità e impegno’, come ha ricordato papa Francesco durante la recente udienza al personale ospedaliero della regione Lombardia:

“Nel turbine di un’epidemia con effetti sconvolgenti e inaspettati, la presenza affidabile e generosa del personale medico e paramedico ha costituito il punto di riferimento sicuro, prima di tutto per i malati, ma in maniera davvero speciale per i familiari, che in questo caso non avevano la possibilità di fare visita ai loro cari. E così hanno trovato in voi, operatori sanitari, quasi delle altre persone di famiglia, capaci di unire alla competenza professionale quelle attenzioni che sono concrete espressioni di amore”.

Il papa ha ribadito, proprio perché non si cada nell’oblio, la loro generosità: “Nel turbine di un’epidemia con effetti sconvolgenti e inaspettati, la presenza affidabile e generosa del personale medico e paramedico ha costituito il punto di riferimento sicuro, prima di tutto per i malati, ma in maniera davvero speciale per i familiari, che in questo caso non avevano la possibilità di fare visita ai loro cari. E così hanno trovato in voi, operatori sanitari, quasi delle altre persone di famiglia, capaci di unire alla competenza professionale quelle attenzioni che sono concrete espressioni di amore”.

Nel discorso il papa ha chiesto di non dimenticare questo periodo di sofferenza, ma soprattutto di solidarietà, che costituisce una ricchezza per l’Italia: “Non dimenticare! E’ una ricchezza che in parte, certamente, è andata ‘a fondo perduto’, nel dramma dell’emergenza; ma in buona parte può e deve portare frutto per il presente e il futuro della società lombarda e italiana.

La pandemia ha segnato a fondo la vita delle persone e la storia delle comunità… Si tratta di ripartire dalle innumerevoli testimonianze di amore generoso e gratuito, che hanno lasciato un’impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, di cura, di sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza civile”.

E domenica sera il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio a Bergamo alle vittime del coronavirus, ricordando che non bisogna dimenticare ciò che è avvenuto: “Fare memoria significa, quindi, anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che è accaduto. Senza la tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima. Ricordare significa riflettere, seriamente, con rigorosa precisione, su ciò che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere.

Significa allo stesso tempo rammentare il valore di quanto di positivo si è manifestato. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro…

Una maggioranza silenziosa ma concreta del nostro popolo che, senza nulla pretendere, si è messa in azione e ha consentito al Paese di affrontare le tante difficoltà e continuare a vivere. Senso del dovere e buona volontà di singoli. Queste risorse, accanto allo spirito di sacrificio e al rispetto delle regole, che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini ha dimostrato, costituiscono un patrimonio prezioso per il Paese, da non disperdere”.

Prima della Messa da Requiem è stata scoperta una lapide con una poesia del fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, dedicata alla città: “Tu ci sei, sono convinto che tu ci sei accanto alle persone che muoiono sole, sole, con a volte incollato sul vetro della rianimazione il disegno di un nipote, un cuore, un bacetto, un saluto.

Tu ci sei, vicino a ognuno di loro, tu ci sei, dalla loro parte mentre lottano, tu ci sei e raccogli l’ultimo respiro, la resa d’amore a te. Tu ci sei, muori con loro per portarli lassù dove con loro sarai in eterno, per sempre. Tu ci sei, amico di ogni amico che muore a Bergamo, in Lombardia, in ogni parte del nostro tormentato paese.

Tu ci sei e sei tu che li consoli, che li abbracci, che tieni loro la mano, che trasformi in fiducia serena la loro paura. Tu ci sei perché non abbandoni nessuno, tu che sei stato abbandonato da tutti. Tu ci sei perché la tua paura, la tua sofferenza, l’ingiustizia della tua morte le hai offerte per ciascuno di noi.

Tu ci sei e sei il respiro di quanti in questi giorni non hanno più respiro. Tu ci sei, sei lì, per farli respirare, per sempre. Sembra una speranza, ma è più di una speranza: è la certezza del tuo amore senza limiti”.

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